LISISTRATA di Aristofane

LISISTRATA:
Dei vostri bimbi non bramate i padri,
che sono lungi, al campo? I vostri sposi
sono tutti partiti, lo so bene!
VINCIBELLA:
Il mio, povera me, da cinque mesi
è andato in Tracia, e tiene d’occhio… Eucràte!
LISISTRATA:
E in Pilo è il mio, da cinque mesi interi!
LAMPETTA:
Er mio, manco è tornato dalla guerra,
che aripija lo scudo, e marcosfila!
LISISTRATA:
E neppure ci resta uno straccetto
d’amante! E poi, da quando ci han traditi
i Milesî, neppure ho piú veduto
quel trastullo di cuoio d’otto dita,
che ci dava ristoro. Ora, vorreste,
se io trovassi qualche stratagemma,
porre, insieme con me, fine alla guerra?
MIRRINA:
Sí, per le Dee, dovessi pure mettere
giú questa veste… ed oggi stesso bermela.
VINCIBELLA:
Sí, per le Dee, m’avessero a spaccare
per il mezzo giú giú, come una sogliola.
LAMPETTA:
Io me ce butterei da un rompicollo,
si mai potessi arivedé la pace.
LISISTRATA:
E allora parlo: ché non c’è da fare
misteri. Donne, se vogliam costringere
gli uomini a far la pace, ci dobbiamo
astenere…
MIRRINA:
Da che? Di’.
LISISTRATA:
Lo farete?
MIRRINA:
Ci costasse la vita, lo faremo!
LISISTRATA:
Ci dobbiamo astenere dall’uccello…
(Sgomento generale)
Che mi vi rivoltate? Dove andate?
Perché torcete il labbro, e fate segno
di no? Quei visi perché mai si sbiancano?
Perché scorron le lagrime? Volete
o non volete? O a che vi preparate?
MIRRINA:
Io non potrei: séguiti pur la guerra!
VINCIBELLA:
Nemmeno io: séguiti pur la guerra!
LISISTRATA:
Sogliola, tu parli cosí? Volevi
farti spaccare, adesso adesso, in due!
VINCIBELLA:
Ogni altra cosa, ogni altra cosa! Andrei,
di preferenza, fra le fiamme. Meglio
lí, che lontano dall’uccello! Niente
c’è che lo possa equivaler, Lisistrata!
LISISTRATA (A Mirrina):
E tu?
MIRRINA:
Le fiamme, anch’io scelgo le fiamme!
LISISTRATA:
Ah, sesso nostro pieno di libidine!
Non hanno torto a scrivere tragedie
sui fatti nostri! Se per noi non c’è
che una sola canzone! Oh via, Spartana
mia brava – ché, di certo, ove ci fossimo
tu sola ed io, si condurrebbe in porto
l’affare – dammi voto favorevole!
LAMPETTA:
È duro, pe le donne, a dormí sole,
senza l’ucello! E pure, s’ha da fà:
che della pace, proprio c’è bisogno!
LISISTRATA:
Ah! Tu sola sei donna, amore mio!
VINCIBELLA:
E astenendoci. Dio ci guardi e liberi,
da quel che dici, avremo fatto un passo
verso la pace?
LISISTRATA:
E che passo! Se noi,
con la passera rasa, profumate,
in vestaglie d’Amorgo trasparenti,
girassimo per casa, e quando i nostri
mariti, a pinco ritto, ci volessero
fotter, non ci accostassimo, e fuggissimo,
presto, lo so, farebbero la pace!

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SE NON ORA QUANDO… UN “LISISTRATO” ?

La combriccola delle pigne vuote – Da Alice nel paese del genoma di Valentina Morana

Da Alice nel paese del genoma di Valentina Morana

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Tempo fa scrivevo che la famiglia è il centro di tutto. E che per difenderla ci sono state le grandi rivoluzioni. Pensate alla Rivoluzione Francese: il popolo affamato che non aveva di che nutrire i suoi figli, insieme alla borghesia e ai pensatori dell’epoca si è ribellato. E’ una legge della natura. Quando metti nell’angolo un popolo o lo schiacci giorno dopo giorno, arriva il momento che ci si arrabbia e si reagisce. E’ l’istinto di sopravvivenza che spinge a farlo. Per questo la natura insegna, e quella umana è un aspetto della natura terrestre.

Ma la famiglia non è l’unica struttura del nostro sociale. Ci sono coppie di tutti gli orientamenti, ci sono persone che amano stare sole o vivere in gruppi tematici. Si tratta nell’insieme di forme diverse e scelte personali e vanno tutte rispettate. Dopo molti anni di studio e di esperienza personale sia professionale che affettiva, sono convinta che la famiglia è la forza centrale del Paese, ma questo non significa che le altre forme sociali non vadano bene o siano meno importanti. Insieme formano il sociale.

Le famiglie tradizionali, nel senso di tradizione non di vecchio, si accompagnano oggi e ormai da diversi anni, alle famiglie allargate, quelle composte da genitori separati con figli che creano un nuovo nucleo. Madri e padri che si separano e che incontrano altri compagni. Alle volte i nuovi compagni sono persone senza legami affettivi in corso, altre volte sono genitori separati e spesso con figli.

Ma parliamo un momento di bambini e ragazzi. Loro la separazione possono solo subirla, è per loro fonte di ansia e non la vogliono. Me lo dicono loro. Questo ovviamente non vale per i bambini abusati o maltrattati, per i quali la separazione familiare è una vera liberazione. E vorrei vedere. Ma oggi parlo di bambini che vivono in famiglie prive di questo genere di violenza, ma che si separano. Sfatiamo un mito che fa utile a una certa lobby ed è molto diffuso nell’ambiente psicosociale italiano: Non è vero che i bambini e ragazzi preferiscono, in una situazione conflittuale, che i genitori si separino. Loro temono questo e non lo vogliono. Chi afferma il contrario in queste situazioni, evidentemente non ci parla con i bambini e ragazzi, non li ascolta davvero, o è in malafede. La maggior parte di loro chiede che i genitori facciano pace o si mettano d’accordo. Per tutti loro la separazione è un trauma che non possono evitare. Allora è dovere degli adulti rendere la separazione un progetto il più morbido possibile come rottura di un equilibrio che ha in sé nuovi progetti positivi per i figli. Ma dobbiamo fare un salto culturale per arrivare a questo, perché questi aspetti non sono messi in luce dal potere, che ha interessi diversi e siccome schiaccia la cultura e la conoscenza, non se ne parla nei circuiti informativi di massa. E’ nata perciò la proposta di rendere obbligatoria l’informazione sulla mediazione familiare che lavora proprio secondo i principi che elencavo prima, a proposito dei bambini e ragazzi figli dei separati. Salto culturale vuol dire scuola. L’obbligo dell’informazione è per promuovere conoscenza : i genitori che si stanno separando possono capire e conoscere le conseguenze per i loro figli e per loro e scegliere insieme un modo il più possibile tranquillo, in una situazione di rottura con gli effetti che porta. Questa azione è a vantaggio di tutti. O quasi tutti perché a piangere stavolta sarebbero avvocati avvoltoi accompagnati da tecnici con la coscienza in coma. E mi pare che è arrivata l’ora di darsi il cambio. Nel piangere intendo.

I bambini portano in loro, attraverso il loro patrimonio genetico, la madre e il padre. Il corpo è un insieme di relazione tra psiche e organicità. Le neuroscienze, il futuro della psicologia a mio parere, lo stanno dimostrando giorno dopo giorno.

Quando due genitori si separano devono capire che questo produce effetti sulla crescita dei loro figli, e che dal momento che i genitori si portano dentro, succederanno dentro cose diverse a seconda se i genitori non parleranno male dell’altro in loro presenza o lo faranno. Nel secondo caso, a lungo andare, si reca un danno. Comunque. In queste situazioni così delicate è necessario per lo sviluppo del bambino, porre i due genitori sullo stesso piano. Il bambino deve capire che entrambi sono importanti. Per questo è nata la proposta del doppio domicilio, che in modo assolutamente manovratore, viene presentato dagli oppositori della cultura come qualcosa di infinitamente stupido. Tipo 50 e 50. I loro neuroni sono perennemente sotto carico e non ce la fanno a capire. Il doppio domicilio vuol dire due case. Non ce n’è una più importante dell’altra, perché sono diverse. Il bambino pensa ho due case. E questo vuol dire che tutte e due sono importanti e non una. Perché se solo una predomina allora non c’è equilibrio su niente. Va tutto a ricaduta come un domino impazzito. Avere il doppio domicilio o non averlo, dal punto di vista psicologico, equivale alla sensazione che prova uno a cui ritirano la patente o il passaporto. Avere il doppio domicilio significa dire i miei genitori sono uguali e diversi ( e questo è scritto in un documento). E questo è necessario per crescere bene. I tempi e i modi in questo Pensiero, sono calibrati sulle esigenze, ogni volta diverse, dei bambini e ragazzi ma visti in un ottica adulta di equidistanza. Senza dimenticare la formazione di famiglie allargate che possono risiedere proprio nell’abitazione di uno dei due che si separano e se sana, fonte di grande ricchezza e sostegno. Ricchezza emotiva e affettiva intendevo, perché quella economica ve la siete presa tutta voi (sistema). Anche qui è ora di fare i cambio.

Anche attraverso la gestione dell’economia veicoliamo messaggi all’infanzia. Dal punto di vista del bambino è diverso vedere e vivere in ambienti in cui separatamente i genitori mantengono i figli direttamente, entrambi per come possono oggi, da ambienti in cui uno gestisce e l’altro paga, perché è questo che vede il bambino o il ragazzo. E questo produce degli effetti dentro. Sicuramente la crisi ha peggiorato il problema e ormai è chiaro a tutti, che se uno deve pagare casa alimenti e straordinario all’ex moglie non può farcela. Lo diceva anche Platinette giorni fa a radio Monte Carlo al mattino presto. E questo può produrre un altro problema. E’ evidente che dobbiamo cambiare le cose. E questo vale anche per le donne che si trovano nelle stesse situazioni di molti padri separati e lottano per sopravvivere. E cercano qualsiasi lavoro anche temporaneo per non soccombere. Poi ci sono i maschi che se ne fregano e vagano per altri nidi, e femmine che vogliono fare le mantenute e sono molto aggressive. Entrambi formano una minoranza. E sono oggetto di studio per la comunità scientifica. Perché sono un problema che richiede la soluzione. Mi incuriosiscono particolarmente le femmine. Un fenomeno nuovo ma profondamente arretrato, e incredibilmente comico. Molto aggressivo ma comico nei pensieri e parole a supporto.

Questo gruppetto delle “nuove mamme”, perfettamente aderenti a un pensiero di potere e sistema, si oppone al condiviso e lo fa sul web, su giornali e alla radio. Il linguaggio è rozzo e primitivo quanto i loro messaggi, che veicolano mischiando rabbia a manipolazione, infamie e crudezze. In realtà sono confuse e non conoscono né la materia né quello che affermano altre donne. Il loro obiettivo è colpire “le nuove compagne” cioè le donne che stanno con i loro ex. E’ evidente, da come scrivono, che del condiviso in realtà non gliene importa un fico secco, perché si limitano a cianciare come galline nell’aia, fissate su un particolare del tutto, senza arrivare a un risultato. Le “nuove compagne” prese di mira sono in realtà alcune donne specifiche e questo rende la battaglia delle galline un fatto personale. Certamente la maggior parte delle persone raccolte in associazioni e gruppi a favore del condiviso, lottano come espressione di un vissuto personale concreto, ma l’obiettivo è quello di migliorare per stare bene tutti. Queste usano la scusa del condiviso per sputare veleno e affossare donne che lottano per una cultura e un vivere diverso. Cosa che non gli riuscirà mai, di affossarle intendo.

Queste femmine raccolgono qualche nonna intorno, che se è possibile, è peggio di loro. Ma che modello propongono in sintesi? Quello del club delle “prime mogli”. Questo lo trovo l’aspetto più comico che è riuscito a farmi ridere fino alle lacrime un giorno. Ma come? Anni di battaglie femminili, con pensieri e cultura diversa, soffocata da maschi di potere e dalla chiesa, e cosa osservo? Femmine che parlano di “pseudodiritti da primo matrimonio”. Senza parole. Ma queste dove hanno vissuto in tutti questi anni di confronti e di scontri a volte aspri sulle tematiche femminili? Da quello che scrivono a proposito delle donne sotto mira, tipo  ominidi portatrici di ovuli, si evidenzia un pensiero arcaico da harem cinese, come quello del film “Lampade rosse” dove la prima, soppiantata ogni volta da una nuova, si incazza per motivi di gelosia fino a provare l’invidia.

Perché parlarne? Perché è un particolare del terreno dove ci muoviamo nella nostra guerra per il condiviso. Un frammento che si aggancia a altri frammenti “politici” e ideologici. Dentro le strutture del potere che veicola le informazioni  contro il condiviso.

Quello che poco si dice del condiviso nell’informazione di potere, praticamente quasi tutta, è che propone soluzioni che tengano conto di tutto, quindi anche del “casino”. Quello che non si dice è che le audizioni al Senato sono state in numero nettamente maggiore e ben argomentato a favore del condiviso. Vi ha partecipato gente di tutti i gruppi e associazioni sul tema, comprese quelle femminili come la “Federcasalinghe”, le associazioni dei figli di separati ormai adulti, e rappresentanti della Comunità Scientifica, quella vera non la finta. Quello che non si dice è che il prof. Marino Maglietta, il nostro Erudito in questa guerra, ha usato il suo tempo e le sue tasche, per girare l’Italia e spiegare il condiviso a giudici, gruppi, associazioni, “politici”. Quello che non si dice a sufficienza è che ci sono troppi papà separati che si suicidano. Esseri umani che si tolgono la vita per disperazione. E non c’è niente da ridicolizzare in merito. Quello che non si dice è che la politica non vuole questo progetto. Sono i fatti che contano, non le loro parole. Le loro promesse non mantenute.  Quando ero dentro Idv non sono riuscita a livello nazionale a concretizzare nulla per i bambini. Sono stata ostacolata in tutti i modi, dentro e fuori. Ma ho potuto osservare come si muovevano tutti i politici a livello nazionale, ogni esperienza è utile. E ho capito come funziona lì dentro, o meglio come non funziona. Per questo sono convinta che dobbiamo mandarli via tutti o quasi, e dobbiamo impegnarci, perché molti sabotatori del progetto dentro il Pd sono candidati. E questo vale per tutti i partiti. L’informazione farà la differenza.

Un punto di riferimento, in questa battaglia civile per il condiviso, lo troviamo nel MFPG che è il movimento delle donne e che trovo rivoluzionario nel suo modo di porsi e per il pensiero che porta. Un movimento libero di donne e uomini a favore dell’infanzia. Lo trovo la sintesi delle tante alleanze che si stanno creando in rete per il condiviso. E questa Alleanza fatta di tanti gruppi, associazioni, persone di scienza, donne libere e evolute, società civile, ha il sapore della vittoria. Noi lottiamo per vincere e vinceremo. Ci metteremo il tempo che servirà ma vinceremo.

A proposito di penalizzazioni nelle separazioni

Ci arriva via mail questa riflessione di un padre che postiamo volentieri

◊ ◊ ◊ ◊ ◊ ◊

A proposito di penalizzazioni nelle separazioni

il padre:

perde i figli che vedrà in modo saltuario

perde la casa e tutto quanto connesso

deve concedere un assegno di mantenimento per i figli

la madre:

i figli continuano a vivere con lei

la casa è sua disposizione

le viene corrisposto un assegno (cifra esentasse) di mantenimento per i figli

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I giudici collocano,  nella quasi totalità dei casi, i figli alla madre, ovvero lasciano i figli a vivere dove hanno sempre vissuto e il senso originario di questa decisione sarebbe dovuto essere  quello di preservare il luogo di crescita della prole più che il rapporto con un genitore piuttosto che un altro.

Entrambi i genitori hanno il diritto di mantenere un rapporto costante, solido e sereno con i figli ed il primo diritto di un bambino è quello di avere due genitori e quattro nonni.

Spesso le madri si lamentano che non riescono a trovare lavoro proprio perché devono badare ai figli ed essendo sole hanno non poche difficoltà; se i giudici decidessero in base non solo alle usanze ed abitudini ma valutando seriamente ed entrando nei casi specifici, si accorgerebbero che farebbero il bene della donna collocando i figli in modo alternato ed equiparato al padre e alla madre e riuscirebbero ad instaurare una vera bigenitorialità condivisa.

Se la madre non fosse investita di tutta la responsabilità, avrebbe più tempo libero per cercare il lavoro che più la soddisferebbe e le consentirebbe di rendersi autonoma senza dover pesare costantemente sul ex marito poiché è cosa comune che purtroppo la maggior parte delle donne separate con figli devono sopportare.

Certo, proprio per la situazione che si è creata a livello giudiziario nella interpretazione del diritto di famiglia, le madri ora hanno il peso di curare ogni giorno i propri figli, e ogni giorno i figli crescono insieme alle loro esigenze e i padri “della domenica” sono considerati dalle ex-mogli come una sorta di bancomat al quale andare ad attingere le spese aumentate e tutte le richieste nuove.

E proprio i padri della domenica magari vorrebbero però poter contare di più nella vita dei propri figli ma spesso questo non è loro concesso proprio da quelle madri che appellandosi al fatto che sulla sentenza il giudice ha stabilito, come se fosse una condanna: “ il padre potrà vedere i figli solo dalle… alle… e il weekend alterni dal sabato sera al lunedì mattina” e quindi le sante donne vogliono far rispettare la legge e se un padre chiede di vedere il proprio figlio un momento in più si sentirà rispondere “ allora dovremo rivedere le condizioni economiche…” come se con l’assegno di mantenimento un padre avesse comprato il tempo di visita dei propri figli. Bisognerebbe dire alle ex-signore che non funziona così.

Per non parlare delle madri che i figli non li fanno proprio più vedere agli ex-mariti oppure le madri che plagiano i ragazzi in modo da far disconoscere il proprio genitore allontanato sovente non proprio consensualmente.

Spesso quanto sopra esposto è aggravato dal fatto che nella vita dell’ex-marito compare una persona chiamata in modo denigratorio “nuova compagna” che rappresenta il male assoluto in quanto l’uomo non sarebbe più in grado di decidere autonomamente e sarebbe in balia delle esigenze di quest’ultima.

Per esperienza vissuta, c’è da dire che la persona che decide di condividere la vita con un padre separato con figli si deve fare forza di una pazienza infinita necessaria a sopportare le innumerevoli ingerenze nella sfera privata della relazione di coppia da parte proprio della ex-moglie e  guai a chiamarla “vecchia moglie” si è passibili di denuncia.

Infatti, fino a che l’uomo rimane da solo tutto sommato non viene additato come un mentecatto da eliminare e magari lui va alla Caritas a mangiare e torna a vivere a casa dei genitori anziani nella sua vecchia cameretta di quando era ragazzo (se può) oppure si ritrova a vivere in macchina o a mendicare un posto presso le case dei padri separati che chissà perché si chiamano così??? badate bene, per “padri separati” non s’intende un nuovo ordine monacale.

Nel momento stesso in cui lo stesso Uomo si rialza, decide di riprendersi la propria vita, di ritrovare le amicizie e di mettersi in gioco con un nuovo amore, ecco che la situazione si complica.  La gelosia si annida in posti strani, l’invidia è proprio dietro l’angolo e quando pensavi di esserti salvato sei li che cerchi di tamponare situazioni, richieste di chiarimento, modifiche di patti dati per assodati, variazioni continue ed eliminazioni di diritti in modo arbitrario subite non da parte delle nuova compagna ma proprio da parte della vecchia moglie che non riesce  a concepire il distacco definitivo anche se voluto perché lei vuole il marito lontano ma sempre pronto ad intervenire (soprattutto economicamente) e non tollera che ci sia un’altra persona al suo fianco con la quale fare i conti.

Spesso ci si sente dire: “E come si è permessa costei? C’ero prima io!!!” “Prima vengono i figli!!!” (Anche se sottintende se stessa..); “i figli questo weekend non li prendi perché mi sono già organizzata!”; “Te li porto, ma non a casa tua perché  c’è quella lì…”; “ho speso un euro e mezzo per comprare una gomma a tuo figlio, quand’è che mi dai la metà?”; “Siamo a gennaio del nuovo anno, mi devi dire cosa farai ad agosto, DEVO saperlo”; “I regali di Natale che ricevono a casa tua devi metterli in un sacco e darmeli” (e poi vengono nascosti e mai fatti più trovare).

Ma lasciamo perdere le polemiche e le frasi sentite troppe volte, l’auspicio finale è che la “vecchia moglie”, si spera, impari a permettere al ex-marito di frequentare con serenità i figli, di partecipare alla loro vita, magari anche con la compagna e magari “nuova moglie” per consentirgli di ristabilire una serenità proprio nei ragazzi che devono poter conoscere il loro papà in una realtà familiare normale e in modo soddisfacente per entrambi così magari la “vecchia moglie” col tempo a disposizione potrà trovare un lavoro e magari un nuovo amore al quale dedicarsi e probabilmente riuscirà a ricostruirsi una vita vera a rendersi autonoma e soddisfatta.

Un Papà Separato dai propri Figli

Quote celesti nella scuola? – di Ettore Panella ©

Quote celesti nella scuola? – di Ettore Panella  ©

Ringrazio le amiche del Movimento Femminile per la Parità Genitoriale per avermi chiesto di trattare un tema spinoso quale l’assenza della presenza maschile nel corpo docente, un problema che ultimamente sta diventando sempre più evidente.

Qual è il quadro di riferimento? Alcune osservazioni preliminari

Seligman citando a sua volta il prezioso lavoro di Carol Dweck, una  famosissima studiosa dello sviluppo emotivo, ci dice:

Immaginiamo di entrare in una classe […] è una forte differenza tra il comportamento delle femmine e quello dei maschi. Le femmine sono per la maggior parte un piacere per l’insegnante: siedono quiete, anche a mani congiunte, e sembrano ascoltare con attenzione. Quando non si comportano adeguatamente, bisbigliano e fanno risatine, ma fondamentalmente rispettano le regole. I maschi sono una pena. sono irrequieti anche quando tentano di stare seduti, cosa che non fanno spesso. Sembra che non ascoltino e non rispettano le regole tanto scrupolosamente quanto le femmine …

A quanto osservato dalla Dweck aggiungiamo quanto dichiarato dalla dottoressa Louann Brizendine

I maschietti reagiscono all’ambiente in modo più fisico rispetto alle bambine. In pratica i loro muscoli si contraggono in risposta a quanto vedono accadere attorno a loro, e questa differenza può significare che usano i muscoli e il sistema nervoso più delle bambine anche per pensare ed esprimersi. […] Gli scienziati definiscono questo procedimento cognizione incorporata, perché i muscoli e le parti del corpo che si usano per imparare un termine resteranno collegati al suo significato. Ciò vale per tutti i cervelli, ma sembra particolarmente importante nei maschi. Con buona pace degli insegnanti i bambini che si dimenano molto imparano meglio di quelli che restano fermi (Louann Brizendine)

Quindi notiamo una prima importante diversificazione e ovvero che i maschi sono più “irrequieti” ma che questo rappresenta una condizione per imparare meglio. Quanto detto  costituisce un problema perché la scuola moderna cerca di essere quanto più simile alla catena di montaggio con alunni immobili e composti mentre ricevono dall’alto la “conoscenza”.  Alcuni hanno preso questa considerazione per sostenere fantasiose teorie complottiste secondo cui una corrente del femminismo che loro chiamano nazifemminista  voglia deliberatamente impedire ai maschi di imparare ma si tratta di tesi senza nessun fondamento come ho più volte sostenuto in aspre discussioni, anche se quello è l’effetto la causa è il desiderio di standardizzare il processo produttivo

Con l’adolescenza le cose peggiorano.

Persino i bravi studenti possono cominciare a odiare profondamente la scuola una volta iniziate le medie superiori (Louann Brizendine)

Gli ormoni hanno un ruolo fondamentale e nell’adolescenza l’improvvisa  “ubriacatura” rende i ragazzi,  (in questo caso sia maschi che femmine anche se in modo diverso),  instabili perché la natura sta forgiando i relativi circuiti cerebrali in modo da renderli adatti ad affrontare quelle che ritiene saranno le sfide future.

Lo scopo principale di un ormone è preparare nuovi comportamenti modificando le percezioni cerebrali. Testosterone e vasopressina alterano la percezione della realtà di un maschio adolescente così come l’estrogeno e l’ossitocina alterano il modo di percepire la realtà dell’adolescente femmina […] Quando diventeranno uomini questi comportamenti li aiuteranno a difendere e proteggere le persone care: prima però dovranno imparare a controllare questi impulsi innati (Louann Brizendine)

Sia maschi che femmine dovranno imparare a gestire i propri impulsi innati e già questo è un problema però nei maschi si sovrappone un altro problema insidioso ed è l’importanza del rango sociale, quello che gli etologi chiamano l’ordine di beccata.

Gli esseri umani sono molto interessati al rango sociale anche perché questo è connesso con quella che Darwin definì “selezione sessuale”. Le femmine di molte specie, ma soprattutto dei primati, scelgono di accoppiarsi con certi maschi e di scartarne altri [ ]… Come sceglie allora la femmina? Spesso guarda al rango sociale come a un utile indizio – (Simon Baron-Cohen: Questione di cervello)

Affermare il proprio ruolo nella gerarchia sociale significa principalmente sfidare chi sta più in alto e tra questi figurano anche gli insegnanti.

… Alcuni adolescenti finiscono per mettere alla prova la propria posizione nella gerarchia di comando, e quindi non è insolito che ingaggino una prova di forza con una figura autorevole, in particolare uno dei genitori …  (Louann Brizendine)
Si tratta di  un fenomeno che manda in crisi le madri single, poiché il padre non c’è in alcuni casi o più spesso è stato allontanato contro la sua volontà diventa la madre l’elemento da sfidare e non il padre come sarebbe logico e naturale. In ogni caso anche l’insegnante rappresenta una figura autorevole da sfidare.

Cosa fare:
classi differenziate per sesso?

Alcuni hanno proposto di tornare alla vecchia divisione per sesso e sicuramente ciò  permetterebbe  ai bambini  di entrambi i sessi di apprendere meglio però siamo sicuri che il gioco valga la candela?  Gli ambienti di lavoro tendono ad essere frequentati sia da uomini che da donne mentre al contrario in passato la divisione tra i sessi comprendeva gran parte degli aspetti della vita pubblica.

Come mi ha confidato un’amica: <<mi sembra che ci sia un codice segreto che conoscono tutti i miei colleghi tranne me>>. Quello che hanno notato è assolutamente vero. Ma non è un segreto e tantomeno un codice. Piuttosto si tratta di un insieme molto radicato di aspettative maschili che possono essere scoperte e comprese una volta che si sa finalmente cosa cercare.  (Shaunti Feldhahn – perchè gli uomini fanno sesso con il lavoro e le donne se ne innamorano)

Shaunti Feldhahn  ha studiato gli ambienti lavorativi maschili e individuato il cosiddetto “codice maschile” ovvero quell’insieme di aspettative e comportamenti che ogni uomo da per scontati.  La conoscenza di questo “codice” offre enormi vantaggi ad una donna che volesse interagire sul lavoro con gli uomini perché le regalerebbe molte opportunità e non metterebbe a disagio le persone con cui ha bisogno di collaborare

Mi è capitato spesso di conoscere donne in gamba, dotate di grande talento, che danneggiano la propria carriera perchè trattano gli uomini con cui lavorano come nessun uomo farebbe mai con uno del suo stesso sesso (Shaunti Feldhahn – perchè gli uomini fanno sesso con il lavoro e le donne se ne innamorano)

In assoluto se il nostro scopo è promuovere una società dove uomini e donne interagiscano a tutti i livelli ritengo la soluzione delle classi divise per sesso una soluzione peggiore del male

Quote celesti nella scuola?  

Personalmente ho sempre ritenuto la soluzione delle quote il modo migliore per selezionare il peggio. Dare dei privilegi in fase di selezione a chi è dotato di attributi sessuali maschili tra l’altro non ci offrirebbe nessuna garanzia di successo anche perché come detto in precedenza la scuola pubblica coscientemente o meno persegue un processo di standardizzazione del processo produttivo e quindi anche un insegnante maschio avrebbe tutto il desiderio di lavorare con alunni immobili che assorbono le nozioni, a tutti piace massimizzare i risultati minimizzando la fatica.
Personalmente opterei invece per una soluzione più articolata, innanzitutto con i bambini il problema è limitato, in tutte le società umane sono sempre state le donne ad occuparsi dei bambini e questo non ha mai rappresentato un problema eccessivo.  Io creerei delle figure professionali con una ottima conoscenza del mondo maschile e che abbiano sperimentato tecniche e metodi capaci di andare incontro al modo di imparare dei maschi a cui far svolgere  la funzione di tutor delle maestre/i  affinchè nel loro bagaglio professionale anche questa competenza venga a trovarsi.

Molto più grave è il problema per i ragazzi adolescenti che spesso si trovano a frequentare classi dove persino  l’insegnante di educazione fisica è donna.  Tutte le società umane hanno sottratto i preadolescenti alle madri per inserirli nel mondo dei maschi adulti e non sarebbe neanche strano, come può un adolescente imparare ad essere uomo da una donna?  La mancanza o comunque la notevole riduzione di figure autorevoli maschili con cui confrontarsi/scontrarsi /identificarsi rappresenta secondo me un grave handicap già di suo se poi va inserito nel contesto della marginalizzazione dei padri le cose si fanno esplosive in quanto viene  amplificato eccessivamente il ruolo dei coetanei e come abbiamo visto diventa problematico imparare a controllare e finalizzare i propri impulsi da chi a sua volta ancora non sa come fare.
Anche in  questo caso sarebbe utile selezionare personale dotato di grande competenza in una materia di insegnamento ma questa competenza deve essere solo un prerequisito, il titolo veramente importante deve essere lo studio e la competenza nell’interfacciarsi con gli adolescenti maschi e a questi  affidare sia il ruolo di tutor per le insegnanti sia metterne uno per classe.

Infine vorrei concludere invitando a considerare un altro problema, noi ci stiamo focalizzando troppo sulla scuola eppure una parte non marginale della ricchezza USA è stata creata da persone come Gates e Jobs o Zuckerberg e altri che non hanno completato gli studi come gran parte delle aziende che hanno costituito la spina dorsale dell’economia del nostro paese sono state create da uomini con a stento la 3 media.  Come valorizzare le potenzialità dei ragazzi dotati di genio che abbandonano gli studi farà la differenza per trovare  quei diversi punti di PIL necessari al nostro paese per restare a galla e mantenere ancora buoni livelli di welfare. Forse ci conviene non trascurare anche questo aspetto.

Segnali dal Futuro – TROPPO ROSEI By Capitan Daddy

Arrivano costantemente segnali dal 2063 e sono inquietanti.

Ecco alcune delle notizie che sono state raccolte sul web e trasmesse da un gruppo di Donne che si fa chiamare Le Eretiche; notizie provenienti dal futuro che grazie ad un dispositivo chiamato fono temporale riescono ad inviarci con l’intento di renderci edotti circa gli errori che verranno commessi, da qui a breve, nella speranza di un risveglio della società pre-fem e di un recupero di quella consapevolezza  della necessaria convivenza di genere in armonia e pace.

La cosiddetta società moderna come la  conosciamo oggi non esiste più, l’uomo e la donna sono due emisferi che non interagiscono e vivono in ecosistemi separati.

Il Governo Mondiale opera sotto l’egida dell’OFU (Organizzazione delle Femmine Unite) e ogni paese è amministrato dall’Organizzazione FemNet.

La storia degli ultimi 50 anni è divisa in società Pre-Fem e Post-Fem.

Nel 2013 è stata varata la legge Mondiale 957 con cui è stata costituita la separazione definitiva Donne / maschi, la parola Uomini è stata bandita definitivamente.

Da quanto abbiamo appreso i maschi sono stati snaturati da ciò che hanno rappresentato per millenni: sono stati relegati a mero ruolo di riproduttori.

Tutte le Città Metropolitane sono divise in Downtown e Uppertown, i bassifondi sono riservati ovviamente ai maschi mentre le zone alte sono territorio della classe dirigente ed organizzatrice: le Donne.

È stata messa a punto la riproduzione in placentacolo: un’ invenzione della Società Semex che grazie ai finanziamenti OFU ha potuto studiare e realizzare la placenta surrogata partendo da cellule staminali femminili; le Donne continueranno ad avere il controllo del mondo grazie alla loro produzione e donazione di ovuli riproduttivi.

Una sorta di riproduzione in vitro: al maschio viene succhiato il seme per bombardare l’ovulo riproduttivo posto nel placentacolo dove  crescerà il feto prodotto.

Per un corretto controllo dei prodotti maschili in quanto  futuri riproduttori, un maschio deve produrre ogni 10 anni dopo aver compiuto i vent’anni di età fino al compimento dei 40 anni: durante le succhiazioni, il seme viene trattato mediante un procedimento di selezione eugenetica per produrre con certezza un maschio di sana e robusta costituzione; mentre, all’avvenuta completa maturazione dei maschi riproduttori, (40 anni),  sarà loro concessala selezione dei cromosomi adatti alla creazione della Donna, unico vero scopo della società moderna per il mantenimento dell’Ordine Femminile Mondiale.

I maschi riproduttori lavorano nelle Fabbriche e servono a mantenere il tenore di vita delle Donne  calcolato annualmente con il PILD (Prodotto Interno Lordo per le Donne).

Ogni mese ai maschi viene riconosciuto un salario di minima sussistenza consistente nel vitto e alloggio di Downtown (un cubicolo di 12 metri quadri) dotato dei confort maschili minimi: dispenser di Birra, touch screen soccer e sexual olographo. Tutti i prodotti delle Fabbriche sono a totale beneficio delle Donne che le amministrano.

Le Amministratrici di FemNet hanno anche  il gravoso compito di mantenere la stretta sorveglianza della natura violenta del maschio che  è stata destrutturata mediante l’introduzione dell’obbligo  della dieta vegana e l’utilizzo di smetabolitori di testosterone, contenuti nella Birra.

Tali pulsioni di violenza vengono utilizzate per il rendimento sul lavoro nelle Fabbriche; facendo si che al maschio non rimanga niente di irrisolto dopo aver terminato il proprio turno lavorativo, composto di 16 ore giornaliere; dopodiché non gli rimane altro che tornare nei  quartieri dormitori di downtown che sono dei veri e propri formicai umani dove,  però,  i maschi non possono socializzare tra loro.

In 50 anni di Potere FEM mai una rivolta è scoppiata tra i maschi, meno potere gli è stato dato e meno ambizione hanno sviluppato.

Inoltre, dal salario minimo viene trattenuta una parte commisurata in  1/5 per i mantenimenti necessari allo sviluppo degli acceleratori di crescita dei nuovi nati, in modo tale da massimizzare la forza lavoro e accelerare l’avvio dell’attività lavorativa e riproduttiva.

Al momento apprendiamo che l’unica via di miglioramento della società maschile è rappresentata proprio dalla creazione della Donna, ovvero, al maschio creatore è data la possibilità di essere trasferito alle dipendenze della Donna che ha donato l’ovulo per la creazione della propria figlia.

Le Donne possono generare quante figlie vogliono, dal momento che i mantenimenti non mancano e tra l’altro sono necessarie per dare futuro alla propria stirpe.

Le Donne vivono in residenze che in epoche passate sarebbero state definite Dorate e per questo bisognose di personale destinato alla cura e mantenimento delle occupanti.

Vivono in Grandi Famiglie Alveari organizzate e amministrate da un’Ape Regina della Casa con tutte le sue adorate Figlie.

Le nuove Nate vengono cullate costantemente da maschi riconvertiti predisposti al ruolo di mammi, le giovani Donne vengono servite e riverite h24 da maggiordomi di rosa vestiti.

L’educazione delle Donne è riservata alle Dirigenti di FemNet uniche depositarie della cultura superiore della coppia  cromosomica XX.

Tra le Grandi Famiglie Alveari esiste una vera e propria Rete cooperativa che consente loro di integrarsi e interagire per lo sviluppo della Società delle Donne

Ma come è potuto succedere tutto questo?

Da quanto captiamo nei messaggi che vengono trasmessi, l’unico barlume di salvezza sembra  rappresentato proprio dalle Eretiche, un gruppo di Donne fuoriuscite e socialmente emarginate dal loro stesso genere  che grazie proprio alla loro inferiore posizione sociale sono riuscite nell’intento di rimanere in contatto con i maschi, organizzando una Resistenza al Sistema OFU e FemNet, con l’intento di  risvegliare l’Uomo ancora presente nell’animo nei bassifondi maschili che attualmente è solo assopito e fraudolentemente distratto.

To be continued….

 

NB: Capitan Daddy, Segnali dal Futuro, è un personaggio di pura invenzione  Ogni riferimento a fatti, cose e persone è puramente casuale.

 

Assegni per il Nucleo Familiare – Istruzioni per l’uso

Capita non di rado di dover interpretare tra le pieghe delle normative le corrette diposizioni in materia di Assegni Familiari e nello specifico di affrontare la questione spinosa “gli ANF spettano a me e non a Te quindi restituiscimeli!!!”

Sempre più spesso si verificano incomprensioni, se non vere e proprie battaglie legali su questo tema; partendo dal presupposto che la materia non è normata come dovrebbe e infatti presenta alcune lacune che lasciano troppo spazio a decisioni altrui quindi  il problema può diventare di difficile soluzione e presentare alcune sorprese.

Cosa sono? In sostanza si tratta di un contributo istituito per aiutare le famiglie dei lavoratori dipendenti e dei pensionati da lavoro dipendente i cui nuclei siano composti da più persone e i cui redditi siano al di sotto di limiti stabiliti di anno in anno per legge.

A chi spettano? Ai lavoratori dipendenti (compresi quelli in malattia, in cassa integrazione, in mobilità e in disoccupazione), ai pensionati e ai lavoratori autonomi iscritti alla Gestione Separata.

Sono esclusi i pensionati autonomi (artigiani e commercianti) ai quali si applicano altre normative.

Chi li eroga? Vengono erogati dall’INPS o tramite il datore di lavoro direttamente sulla busta paga del lavoratore sulla base ed è di importo diverso a seconda della tipologia del nucleo familiare e del reddito.

Cosa s’intende per Nucleo Familiare? Può essere composto da:

  • chi richiede l’assegno
  • il coniuge
  • i figli legittimi ed illegittimi minorenni
  • i figli inabili completamente al lavoro anche maggiorenni
  • i fratelli, le sorelle e i nipoti del richiedente che risultassero orfani dei genitori ma che non abbiano diritto alla pensione per i superstiti

Queste persone fanno parte anche se:

  • Non sono conviventi
  • Non sono a carico
  • Non sono residenti in Italia

Il coniuge, per far parte del nucleo familiare, non deve essere separato legalmente o divorziato né avere abbandonato la famiglia. Si considerano non conviventi anche i “separati in casa” cioè coloro che sono stati autorizzati dal giudice, in via temporanea a vivere nella stessa abitazione.

IN CASO DI DIVORZIO O DI SEPARAZIONE LEGALE CON AFFIDAMENTO CONGIUNTO DEI FIGLI, IL DIRITTO ALL’ASSEGNO PER IL NUCLEO FAMILIARE SCATTA A FAVORE DI ENTRAMBI I CONIUGI AFFIDATARI.

Naturalmente spetta ai coniugi arrivare ad un accordo su quale dei due deve richiedere l’autorizzazione; infatti SOLO UNO DEI DUE PUO’ PERCEPIRLI.

Quindi il problema è che sarebbe sempre bene in fase di accordo di separazione indicare chi dei due coniugi potrà continuare a percepire detti assegni; in mancanza di tale accordo o addirittura di contrasti il Giudice userà il criterio della convivenza per valutare intorno a quale dei due coniugi affidatari si è ricomposto il nucleo familiare.

Se il marito percepiva gli assegni e come succede spesso se non sempre i figli verranno collocati presso la moglie sarà bene far scorporare l’importo degli assegni dal reddito per determinare gli assegni di mantenimento della prole, poiché gli assegni verranno sicuramente destinati a favore dell’ex-moglie.

Caso ancora più curioso potrebbe essere quello che il marito continui a percepire gli assegni che dovrà poi versare all’ex-moglie senza sapere che quest’ultima aveva a sua volta fatto richiesta di erogazione.

Naturalmente questo caso è quello più delicato da affrontare in quanto uno dei due non avrebbe avuto diritto di richiederli e a seguito della falsa dichiarazione nella compilazione della domanda all’inps rischia una sanzione PENALE ai sensi dell’art. 76 DPR 445/2000.

Quindi, se fossi in voi farei bene attenzione a ciò che si dichiara e alla prima occasione farei un controllo delle dichiarazioni dell’ex-coniuge in modo da evitare spiacevoli sorprese e non esiterei a denunciare all’INPS dichiarazioni false atte a percepire indebitamente gli ANF anche per evitare di essere denunciato a propria volta nonostante “in teoria”  dovrebbe aver ragione chi ha fatto per primo la richiesta e scusate il condizionale ma è d’obbligo.

 

assegni familiari

DPR 445/2000

Articolo 76 (L)
Norme penali

1. Chiunque rilascia dichiarazioni mendaci, forma atti falsi o ne fa uso nei casi previsti dal presente testo unico è punito ai sensi del codice penale e delle leggi speciali in materia.

2. L’esibizione di un atto contenente dati non più rispondenti a verità equivale ad uso di atto falso.

3. Le dichiarazioni sostitutive rese ai sensi degli articoli 46 e 47 e le dichiarazioni rese per conto delle persone indicate nell’articolo 4, comma 2, sono considerate come fatte a pubblico ufficiale.

4. Se i reati indicati nei commi 1, 2 e 3 sono commessi per ottenere la nomina ad un pubblico ufficio o l’autorizzazione all’esercizio di una professione o arte, il giudice, nei casi più gravi, può applicare l’interdizione temporanea dai pubblici uffici o dalla professione e arte.

L.P.

SCOOP!!! (by FruttaSecca)

I rumors in rete si rincorrono.

Diversi mesi fa, mentre si stavano effettuando degli scavi in un remoto deserto di non si-sa-quale paese africano, si mormora (perché sulla faccenda pare sia stato imposto il silenzio stampa) siano state rinvenute delle antichissime carte, o meglio, dei papiri sui quali, con antichi caratteri, sarebbe stata vergata una versione alternativa della Bibbia. Ma non di tutta la Bibbia. Solo della Genesi.

Ma la faccenda più sorprendente (e lo è davvero) è che questi papiri antichissimi, subito portati al riparo nelle stanze protette di un famosissimo museo (e di tale museo non è dato sapere né il nome né l’ubicazione per motivi di sicurezza “planetaria”) sono stati immediatamente sottoposti a degli esami scientifici estremamente accurati. Tra i quali, ovviamente, il famoso esame del “carbonio-14”, quello che si usa – per intenderci – al fine di verificare la vetustà di qualsivoglia manufatto.

Per quanto l’Intelligence abbia provato a silenziare ogni voce e i governi dei singoli paesi siano scesi in campo con tutta la loro autorità per non far trapelare alcuna notizia (soprattutto il Vaticano che è in totale “allarme rosso”) c’è stato qualcuno che non ha potuto fare a meno di sussurrare la verità. Una verità incredibile! Ma il sussurro oggi, grazie alla Rete, è diventata notizia.

Dunque forse la “profezia Maya” non diceva il falso…

Pare che l’esame del Carbonio-14 abbia dato dei risultati sorprendenti, anzi: INCREDIBILI.

Sembra che il macchinario dell’importante museo sia andato in cortocircuito… e a quel punto i papiri sono stati “trasferiti” in un altro importante museo… dove si è verificato lo stesso problema… e così per altre cinque volte… finché i papiri sono approdati nelle segrete stanze di un celeberrimo ente governativo “top secret” dove si sarebbero riuniti scienziati provenienti da tutto il mondo e… anche qui il copione si è ripetuto, nonostante la tecnologia messa a disposizione fosse quella più avanzata!

Il perché… tenetevi forte… siete ancora lì seduti? Siete calmi? Siete tranquilli?

Bene perché le prossime righe sono solo per menti salde e stomaci forti…

Ebbene perché questi papiri, apparentemente antichissimi, sembra provengano dal FUTURO.

Un futuro lontano migliaia di anni… l’ultimo macchinario ad essersi rotto sembra segnasse un numero molto lontano da noi, in avanti di svariate migliaia di anni, prima di bloccarsi definitivamente.

Le domande sono:
1)      Perché qualcuno dal futuro  – c’è un complotto? – sta cercando di modificare uno dei testi religiosi più importanti dell’umanità?
2)      Come hanno fatto questi papiri dal futuro ad arrivare fino a noi compiendo un viaggio nel passato (per intenderci: altri manufatti trovati nello stesso luogo risalgono al 1405 A.C. circa)?
3)      Last but not least: cosa c’è scritto su codesti papiri?

La Genesi, come la conosciamo noi, riporta questo testo (all’incirca).

I sussurri rivelano che sul papiro si racconterebbe di una furiosa lite tra Adamo ed Eva dopo aver colto e mangiato la famigerata Mela del “Peccato Originale”.
In seguito a ciò Adamo sarebbe stato cacciato dal Paradiso le cui chiavi il Serpente avrebbe però consegnato ad Eva, adducendo come motivazione che “il cogliere la mela, costituendo un sacrosanto ed inalienabile diritto all’autodeterminazione femminile, non poteva considerasi addebito di colpa e pertanto: essendo venuta meno la comunione materiale e spirituale nella coppia e divenuta insostenibile la convivenza sotto lo stesso tetto, si decretava lo scioglimento della medesima; quindi si stabiliva che la prole fosse collocata prevalentemente presso la madre (signora Eva) e che la casa – il Paradiso – fosse assegnata alla madre (signora Eva), la quale ivi avrebbe risieduto per i tempi a venire con la propria discendenza” (di Adamo ma si suppone anche di altri; ma di questi altri allo stato attuale ancora non si sa nulla). E ancora: “Tanto ciò premesso si poneva a carico del signor Adamo un quantitativo  di cibo, companatico e tutto quanto fosse stato nei bisogni della discendenza a titolo di mantenimento oltre a quanto fosse nelle richieste della signora Eva. Il signor Adamo sarebbe stato obbligato, per l’eternità, a corrispondere quanto decretato entro e non oltre il 5 di ogni mese. Il signor Adamo avrebbe potuto visitare la prole ogni 15 giorni e in un ulteriore giorno durante la settimana. Inoltre si poneva a carico del signor Adamo il pagamento puntuale della rata del mutuo del Paradiso” (che diciamocelo: non doveva essere poca roba).
Sempre da un altro frammento si leggerebbe che il Serpente con uno sguardo sarcastico avrebbe sibilato: “Se il signor Adamo dovesse avere altra discendenza, saranno solo affaracci suoi”.

E Dio? Dov’era Dio? La domanda viene spontanea.

Dio… pare che dopo aver faticosamente realizzato il Tutto, quindi anche il Paradiso  (così viene raccontato alcune righe più in basso) sarebbe persino stato convocato in giudizio dal Serpente a presentare un accurato inventario della sua Creazione in modo da stabilire il corretto asse ereditario della discendenza della signora Eva; inoltre, in un paio di casi, fu persino citato (!) e obbligato a provvedere (in quanto “Padre” di Adamo quindi anche “Nonno”) al posto di quel farabutto menefreghista di Adamo che, dovendo fronteggiare giusto un paio di carestie, un’invasione di cavallette e essendosi ammalato (che insopportabile pelandrone!) una volta di  scorbuto e un’altra di gotta, non era riuscito a far giungere “quanto dovuto” nei tempi stabiliti alla signora Eva che aveva già iniziato a serrare le porte del Paradiso a tripla mandata per impedire al disgraziato fancazzista di vedere la prole nei suoi week end di visita.

Infine un’altra chicca: pare che alcuni abbiano trafugato un frammento di papiro che elenca, nei tempi successivi, i vari lavori intrapresi da Adamo. Anche qui ci sono cose che non tornano. Questi papiri, infatti, sono una sorta di bolle di consegna di una certa una società Am___on (il frammento è rovinato quindi risulta parzialmente illeggibile) relativi a libri e film.
Nello specifico: sarebbero elencate 25 consegne relative ad opere di Sch__nhauer e 57 dvd di Ha__ __tter.

Il mistero dei papiri  biblici s’infittisce sempre più.
[To be continued]

Michelangelo_Adamo_Eva

Frankly, my dear, I don’t give a damn!

Recentemente ho rivisto un caro amico e la sua famiglia. Marito, moglie, 2 figli adolescenti, un mutuo.

Fino a poco tempo fa anche 2 lavori decentemente pagati, una macchina, attività sportive per i figli, un coniglio nano, le vacanze al mare, qualche gita fuori porta, di tanto in tanto una pizza.

Una vita normale, con qualche corruccio per i conti che potevano non tornare per un imprevisto ma che, alla fine dell’anno, raggiungevano il loro equilibrio e consentivano anche di metter via qualcosa.

Una vita da italiano medio. Finché…..

Finché la crisi del settore tessile e l’immigrazione con una concorrenza di mezzi – e di prezzi – spietata hanno messo in ginocchio la produzione industriale della zona.

Marito, moglie, 2 figli adolescenti, un mutuo e il coniglio nano di casa non sono cambiati.

Ma lo stipendio è diventato prima uno, poi più piccolo. Il lavoro è diventato prima uno, poi addirittura da reinventare.

Addio alle attività sportive, alle vacanze estive, alla pizza ogni tanto.

Si rivede anche la spesa, e la composizione di pranzo e cena: dentro pane, patate e pasta, fuori la carne rossa, il pesce, le merendine.
Le verdure arrivano ancora a tavola, perché i miei amici hanno la fortuna di abitare in una zona con una profonda vocazione agricola.
Alla macchina rinunciare non si può perché la scuola non è proprio vicina, perché anche l’autobus costerebbe di più e sarebbe un costo aggiuntivo, perché al lavoro bisogna comunque andare.

Ma le ambizioni, a quelle si è dovuto rinunciare; anche i ragazzi hanno dovuto e ad una età in cui forse è difficile capire appieno il perché.

Quindi si è rivisto anche il percorso di studio: perché un liceo non ti da un mestiere, perché c’è bisogno di mettersi in pista presto per restare a galla, e una scuola professionale potrebbe consentirlo….. perché  così c’è la speranza di poter trovare lavoro ovunque, i confini italiani sono diventati una barriera da sorpassare per vedere orizzonti migliori.

Una famiglia alla quale la crisi, il mutuo, l’immigrazione e il costo del lavoro sproporzionato verso l’offerta senza scrupoli, con la complicità di uno stato assenteista e incapace di capire e concepire il senso del welfare, ha TOLTO IL TENORE DI VITA.

Ha tolto in parte anche la dignità, diciamocelo. Perché i “NO, non possiamo” sono diventati sempre di più, perché a Natale diventa difficile anche pensare di fare 200km per rivedere la famiglia di origine, ché tra benzina ed autostrada e la vecchia auto che non può sforzarsi….. si deve restare a casa.

Ecco io mi chiedo: il tenore di vita, perché va garantito ad alcuni, oltremodo, oltremisura, oltre ogni soglia di tolleranza e dignità, e viene invece preteso da alcun* in nome di una genitorialità che pare abbiano solo loro…..

E poi lo stesso concetto è dimenticato, annullato, deriso….. si chiedono solo sacrifici ad altre famiglie, ad altre persone, ad altri ragazzi, ad altri bambini che devono solo capire, perché… “è la situazione congiunturale, è la vita, è la crisi”.

Due pesi, due misure, una per chi è di un sesso, una per chi è di un altro… una per chi è biondo, una per chi è nero?
Non vi sembra un film già visto?

Certo, immagino che l’obiezione più ovvia è che comunque questa è (ancora) una famiglia unita, che si ritrova, che si sostiene…

Sicuri?

E se vi dicessi che l’unico lavoro a disposizione impone turni, per cui i genitori non si incontrano quasi più… che chi dei 2 della coppia non lavora stabilmente si è rimboccat* le maniche e accetta ogni mansione fosse pure per qualche ora, sovvertendo ordine, abitudini, riducendo i tempi di condivisione?

Cosa impone la Legge, per queste famiglie?
Quella stessa Legge che determina che ai minori va garantito lo stesso tenore di vita?
Rinnega sè stessa, è faziosa, partigiana, di sicuro non è uguale per tutti.

L’unica cosa che ne ricavo, da questo racconto, è che la nostra MADRE patria è solo capace di dire:
“Frankly, my dear, I don’t give a damn!”

Siamo in Europa, baby.

EMMY G.

Sei giaguara? Corri…

Una nota per nostri lettori:
questo post è volutamente così: crudo e provocatorio… come la verità quando è nuda.

Sei giaguara? CORRI!

 …Fare un figlio non è solo un atto di responsabilità verso sé stessi e la vita che verrà al mondo. E’ una SCELTA.

Una scelta dettata – anche – dall’istinto che ci guida alla sopravvivenza della specie, e di cui Madre Natura ci ha dotato. Siccome non è una Madre Malevola (di seguito MM) Madre Natura (di seguito MN) ci ha dotato anche di saggezza in modo da poter pervenire alla scelta nei tempi migliori. Laddove agli animali ha programmato un orologio perché la nascita avvenga nelle stagioni più ricche di cibo, agli umani MN ha programmato il cervello – a chi più, a chi meno – perché possa ragionare riguardo le proprie decisioni e le conseguenze che ne derivano.

Da millenni uomini e donne cercano strumenti per rendere questa scelta di genitorialità DESIDERATA e soprattutto OPPORTUNA (che ha un significato molto diverso da OPPORTUNISTA….. Non mi dilungo qui perché esistono ottimi dizionari che possono portare la luce nel buio di quelle menti che confondono i due termini).

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Un breve excursus storico http://it.wikipedia.org/wiki/Contraccezione evidenzia come i metodi anticoncezionali siano assolutamente democratici ovvero possano essere messi in atto dalle donne così come dagli uomini.

Si nota bene che i metodi a disposizione delle donne, con il progredire della scienza si siano fatti sempre più efficienti, sicuri e, soprattutto, a completa disposizione delle Signore.
Significa che la scelta di avviare o meno una gravidanza, è una scelta prevalentemente (quando non assolutamente) femminile.

Parallelamente anche la scelta di interrompere una gravidanza è una scelta assolutamente femminile (di questo parleremo un’altra volta, ché merita tutto il suo spazio).

Orauna persona adulta e responsabile, ovvero una persona che fa un decente esame di realtà, quando fa una scelta pondera, valuta e se ne assume le conseguenze (e i meriti).

Se la smazza, in pratica.

Perché, ragazze delle due l’una: se vogliamo il pieno controllo su quando decidiamo  “FIGLIO NO”….. ce la dobbiamo smazzare anche quando è “FIGLIO SI”.

O tutto o niente.

Il che significa che SI PUO’ contare sul supporto del partner (e ci sono moltissimi che non vedono l’ora di essere padri ed essere coinvolti) ma NON SI DEVE PRETENDERE di contare sul supporto del partner.

Del resto, se vogliamo credere che la Natura sia MN e non MM……
Vedete un po’ voi quante giaguaresse si fanno mantenere e quante gazzelle si fanno assegnare il “pascolo coniugale”.

Ma manco le pantegane!!!

J.J.