“Madre” Natura non ha pregiudizi…

Cavallucci marini: è il maschio a partorire 

Gli ippocampi si differenziano dal resto del mondo animale; invece della femmina, è infatti il maschio che partorisce e si prende cura dei piccoli.
Sono tra gli animali più eleganti e fragili del mondo marino, e anche tra le creature più difficili da studiare: ma ricercatori britannici hanno svelato uno dei più grandi misteri che circondano i cavallucci marini, o ippocampi, quello della loro riproduzione.
Un’attività in cui i cavallucci marini, strettamente monogami, si differenziano dal resto del mondo animale, con il maschio che tiene nel suo grembo, partorisce e si prende cura dei piccoli, invece che la femmina.
Finora gli ittiologi ritenevano che la fecondazione tra ovuli e sperma avvenisse nella cavità addominale dell’ippocampo maschio, dove la femmina deposita i suoi ovuli. Ma osservazioni più accurate hanno mostrato come il seme viene prima espulso in acqua dal maschio, prima di risucchiarlo nella cavità dove avviene la fecondazione.
[…]

(Testo tratto da qui: Fonte: Lanci – Giornale Tecnologico)

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(Immagine tratta da Wikipedia)

Su “F” Laura Pigozzi parla del rapporto tra padri e figli

Cari padri, cercate di non copiare le mamme. E siate voi stessi.

Siamo passati da un eccesso all’altro.
Prima i papà erano severi e autoritari.
Oggi invece sono troppo affettuosi.
E, secondo la psicoanalista Laura Pigozzi, non sono più in grado di aiutare i figli a crescere e spiccare il volo.

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Lettera alla lettera di Repubblica: la mia vita liberata dall’amore violento

Dopo una pausa dall’articolo dove la nostra amica parlava dell’allattamento che ci ha portato anche uno scambio vivace, postiamo un richiamo dal blog di un’altra carissima amica.

L’argomento che tratta è quello della violenza alle donne, tema che qui abbiamo già toccato altre volte qui qui qui qui qui qui e qui.

Un argomento per noi di sicuro interesse in quanto assistiamo quotidianamente alla violenza sulle donne, ricevendola.

Oggi ospitiamo in questo post un articolo da questo blog

Ecco l’incipit

Scrivo alla lettera perché, al di là dello sfogo della donna che ha consegnato lo scritto ad una testata giornalistica, poi è pur sempre quella testata che decide di usarla attraverso una strategia comunicativa per orientare l’opinione della gente in una certa direzione. E dico questo perché faccio comunicazione anch’io, creo personaggi, metto in bocca a certe anime di carta verità presunte e so che nel momento in cui ho raccontato, perché l’ho fatto e con grande impegno e passione, la storia vera di persone vere che mettevano nero su bianco la propria esperienza, nel caso in cui non corrispondeva alla narrazione dominante e soprattutto non orientava l’opinione di lettori e lettrici in senso autoritario, allora mi hanno detto che era falsa.

(continua) Andate a leggere il resto merita davvero di essere letta fino in fondo

Sempre COLPEVOLE “in quanto uomo”

Riceviamo e volentieri (si fa per dire, visto il contenuto del racconto…) pubblichiamo.

COMUNQUE COLPEVOLE: pena di genere.

Come posso proclamare la mia innocenza al cospetto di reati talmente gravi che mi vedono indagato da oltre due anni, con “la madre” parte lesa?

Ho ottenuto l’inimmaginabile, per essere solo un uomo, solo un padre.

Cronologia

Dopo aver subito per un anno percosse e offese di ogni tipo, nel gennaio 2011, vengo aggredito con mio figlio in braccio, difendo lui e allontano con un morso e una spinta “la madre”, dopo un anno mi viene commisurata la pena a 4 mesi per lesioni personali (582); il certificato di pronto soccorso, oltre a diagnosticare il danno procuratomi, cita “strie iperemiche analoghe precedenti emivolto sinistro, presumibilmente di analoga natura precedenti”.

Nessun testimone, le è bastato dichiarare che l’ho aggredita, per vedersi archiviata la mia querela, legittima difesa.

Prosegue la convivenza, nel marzo del 2011 altra querela per un pugno al volto, presentata a mia insaputa, che io le avrei sferrato in presenza dei figli (della sua precedente unione), nessun certificato medico, nessuna percossa, ecchimosi altro.
Convocato in questura produco oltre 20 foto del giorno successivo alla presunta aggressione, che ci ritraggono serenemente abbracciati e giocosi in un giardino pubblico alla presenza dei di lei figli e di nostro figlio, evidente l’inesistenza del pugno.
Lei ritira la querela, io accetto la remissione.

Prosegue la convivenza, periodi di serenità ed intimità, week end lunghi. etc. intervallati da qualche discussione, avendo lei capito che non sono più disposto a proseguire simile relazione.

Arriviamo ad un pomeriggio di giugno: tornato da lavoro, le comunico che ho appurato la presenza di altre figure maschili nella sua vita privata già dal mese di aprile (due le contatto personalmente, della terza lo scopro ad agosto).
Alle ora 22:40 mentre ero a letto, nello stato di dormiveglia, e con mio figlio accanto, vengo di nuovo aggredito al volto e insultato pesantemente.
Per questo episodio sporgo querela, senza produrre certificato di pronto soccorso; lei verrà successivamente rinviata a giudizio per percosse ingiurie e minacce (con 81 continuato).

La mattina successiva arrivato in ufficio, il mio titolare mi invita a tornare a casa.

Dormo il venerdi sul divano deciso ad andare via il sabato, non prima di essermi recato in questura, con mio figlio ove aggiorno il vice questore. La mattina stessa “la madre” fa richiesta di ammonimento da stalking contro la mia persona  (612 bis), archiviata con non luogo a procedere alla richiesta stessa, dopo aver prodotto memorie difensive, all’unità anticrimine competente. nessun ammonimento, restrizione etc.

Lei inizia a non farmi vedere mio figlio, quando mi reco a casa, se la trovo, non apre la porta e chiama la forza pubblica.
Quando è “apparentemente” lucida, comunichiamo. Mi dice: “Tu non puoi essere qua, mi crei ansia e paura” (sino al giorno prima mi invia sms amorevoli), chiama le forze dell’ordine, io aspetto sempre il loro arrivo.

Successivamente le chiamerò io almeno 10 volte, ribadendo il mio diritto a stare con mio figlio.

Vengo nel frattempo riconvocato all’unità anticrimine, mi viene detto: “Signor X questo è stalking” io rispondo: “No questa è sottrazione di minore“. Non la seguo, non la minaccio, ecc ecc. Lei stessa, riconvocata all’anticrimine, dichiara di non aver subito minacce, di non essere stata inseguita ecc dal sottoscritto.

Arriviamo ai primi di settembre, non vedo mio figlio dalla fine di giugno, non so nulla di lui; ripetute quanto inutili comunicazioni tra legali; “la madre” pensa bene di farsi un pò di vacanza, con lei nostro figlio. Saputo da una parente il luogo di villeggiatura (a casa di un amico), prima avverto la questura competente chiedento l’intervento della volante per accertrele condizioni di mio figlio, spiegando che non c’era nessuna disciplina relativamente all’affidamento, ai diritti di visita, altro.

Alla risposta dell’agente incaricato: “Se è con la madre va bene“, dopo avergli spiegato la sua totale ignoranza in materia di sottrazione dei minori, mi allontanavo salutando con il più classico: “Ma vai a ca**re“.

Direttomi presso la civile abitazione, con videocamera accesa, mi veniva concesso di entrare e fare due chiacchiere con “la madre”, nel giardino subivo l’ennesiva aggressione al volto, dopo comunque che mi veniva offerto un caffè “dall’amico”, che silente ed in disparte assisteva alla discussione, cordialmente salutavo.

L’indomani mi presentavo spontaneamente presso l’unità anticrimine, e producevo video e foto attestanti l’effettiva sottrazione di minore; mi sentivo risponder:e “questo è stalking!” e rispondevo: “Bene, arrestatemi, a mio avviso continua la sottrazione di minore e voi siete complici di quanto sta accadendo“. Era un giorno di settembre 2011; lo stesso giorno veniva archiviato il procedimento come non luogo a procedere alla richiesta.

Nei giorni successivi continuavo a fare richiesta di intervento al 112 e 113 per farmi vedere mio figlio, essendo questo un mio diritto, almeno una volta al giorno. Un giorno di settembre mi recavo di nuovo a casa, verso le 09:30, chiaramente sempre pre-avvertendo la forza pubblica delle mie intenzioni; suonato il campanello e apertasi la porta, mio figlio, alla mia vista, mi correva incontro; io lo prendevo in braccio e comunicato “alla madre” che lo avrei riportato alle 17:00 mi dirigevo verso il parcheggio.

Lei, venendomi dietro, minacciava di farmi arrestare e di chiamare la forza pubblica; io replicavo dicendole che li avevo gia avvertiti ma che di mattina erano impegnati; lei provava a richiamare, essendo decisa a non fare stare insieme padre e figlio neanche mezza giornata.
Mi comunicava che stavano arrivando.

Mio figlio era sempre in braccio a me ed io cercavo di distrarlo; “la madre” lo rivoleva a tutti i costi e iniziava cosi un girotondo intorno alla macchina, ogni tanto lei dava qualche pugno sul tetto e si metteva seduta sul cofano.
Dal portabagagli estraevo la prima bicicletta di mio figlio che avevo in macchina da circa due mesi; lei la la afferrava e me la scagliava contro colpendomi tra il collo e l’orecchio, contestualmente mi graffiava il volto e, strappatami la camicia, non solo mi prendeva a calci, ma si scagliava pure violentemente verso la macchina prendendola pure a calci e pugni.
Io stavo  immobile con mio figlio in braccio e impaurito, mentre “la madre” mi percuoteva: rimanevo fermo e ringraziavo, dentro di me, il Signore che mi dava tanta forza.

Intervenuta la volante, dicevo loro le mie intenzioni, dopo la ferma opposizione della madre che sosteneva ch,e essendo io matto, non avrei riportato mio figlio; veniva avvisato il PM della Prcura dei Minori che mi “invitava” a “lasciare il figlio alla madre“, convocandoci entrambi per il lunedi successivo.
Non potevo, di fronte ad un PM, non ottemperare.

Per questo episodio ho sporto regolare querela e “la madre” è stata rinviata a giudizio per lesioni colpose ingiurie e minacce (con 81 continuato).

Contestualmente presentavo due diverse querele di sottazione di minore (574) per due periodi diversi, dimostrando con copiosa documentazione la ferma volontà della madre ad utilizzare mio figlio come strumento finalizzato a misure restrittive nei miei confronti, spiegando la dinamica dello stalking indotto.

Dopo un anno venivano archiviate con la motivazione che la situazione psicologica della signora non potevano far pensare la volontarietà
della stessa di commettere un reato.

Il lunedi successivo “la madre” presentava querela per stalking presso la Procura del Tribunale e “la nonna” pure regolare querela contro la mia persona per minacce generiche, ingiurie, appostamenti e inseguimenti, nonchè minacce di morte per l’intero gruppo parentale (figlia marito e nipoti) sostenendo che avevano paura ed erano oramai costretti a vivere uno stato di semireclusione.

Circa un anno dopo la querela veniva archiviata in quanto il GIP riteneva che io mi fossi recato presso l’abitazione della madre solo per vedere mio figlio, insomma solo per avvalermi di un diritto.

La querela della madre invece sino a giugno 2013 non ha avuto nessun riscontro: dunque nessun ammonimento, restrizione alcuna, avviso di garanzia o altro.

A seguito delle ripetute telefonate “della madre” che descriveva atteggiamenti da me assunti, ed in base evidentemente al copioso fascicolo presentato, ad oggi sono in regime di 415 bis (devo produrre memorie), difendendomi da accuse che mi descrivono come un orco malato, psicopatico e potenziale assassino!!!

I reati che mi vengono contestati sono di stalking (612 bis), violenza privata (610) perchè sotto al minaccia di ucciderla l’avrei obbligata a rimettere al querela e maltrattamenti in famiglia (572), per un episodio per cui comunque avevo gia ricevuto ingiusta condanna.

Altro capitolo è quello del Tribunale dei minorenni, delle CTU, degli assistenti sociali, ecc ove non c’è una riga una ove vengo descritto come pericoloso maltrattante ecc, solo come un gran rompico****ni che, nonostante tutta la m***a che ha mangiato non si è arreso all’abuso – questo si continuato! –  messo in opera dalla madre e dal suo legale.

Ad oggi mio figlio e la casa non sono stati ancora “aggiudicati” essendo questo stato affidato ai servizi sociali e collocato presso la casa (indovinate chi e come ha evitato la casa famiglia?) dove vive serenamente con fratelli ecc.

Il regime di 415 bis è partito dopo che “la madre” telefonicamnte comunicava che avevo mandato una mail ingiuriosa e offensiva nei suoi confronti ad una sua parente (email già verificata come inesistente) e che avevo telefonato non so bene a chi e che mi sarei recato “ultimamente” a casa con i carabinieri (già verificato come falso).

Dall’ottobre del 2011 vedo mio figlio una volta a settimana per 1 ora(salvo vere e presunte malattie) grazie al servizio di spazio neutro, monitorato nella relazione.

Nell’estate scorsa, dopo l’inizio della CTU (ove mi sono presentato senza CTP, motivando la scela) “la madre” evidentemente vistasi in difficoltà mi lasciava spontaneamente “il figlio” per oltre un mese, piu ore al giorno, e in alcuni casi anche di notte: lei stessa mi frequentava “in giro” e presso la mia abitazione oltre quello che può essere considerato un consono orario serale, o andando a fare qualche pic nic in XY.

Lei stessa dichiarava: “Ero felice che le cose stessero andando per il meglio, Y era felicissimo di stare con il padre, quando lo riprendevo descriveva entusiasta la giornata, anche io ero tranquilla e felice.”

Di diverso avviso era il “deviato” CTU che descriveva la madre come non capace di discernere le reali necessità del figlio, di pensare esclusivamente alle sue impellenti necessità ludiche, di non rispettare le disposizioni del tribunale maturate proprio sulla scorta delle sue allegagioni (padre violento, psicopatico, assuntore di pesanti psicofarmaci ??? ecc), la quale “madre”, è bene ricordarlo, con tre diverse istanze richiedeva e richiede tutt’ora un affido esclusivo.

Al momento, sono sprovvisto di legale difensore, avendomi il mio comunicato che non se la prende la responsabilità di difendermi e vedermi comunque andare in galera. E’ evidente che è solo una scusa, avendo io terminato ogni minima risorsa economica dopo due anni di legali, tribunali, CTU, ecc. Non posso certo garantirgli il giusto compenso!

Non solo la galera sarebbe una beffa, dopo che gli organi competenti ed indaganti mi hanno permesso di circolare liberamente, nonostante tutto, se solo fossero vere anche solo un terzo le accuse rivoltemi “dalla madre”; è del tutto evidente che le autorità non hanno di fatto tutelato l’incolumità “della madre”, dei suoi genitori e dei di lei figli. Anche una qualsivoglia minor condanna stessa sarebbe una beffa, basandosi solo sulle prove testimoniali del teste accusante dei genitori e di due parenti, falsamente testimoni “presenti ai fatti”.

In conclusione, e per farvi tranquillizare relativamente all’inesistenza del mostro descritto, riporto una testimonianza “della madre” della primavera 2011, dunque a poche settimane dalla nostra separazione, la quale dichiarava con riferimento all’episodio che mi ha visto condannato gennaio 2011, dopo essere stato aggredito: “Mai prima e mai sino ad oggi si erano verificati e si sono verificati episodi ove X mi percuoteva.”

Come scrissi all’unità anticrimine, anticipando degli eventi che poi si sono puntualmente verificati, tutto questo castello di menzogne è strumentale e finalizzato 1) all’ottenimento di congruo assegno di mantenimento 2) ad essere collocataria prevalente del figlio minore tale da potersi tenere anche la casa che – è bene sottolinearlo – è di oltre 200 mq, oltre a giardino e corte.
Insomma è il ripetersi di una situazione che già la vedeva  vincente a seguito di separazione da un precedente marito.

Molteplici potrebbero essere le considerazioni da fare ma oramai, dopo due anni di condivisioni con molto padri, con molte madri ecc lo ritengo assolutamente inutile.

Inutile sottolineare che i reati imputati  “alla madre”sono dei veri e propri regali in quanto accaduti in presenza del figlio ed in ambito familiare: non solo sono da ritenersi lesioni volontarie e percosse ma soprattutto sarebbero da ritenersi  violenze domestiche e atti persecutori, per non parlare poi della sottrazione “casualmente” avvenuta dopo la richiesta di ammonimento.
Dunque non come descrive il PM “inconsapevole di commettere un reato“, ma invero premeditatamente consapevole e di quello che faceva e certa dell’assolutà impunità di cui avrebbe goduto in quanto “donna” e in quanto “madre”.

Ma non vi preoccupate: da mio figlio mi separerà solo la morte, e sinceramente mi sembra ancora un tantino prematura.

Inghilterra: come i divorzi diventano un “mantenimento a vita”

[fonte: http://www.standard.co.uk/news/uk/how-divorcees-get-meal-ticket-for-life-8610478.html]

Le “donne in carriera” che ottengono il divorzio, rifiutano di tornare a lavorare prediligendo la cultura inglese del “mantenimento” vivendo sulle spalle dei loro ex-mariti.

Da uno dei più autorevoli studi legali inglesi, una socia dello studio legale ed esperta in divorzi e famiglia, evidenzia che “le signore una volta ottenuti gli alimenti comprendono che possono continuare a mantenere quel tenore di vita senza dover tornare a lavorare”.

Per una donna “abile” è tatticamente vantaggioso godersi il proprio tempo, piuttosto che cercarsi una propria autonomia lavorando.

Mogli quarantenni e cinquantenni che hanno lasciato il lavoro, per anni, ma che potrebbero tornare a lavorare senza difficoltà, scelgono di non lavorare più, aspettandosi di essere mantenute anche quando i figli sono divenuti adulti. Alcune donne preferiscono mantenere il tenore di vita del “rampante” sposo piuttosto di attivarsi per una vita auto-sufficiente.

Nonostante i tribunali possano disporre una chiaro lasso temporale del mantenimento, molti giudici invece, per non sbagliare, alcune volte dispongono il pagamento dell’assegno di mantenimento a vita.

Purtroppo questo significa che una moglie che ottiene a proprio favore un significativo assegno di alimenti a vita, farà di tutto per non tornare al lavoro se questo significa la perdita dell’assegno di mantenimento. Così facendo si è instaurata la cultura del mantenimento che è diventata un forte disincentivo per quelle donne che potrebbero tornare ad essere autosufficienti.

L’esperta aggiunge che quelle donne che, con grandi abilità e sforzi, si districano tra lavoro e figli, vedono il loro auto-sostentamento economico di gran lunga inferiore se paragonato con quello delle donne che, invece, stanno a casa.

L’esperta continua asserendo che assegni “sostanziosi” di mantenimento erano giustificati laddove fossero coinvolti figli piccoli, ma i giudici dispongono robusti assegni anche in altri casi.

L’esperta prosegue dicendo che la situazione ha iniziato a cambiare nei tribunali di Londra dove stanno disponendo assegni di mantenimento limitati nel tempo, per incentivare le signore a tornare a lavorare. Tuttavia, una ricerca sempre del noto studio legale “Mundays” evidenzia che le mogli residenti a Londra si vedono attribuiti assegni di mantenimento più sostanziosi rispetto quelle mogli “udite” in tribunali provinciali dove, da queste donne, si aspettano invece che si rendano autosufficienti sin dal giorno stesso del divorzio.

LISISTRATA di Aristofane

LISISTRATA:
Dei vostri bimbi non bramate i padri,
che sono lungi, al campo? I vostri sposi
sono tutti partiti, lo so bene!
VINCIBELLA:
Il mio, povera me, da cinque mesi
è andato in Tracia, e tiene d’occhio… Eucràte!
LISISTRATA:
E in Pilo è il mio, da cinque mesi interi!
LAMPETTA:
Er mio, manco è tornato dalla guerra,
che aripija lo scudo, e marcosfila!
LISISTRATA:
E neppure ci resta uno straccetto
d’amante! E poi, da quando ci han traditi
i Milesî, neppure ho piú veduto
quel trastullo di cuoio d’otto dita,
che ci dava ristoro. Ora, vorreste,
se io trovassi qualche stratagemma,
porre, insieme con me, fine alla guerra?
MIRRINA:
Sí, per le Dee, dovessi pure mettere
giú questa veste… ed oggi stesso bermela.
VINCIBELLA:
Sí, per le Dee, m’avessero a spaccare
per il mezzo giú giú, come una sogliola.
LAMPETTA:
Io me ce butterei da un rompicollo,
si mai potessi arivedé la pace.
LISISTRATA:
E allora parlo: ché non c’è da fare
misteri. Donne, se vogliam costringere
gli uomini a far la pace, ci dobbiamo
astenere…
MIRRINA:
Da che? Di’.
LISISTRATA:
Lo farete?
MIRRINA:
Ci costasse la vita, lo faremo!
LISISTRATA:
Ci dobbiamo astenere dall’uccello…
(Sgomento generale)
Che mi vi rivoltate? Dove andate?
Perché torcete il labbro, e fate segno
di no? Quei visi perché mai si sbiancano?
Perché scorron le lagrime? Volete
o non volete? O a che vi preparate?
MIRRINA:
Io non potrei: séguiti pur la guerra!
VINCIBELLA:
Nemmeno io: séguiti pur la guerra!
LISISTRATA:
Sogliola, tu parli cosí? Volevi
farti spaccare, adesso adesso, in due!
VINCIBELLA:
Ogni altra cosa, ogni altra cosa! Andrei,
di preferenza, fra le fiamme. Meglio
lí, che lontano dall’uccello! Niente
c’è che lo possa equivaler, Lisistrata!
LISISTRATA (A Mirrina):
E tu?
MIRRINA:
Le fiamme, anch’io scelgo le fiamme!
LISISTRATA:
Ah, sesso nostro pieno di libidine!
Non hanno torto a scrivere tragedie
sui fatti nostri! Se per noi non c’è
che una sola canzone! Oh via, Spartana
mia brava – ché, di certo, ove ci fossimo
tu sola ed io, si condurrebbe in porto
l’affare – dammi voto favorevole!
LAMPETTA:
È duro, pe le donne, a dormí sole,
senza l’ucello! E pure, s’ha da fà:
che della pace, proprio c’è bisogno!
LISISTRATA:
Ah! Tu sola sei donna, amore mio!
VINCIBELLA:
E astenendoci. Dio ci guardi e liberi,
da quel che dici, avremo fatto un passo
verso la pace?
LISISTRATA:
E che passo! Se noi,
con la passera rasa, profumate,
in vestaglie d’Amorgo trasparenti,
girassimo per casa, e quando i nostri
mariti, a pinco ritto, ci volessero
fotter, non ci accostassimo, e fuggissimo,
presto, lo so, farebbero la pace!

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SE NON ORA QUANDO… UN “LISISTRATO” ?

Possono uomini e donne trovare una strada comune per combattere ogni genere di violenza senza ideologie? Usare il termine femminicidio aiuta?

[a cura di Ettore Panella]

Ringrazio le amiche del Movimento Femminile per la Parità Genitoriale per avermi sottoposto questo stimolante quesito. Ci ho pensato un po’ e ho provato a rispondere. Pur avendo tagliato senza ritegno l’articolo è uscito comunque lunghetto, spero mi perdoniate.

Qualche giorno fa la mia amica Rita mi sottopose un articolo di fahreunblog scritto da un certo Broncobilly (http://fahreunblog.wordpress.com/2013/04/23/punire-il-femminicida/). Pur essendo un articolo brillantissimo mi resi conto subito che anche lui aveva commesso un errore comune che commettono in tanti ovvero considerare il sistema di definizione delle pene da comminare per ogni delitto come un sistema razionale mentre, al contrario, si tratta di un sistema basato sull’empatia.
La gravità o meno di una pena è legata alla quantità di empatia che la media (nota 1)  degli abitanti un paese nutre verso i soggetti coinvolti sia in termini puramente astratti (reo/vittima), sia in termini di caratteristiche personali (donna/uomo, antipatico/simpatico, vip/sconosciuto…).

Più un soggetto riesce a catalizzare empatia, meglio ne esce.

Faccio un esempio, mantenendomi in termini astratti. Nel caso dell’omicidio colposo ci sarà chi empatizzerà (nota 2), maggiormente con il colpevole perché in fondo chi è che non ha fatto una leggerezza nella vita?  Un bicchiere di troppo, uno starnuto o un’accelerata possono determinare un incidente mortale. Ci sarà chi empatizzerà maggiormente con la vittima o perché ha subito un incidente o perché pensa di poter essere investito.  Ci sarà chi empatizzerà un po’ per l’uno e un po’ per l’altra.

La pena che verrà stabilita dal potere politico sarà un compromesso tra le quantità di empatizzazioni che faranno pendere la bilancia per uno dei due; quanto più l’ago della bilancia sarà sfavorevole ad un soggetto, tanto più la punizione tenderà ad essere pesante. Il potere politico non ha sempre e solo un ruolo passivo alla “Ponzio Pilato” – che chiede di scegliere tra Gesù e Barabba – ma può condizionare la percezione della popolazione.

L’empatia è un processo naturale che può essere disattivato da emozioni, quali la rabbia, oppure dall’interesse economico.  Intervenendo sulla percezione della popolazione il potere politico può alimentare le emozioni empaticide o creare interesse economico al fine di modificare il flusso dell’empatia che non è mai un flusso stabile ma è sempre soggetto ai condizionamenti esterni.

Nel caso di omicidio volontario ognuno di noi tenderà a empatizzare con la vittima perchè partiamo dal presupposto che non abbiamo nessuna intenzione di uccidere (cosa tra l’altro vera, visto che solo una ultra minuscola frazione di popolazione realmente uccide). Potremmo però essere erroneamente e falsamente accusati di un omicidio e questo ci farà empatizzare con le “vittime degli errori giudiziari” portandoci a chiedere, da un lato, un processo giusto e, dall’altro, di limitare la richiesta di severità.

In questo processo conta molto la fiducia che la popolazione nutre verso la capacità della magistratura di assicurare processi veloci e giusti. Poichè in Italia questa fiducia è sempre più scarsa si determina un saliscendi dove un giorno si è giustizialisti e il giorno dopo garantisti.

Nel caso di violenza su una donna, ovviamente, le donne empatizzeranno con la vittima ma, essendo anatomicamente impossibilitate a violentare un uomo (in realtà alcune donne sono riuscite nell’impresa ma con metodi così articolati da scoraggiarne la maggior parte),  non potranno essere accusate falsamente.  Per un uomo è vero il contrario: non può veramente empatizzare con una donna – perchè non lo è – ma potrà invece empatizzare con un uomo falsamente accusato.

Un elemento di naturale correzione, in questo caso, permette di riequilibrare i pesi di empatia perchè una donna, alla quale si è legati da rapporti affettivi, può essere violentata; le donne possono empatizzare con uomini, ai quali sono legate, che sono stati o possono essere falsamente accusati. E’ il caso delle nuove compagne che vivono il dramma delle false denunce a carico dei loro uomini e, in una discreta percentuale dei casi, anche a carico loro e, magari, anche a carico dei loro figli. Un magistrato (il PM Carmen Pugliese) ha posizionato le false denunce intorno all’80% del totale (in realtà, considerando le assoluzioni, puntiamo oltre il 90%). Di recente, una donna Procuratore statunitense, dopo aver promosso per anni un sistema inquisitorio senza alcun diritto di difesa si è improvvisamente ricreduta quando suo figlio (maschio) è stato falsamente accusato ed ha rischiato di essere stritolato da quello stesso sistema che ella aveva contribuito a creare.

In questo caso particolare si crea un conflitto tra chi empatizza o solo con la vittima o solo con l’innocente falsamente accusato e chi con entrambi.  I primi cercano di schiacciare agli estremi la discussione, negando che esistano false accuse o vere violenze, utilizzando una strategia comunicativa che chiamo crociatizzazione quando voglio mettere l’accento sulla componente emotiva o polarizzazione quando voglio far credere di essere una persona colta (i paroloni in Italia pagano sempre).

In parole povere, “chiamare alla crociata” costringe a scegliere se stare da una parte o dall’altra, rinunciando a posizioni dialoganti. In questo tipo di strategia gli estremi sono, di fatto, alleati e operano avendo, come scopo principale, quello di evitare che gli elementi moderati (nel senso che sono disposti a empatizzare anche con le ragioni dell’altro) dialoghino tra loro. Usare il gruppo-pensiero di cui ho parlato in questo articolo (http://www.sublimia.it/Psicologia/gruppo-pensiero.html) aiuta a realizzare  lo scopo e, come ho già detto, alimentare la rabbia o gli interessi economici uccide l’empatia e quindi aiuta ulteriormente a polarizzare.

La polarizzazione serve a ottenere vantaggi di schieramento per non risolvere i problemi; infatti, una legge come quella contro lo stalking (a parte il fatto che è stata fatta talmente male che persino io avrei fatto di meglio), non funziona perché, se un magistrato dice che l’80% delle denunce in fase di separazione sono false (l’80% significa che su 100 denunce 80 servono ad ottenere vantaggi strumentali, e la PM si è tenuta bassa), in un  paese serio ci si mobiliterebbe se non altro perché se mandi le forze di polizia e i magistrati a “cogliere margherite”, poi, come cavolo pensi che possano essere efficaci nel 20% dei casi veri? E’ evidente che, sostenere acriticamente la non esistenza delle false accuse, implica automaticamente che non puoi avere la forza operativa per lavorare efficacemente su quelle vere.

Pensiamo ad una tecnica abbastanza usata nelle separazioni conflittuali: il genitore (in genere il padre) telefona, il genitore alienante risponde e dice: “il bambino ora è in bagno richiama tra dieci minuti“; il padre richiama e lei dice: “il bambino ora sta facendo i compiti richiama tra dieci minuti“, e così via; dopo un certo numero di telefonate scatta la denuncia di stalking. I tabulati indicano le molte chiamate ma nessuno ovviamente può verificare cosa si è detto.
Mi volete far credere che sia una libera iniziativa del genitore alienante e non un suggerimento di qualche “professionista” ?
Mi volete far credere che non c’è una responsabilità del sistema che alimenta il conflitto invece di sanarlo?
Ok, ci credo! Datemi solo un minuto per scendere dal pero…

E’ il caso di usare il termine femminicidio?

Dipende da quale scopo si vuole perseguire. Femminicidio è un termine adatto alla crociatizzazione. Se si parlasse di omicidi in famiglia io potrei essere ucciso da mia moglie (sono ragionevolmente convinto non voglia farlo, però, in linea puramente teorica la possibilità esiste), ma non potrei essere femmicidiato. Lei, al contrario, potrebbe (sempre in linea teorica) essere femmicidiata da me ma non potrebbe femmicidiarmi visto che posso garantire di non essere femmina (…fidatevi e non fate le solite battute. Birbantell*! ).

Quindi inconsapevolmente registrerò  il fatto che io posso essere solo colpevole e lei può essere solo vittima. Il sentire collettivo (una specie di “sommatoria” [nota4] di ciò di cui ognuno è intimamente convinto) maschile è che si è solo colpevoli mentre quello femminile è che si è solo vittime.

Che Volpi!

Quando si parla di prevenzione si chiede di fare più cultura, ma la cultura è una cosa che ha a che fare con la razionalità mentre, come ho detto, occorre un atto empatico. Fare cultura, al massimo, può aiutare ma empatizzare è un atto libero che non può essere imposto, anzi, imporlo crea l’effetto opposto ed è un atto che richiede anche reciprocità; può liberamente fluire se ci si riconosce nel dolore dell’altro e soprattutto se si riconosce il dolore dell’altro.
Se un uomo è solo colpevole non potrà empatizzare veramente con una donna, mentre una donna, essendo cristallizzata nel ruolo di vittima, non potrà veramente empatizzare con l’uomo.
Poiché non è vero che in famiglia uccidono solo gli uomini (anche le donne si danno un bel da fare) questo crea degli effetti paradossali.
Nel 2012 ci sono stati omicidi raccapriccianti di uomini agiti delle loro mogli. Alcuni si sono presi la briga di mettere in un elenco le aggressioni femminili del 2012 (nota 3) ed è impietoso anche se, per la minore forza fisica, il convivente viene spesso solo gravemente ferito riuscendo a sopravvivere, sia pure malmesso.

Attenzione!

Siamo alla profezia che si auto avvera (in questo modo gli psicologi indicano il fatto che una persona ponga le condizioni affinché ciò che teme si avveri, ad esempio: se penso che le donne siano interessate solo ai soldi punterò a conquistarle sfoggiando macchine costose e status symbol che attireranno solo donne interessate ai soldi lasciando, tiepide le altre, e questo rafforzerà la convinzione di partenza).
La consapevolezza che l’empatia richiesta non sia reciproca porta a due conseguenze: in un caso c’è un rifiuto di empatizzare con chi non empatizza ma la cosa peggiore avviene quando, a livello razionale, si mostra una empatia forzata e si chiede a sé stessi di empatizzare ma la consapevolezza dell’asimmetria si radica nel profondo dove diventa sempre più forte fino ad esplodere.
In pratica, in Italia, non esiste un odio verso le donne (chi uccide non uccide una donna “a caso” ma uccide quella donna per motivi discutibili ma concreti) però la campagna per combattere l’odio contro le donne prima creerà e poi farà aumentare l’odio contro le donne.
Praticamente il femminicidio genererà sé stesso.

I numeri contano

Mia nonna prendeva in giro mio nonno perché una volta che era divenuto troppo vecchio per coltivare i campi passava il tempo a leggere giornali e aveva messo cancelli ovunque. Mia madre ricordava la sua infanzia in campagna come un periodo felice e anche io ricordo con grande nostalgia quel gruppo di bambini che in estate (io vivevo in città e andavo dai nonni solo quando le scuole erano chiuse), scorrazzavano tranquillamente in lungo e in largo. Nessuno si sentiva veramente in  pericolo perché di fatto non succedeva nulla. A quei tempi la televisione non l’avevano tutti, ad essere onesto neppure l’acqua corrente. Come la televisione arrivava a casa di qualcuno, cominciavano ad arrivare anche filo spinato e  cancelli.

Per il principio della savana, teorizzato dagli psicologi evoluzionisti, l’essere umano non è veramente in grado di distinguere tra l’ambiente in cui si è evoluto (la foresta e la savana) dall’ambiente moderno. Ad esempio, possiamo avere un enorme numero di amici virtuali ma possiamo gestire veramente solo circa 150-300 amici perché il nostro cervello si è evoluto in un piccolo villaggio.
Il principio della savana ci dice che il nostro cervello non è in grado di distinguere quello che ci viene detto dalla vicina, circa un evento accaduto dietro l’angolo, da quello che ci dice la tv, circa un evento accaduto in un altro continente. In pratica, un omicidio sulla Luna genera in noi lo stesso allarme e la stessa ansia di un omicidio accaduto sotto casa.
Se guardiamo ai dati del sito che da anni conta le vittime donne di omicidi (http://bollettino-di-guerra.noblogs.org/) dall’inizio dell’anno ad oggi sono 29 le donne uccise per motivi legati al rapporto di coppia (è contato anche un omicidio in una coppia lesbica dove la compagna ha ucciso la conviente). Facendo una proiezione partendo da questi dati, per tutto il 2013 possiamo aspettarci circa 70 omicidi di donne che, su 60 milioni di abitanti, rappresenta un numero molto basso (il numero di donne che in Italia muoiono per parto non è molto diverso, vedi nota 5). Il sito che raccoglie i dati delle violenze fatte dalle donne è questo http://violenza-donne.blogspot.it.

Consultando entrambi i siti, la prima impressione che ricava una persona dotata di un minimo di buona fede è che si tratta di pochi episodi (per un Paese grande come il nostro) tra ferimenti di una certa gravità e omicidi, e questo è un sollievo per il nostro Stato. Nessuno lo dice mai ma, in dieci anni, abbiamo dimezzato il numero di omicidi per anno, nonostante potessimo contare sul fattivo apporto di ben tre tra le più pericolose organizzazioni criminali mondiali.  In percentuale il tasso di omicidi ogni centomila abitanti è migliore di quello della Svezia, sia per omicidi in generale che per omicidi di donne.

Molto probabilmente, a fine anno, scopriremo che il numero di donne uccise si è ridotto percentualmente di parecchio rispetto agli anni passati mentre, purtroppo, il problema che sembra in crescita preoccupante, è rappresentato dai suicidi (ma su questi i dati che abbiamo sono pochi).

Dove si va a parare?

l motivi per cui si è scelto femminicidio come parola d’ordine sono secondo me molti e variegati ed affondano in diverse culture dalla religiosa alla misandrica ma l’articolo è già lunghissimo, percui preferisco analizzare un altro aspetto.

C’è una tendenza dissennata  in atto: si cerca di veicolare l’idea della coppia come un posto invivibile dove, dalla persona che ami, ti devi aspettare le peggio cose. Abbiamo visto che numeri, ridottissimi, di omicidi in famiglia vengono presentati come una strage continua percui tutte le donne devono temere un omicidio. In caso di separazione, sta passando il messaggio che tutti gli uomini saranno buttati fuori dalla loro casa, non potranno più vedere i bambini e dovranno mantenere la ex e il suo amante mentre questa sorte toccherà si e no ad un 5-10% di uomini perché – posso garantirlo – esistono, è vero, donne che fanno cose terribili, ma ho conosciuto personalmente donne che sono scappate dallo studio dell’avvocato che voleva far loro dichiarare cose ignobili.

Hanno fatto una ricerca sulla violenza con parametri così larghi da equiparare “una critica ad un vestito” ad una violenza grave.  Alcuni ricercatori hanno sanato le lacune di quella ricerca usando gli stessi parametri, o similari, per analizzare i dati  della violenza fatta dalle donne sugli uomini e, ovviamente, sono uscite fuori cifre enormi (se usi parametri larghi avrai cifre larghe a parte il fatto che è proprio il sistema usato a non essere valido in questo tipo di ricerche come ho spiegato in questo articolo http://www.sublimia.it/Psicologia/sondaggi.html).

Tutto questo è insensato: in una coppia bisogna anche potersi scambiare delle critiche ed è assurdo ritenere che i litigi siano tutti un segno di violenza perché una coppia che non litiga mai non è una coppia sana. L’idea dell’esclusiva è un fondamento della coppia e un certo grado di gelosia ci sarà sempre perché l’alternativa sarebbe la trombamicizia. Se uno vuole rapporti molto larghi è liberissimo di farlo ma la coppia e un minimo di gelosia sono strettamente legati.

Ci sono uno sparuto numero di casi dove si eccede, per motivi di varia natura, ed è bene occuparsi di quelli ma voler promuovere un’idea della coppia con l’avvocato sotto il letto (non come amante, si spera) e le telecamere ovunque per potersi difendere da eventuali accuse strumentali è follia. La nostra società è già adesso è molto atomizzata, addirittura l’amicizia è ormai virtuale e se un “amico”  muore neppure lo vieni a sapere e in questo contesto anche la coppia risente di questo continuo superficializzarsi dei rapporti, incentivare questa tendenza non credo porti bene a nessuno.

Cosa fare?

Innanzitutto una seria catalogazione. La biologia ha potuto fare un enorme balzo in avanti quando Linneo iniziò a catalogare tutti gli animali dividendoli in gruppi omogenei dando loro un nome generico e un nome di specie.

Capire bene un fenomeno è essenziale. I due siti che ho citato prima stanno facendo un lavoro comunque utile anche perché stanno sempre più affinando la classificazione, soprattutto il sito femminista che ha mostrato grande onestà intellettuale nel fare tesoro delle critiche passando dalla conta di tutte le donne uccise che poi venivano arbitrariamente attribuite a ipotetici partner a criteri più seri a partire dal 2013.
Il problema però è che molte informazioni indispensabili non possono averle perché non fanno altro che raccogliere notizie di stampa già di loro raramente corredate di info veramente utili.
Per me è indispensabile sapere che tipo di medicine prendesse l’omicida in quanto ci sono farmaci che danno allucinazioni e sdoppiamento di personalità. Questa informazione ci potrebbe aiutare a gestire meglio la somministrazione di farmaci dagli effetti collaterali pericolosi.
E’ indispensabile estrapolare dal computo i casi di omicidio di partner gravemente malati perché rientra nel campo di una ovviamente errata percezione della pietà che sfocia nell’eutanasia attiva.
La gelosia improvvisa e senza motivo in persone anziane può essere un sintomo di demenza senile che va affrontata per tempo con uno specialista invece di considerarla un sintomo di possessività.
E’ importante conoscere eventuali lesioni cerebrali dovute ad esempio a tumori o ad altre cause, è importante conoscere eventuali patologie psichiatriche perché ho una brutta notizia da darvi: la malattia mentale esiste.
Insomma dei professionisti seri dovrebbero individuare dei criteri utili con cui catalogare gli omicidi per studiare il problema nel modo giusto.

Gli informatici usano un metodo eccezionale: prendono un problema complesso e potenzialmente irrisolvibile e lo scompongono in tanti piccoli problemi che affrontano separatamente.  I politici purtroppo tendono a fare l’inverso,  prendono tanti piccoli problemi non correlati se non in maniera superficiale e che sarebbe più comodo affrontare separatamente e li mettono in un unico calderone trasformandoli in un grande problema complesso di difficile soluzione.

Ne basta solo uno

Quando si fa notare che i numeri sono troppo bassi per parlare di emergenza, viene ribattuto che basta solo una donna uccisa per giustificare l’allarme. Mi domando come mai non facciano lo stesso discorso per gli uomini, visto che nel 2012 ne sono stati uccisi 17 dalla partner, ma preferisco concentrarmi su un altro aspetto.

Tutti noi vorremmo un mondo perfetto dove avvocati e magistrati fossero disoccupati (forse avvocati e magistrati temo non sarebbero d’accordo), però non è realistico. Gli omicidi ci saranno sempre, noi possiamo cercare di limitare il problema ma eliminarlo è poco realistico.
I numeri ci dicono però se stiamo sulla strada giusta o meno.

Come ho già detto abbiamo dimezzato gli omicidi in 10 anni e anche quelli di donne sono in riduzione. La tendenza è riscontrabile in tutti i paesi industrializzati (Steven Pinker nel suo libro “il declino della violenza” ha dimostrato la cosa). Stiamo mietendo risultati ottimi senza fare nulla (sarà vero che non stiamo facendo nulla?)

Si parla spesso di assumere iniziative fatte da altri paesi che però, guarda caso, hanno un tasso di omicidi di donne superiori al nostro.  Insomma i numeri contano eccome perché danno una visione della tendenza in atto e perché ti fanno capire subito che ciò che fanno altri paesi va analizzato con un po’ di discernimento. Con questo non voglio dire che le loro ricette siano inefficaci, per carità!
Almeno, per come ce le presenta la stampa, io credo che alcune di queste siano efficaci se lo scopo è creare un serial killer.

In conclusione

Attenzione a non evocare un fenomeno che, come ho spiegato, genererà sé stesso. Sfuggite come la peste i termini polarizzanti perché non avete alcun interesse ad ottenere vantaggi di schieramento e vi trovereste cristallizzate in una sterile contrapposizione. Perseguire una nuova alleanza tra uomini e donne è cosa buona e giusta ma vi conviene puntate sull’empatia e non sulla razionalità.


Ulteriori informazioni utili

L’uomo picchiato, vittima dimenticata della violenza coniugale – Dott.ssa Bernabeo Maria
http://www.psicologiagiuridica.net/separazione-coniugale/uomo-picchiato-violenza-coniugale/

Femminicidio, i numeri sono tutti sbagliati – dott. Fabrizio Tonello
http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/11/femminicidio-numeri-sono-tutti-sbagliati/590171/

Come i media alterano la percezione della violenza maschile e di quella femminile
http://abbattoimuri.wordpress.com/2012/12/23/quel-che-non-e-femminicidio/

Nota1
Sarebbe più corretto parlare di media pesata e comunque va vista come una approssimazione, il metodo quantitativo più vicino a meglio rappresentare quanto avviene  anche se non si può usare in questo caso una funzione matematica, per sua natura esatta, in cose come l’empatia che sfugge ai bilancini, almeno per le nostre conoscenze attuali.

Nota2
Il termine empatizzare significa provare la stessa sofferenza della persona che sto osservando soffrire pur essendo io non coinvolto direttamente, in pratica se vedo una persona piangere sento la sua stessa pena perchè il mio cervello prova la sua stessa emozione

Nota 3
http://violenza-donne.blogspot.it/search/label/ultimenotizie?max-results=200

Nota 4
sarebbe forse più indicato il minimo comune multiplo ma non prendete alla lettera le funzioni matematiche che cito, si tratta di approssimazioni per far comprendere il concetto non di formule.

Nota 5
Il tasso di mortalità per parto in Italia è stato fissato da uno studio del 2010 dell’Istituto Superiore di Sanità a 11.9 donne ogni 100.000 nati. Il dato è controverso perché le altre ricerche lo ponevano a 3 ogni centomila parti (ottimo come dato, l’Italia sarebbe il paese più sicuro al mondo), mentre lo studio citato considerava anche le morti sopraggiunte entro 42 giorni dal parto e non solo quelle al momento del parto. Interessante è notare che ci siano ancora dei margini di miglioramento (sempre considerando le morti entro 42 giorni),  in 6 regioni il tasso è 6 morti ogni 100.000 parti mentre in sicilia è 22.
(Focus 217)

L’amore spiegato dai bambini

1. L’amore è quando esci a mangiare e dai un sacco di patatine fritte a qualcuno senza volere che l’altro le dia a te.
(Gianluca, 6 anni).

2. Quando nonna aveva l’artrite e non poteva mettersi più lo smalto, nonno lo faceva per lei anche se aveva l’artrite pure lui. Questo è l’amore.
(Rebecca, 8 anni).

3. L’amore è quando la ragazza si mette il profumo, il ragazzo il dopobarba, poi escono insieme per annusarsi.
(Martina, 5 anni).

4. L’amore è la prima cosa che si sente, prima che arrivi la cattiveria.
(Carlo, 5 anni).

5. L’amore è quando qualcuno ti fa del male e tu sei molto arrabbiato, ma non strilli per non farlo piangere.
(Susanna, 5 anni).

6. L’amore è quella cosa che ci fa sorridere quando siamo stanchi.
(Tommaso, 4 anni).

7. L’amore è quando mamma fa il caffè per papà e lo assaggia prima per assicurarsi che sia buono.
(Daniele, 7 anni).

8. L’amore è quando mamma dà a papà il pezzo più buono del pollo.
(Elena, 5 anni).

9. L’amore è quando il mio cane mi lecca la faccia, anche se l’ho lasciato solo tutta la giornata.
(Anna Maria, 4 anni).

10. Non bisogna mai dire “Ti amo” se non è vero. Ma se è vero bisogna dirlo tante volte. Le persone dimenticano.
(Jessica, 8 anni).

(fonte sconosciuta: post che circola su facebook)

Dal sito LeNuoveMamme – Finanziamenti regionali per la prima casa dei genitori single e delle giovani coppie

Scrive Stefania Stefanelli sul Sito Le Nuove Mamme

“Diverse Regioni prevedono finanziamenti a fondo perduto destinati a nuclei familiari composti da un solo genitore (vedovo\a, separato\a, single), con uno o più figli minori a carico, per l’acquisto della prima casa di abitazione. In alcuni casi i bandi sono aperti anche a famiglie con figli maggiorenni, purché di età inferiore ai 25 anni, e senza reddito personale.”

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Pink Floyd – Mother

Guarda il Video e Ascolta la Canzone

Mother –  Pink Floyd

Mother do you think they’ll drop the bomb?
Mother do you think they’ll like the song?
Mother do you think they’ll try to break my balls?
Mother should I build the wall?
Mother should I run for president?
Mother should I trust the government?
Mother will they put me in the firing line?
Mother is it just a waste of time?

Hush now baby, baby, dont you cry.
Mother’s gonna make all your nightmares come true.
Mother’s gonna put all her fears into you.
Mother’s gonna keep you right here under her wing.
She wont let you fly, but she might let you sing.
Mama will keep baby cozy and warm.
Ooooh baby ooooh baby oooooh baby,
Of course mama’ll help to build the wall.
Mother do you think she’s good enough — to me?
Mother do you think she’s dangerous — to me?
Mother will she tear your little boy apart?
Mother will she break my heart?
Hush now baby, baby dont you cry.
Mama’s gonna check out all your girlfriends for you.
Mama wont let anyone dirty get through.
Mama’s gonna wait up until you get in.
Mama will always find out where you’ve been.
Mama’s gonna keep baby healthy and clean.
Ooooh baby oooh baby oooh baby,
You’ll always be baby to me.

Mother, did it need to be so high?


Traduzione

Mamma, pensi che sganceranno la bomba?
Mamma, pensi che gli piacerà la canzone?
Mamma, pensi che proveranno a rompermi le palle?
Mamma dovrei costruire il muro?
Mamma dovrei candidarmi come presidente?
Mamma dovrei fidarmi del governo?
Mamma mi manderanno in prima linea?
Mamma è solo una perdita di tempo?
Silenzio, ora piccolino, non piangere.
Mamma farà avverare ogni tuo incubo.
Mamma ti inculcherà ogni suo timore.
Mamma ti terrà al sicuro sotto la sua ala
Certo non ti farà volare, ma forse ti farà cantare,
Mamma terrà il suo bambino al caldo e coccolato .

Ooooh piccolino ooooh bimbo mio oooooh,
Non ti preoccupare ti aiuterà mamma a costruire il muro.
Mamma, pensi che lei vada abbastanza bene — per me?
Mamma, pensi che sia pericolosa — per me?
Mamma, porterà via con sé il tuo bambino?
Mamma, dici che mi spezzerà il cuore?
Silenzio, ora piccolino, non piangere.
Mamma controllerà tutte le tue amichette per te.
Mamma non permetterà che si avvicini nessun malintenzionato.
Mamma ti aspetterà alzata finche non rincaserai.
Mamma riuscirà sempre a scoprire dove sei stato
Mamma terrà sempre il suo bambino sano e pulito
Ooooh, piccolino, oooh , bambino,
Sarai sempre il mio bambino.

Mamma era necessario che io fossi così protetto?