Quousque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?

Cicerone

Catilina aveva tentato la scalata al potere attraverso la candidatura al consolato ma, dopo aver fallito per ben tre volte (66, 64 e 63 a.C.), ordì una congiura per rovesciare la Repubblica Romana ed estromettere il senato. L’intento era di sollevare la plebe, eliminare il console Cicerone e i principali senatori avversari, mentre un esercito era pronto in Etruria per prendere le armi.

Una sera, due congiurati, col pretesto di un saluto al console Cicerone presso la sua abitazione, cercarono di ucciderlo. Ma Cicerone era stato messo al corrente di tutto dall’amante di uno dei congiurati e riuscì a salvarsi; quindi smascherò Catilina.

Nonostante il totale fallimento della sua sporca congiura, Catilina, con quella che oggi si definirebbe un’incredibile faccia di bronzo, si presentò tranquillamente in Senato, come se nulla fosse.

E fu allora che Cicerone – era l’8 novembre del 63 Avanti Cristo – pronunciò davanti ai senatori una delle più celebri e straordinarie orazioni, il cui incipit suona così:

Quousque tandem abutere, Catilina, patientia nostra? Quamdiu etiam furor iste tuus nos eludet? Quem ad finem sese effrenata iactabit audacia?

(Fino a quando dunque, Catilina, abuserai della nostra pazienza?  Quanto a lungo ancora codesta tua follia si farà beffe di noi? Fino a che punto si spingerà la tua sfrenata audacia?).

E prosegue così:

Patere tua consilia non sentis, constrictam iam horum omnium scientia teneri coniurationem tuam non vides? Quid proxima, quid superiore nocte egeris, ubi fueris, quos convocaveris, quid consilii ceperis, quem nostrum ignorare arbitraris?

(Non ti avvedi che le tue trame sono scoperte? Non vedi che a quanti sono qui è palese e manifesta la tua congiura? E credi che alcuno di noi ignori ciò che hai fatto nella notte passata e nell’antecedente ed in qual luogo sei stato, con chi ti sei radunato e che cosa abbiate deliberato?)

Da CICERONEOrazione I contro L. Catilina

Successivamente Catilina si allontanò da Roma e Cicerone, riuscito ad avere prove schiaccianti contro di lui, informato il popolo e il senato, ottenne  la condanna dei congiurati.

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Ciò accadeva tanto tempo fa.

Mutatis mutandis potrebbe accadere anche oggi.

Sempre COLPEVOLE “in quanto uomo”

Riceviamo e volentieri (si fa per dire, visto il contenuto del racconto…) pubblichiamo.

COMUNQUE COLPEVOLE: pena di genere.

Come posso proclamare la mia innocenza al cospetto di reati talmente gravi che mi vedono indagato da oltre due anni, con “la madre” parte lesa?

Ho ottenuto l’inimmaginabile, per essere solo un uomo, solo un padre.

Cronologia

Dopo aver subito per un anno percosse e offese di ogni tipo, nel gennaio 2011, vengo aggredito con mio figlio in braccio, difendo lui e allontano con un morso e una spinta “la madre”, dopo un anno mi viene commisurata la pena a 4 mesi per lesioni personali (582); il certificato di pronto soccorso, oltre a diagnosticare il danno procuratomi, cita “strie iperemiche analoghe precedenti emivolto sinistro, presumibilmente di analoga natura precedenti”.

Nessun testimone, le è bastato dichiarare che l’ho aggredita, per vedersi archiviata la mia querela, legittima difesa.

Prosegue la convivenza, nel marzo del 2011 altra querela per un pugno al volto, presentata a mia insaputa, che io le avrei sferrato in presenza dei figli (della sua precedente unione), nessun certificato medico, nessuna percossa, ecchimosi altro.
Convocato in questura produco oltre 20 foto del giorno successivo alla presunta aggressione, che ci ritraggono serenemente abbracciati e giocosi in un giardino pubblico alla presenza dei di lei figli e di nostro figlio, evidente l’inesistenza del pugno.
Lei ritira la querela, io accetto la remissione.

Prosegue la convivenza, periodi di serenità ed intimità, week end lunghi. etc. intervallati da qualche discussione, avendo lei capito che non sono più disposto a proseguire simile relazione.

Arriviamo ad un pomeriggio di giugno: tornato da lavoro, le comunico che ho appurato la presenza di altre figure maschili nella sua vita privata già dal mese di aprile (due le contatto personalmente, della terza lo scopro ad agosto).
Alle ora 22:40 mentre ero a letto, nello stato di dormiveglia, e con mio figlio accanto, vengo di nuovo aggredito al volto e insultato pesantemente.
Per questo episodio sporgo querela, senza produrre certificato di pronto soccorso; lei verrà successivamente rinviata a giudizio per percosse ingiurie e minacce (con 81 continuato).

La mattina successiva arrivato in ufficio, il mio titolare mi invita a tornare a casa.

Dormo il venerdi sul divano deciso ad andare via il sabato, non prima di essermi recato in questura, con mio figlio ove aggiorno il vice questore. La mattina stessa “la madre” fa richiesta di ammonimento da stalking contro la mia persona  (612 bis), archiviata con non luogo a procedere alla richiesta stessa, dopo aver prodotto memorie difensive, all’unità anticrimine competente. nessun ammonimento, restrizione etc.

Lei inizia a non farmi vedere mio figlio, quando mi reco a casa, se la trovo, non apre la porta e chiama la forza pubblica.
Quando è “apparentemente” lucida, comunichiamo. Mi dice: “Tu non puoi essere qua, mi crei ansia e paura” (sino al giorno prima mi invia sms amorevoli), chiama le forze dell’ordine, io aspetto sempre il loro arrivo.

Successivamente le chiamerò io almeno 10 volte, ribadendo il mio diritto a stare con mio figlio.

Vengo nel frattempo riconvocato all’unità anticrimine, mi viene detto: “Signor X questo è stalking” io rispondo: “No questa è sottrazione di minore“. Non la seguo, non la minaccio, ecc ecc. Lei stessa, riconvocata all’anticrimine, dichiara di non aver subito minacce, di non essere stata inseguita ecc dal sottoscritto.

Arriviamo ai primi di settembre, non vedo mio figlio dalla fine di giugno, non so nulla di lui; ripetute quanto inutili comunicazioni tra legali; “la madre” pensa bene di farsi un pò di vacanza, con lei nostro figlio. Saputo da una parente il luogo di villeggiatura (a casa di un amico), prima avverto la questura competente chiedento l’intervento della volante per accertrele condizioni di mio figlio, spiegando che non c’era nessuna disciplina relativamente all’affidamento, ai diritti di visita, altro.

Alla risposta dell’agente incaricato: “Se è con la madre va bene“, dopo avergli spiegato la sua totale ignoranza in materia di sottrazione dei minori, mi allontanavo salutando con il più classico: “Ma vai a ca**re“.

Direttomi presso la civile abitazione, con videocamera accesa, mi veniva concesso di entrare e fare due chiacchiere con “la madre”, nel giardino subivo l’ennesiva aggressione al volto, dopo comunque che mi veniva offerto un caffè “dall’amico”, che silente ed in disparte assisteva alla discussione, cordialmente salutavo.

L’indomani mi presentavo spontaneamente presso l’unità anticrimine, e producevo video e foto attestanti l’effettiva sottrazione di minore; mi sentivo risponder:e “questo è stalking!” e rispondevo: “Bene, arrestatemi, a mio avviso continua la sottrazione di minore e voi siete complici di quanto sta accadendo“. Era un giorno di settembre 2011; lo stesso giorno veniva archiviato il procedimento come non luogo a procedere alla richiesta.

Nei giorni successivi continuavo a fare richiesta di intervento al 112 e 113 per farmi vedere mio figlio, essendo questo un mio diritto, almeno una volta al giorno. Un giorno di settembre mi recavo di nuovo a casa, verso le 09:30, chiaramente sempre pre-avvertendo la forza pubblica delle mie intenzioni; suonato il campanello e apertasi la porta, mio figlio, alla mia vista, mi correva incontro; io lo prendevo in braccio e comunicato “alla madre” che lo avrei riportato alle 17:00 mi dirigevo verso il parcheggio.

Lei, venendomi dietro, minacciava di farmi arrestare e di chiamare la forza pubblica; io replicavo dicendole che li avevo gia avvertiti ma che di mattina erano impegnati; lei provava a richiamare, essendo decisa a non fare stare insieme padre e figlio neanche mezza giornata.
Mi comunicava che stavano arrivando.

Mio figlio era sempre in braccio a me ed io cercavo di distrarlo; “la madre” lo rivoleva a tutti i costi e iniziava cosi un girotondo intorno alla macchina, ogni tanto lei dava qualche pugno sul tetto e si metteva seduta sul cofano.
Dal portabagagli estraevo la prima bicicletta di mio figlio che avevo in macchina da circa due mesi; lei la la afferrava e me la scagliava contro colpendomi tra il collo e l’orecchio, contestualmente mi graffiava il volto e, strappatami la camicia, non solo mi prendeva a calci, ma si scagliava pure violentemente verso la macchina prendendola pure a calci e pugni.
Io stavo  immobile con mio figlio in braccio e impaurito, mentre “la madre” mi percuoteva: rimanevo fermo e ringraziavo, dentro di me, il Signore che mi dava tanta forza.

Intervenuta la volante, dicevo loro le mie intenzioni, dopo la ferma opposizione della madre che sosteneva ch,e essendo io matto, non avrei riportato mio figlio; veniva avvisato il PM della Prcura dei Minori che mi “invitava” a “lasciare il figlio alla madre“, convocandoci entrambi per il lunedi successivo.
Non potevo, di fronte ad un PM, non ottemperare.

Per questo episodio ho sporto regolare querela e “la madre” è stata rinviata a giudizio per lesioni colpose ingiurie e minacce (con 81 continuato).

Contestualmente presentavo due diverse querele di sottazione di minore (574) per due periodi diversi, dimostrando con copiosa documentazione la ferma volontà della madre ad utilizzare mio figlio come strumento finalizzato a misure restrittive nei miei confronti, spiegando la dinamica dello stalking indotto.

Dopo un anno venivano archiviate con la motivazione che la situazione psicologica della signora non potevano far pensare la volontarietà
della stessa di commettere un reato.

Il lunedi successivo “la madre” presentava querela per stalking presso la Procura del Tribunale e “la nonna” pure regolare querela contro la mia persona per minacce generiche, ingiurie, appostamenti e inseguimenti, nonchè minacce di morte per l’intero gruppo parentale (figlia marito e nipoti) sostenendo che avevano paura ed erano oramai costretti a vivere uno stato di semireclusione.

Circa un anno dopo la querela veniva archiviata in quanto il GIP riteneva che io mi fossi recato presso l’abitazione della madre solo per vedere mio figlio, insomma solo per avvalermi di un diritto.

La querela della madre invece sino a giugno 2013 non ha avuto nessun riscontro: dunque nessun ammonimento, restrizione alcuna, avviso di garanzia o altro.

A seguito delle ripetute telefonate “della madre” che descriveva atteggiamenti da me assunti, ed in base evidentemente al copioso fascicolo presentato, ad oggi sono in regime di 415 bis (devo produrre memorie), difendendomi da accuse che mi descrivono come un orco malato, psicopatico e potenziale assassino!!!

I reati che mi vengono contestati sono di stalking (612 bis), violenza privata (610) perchè sotto al minaccia di ucciderla l’avrei obbligata a rimettere al querela e maltrattamenti in famiglia (572), per un episodio per cui comunque avevo gia ricevuto ingiusta condanna.

Altro capitolo è quello del Tribunale dei minorenni, delle CTU, degli assistenti sociali, ecc ove non c’è una riga una ove vengo descritto come pericoloso maltrattante ecc, solo come un gran rompico****ni che, nonostante tutta la m***a che ha mangiato non si è arreso all’abuso – questo si continuato! –  messo in opera dalla madre e dal suo legale.

Ad oggi mio figlio e la casa non sono stati ancora “aggiudicati” essendo questo stato affidato ai servizi sociali e collocato presso la casa (indovinate chi e come ha evitato la casa famiglia?) dove vive serenamente con fratelli ecc.

Il regime di 415 bis è partito dopo che “la madre” telefonicamnte comunicava che avevo mandato una mail ingiuriosa e offensiva nei suoi confronti ad una sua parente (email già verificata come inesistente) e che avevo telefonato non so bene a chi e che mi sarei recato “ultimamente” a casa con i carabinieri (già verificato come falso).

Dall’ottobre del 2011 vedo mio figlio una volta a settimana per 1 ora(salvo vere e presunte malattie) grazie al servizio di spazio neutro, monitorato nella relazione.

Nell’estate scorsa, dopo l’inizio della CTU (ove mi sono presentato senza CTP, motivando la scela) “la madre” evidentemente vistasi in difficoltà mi lasciava spontaneamente “il figlio” per oltre un mese, piu ore al giorno, e in alcuni casi anche di notte: lei stessa mi frequentava “in giro” e presso la mia abitazione oltre quello che può essere considerato un consono orario serale, o andando a fare qualche pic nic in XY.

Lei stessa dichiarava: “Ero felice che le cose stessero andando per il meglio, Y era felicissimo di stare con il padre, quando lo riprendevo descriveva entusiasta la giornata, anche io ero tranquilla e felice.”

Di diverso avviso era il “deviato” CTU che descriveva la madre come non capace di discernere le reali necessità del figlio, di pensare esclusivamente alle sue impellenti necessità ludiche, di non rispettare le disposizioni del tribunale maturate proprio sulla scorta delle sue allegagioni (padre violento, psicopatico, assuntore di pesanti psicofarmaci ??? ecc), la quale “madre”, è bene ricordarlo, con tre diverse istanze richiedeva e richiede tutt’ora un affido esclusivo.

Al momento, sono sprovvisto di legale difensore, avendomi il mio comunicato che non se la prende la responsabilità di difendermi e vedermi comunque andare in galera. E’ evidente che è solo una scusa, avendo io terminato ogni minima risorsa economica dopo due anni di legali, tribunali, CTU, ecc. Non posso certo garantirgli il giusto compenso!

Non solo la galera sarebbe una beffa, dopo che gli organi competenti ed indaganti mi hanno permesso di circolare liberamente, nonostante tutto, se solo fossero vere anche solo un terzo le accuse rivoltemi “dalla madre”; è del tutto evidente che le autorità non hanno di fatto tutelato l’incolumità “della madre”, dei suoi genitori e dei di lei figli. Anche una qualsivoglia minor condanna stessa sarebbe una beffa, basandosi solo sulle prove testimoniali del teste accusante dei genitori e di due parenti, falsamente testimoni “presenti ai fatti”.

In conclusione, e per farvi tranquillizare relativamente all’inesistenza del mostro descritto, riporto una testimonianza “della madre” della primavera 2011, dunque a poche settimane dalla nostra separazione, la quale dichiarava con riferimento all’episodio che mi ha visto condannato gennaio 2011, dopo essere stato aggredito: “Mai prima e mai sino ad oggi si erano verificati e si sono verificati episodi ove X mi percuoteva.”

Come scrissi all’unità anticrimine, anticipando degli eventi che poi si sono puntualmente verificati, tutto questo castello di menzogne è strumentale e finalizzato 1) all’ottenimento di congruo assegno di mantenimento 2) ad essere collocataria prevalente del figlio minore tale da potersi tenere anche la casa che – è bene sottolinearlo – è di oltre 200 mq, oltre a giardino e corte.
Insomma è il ripetersi di una situazione che già la vedeva  vincente a seguito di separazione da un precedente marito.

Molteplici potrebbero essere le considerazioni da fare ma oramai, dopo due anni di condivisioni con molto padri, con molte madri ecc lo ritengo assolutamente inutile.

Inutile sottolineare che i reati imputati  “alla madre”sono dei veri e propri regali in quanto accaduti in presenza del figlio ed in ambito familiare: non solo sono da ritenersi lesioni volontarie e percosse ma soprattutto sarebbero da ritenersi  violenze domestiche e atti persecutori, per non parlare poi della sottrazione “casualmente” avvenuta dopo la richiesta di ammonimento.
Dunque non come descrive il PM “inconsapevole di commettere un reato“, ma invero premeditatamente consapevole e di quello che faceva e certa dell’assolutà impunità di cui avrebbe goduto in quanto “donna” e in quanto “madre”.

Ma non vi preoccupate: da mio figlio mi separerà solo la morte, e sinceramente mi sembra ancora un tantino prematura.