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INVIDIA – di Arianna Brambilla ©

Nei vari blog, post e commenti che animano il mondo femminile della Rete, non si va al risparmio sul termine INVIDIA.

Magari solo per aver seguito la rubrica di qualche patinata PsicoRivista o avere creduto di comprendere le teorie esposte nelle pagine di qualche PsicoLibro, ci si sente già un po’ “PsicoQualcosa” e, di conseguenza, ci si lancia in mille analisi del perché, del percome, del chi di più, del chi di meno.

Infatti pare che alcune categorie di donne siano più “invidiose” di altre.

Nello specifico, le “nuove compagne” dei padri separati / divorziati soffrirebbero di una variante particolarmente perniciosa e logorante dell’invidia.

Si aspetta con ansia la pubblicazione di dati attendibili sulla stampa scientifica accreditata, perché una simile ricerca sarebbe assai interessante, qualora convalidata.

Per fare un poco di luce, metterei intanto in chiaro di cosa si tratta:

«Fu il sangue mio d’invidia sì riarso che se veduto avesse uomo farsi lieto, visto m’avresti di livore sparso. (Dante Alighieri, Purgatorio, XIV, vv.82-84) …

Ok: stiamo parlando di questo.

Vabbè.

In qualità nuova compagna di un padre separato mi sento chiamata in causa, e vorrei raccontarvi la mia esperienza, pur consapevole del limitato interesse possa suscitare.

Ho più di trent’anni, vedo profilarsi gli anta e sono, come ho già specificato sopra, una nuova compagna.

La mia anamnesi personale e familiare è muta per eventi di rilievo cardiologici, neurologici e oncologici. Entrambi i rami della mia famiglia annoverano numerosi “grandi vecchi”.

Dato che quando c’è la salute c’è tutto, credo di essere partita bene.

Ho potuto studiare quel che desideravo, lucidamente consapevole del suicidio cui andavo incontro. Ho proseguito – sempre consapevolmente – con un Dottorato, ma sono rinsavita poco prima di tentare il concorso per un posto da ricercatore.

Sono – di conseguenza – una “precaria” da sempre. Il che mi ha insegnato: flessibilità, efficienza e disponibilità.

Ho un mutuo da sostenere, le spese condominiali e le bollette da pagare, e quel brutto vizio di mangiare per vivere, oltre ad una dignitosa propensione a mantenere un minimo di qualità di vita. A fine mese ci arrivo con – appunto – flessibilità, efficienza e disponibilità. E non guasta una certa attitudine a “tirarsi su le maniche”.

Avrei voluto viaggiare, e permettermi di andare dal parrucchiere una volta al mese, ma i soldi, purtroppo, non bastano.

Però ho accanto un uomo che, per quello che ha passato, avrebbe potuto diventare arido e disilluso ma, quando ci siamo incontrati, ha deciso di crederci ancora e, dopo anni, “noi due” ci crediamo ancora e di più. E’ un compagno che mi aiuta a stendere il bucato e ha voglia di preparami un aperitivo la sera quando arriva prima di me. Un uomo che riesce a teletrasportarmi ovunque con un abbraccio e a farmi sentire bella quando al mattino mi sveglio con i capelli in disordine.

E i progetti nascono

Il mio compagno – essendo padre – è talvolta impegnato a presenziare ad assemblee scolastiche o riunioni per l’attività sportiva dei suoi bambini; in queste occasioni può capitare che egli incontri la madre dei suoi figli.

Avendo io sufficienti risorse interiori per non annoiarmi “in mia compagnia” e non essendo lui il mio personale tour-operator, non ne risento.

Tra l’altro lui torna puntualmente a casa… felice di tornarci: liberamente e per sua scelta.

I suoi ragazzi mi hanno affettuosamente invitato ad ogni loro iniziativa ed io ho partecipato con gioia. Tuttavia, considerato che assistere a travasi di bile non è esattamente il mio hobby preferito (altrimenti avrei fatto la gastroenterologa), di regola declino gentilmente, perché primo non nuocere: non è un mio giuramento… ma mi sembra sensato.

I miei migliori amici sono tali da almeno 20 anni, e quelli nuovi mi sono altrettanto cari.

Mangio quello che mi pare, quando mi pare e quanto mi pare; entro in qualunque taglia 42 mi piaccia / piaccia al mio portafoglio.

La forza di gravità non si è ancora presentata per trascinare verso il basso quello che potrebbe.

Il gattomi fa le fusa quando arrivo a casa.

Le mie lasagne procurano deliri mistici a chi le mangia.

Dormo in pace e, se mi sveglio  non è certo  per un rigurgito di coscienza.

Invidia?

Ma di che, ma di chi????
NO WAY, SISTERS!

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