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EXTREME IRONING – di Francesca

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L’altro giorno, complice un articoletto e un ricordo, è iniziato un viaggio nel tempo. Un viaggio che pensavo fosse INDIETRO nel tempo.

Un viaggio che riporta in auge un modello classico di donna, intramontabile, passe-partout come il beige, come un filo di perle, un filo di trucco, un filo di tacco.

C’era una volta una donna veramente realizzata. Che gestiva in piena autonomia la casa e la numerosissima prole, contando sul sostentamento che l’amorevole marito – sposato in chiesa e con abito bianco – portava debitamente a casa.

Una donna che, a partire dal primo anno di matrimonio, avviava una gravidanza dietro l’altra, fornendo anche il suo supporto mammellare a signore meno fortunate dal punto di vista della produzione latto-casearia, o molto più ricche, e che pertanto non dovevano darsi alla produzione latto-casearia.

Una donna che viveva appieno la sua sessualità: chiudeva gli occhi e mormorava la formula magica “non lo fo per piacer mio, ma per dare un figlio a Dio”.

Una donna gourmand: alle sei del mattino il tintinnare di stoviglie e pentole lasciava presagire profumi sopraffini che si sarebbero sprigionati a cena. Che sapeva scegliere il pollo migliore, a colpo sicuro, tra le decine del pollaio e trasformarlo, con pochi gesti sapientemente crudeli, da coccodè ad arrosto (tenendo da parte le piume).

Una donna salutista: che era consapevole della necessità di un unico pasto al giorno, alla sera, per il ritorno al desco familiare del suo sposo e della prole tutta. A lei, a pranzo, bastava un poco di pane e latte.

Una donna orgogliosa e indipendente: chiedeva, con dolcezza, che le venissero lasciati pochi denari per acquistare il pane quotidiano.

Una donna colta e raffinata, con interessi vari, come andare al rosario nel mese mariano e al cimitero al venerdi, sempre che il suo devoto sposo l’accompagnasse.

Una donna ecologista: che sapeva liberarsi della schiavitù degli elettrodomestici, e conosceva il potere sbiancante della lisciva e della cenere, e rendeva le lenzuola di lino immacolate, rigorosamente a mano.  Estate o inverno che fosse.

Una donna attiva ed organizzata: la sua giornata e i suoi interessi non finivano solo perché calava il sole: ricamare, rammendare, riassettare, ripiegare erano gratificanti attività che si svolgevano senza turbare il silenzio del sonno altrui.

Una donna in salute e capace di preservarla, perché tra il veterinario ed il ginecologo, chiaro che, dovendo scegliere in caso di necessità, chiami il veterinario, ché se moriva la vacca era la fame.

Una donna meditativa e filosofa, consapevole del valore del silenzio – il suo – e dell’ascolto di ciò che raccontavano – gli altri.

Una donna alla moda, che si faceva gli abiti da sé, perché aveva davvero buon gusto e le mani d’oro, e una eredità da trasmettere alle figlie femmine. O almeno preparare loro la dote: se non ti sposi che farai da grande???

Ecco… capita che una donna così, qualcuna voglia ancora esserlo, oggi come oggi.

Maledetto l’uomo nella sua più profonda malignità evocò il demone del femminismo perché le donne potessero studiare, lavorare, guadagnare, vivere da sole se lo desideravano, viaggiare, avere figli o meno e … votare!
Che volgarità!

Maledetti – soprattutto – i padri che vogliono occuparsi dei figli, ché altrimenti alle donne tocca uscire di casa e farsi pure una posizione!

E non pago, l’uomo impose le quote rosa, per impedire che le donne potessero realizzare se stesse stirando furiosamente.

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3 thoughts on “EXTREME IRONING – di Francesca

  1. io se mi sposo vorrei sposarmi in comune ma chi decide diversamente non è più stupido/a di me nè ha necessariamente idee maschiliste. Comunque il tipo di donna che non lo fa per piacer suo ma per dare un figlio a Dio secondo me non c’è più..a parte qualche ultra-bigotta..mica tutte sono Costanza Miriano che comunque è professionalmente realizzata quindi è la prima a non seguire le sue stesse idee reazionarie

  2. Pingback: Extreme Ironing « Al di là del Buco

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