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Angela

Riceviamo e volentieri pubblichiamo……..

I recenti fatti di cronaca squarciano violentemente un velo di ipocrisia che troppi hanno interesse a mantenere, spesso come un tappeto sotto cui si continua ad immagazzinare polvere, ben sapendo che prima o poi la polvere sarà più alta di questo tappeto, ed emergerà.

Voglio sperare che il coraggio di coloro che hanno deciso di pubblicare questo video, serva a svegliare le coscienze, ma soprattutto che serva a stanare la latitanza delle istituzioni sulla materia della famiglia e dei bambini contesi.

Molti gridano allo scandalo perchè non bisognava pubblicare un video così scioccante….ma dove siamo arrivati!! A confondere la causa con l’effetto, a confondere il sintomo con la malattia, a confondere l’egoismo con l’amore.

Il buon Re Salomone inorridirebbe, non tanto per la diatriba, che evidentemente già ai tempi suoi era attuale (in quel caso due donne che si contendevano un figlio) ma quanto per la cecità e l’incapacità dei giudici, dei servizi sociali e di tutti quelli che dovrebbero aiutarci in particolari momenti di debolezza e difficoltà che ci fanno perdere il senso della realtà, facendoci comportare in maniera inqualificabile.

Lui sì, l’aveva risolta proponendo alle due donne di squartare in due quel bambino e darne una metà a ciascuna delle due. Ma una delle due si oppose, pregandolo di dare il figlio all’altra.

Così capì chi era la vera madre, ma poi ebbe il coraggio di prendere la sua decisione e di consegnarlo “intero” a quest’ultima.

Ora mi chiedo se è solo merito di Re Salomone, o se a quel risultato hanno contribuito anche le due donne: la prima, la vera madre, perché ha avuto il coraggio di rinunciare al figlio per la sua salvezza e la seconda perché dopo il giudizio si è ritirata in buon ordine, accettando la sentenza.

Ora lo stesso si ripete troppo frequentemente fra un uomo e una donna, ma la cosa non cambia. Esistono ancora persone che per il “bene superiore” di un figlio saprebbero rinunciare a lui? Esistono ancora giudici che hanno il coraggio di proporre sfide così impopolari per valutare chi è in grado di fare il genitore e chi no?

Mi è bastato vedere quei pochi secondi di video per rendermi conto che, quello che evidentemente il giudice ha capito in anni di istruttoria e perizie, è vero e sacrosanto; quella madre non è in grado di fare la madre!

Lo dimostra il fatto che è arrivata fino al punto di far intervenire le forze dell’ordine per far prelevare il figlio, anziché prepararlo con amore di madre al fatto che bisognava rispettare un provvedimento per il suo bene.

Ma questa è solo la punta dell’iceberg di tutti quei sordidi e velati atteggiamenti che hanno portato il figlio a rifiutare di vedere il padre. Purtroppo l’unico a pagare sarà questo povero bambino che è stato ammaestrato ad essere lontano dal padre, a rifiutarlo, ad opporsi ad andare con lui.

Il provvedimento è giusto, non sono giusti i mezzi per attuarlo. Se esistesse una “prevenzione”, se le sanzioni per quella donna fossero scattate al primo comportamento illecito e lesivo della crescita psichica del bambino, forse non si sarebbe arrivati al punto di effettuare una scissione con l’accetta, non si sarebbe arrivati al punto di vedere scorrere il sangue.

Purtroppo anche quella donna ha ed aveva bisogno di aiuto, prima ancora di arrivare a soggiogare e rendere questo bambino suo schiavo, avrebbe dovuto essere fermata ed aiutata, lei sì, con la forza!

I servizi sociali dovrebbero “impegnare” il loro tempo PRIMA, non “perdere” il loro tempo DOPO.

Si perché è tempo perso intervenire quando il danno è ormai fatto. Qualunque decisione e qualunque metodo adottato per farla rispettare, non fanno altro che fare un ulteriore danno a tutti: in primis al bambino, poi ai due genitori, ai servizi sociali e ai giudici stessi che risultano inefficienti e lontani dalla società e dal buon senso, alle forze dell’ordine che si trovano a dover fronteggiare situazioni per cui non sono preparati (e in verità non lo dovrebbero neppure essere, se tutto si risolvesse con la prevenzione).

Ma quale la soluzione? Dal momento che siamo arrivati al punto di essere una società che ha il culto dell’apparire, dell’avere, dell’egoismo è ovvio che i veri valori ce li debbano di nuovo inculcare, magari “per legge”.

E’ assurdo quello che sto pensando, me ne rendo conto mentre lo scrivo, ma mi pare che siamo arrivati ad un punto di non ritorno. Noi con le nostre sole gambe o con l’amore o il buon senso, non ce la facciamo più a ritornare. Ci siamo allontanati troppo dal giusto sentiero.

Ci vuole qualcuno che riveda e analizzi i vecchi “valori umani” e ad ogni piccola deviazione ci rimetta in carreggiata, con una sanzione.

Quindi:

– Monitorare subito sul nascere la conflittualità dei genitori e mettere alle loro calcagna qualcuno che dia loro una punizione ad ogni piccolo comportamento antieducativo o lesivo dell’armonico sviluppo del bambino.

Perché si monitorano per anni i genitori adottivi, a tutela dei figli adottati, e si abbandonano i figli naturali alla follia dei genitori? non hanno lo stesso diritto di tutela?

Se questo fosse avvenuto, non si sarebbe arrivati alla scena truculenta di un bambino prelevato a scuola dalle forze dell’ordine.

Se quella madre fosse stata affiancata e corretta già molti anni prima, si sarebbe salvaguardato il legittimo diritto del figlio ad avere anche un padre, ma non imposto con la forza o per legge, bensì con il cuore e con il desiderio di averlo.

La correzione avrebbe potuto avvenire con il supporto psicologico alla madre stessa ed eventualmente anche con sanzioni, nel caso di resistenza. Per esempio con l’allontanamento per brevi periodi del bambino, o con la sospensione dell’assegno di mantenimento fino al momento di un giusto atteggiamento genitoriale.

Ma siamo anche noi che accettiamo inconsapevolmente certi luoghi comuni, e siamo tutti colpevoli. Io mi metto per prima nella lista dei colpevoli: non più di due sere fa ho sentito durante una cena una donna che asseriva che suo figlio si rifiutava di vedere il padre, che lei non ha fatto nulla per farli allontanare, ma che la colpa era solo del padre.

Ho taciuto, ma è stato un grande errore. La prossima volta che questo mi capiterà io replicherò.

Non è un atteggiamento da buona madre lasciare che il figlio decida se vuole o non vuole vedere il padre. E’ solo un alibi per non avere sensi di colpa, è solo l’ennesimo tappeto che il figlio ti porge per metterci sotto la polvere:

In realtà sei tu che gongoli perché ha deciso tuo figlio! Tu non sei colpevole.

Una buona madre avrebbe atteso un momento di disponibilità e intimità con il figlio per parlargli, ascoltare le sue ragioni, e difendere il padre dal giudizio negativo del figlio, anche nel caso in cui fosse stato in torto marcio.

Chi si comporta male a volte lo fa senza valutarne le conseguenze, quindi ha diritto di essere compreso e difeso, soprattutto perché è meglio avere un genitore che commette errori, che non averlo, o peggio avere un genitore denigrato.

Quasi sempre i bambini piangono, si ribellano il primo giorno di scuola o di asilo, e cercano in tutti i modi di ottenere qualcosa che è contrario al loro bene: non andare a scuola.

Ma noi li riportiamo a casa o facciamo capire loro che è per il loro bene che li abbiamo condotti lì?

E se lo riportassimo a casa, non verremmo obbligati per legge a comportarci da genitori?

Allora se un bambino non vuole vedere il padre e noi mamme lo riteniamo una sua legittima scelta, siamo complici di questa scelta e dovremmo pagarne tutte le conseguenze, civili, penali e MORALI.

Angela

ΦφΦ

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One thought on “Angela

  1. Lasciami dire che apprezzo molto ciò che hai scritto e lo condivido al 99 per cento. L’1% che manca alla totalità è il primo argomento che affronti: la diffusione del video è stata sbagliata! Non si è trattato affatto di coraggio, ma di egoismo, perché nuoce al bambino!
    Darlo in pasto alla tv è stato il gesto sconsiderato di una madre presa molto più dalla sua lotta senza quartiere che non dal reale benessere psico-fisico del figlio. Per la tv, è stato uno scoop e niente altro. Ma è una macchia PUBBLICA che quel bambino, quand’anche il clima fra i suoi genitori si acquietasse, si porterà dietro a vita.
    Finanche il nobile scopo (che comunque non s’è affatto perseguito) di una sensibilizzazione di massa a certe problematiche socio-familiari non è sufficiente a sacrificare un bambino: prima sarebbe dovuto venire il diritto alla riservatezza e alla serenità di Leonardo!
    Un abbraccio.
    S.

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