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L’Apa decide di non includere il disturbo da alienazione parentale nel DSM-5

Riportiamo di seguito l’articolo in lingua originale e quindi la sua traduzione in italiano dell’articolo apparso sul Washington Times (riportato anche dall’Huffington Post, dal Seattle Times, dal Washington Post) a proposito della decisione da parte dell’APA,  American Psychiatric Association, di non inserire nel DSM-V del disturbo da Alienazione Parentale.

A questo proposito leggendo l’articolo postato stamane sul blog di Femminismo a Sud ho trovato una frase che ritengo molto emblematica, che molto fa riflettere e che qui ripropongo  ” Da dire che se si ritiene che si possano usare tali abilità manipolatorie per indurre la gente a comprare un prodotto, inclusa la Pas, non è poi così difficile immaginare che si possa manipolare un bambino per fargli cambiare idea su tante cose. Non fosse per il fatto che i bambini, e chi studia tecniche di comunicazione di massa approfondendo sulle modalità persuasive usate negli spot pubblicitari questo lo sa, sono i primi obiettivi delle strategie di marketing pubblicitario perchè attraverso essi si possono raggiungere gli adulti.”

NEW YORK (AP) – Rebuffing an intensive lobbying campaign, a task force of the American Psychiatric Association has decided not to list the disputed concept of parental alienation in the updated edition of its catalog of mental disorders.

The term conveys how a child’s relationship with one estranged parent can be poisoned by the other parent, and there’s broad agreement that it sometimes occurs in the context of divorces and child-custody disputes.

However, an acrimonious debate has raged for years over whether the phenomenon should be formally classified as a mental health disorder by the psychiatric association as it updates its Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders for the first time since 1994.

The new manual, known as DSM-5, won’t be completed until next year, but the decision against classifying parental alienation as a disorder or syndrome has been made.

“The bottom line _ it is not a disorder within one individual,” said Dr. Darrel Regier, vice chair of the task force drafting the manual. “It’s a relationship problem _ parent-child or parent-parent. Relationship problems per se are not mental disorders.”

Regier and his APA colleagues have come under intense pressure from individuals and groups who believe parental alienation is a serious mental condition that should be formally recognized in the DSM-5. They say this step would lead to fairer outcomes in family courts and enable more children of divorce to get treatment so they could reconcile with an estranged parent.

Among those on the other side of the debate, which has flared since the 1980s, are feminists and advocates for battered women who consider “parental alienation syndrome” to be an unproven and potentially dangerous concept useful to men trying to deflect attention from their abusive behavior.

Some critics of the concept say it’s being promoted by psychologists, consultants and others who could profit if parental alienation had a more formal status in family court disputes.

“At its worst, it lines the pockets of both attorneys and expert witnesses by increasing the number of billable hours in a given case,” wrote Dr. Timothy Houchin, a University of Kentucky psychiatrist, and three colleagues in an article earlier this year in the Journal of the American Academy of Psychiatry and the Law.

“It creates an entire new level of debate, in which only qualified experts can engage, adding to the already murky waters of divorce testimony,” they wrote, arguing that courts could deal with parent/child estrangement without labeling the child as mentally ill.

Advocates of the concept of parental alienation had been braced for a decision by the APA not to classify it as a syndrome or disorder, but held out hope that it would be specifically cited in an appendix as an example of a parent-child relational problem.

Regier, in an e-mail Friday, said this is “very unlikely,” even though the final draft of the DSM-5 remains incomplete.

Dr. William Bernet, a professor emeritus of psychiatry at the Vanderbilt University School of Medicine, is editor of a 2010 book making the case that parental alienation should be recognized in the DSM-5. He contends that about 200,000 children in the U.S. are affected by the condition.

Bernet’s proposal to the DSM-5 task force defines parental alienation disorder as “a mental condition in which a child, usually one whose parents are engaged in a high conflict divorce, allies himself or herself strongly with one parent, and rejects a relationship with the other parent, without legitimate justification.”

In a telephone interview, Bernet contended that the task force had made up its mind based on factors beyond the scientific evidence.

“I think they’re being motivated not by the science, but being driven by friendships, by political forces,” he said.

Parental alienation surfaced on the pop-culture scene several years ago as a consequence of the bitter divorce and child custody battle involving actors Alec Baldwin and Kim Basinger. Baldwin was assailed by some feminist groups for citing parental alienation syndrome as a source of his estrangement from his daughter.

“The truth is that parental alienation really is a dangerous and cleverly marketed legal strategy that has caused much harm to victims of abuse,” said the National Organization for Women amid the controversy.

Bernet, in his proposal to the DSM-5 task force, said he agreed that “in some instances the concept of parental alienation has been misused by abusive parents to hide their behavior.”

“However, we strongly disagree with throwing out the baby with the bathwater,” he wrote, arguing that such abuse would be curtailed if diagnostic criteria for parental alienation were established.

Ed ora l’articolo tradotto in italiano

L’alienazione parentale non è un disturbo

NEW YORK (AP) – Respingendo una intensa campagna di lobbying, una task force della American Psychiatric Association ha deciso di non includere il concetto controverso di alienazione genitoriale nell’edizione aggiornata del catalogo dei disturbi mentali (DSM).

Il termine esprime la modalità attraverso la quale il rapporto di un bambino con un genitore alienato (allontanato, messo a distanza) possa essere avvelenato (influenzato negativamente) da parte dell’altro genitore, e c’è un ampio consenso sul fatto che a volte questa modalità si verifichi nel contesto di divorzi e nelle controversie per l’affidamento dei figli.

Tuttavia, un aspro dibattito ha imperversato per anni sulla possibilità che il fenomeno dovrebbe essere formalmente classificato come un disturbo di salute mentale da parte dell’associazione psichiatrica che aggiorna il suo Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali sin dal 1994.

Il nuovo manuale, noto come DSM-5, non sarà completato fino al prossimo anno, ma la decisione contro la classificazione dell’alienazione parentale come un disturbo o sindrome è stata presa.

“La  verità è che non è un disordine (una malattia) che coinvolge l’individuo”, ha detto il dottor Darrel Regier, vice presidente della task force che redige il manuale. “Si tratta di un problema di  relazione tra genitore-figlio o genitore-genitore. E i problemi di relazione di per sé non sono disturbi mentali. ”

Regier  e i suoi colleghi dell’APA hanno subito forti pressioni da individui e gruppi che credono che l’alienazione genitoriale sia una grave condizione mentale e che dovrebbe essere formalmente riconosciuta nel DSM-5. Affermano che questo step aiuterebbe a ottenere più giusti risultati nei tribunali familiari per permettere a più bambini durante i procedimenti di divorzio (e di affido) di godere della terapia in modo da poter conciliare (poter ricostruire un rapporto) con il genitore alienato.

Tra quelli che insistono nell’opporsi in seno a questo dibattito che ha avuto inizio sin dal 1980, vi sono femministe e avvocati che si occupano di donne maltrattate i quali considerano la “sindrome di alienazione parentale” una questione non provata e potenzialmente pericolosa e utile per quegli uomini che cercano di distogliere l’attenzione dal loro comportamento violento.

Alcuni soggetti critici contro la Pas affermano che essa sia promossa da psicologi, consulenti e altri soggetti che potrebbero trarre profitto dal fatto che l’alienazione parentale possa godere di un formale status nelle controversie nei tribunali che si occupano di diritto di famiglia.

“Alla peggio, si tratta di una cosa che mette in comune le tasche di avvocati e consulenti tecnici, i quali possono aumentare il numero di ore fatturabili in un determinato caso”, ha scritto il dottor Timothy Houchin, psichiatra dell’Università del Kentucky, e altri tre colleghi in un articolo all’inizio di quest’anno nel Journal of American Academy of Psichiatria and the Law.

“Si realizza un livello completamente nuovo di dibattito, in cui solo gli esperti qualificati (in materia di Pas) possono esprimersi, contribuendo con le proprie consulenze ai già torbidi dibattiti nelle controversie di divorzio “, hanno scritto, sostenendo che i tribunali avrebbero potuto occuparsi di allontanamento/estraniamento/alienazione tra padre / figlio senza etichettare il bambino come malato di mente.

I sostenitori del concetto di alienazione parentale hanno trovato opposizione già a partire dalla decisione dell’APA di non classificarla come una sindrome o un disturbo, ma avevano la speranza che sarebbe stata quantomeno espressamente citata in un’appendice come esempio di un problema relazionale fra padre e figlio.

Regier, in una e-mail, ha detto che questo è “molto improbabile”, anche se il progetto definitivo del DSM-5 è ancora incompleto.

Il Dr. William Bernet, professore emerito di psichiatria presso l’Università Vanderbilt School of Medicine, è editore di un libro del 2010 che sottolinea l’importanza del riconoscimento dell’alienazione genitoriale nel DSM-5. Egli sostiene che circa 200.000 bambini negli Stati Uniti sono colpiti dalla malattia.

La proposta Bernet [QUI nella versione integrale in inglese ndb] alla task force che si occupa del DSM-5 definisce il disturbo dell’alienazione genitoriale come “una condizione mentale in cui un bambino, di solito figlio di genitori impegnati in un divorzio dall’alto livello di conflittualità, si allea fortemente con uno dei genitori, e rifiuta un rapporto con l’altro genitore, senza legittima giustificazione. ”

In un’intervista telefonica, Bernet ha sostenuto che la task force aveva maturato su questo un’idea sulla base di fattori che vanno oltre le prove scientifiche.

“Penso che (tale decisione) non sia stata motivata dalla scienza, ma pilotata da amicizie e da forze politiche”, ha affermato.

L’alienazione parentale ha avuto eco nella cultura popolare diversi anni fa a seguito dell’amaro divorzio e della battaglia per la custodia del bambino che coinvolgeva gli attori Alec Baldwin e Kim Basinger. Baldwin è stato attaccato da alcuni gruppi femministi per aver citato la sindrome di alienazione parentale come motivo del suo allontanamento dalla figlia.

“La verità è che l’alienazione genitoriale è davvero una abile, pericolosa, commercializzata strategia giuridica che ha causato molti danni alle vittime di abusi”, ha detto inserendosi nella polemica la National Organization for Women.

Bernet, nella sua proposta alla task force per il DSM-5, si è detto d’accordo sul fatto che “in alcuni casi il concetto di alienazione genitoriale sia stato usato da genitori violenti per nascondere il proprio comportamento.”

“Tuttavia, noi siamo fortemente in disaccordo sul fatto di buttare via il bambino con l’acqua sporca”, ha scritto, sostenendo che la possibilità d’uso da parte di chi commette abusi sarebbe alquanto ridotta se i criteri diagnostici per la alienazione genitoriale fossero stati stabiliti.

Associazione

DonneContro – Movimento Femminile per la Parità Genitoriale

Sito: http://www.donnecontro.info

Blog: https://bigenitorialitaedintorni.wordpress.com

Gruppo Facebook: https://www.facebook.com/groups/donnecontro

2 thoughts on “L’Apa decide di non includere il disturbo da alienazione parentale nel DSM-5

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