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Chi paga alla fine sono i figli

La storia di Cittadella con il suo risalto mediatico ha avuto ovviamente un impatto sulla società italiana. Tra i tanti possibili effetti ne possiamo individuare almeno uno negativo ed uno positivo.

Quando si veicola con le parole un messaggio e con i fatti un messaggio opposto a lasciare il segno è il messaggio espresso con i fatti. Inutile dire che a uscire a pezzi è l’idea di paternità ed è questo l’aspetto negativo. Già in passato i molti racconti dalle separazioni hanno dato la netta sensazione che la paternità fosse un pericolo e non una esperienza positiva ma in questi giorni l’immagine di un padre che per vedere il figlio deve ricorrere alle forze dell’ordine a causa di una madre alienante che per anni ha potuto non tener conto delle Istituzioni è stato il colpo di grazia. Immagini che parlano alla parte inconsapevole del cervello si stanno insinuando nelle menti degli italiani. Abbiamo impiegato anni per ottenere padri molto presenti nella vita dei figli riuscendo ad ottenere risultati lusinghieri eppure quello che è successo rappresenta almeno due passi indietro e purtroppo solo tra alcuni anni potremo valutarne appieno le conseguenze.

L’effetto positivo è invece dato dalla presa di coscienza della popolazione che ad essere assenti non sono i padri ma sono le madri ad alienare i padri in fase di separazione. Molti devono scegliere se farsi da parte o ricorrere ad una scelta disperata quale quella del padre di Cittadella. Una scelta non facile e spesso neanche una scelta a causa di un sistema che in genere aiuta le madri alienanti piuttosto che aiutarle a capire il loro errore. Poter ricattare emotivamente i figli con il più classico dei: “per te ho sacrificato tutta la mia vita” è un problema prima di tutto per la società italiana che ha bisogno di una gioventù attiva e pronta ad accettare nuove sfide.

I tanti talk show hanno chiaramente spiegato che è più amorevole abbandonare un figlio piuttosto che chiedere al giudice di dargli un padre. Oggi è diventato chiaro a tutti che il sistema italiano chiede ai padri di abbandonare i figli e che questa è una scelta d’amore. Allora ringraziamo tutti quei padri che abbandonano i figli pur di non spingere le madri a mettere il filo spinato attorno al letto. L’amore è anche saper abbandonare e un padre che abbandona i figli in questo paese va riabilitato perché la sua è la più grande scelta d’amore.

 Chi paga alla fine sono i figli. Condannati a crescere senza padre. 

Testo redatto dal dott. Ettore Panella

ΦφΦ

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2 thoughts on “Chi paga alla fine sono i figli

  1. mi spiace per il dott. Panella ma i padri che si disinteressano dei figli esistono ed esistono pure quelli che sta voglia di accudire i pargoli la scoprono solo dopo la separazione.
    mi chiedo perchè non è mai nata in Italia (altrove non so) un’associazione di padri che chieda congedi di paternità obbligatori come quelli di maternità o ancora meglio un sistema scandinavo che la coppia può gestire come crede secondo le esigenze proprie e del pupo? Un’associazione di uomini che si batta per queste cose con la stessa energia (che talvolta sfocia in una paranoia misogina mi duole dirlo) con cui le associazioni dei padri separati si battono per le loro istanze, non c’è e allora dico che finchè i padri italici si ricorderanno di avere dei figli (sempre che se ne ricordino) solo dopo un’eventuale separazione non ci si potrà lamentare se il figlio anche nell’affido condiviso viene “collocato presso la madre”, e chiediamoci perchè viene “collocato” prevalentemente presso la madre (fermo restando che una madre può essere brava o pessima quanto un padre)…è perchè i giudici sono tutti cattivi che vogliono escludere il papà dalla quotidianità dei figli e nel contempo obbligare le donne nei “ruoli di cura”? Non so…io dubito

    • beninteso, esistono anche madri e padri separati che ostacolano il rapporto con l’altro genitore ma le storie sono molteplici

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