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E venne fuori la fobia collettiva del padre

Dal Blog Femminismo a Sud

Venezia. Un padre va a prendere la figlia a scuola. Genitori separati, accordo e condiviso, lui si assume la responsabilità di prendere questa figlia. Lei lo vede e dice che vuole la mamma. La insegnante non si capisce bene cosa esattamente faccia, pare che ci sia una discussione tra padre e insegnante e lei chiama la polizia. Finisce che forse lui denuncia lei o non si sa. E’ tutto scritto su una notizia che vale la pena commentare, seppur brevemente, perché mi vengono in mente con chiarezza un paio di cose: (…..) (continua a leggere qui)

Ringraziamo Fikasicula per la lucidità con cui si esprime, nel rispetto della diversità di ognuno. Dote rara.

ΦφΦ

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8 thoughts on “E venne fuori la fobia collettiva del padre

  1. lo ha detto anche la presidente del TdM di Roma, Cavallo, che i bambini sono “in pericolo con il padre” …”figuriamoci con un estraneo”. Ogni considerazione mi renderebbe passibile di vilipendio alla magistratura per cu devo astenermene; la lascio all’intelligenza dei lettori

  2. la zia del bambino di Cittadella è stata criticata perchè inveiva contro la polizia contribuendo forse, si è detto, a spaventare il bambino (secondo me era più spaventato da chi lo trascinava ma vabbè) e allora cosa vogliamo dire di questo padre che a quanto si legge inveisce contro un’insegnante davanti alla figlia dodicenne già scossa di suo? e poi l’insegnante chiama la polizia e pure questo che effetto ha avuto sulla bambina?
    Nessuno considera un mostro un padre che va a prendere i figli a scuola..se quella bambina fosse andata via tranquillamente col padre niente sarebbe successo..ma se si rifiuta? Cosa deve fare un’insegnante? Come può sapere se quello è un “capriccio” o un “rifiuto motivato”? Nel dubbio la cosa più saggia è avvertire la madre anzichè forzare la ragazzina e aggiungo che se il padre non si fosse incazzato forse la cosa si risolveva senza polizia

    • Vedi Paolo non sarebbe accaduto se al posto del padre ci fosse stata la madre. L’insegnante avrebbe cercato di convincere la bambina ad andare . Trattandosi del padre ha chiamato le volanti…. mi auguro che passi guai sei quella insegnante…..

      • Lei dice? Io mi sarei comportato diversamente se vedevo che la bambina era decisa a non andare. Comunque da quel che leggo, il padre si è molto alterato..forse (e dico forse) se fosse rimasto calmo si poteva evitare di chiamare la polizia

        • Vorrei che la si smettesse di cercare le colpe ai padri, mi ripeto l’insegnante doveva fare solo l’insegnante.
          Questo è il risultato di corsi di aggiornamento tenuti in maniera superficiale a persone poco preparate per fare osservazioni serie e certificabili.
          Riuscire a leggere i comportamenti di un bambino che ha subito violenza o abuso non è cosa che s’impara al corso d’aggiornamento frontale, ma attraverso l’osservazione di casi reali. Basilio docet….

          • fosse stata la madre separata a inveire sull’insegnante e a voler forzare la figlia a venir via con lei.avrei criticato la madre.
            Proprio perchè l’insegnante non può sapere se quello del bimbo è un “capriccio” o un “rifiuto motivato” la cosa più saggia che si può fare secondo me è avvertire l’altro genitore, secondo me

          • Le garantisco che nel caso contrario l’insegnante avrebbe insistito per convincere la minore e non avrebbe certo fatto intervenire né il padre né le forze dell’ordine

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