Lettera alla lettera di Repubblica: la mia vita liberata dall’amore violento

Dopo una pausa dall’articolo dove la nostra amica parlava dell’allattamento che ci ha portato anche uno scambio vivace, postiamo un richiamo dal blog di un’altra carissima amica.

L’argomento che tratta è quello della violenza alle donne, tema che qui abbiamo già toccato altre volte qui qui qui qui qui qui e qui.

Un argomento per noi di sicuro interesse in quanto assistiamo quotidianamente alla violenza sulle donne, ricevendola.

Oggi ospitiamo in questo post un articolo da questo blog

Ecco l’incipit

Scrivo alla lettera perché, al di là dello sfogo della donna che ha consegnato lo scritto ad una testata giornalistica, poi è pur sempre quella testata che decide di usarla attraverso una strategia comunicativa per orientare l’opinione della gente in una certa direzione. E dico questo perché faccio comunicazione anch’io, creo personaggi, metto in bocca a certe anime di carta verità presunte e so che nel momento in cui ho raccontato, perché l’ho fatto e con grande impegno e passione, la storia vera di persone vere che mettevano nero su bianco la propria esperienza, nel caso in cui non corrispondeva alla narrazione dominante e soprattutto non orientava l’opinione di lettori e lettrici in senso autoritario, allora mi hanno detto che era falsa.

(continua) Andate a leggere il resto merita davvero di essere letta fino in fondo

Ilaria – Livorno, morta la 19enne scomparsa: trovata nuda e strangolata

Un altro strazio: altro dolore, altra morte, altra donna che non ha goduto della sua vita.

Uno strazio che condanniamo senza appello.

Viene da chiedersi perché non ci si è accorti, o se ci si poteva accorgere prima, che qualcuno che magari conosceva, magari anche bene, poteva arrivare a tanto.
E oggi la sua famiglia, i suoi amici sono tutti un po’ più soli…..

E poi verranno, famiglia ed amici, sommersi dai media che rinnovano il dolore, la mercificazione, Ilaria conteggiata come un numero per portare acqua al mulino di chi dice che la violenza esiste e va combattuta se no “tutte le vostre figlie diventeranno Ilaria”.

Ilaria diventa un ricatto morale, e la bandiera di chi dice “donne state a casa” e “loro sono cattivi”.

Mi chiedo se Ilaria non ci sia più perché proprio non riesce a passare un messaggio che alla affettività bisogna educare. Abbiamo bisogno tutti di imparare e vivere una affettività che sia gioia dell’incontrarsi, del donare e del ricevere, reciprocamente. Nel non confondere il diritto al piacere con il diritto di possedere.

Bisogna prevenire, e parlare, e conoscersi…. e proteggersi a vicenda.

Proteggersi non è tutelare, non è restringere il campo di libertà delle donne perché di certo deboli, o quello degli uomini, perché probabilmente violenti.

Questo ragionamento porta solo divisioni, e mancanza di capacità di stare insieme, porta a vedersi come diversi, come lontani, e uno che è diverso si può trattare da diverso… e se è diverso non è umano come me, non è “PERSONA” come me.