„Il padre “rifiutato” dalla figlia davanti scuola: “Vi racconto il mio inferno“

Padre separato rifiutato da figlia scuola media Mestre

Il padre “rifiutato” dalla figlia davanti scuola: “Vi racconto il mio inferno”

Da luglio 2011 l’undicenne ha troncato ogni rapporto con lui. L’avvocato Delmonte: “Manipolata dalla madre”. L’uomo, in affidamento congiunto: “Voglio darle il diritto di avere due genitori”

di Gabriele Vattolo – 19 ottobre 2012
L'avvocato Tomas Delmonte

L’avvocato Tomas Delmonte

Mestre come a Cittadella? Forse. Certo, la storia della bambina di undici anni che si è rifiutata di parlare con il padre martedì scorso fuori dalla scuola media Giulio Cesare, anche se non in punta di diritto, qualche assonanza sembra avercela. Al centro, però, rimane sempre una bambina, con i suoi diritti e i suoi bisogni. Per questo suo padre, che quella mattina ha avuto un alterco con una professoressa dell’istituto che non gli permetteva di parlare con la figlia, ha voluto spiegare come sono andati i fatti e l’inferno personale in cui è piombato da quando, da luglio 2011, la piccola non ha più voluto recuperare un rapporto con lui.

“Prima di tutto il mio assistito sente il dovere e non il diritto di essere genitore – spiega l’avvocato veronese Tomas Delmonte – Per questo si trovava davanti alla scuola. Per questo spesso si è ridotto a salutarla con la mano in lontananza”. Una storia complessa, come tutte le storie che hanno origine da una separazione. Papà e mamma della undicenne si separano sette anni fa. Consensualmente. Poi, in questi anni, nei confronti dell’uomo partono undici denunce, tra segnalazioni della scuola (di carattere amministrativo) e esposti della coniuge. Nove di queste vengono subito archiviate.

Nel 2006 arriva la prima denuncia, poi nel 2008 la richiesta della donna di togliere la potestà genitoriale al compagno. Passano due anni. Il tribunale dei minori rigetta il ricorso della madre, togliendo anche l’obbligo di pagare l’assegno di mantenimento al padre, in quanto, avendo l’affidamento condiviso, il 40% del tempo la piccola lo passa con lui. Nel 2010, poi, parte una segnalazione dei servizi sociali che, sulla scorta delle dichiarazioni della madre, avverte la Procura che qualcosa non andrebbe per il verso giusto. Si arriva al 2012, con la richiesta del tribunale dei minori di approfondire la situazione, attraverso anche degli incontri “congiunti” tra tutti e tre i soggetti in campo: madre, padre e figlia.

Nel mezzo, però, qualcosa è successo. La figlia da luglio 2011 non vuole più parlare con il padre. Il motivo? Mistero. Secondo l’avvocato Delmonte tutto è da ricondurre al tentativo “scientifico” della madre di tagliare ogni legame della bimba con lui. I servizi sociali quindi non possono far altro che “fotografare” la situazione e, a fine settembre, consegnare la propria relazione al tribunale.

“Io mi espongo non per me. Ma per mia figlia – spiega l’uomo – perché lei ha diritto di aver un padre e una madre. Con questo comportamento, invece, la mia ex compagna non le permette di aver un altro punto di riferimento”. Nessun “teatrino”, nessuna azione eclatante. E nemmeno nessuna denuncia: “Zero a zero vince il genitore affidatario (la madre, ndr) – spiega l’avvocato Delmonte – noi vogliamo invece che siano salvaguardati i diritti della bambina”.

Come? Dopo undici tra denunce e segnalazioni in cinque anni, dopo aver perso il rapporto che aveva con la figlia, il padre della undicenne ha depositato istanza di divorzio in tribunale. In modo da determinare un altro processo “parallelo” alternativo a quello già in piedi al tribunale dei minori. Con una peculiarità però: la sentenza del tribunale Civile è “più forte”. In questo modo il legale del padre depotenzia il procedimento attualmente in corso. La richiesta è di ottenere l’affidamento della figlia, anche se non esclusivo, e che la stessa venga ospitata per tre settimane in una casa famiglia con personale qualificato che permetta l’attuazione del cosiddetto “metodo Washak“, in cui si aiuta il bambino a recuperare un rapporto con il proprio genitore. Una pratica sperimentale in voga negli Stati Uniti.

Tra passaggi legali e rapporti dei servizi sociali, però, la protagonista della storia è sempre lei: una bimba di undici anni contesa. E un padre terrorizzato dall’idea di non vederla più.

Fonte mestre.veneziatoday

Diario di una psicologa disoccupata

Davvero interessante da leggere ……..

Dal Blog LISOLACHENONCE’

Prendo spunto da una riflessione fatta ieri sera ma pensata da alcuni mesi, per approfondire un certo tema.

Ieri notavo che su faceboock è pieno di vignette che prendono in giro Misseri.

Probabilmente sono vecchie vignette elaborate l’anno scorso…chissà…o forse elaborate da qualcuno che non cambia mai canale e non capita mai su “La vita in diretta”…trasmissione che a me non piace perchè la trovo un po’ troppo pettegola…Però è proprio li che ho visto Misseri qualche giorno fa.

Chi non lo vede da un po potrebbe stentare a riconoscerlo.

Io vedendolo sposso al Tg ho notato subito che l’allontanamento della moglie e della figlia hanno avuto su di lui degli effetti così miracolosi che confermano la mia ipotesi delle relazioni tossiche.

Misseri non è solo un po’ ingrassato: è disteso, rilassato, ringiovanito! Persino la sua espressione ha guadagnato intelligenza. Praticamente sembra un’altra persona! E’ totalmente diverso da quel contadinotto dall’aria idiota, che sembrava quasi sporco in viso.

Una cosa è certa, che fosse succube della moglie e della figlia questo si capiva benissimo, ma guardatelo ora! E’ disintossicato, si è ripreso la sua volontà e il suo diritto di essere entità pensante.

Al di là dei fatti di cronaca mi concentro solo su quello che vedo e su ciò che questo suscita in me.

Non dico che sia innocente, ma abbiamo visto tutti la scena in cui sua moglie gli ordina  di chiudere la porta e lui senza neanche pensarci “esegue l’ordine”.

E’ una sorta di ipnosi.

Dopo aver fatto il corso ho capito tante cose!

Toglietevi dalla mente il pendolino, e a me gli occhi, e Giucas casella, lasciatelo a casa sua.

L’ipnosi è un’altra cosa!

Possiamo ipnotizzarci a vicenda senza neanche accorgercene , semplicemente dialogando.

Figuriamoci col partner!

Probabilmente Misseri era caduto in un vortice ipnotico perenne e tossico che stava devastando il suo fisico e la sua mente.

E tolto dalla fonte tossica è praticamente rinato!

Come quando una pianta sta lentamente soccombendo per via delle erbacce e la si libera, e allora la pianta stende tutte le sue foglie che diventano quasi più larghe, si tendono verso il sole e la pianta diventa più verde.

Ovviamente questi processi ipnotici non vengono fatti apposta.

Succedono nel momento in cui una personalità tossica incontra una personalità un po’ più debole.

Scatta l’innamoramento e probabilmente ci si resta intrappolati, senza uscirne, senza risvegliarsi per scoprire ( come dico sempre ) che anche l’altro fa la cacca. Ed ecco che piano piano il corpo comincia a dare segni di cedimento per cercare di segnalare il pericolo!

Bisognerebbe davvero analizzare una foto di Misseri prima e dopo la moglie! Se ci prestate attenzione è lampante! Una sorta di miracolo…come se la sua mente e il suo corpo si fossero proprio liberati dalle tossine.

Alcune relazioni vengono definite disfunzionali, ma io credo che quando anche il corpo comincia a cambiare e a modificarsi, quando il sistema immunitario si abbassa e in concomitanza alla relazione appaiono anche disturbi di vario tipo…che possono degenerare anche in tumori…allora si possa parlare di relazione tossica.

Una relazione inquina il corpo e l’anima e di cui ci rendiamo conto quando grazie a dio la relazione finisce e allora notiamo subito che qualcosa cambia nel nostro corpo…e lentamente si trasforma in un corpo bellissimo!

Misseri ne è la prova. E non solo lui…

Dunque da questa riflessione parte il mio invito a tutti voi, state attenti e ascoltate bene cosa vi dice il vostro corpo e il vostro istinto. Dentro di noi ci sono sempre le risposte giuste. Ascoltandoci impareremo a seguirle. Se notate che succedono cose strane durante una relazione, come strani disturbi, e salute cagionevole, fatevi le analisi e meditate bene. Le relazioni tossiche a lungo andare ci uccidono prima dentro e poi fuori.

(…..) (continua a leggere questo Autore  qui)

ΦφΦ

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Lettera aperta alle Forze dell’Ordine

 

 

Buongiorno,

in merito ai fatti recentemente occorsi a Cittadella e la vicenda del minore portato via da scuola che, non del tutto imprevedibilmente, si stanno replicando in altri contesti e regioni, vorremmo esprimere il  nostro appoggio alle forze dell’Ordine.

Siamo consapevoli che siete chiamati ad un lavoro difficile, reso ancora più complicato dal fatto che svolgerlo significa anche essere mandati allo sbaraglio non come “uomini in divisa” ma   –   soprattutto –  come persone.

Persone dotate  di cuore e di convincimenti personali a proposito di questioni delicate, ma anche consapevoli e informati sulla complessità dei fatti e delle motivazioni che spingono ad un agire che può apparire eccessivo.

In effetti, il metodo è parso sproporzionato perché applicato ad un bambino.

Ma oltre a questo ci è arrivata anche la sensazione che siate stati lasciati soli ed impreparati davanti all’aggressività dei media e delle evidenti strumentalizzazioni di alcuni soggetti che, forse, con scaltro opportunismo, individuano nel vostro operato il capro espiatorio per non fare luce sulla questione delle separazioni conflittuali dei coniugi con figli. La legge attuale (54/2006) – benché migliorabile (DDL 957 ora in esame al Senato) – non è deprecabile: deprecabile invece è il fatto che venga puntualmente disattesa per “consuetudine”, per “prassi”, per “interpretazione”.

Il sistema è farraginoso, lento e pigro; impastoia il vostro operato e, soprattutto, ingabbia per anni la vita ed i sentimenti delle persone (adulti e bambini) perché non si è in grado – o, forse, non si vuole – adeguarsi alla società contemporanea e cominciare a considerare tutti PERSONE UGUALI, preferendo tutelare gli uni più degli altri in virtù di una logica obsoleta inquinata da pregiudizi sessisti.

Far rispettare la legge è necessario. Purtroppo qualcuno sta tentando di far passar il messaggio che esistono 2 tipi di legge: una ammissibile e una che non lo è perché contraria alle “abitudini” consolidate.

Da qui al reclamare leggi diverse a seconda del sesso, dell’etnia, dello stato sociale, della religione, delle abitudini alimentari… il passo è più breve di quanto non si pensi.

Le persone dovrebbero essere tutte uguali, vi dovrebbe essere la certezza del Diritto e della Pena, ma questo ormai sembra solo un retaggio risorgimentale.

Un retaggio ipocritamente sbandierato per festeggiare il 150° dell’Unità d’Italia, ma non per ricordare che tutti i cittadini (uomini, donne, madri e padri) sono, o meglio, dovrebbero stare, agli occhi della Giustizia, sullo stesso piano e ugualmente perseguibili, se sbagliano.

La Giustizia è rappresentata bendata Perché la Giustizia “vede” con gli occhi della Mente e non deve farsi   influenzare dalle apparenze.  A qualcuno invece piacerebbe   una Giustizia accecata,  e magari asservita ai media.

Chiediamo che, alle Forze dell’Ordine, siano forniti strumenti per agire con competenza e opportunità ed umanità e tutta la professionalità dovuta in casi come quello di Cittadella, ma anche che le Forze dell’Ordine non debbano pagare i costi di una giurisprudenza così arroccata in una torre d’avorio da sembrare di aver abdicato al suo primo dovere: la tutela del cittadino.

Alla resa dei conti cosa abbiamo?

Un bambino di 10 anni che per META’ della sua vita ha visto che una legge, una norma, una sentenza, quindi, una REGOLA può essere aggirata, ostacolata, contrastata.

Un bambino che  porterà con sè questa eredità: per applicare la Legge occorre la forza; per eluderla basta agire con furbizia, urlare, piangere e occupare i palinsesti televisivi.

Autorizziamo alla pubblicazione questa comunicazione o parte di questa, citandone la fonte

 

Resp. Relazioni col Parlamento: Massimo Rosselli del Turco

Resp. Comunicazione e Pubbliche Relazioni: Roberto Castelli

Presidente turnario Vittorio Vezzetti

Il coordinamento nazionale di associazioni che condividono i temi dei diritti fondamentali dell’infanzia e della genitorialità post separativa, nasce per l’espressa volontà di associazioni di genitori separati, attualmente troppo divise,  per affrontare i temi tipici della società negli ambiti di competenza con un approccio interassociativo rivolto alla coesione, proponendosi con uno sguardo d’insieme  all’interno del paese, ma anche aprendosi al dialogo al resto col resto dell’Europa e alle nazioni della sua community, con l’intento di produrre risultati condivisi e condivisibili, forieri di un auspicabile crescita sociale.

Testimoni e propositori allo stesso tempo di passi fondamentali rivolti nella direzione dell’evoluzione sociale del paese e dei suoi abitanti, sui temi che rappresentano il focus e la nostra mission: tutelare l’infanzia e ridare nuovo vigore e dignità alle relazioni primarie genitori-figli, ridefinendo e rileggendo tutti i valori in campo per offrire maggiore umanità e rispetto nei confronti delle famiglie che si separano con cura e rispetto di tutte le parti coinvolte.

Colibrì si propone di aprire un dialogo qualificato con le istituzioni e le realtà confederative europee, in considerazione del fatto che non ci si può più confrontare solamente con la propria classe politica viste le dimensioni estese del fenomeno separativo e le insufficienti risposte ed impegni dei singoli paesi europei.

A fronte di un problema decisamente comunitario, che in ambito nazionale non riceve risposte politicamente mature o  sensibili,  è doveroso aprirsi anche agli altri coordinamenti europei per proporre e condividere coi singoli paesi della Community  una “linea europeista” che possa divenire di riferimento per ciò che riguarda in maniera allargata “il tema della tutela del minore e della Bigenitorialità” e fare sì che il nostro continente divenga un luogo di condivisa sensibilità sui temi dell’ Infanzia lesa dal fenomeno separativo, uscendo dalla logica del pregiudizio, per entrare in quella della soluzione armoniosa ed evoluta,  per uscire da un enpasse storico-culturale dove alle domande della società, i rappresentanti dei governi possano rispondere condividendo le nostre esperienze e percezioni, direttamente.

In Colibrì, al 18 Ottobre 2012, si riconoscono le seguenti realtà associative e movimenti italiani

Associazione FigliperSempre Onlus Nazionale

Associazione per la Bigenitorialità  “Genitori Sottratti”

Associazione per le Nuove Famiglie

Associazione Genitori Separati Novi Ligure

Associazione Aiutiamo le Famiglie A.le.F.

Associazione NonneNonni penalizzati dalle separazioni Onlus A.NO.P.S.

Movimento Femminile Parità Genitoriale – M.F.P.G.

Associazione Genitori Separati dai Figli – AGS

Associazione Genitori Separati e Figli (GE.SE.FI. Onlus)

Associazione Papà Separati Liguria

Associazione Papà Separati Torino

Associazione Papà Separati e Figli Torino

Associazione Papà Separati Asti

Associazione Papà Separati dai Figli Onlus Roma

Si riconoscono le seguenti realtà associative e movimenti esteri

Movimento Papageno (CH)

Donna2 (CH)

I Comme Identitè I.C.I. (F)

Il Convegno di Trieste sulla banca dati per i pedofili

Pubblicizziamo molto volentieri questo evento

alicenelpaesedelgenoma.org

Dott.ssa Valentina Peloso Morana 

Il Convegno di Trieste sulla banca dati per i pedofili

Questo è il nostro Convegno.

Se fossimo alla “Sagra del salame toscano e dell’abbacchio laziale” potrebbero organizzare una corsa con i sacchi. Ma… mi sorge un dubbio: dove hanno preso i sacchi per fare la corsa? Di sicuro a quelli che li usano per lavoro.

Noi a differenza di questi signori, stiamo creando la corsa per acchiappare i pedofili. I nostri atleti sono professionisti contro il crimine, e di sicuro tra noi non ci saranno arbitri che affettano il salame (con tutto il rispetto per i salumieri). Per dirla con il nostro leader:  “Capisciammè”

Dott. Valentina Peloso Morana

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Dal caso di Cittadella io ho imparato che… di Arianna Brambilla ©

Dal caso di Cittadella io ho imparato che: 

La legge può essere disattesa.

Le sentenze possono essere ignorate.

Possono intercorrere moltissimi anni tra una sentenza e la sua applicazione.

Se una persona ha perso dei diritti, cionondimeno può continuare ad operare come se li avesse.

Una persona può trascorrere META’ della sua vita in una situazione illegale e pregiudizievole

Per applicare la legge occorre usare forza sproporzionata all’età ed alla situazione del soggetto

La giurisprudenza opera dei distinguo in base al sesso dei convenuti a giudizio

Dott.ssa Arianna Brambilla

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E venne fuori la fobia collettiva del padre

Dal Blog Femminismo a Sud

Venezia. Un padre va a prendere la figlia a scuola. Genitori separati, accordo e condiviso, lui si assume la responsabilità di prendere questa figlia. Lei lo vede e dice che vuole la mamma. La insegnante non si capisce bene cosa esattamente faccia, pare che ci sia una discussione tra padre e insegnante e lei chiama la polizia. Finisce che forse lui denuncia lei o non si sa. E’ tutto scritto su una notizia che vale la pena commentare, seppur brevemente, perché mi vengono in mente con chiarezza un paio di cose: (…..) (continua a leggere qui)

Ringraziamo Fikasicula per la lucidità con cui si esprime, nel rispetto della diversità di ognuno. Dote rara.

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Lettera a mia Figlia

Dal blog  spaciaclone

Ho fatto una promessa a me stesso, decidendo di non imporre più a nessuno le mie scelte, perché spesso, le scelte, implicano condizionamenti imprescindibili per chi le subisce.
Il problema è, che ce ne accorgiamo solo dopo averle fatte.
A ragion veduta, ho lasciato che tu scegliessi, per il tuo bene. Senza limitarti, neanche per il  fatto che tu fossi ancora adolescente.
Ho fatto bene? Non lo so! Quello che so è, che anche questo, vuol dire amare. (…..) (continua a leggere qui)

Vogliamo ringraziare di cuore l’Autore di questa lettera per averci permesso di pubblicarla.

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Chi paga alla fine sono i figli

La storia di Cittadella con il suo risalto mediatico ha avuto ovviamente un impatto sulla società italiana. Tra i tanti possibili effetti ne possiamo individuare almeno uno negativo ed uno positivo.

Quando si veicola con le parole un messaggio e con i fatti un messaggio opposto a lasciare il segno è il messaggio espresso con i fatti. Inutile dire che a uscire a pezzi è l’idea di paternità ed è questo l’aspetto negativo. Già in passato i molti racconti dalle separazioni hanno dato la netta sensazione che la paternità fosse un pericolo e non una esperienza positiva ma in questi giorni l’immagine di un padre che per vedere il figlio deve ricorrere alle forze dell’ordine a causa di una madre alienante che per anni ha potuto non tener conto delle Istituzioni è stato il colpo di grazia. Immagini che parlano alla parte inconsapevole del cervello si stanno insinuando nelle menti degli italiani. Abbiamo impiegato anni per ottenere padri molto presenti nella vita dei figli riuscendo ad ottenere risultati lusinghieri eppure quello che è successo rappresenta almeno due passi indietro e purtroppo solo tra alcuni anni potremo valutarne appieno le conseguenze.

L’effetto positivo è invece dato dalla presa di coscienza della popolazione che ad essere assenti non sono i padri ma sono le madri ad alienare i padri in fase di separazione. Molti devono scegliere se farsi da parte o ricorrere ad una scelta disperata quale quella del padre di Cittadella. Una scelta non facile e spesso neanche una scelta a causa di un sistema che in genere aiuta le madri alienanti piuttosto che aiutarle a capire il loro errore. Poter ricattare emotivamente i figli con il più classico dei: “per te ho sacrificato tutta la mia vita” è un problema prima di tutto per la società italiana che ha bisogno di una gioventù attiva e pronta ad accettare nuove sfide.

I tanti talk show hanno chiaramente spiegato che è più amorevole abbandonare un figlio piuttosto che chiedere al giudice di dargli un padre. Oggi è diventato chiaro a tutti che il sistema italiano chiede ai padri di abbandonare i figli e che questa è una scelta d’amore. Allora ringraziamo tutti quei padri che abbandonano i figli pur di non spingere le madri a mettere il filo spinato attorno al letto. L’amore è anche saper abbandonare e un padre che abbandona i figli in questo paese va riabilitato perché la sua è la più grande scelta d’amore.

 Chi paga alla fine sono i figli. Condannati a crescere senza padre. 

Testo redatto dal dott. Ettore Panella

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Richard Gardner: i Falsi abusi e la Sindrome di Alienazione Parentale:

Ringraziamo il Prof. Marco Casonato per questo prezioso contributo.

pubblicata da Psicologia Dinamica il giorno Domenica 14 ottobre 2012 alle ore 18.10

Richard Gardner MD

Un intellettuale americano :

Richard Gardner i Falsi abusi e la Sindrome di Alienazione Parentale (PAS)

L’ “abuso” , come la stregoneria e gli untori del ‘400 –‘600, costituiscono un fenomeno sociale con forti radici ideologiche e religiose ed una massiccia diffusione mediatica. Le false accuse di abuso contemporanee ed i conseguenti devastanti processi superano di gran lunga per numero i processi alle streghe e, salvo per la pena di morte, hanno fatto certamente molte più vittime dei processi inquisitoriali del ‘400 – ‘600 tenendo conto che l’epidemia è iniziata negli anni ’80 negli USA e dopo dieci anni in Italia. Gli abusi e la pedofilia sono anche divenuti una potente “arma di distrazione di massa” che rende agevole dimenticare: mortalità infantile, lavoro minorile, esposizione ad agenti mutageni, denutrizione, descolarizzazione, malattie respiratorie da PM10, e mille altre minacce alla salute e allo sviluppo dei minori.

Richard Gardner sulla scorta della sua grande competenza professionale e della credibilità acquisita negli anni nei tribunali del New Jersey, ma anche di altri stati del Nord America e del Canada, è stato una figura di rilievo tra gli intellettuali americani che hanno rapidamente compreso che l’epidemia di abusi esplosa tra gli anni ’80 e ’90 negli USA era un fenomeno che non riguardava “fatti” bensì il riemergere di pulsioni oscurantiste di stampo quattro-secentesco. Talchè di “abusi” si iniziò a parlare ricorrentemente nel corso del convegno annuale del “Giorno della contrizione” a Salem.

Gardner infatti è spesso citato, ma ancora mai tradotto per il lettore italiano.

Ma chi è Gardner di cui è stato detto veramente di tutto?

Richard Gardner (1931-2003) laureatosi in medicina alla Columbia di New York nel 1952, conseguendo il Dottorato in medicina e la specializzazione in Psichiatria infantile è stato in primo luogo uno psichiatra militare appartenente al sistema della sanità militare americana che ha una tradizione di eccellenza (i primi DSM ad esempio sono manuali di psichiatria militare); la Veterans Administration offre infatti ospedali e servizi sanitari ottimi a militari, ex militari ed alle loro famiglie.

L’autore è stato capitano medico con un ruolo di primario ospedaliero nel contingente militare americano di stanza in Germania.

Egli si occupò dell’assistenza psichiatrica alle famiglie dei militari americani. Benché inquadrato nell’esercito, nei fatti fu a contatto professionale soprattutto con civili quali sono i familiari dei militari che andando incontro a problemi psichiatrici e a divorzi ricadono comunque nella competenza della sanità militare americana, ma nella giurisdizione tedesca per quanto riguarda le controversie giudiziarie dei divorzi, e fatti di penale rilevanza rispetto ai quali sia richiesto un parere psichiatrico.

Questo ruolo di psichiatra militare in Germania porterà Gardner ad acquisire via via una vasta esperienza anche come psichiatra forense e come psichiatra infantile forense nel supporto alle famiglie dei militari USA durante la Guerra fredda. E’ l’autore stesso a raccontare che il suo colonello – cui non stava molto simpatico –  decise di assegnarlo a seguire i casi forensi sostanzialmente perché li riteneva materia di minore interesse, e difatti l’autore ringrazia ironicamente il suo colonello per questo episodio di “mobbing” che gli ha in effetti fornito l’occasione per acquisire la grande esperienza che ha poi costituito le fondamenta della sua professione di successo.

Tornato in patria nel 1963 Gardner otterrà un insegnamento come “professore clinico di psichiatria” presso la prestigiosa Columbia University di New York; il titolo corrisponde approssimativamente al nostro italiano di “libero docente” o “professore a contratto” con cui le università collocavano nell’istituzione anche i nomi di professionisti famosi che non avevano seguito una carriera accademica e che tenevano così seminari per specializzandi o cicli di lezioni professionalizzanti portando nell’università le loro competenze di eccellenza. Gardner fu anche “visting professor” di psichiatria dell’infanzia presso l’Università cattolica di Lovanio in Belgio e tra le sue pubblicazioni troviamo anche libri in tedesco ed altre lingue.

Dagli anni ’70 Richard Gardner, a quell’epoca ben inserito nell’ambiente psicoanalitico del New Jersey e nello storico e prestigioso istituto psicoanalitico

William Alanson White Institute di New York (questo rende ragione della sua rimarcabile capacità di considerare i fattori sociali e familiari oltre alle dinamiche personali intrapsichiche) ha pubblicato diversi libri con Jason Aronson, Batam books, Brunner & Mazel e Basic books (che è un editore di bestsellers ed è un po’ un punto di arrivo nella carriera).

L’autore, da buon americano,  troverà successivamente più vantaggioso pubblicare e commercializzare con una propria casa editrice la Creative Therapeutics i suoi volumi. Palesemente vi era un vantaggio economico per un professionista oramai assai noto grazie a diversi libri illustrati scritti per spiegare ai bambini cosa è il divorzio e per spiegare ai genitori come aiutare i figli in siffatti frangenti. Bisogna anche considerare l’efficacia del sistema di vendita postale negli USA che ben prima dell’era di Amazon che l’ha semplicemente informatizzato e reso planetario, permetteva una distribuzione capillare ai professionisti rispetto anche ad editori importanti, ma comunque settoriali (vedi ad esempio Brunner & Mazel di New York). La scelta si comprende meglio anche se si leggono i suoi libri cosa che permette di notare come l’autore spesso pubblichi ampliamenti ed aggiornamenti di precedenti libri riutilizzandone ampie parti con semplici aggiornamenti con un nuovo titolo, cosa che un editore comune non permetterebbe.

Nel frattempo l’autore scriveva regolarmente per riviste scientifiche, partecipava a dibattiti e congressi presentando i suoi contributi.

Infatti Gardner è autore complessivamente di circa 40 Libri scientifici e divulgativi e di oltre 250 tra capitoli di libro, articoli su riviste scientifiche indicizzate e pubblicazioni d’occasione come le relazioni agli atti congressuali, le conferenze, i dibattiti sul lavoro di altri autori o lettere all’editor su temi molto specifici oggetto di dibattito scientifico.

Il nome di Gardner è associato soprattutto alla definizione della “Sindrome di alienazione genitoriale” (PAS: Parental Alienation Syndrome) ossia la condizione invero frequente per cui nel corso di divorzi o separazioni conflittuali un genitore esercita un condizionamento psichico sul figlio per incidere negativamente sui suoi rapporti con l’altro genitore. E’ interessante seguire i passaggi attraverso i quali l’autore è pervenuto a descrivere questa condizione di rilevanza psichiatrica.

Nel 1976 Gardner scrive un volume sulla condizione dei bambini in corso di divorzio. Nel 1979 l’autore pubblica un volume dedicato al processo di lutto del bambino che perde un genitore.

Nel 1985 l’autore pubblicherà un volume sui disturbi di Ansia da separazione e sempre nel 1985 Gardner descriverà per la prima volta in modo completo la PAS cui negli anni successivi dedicherà osservazioni e approfondimenti in ulteriori pubblicazioni.

La PAS è la sindrome tipica delle condizioni di divorzio che egli osservò e descrisse e che lo ha reso famoso in tutto il mondo.

Bisogna dunque tenere a mente questi temi studiati e approfonditi da Gardner prima della definizione della PAS perché come vedremo essi costituiranno una premessa clinica importante nella definizione della sindrome. Infatti già prima degli anni ’80 l’autore si era reso conto che  esistevano dei bambini che subivano una sorta di lavaggio del cervello da parte di un genitore (in genere la madre o un nonno materno, ma talora il padre). Si trattava prevalentemente di bambini coinvolti in separazioni o cause di divorzio molto conflittuali e protratte in cui sovente la madre o il padre presentavano un disturbo di personalità “Borderline” o affine.

Attualmente è in corso un dibattito a nostro parere piuttosto sterile riguardo all’esistenza stessa della PAS, alla sua eventuale collocazione del DSM V ed alla sua natura di “Sindrome” o “Disturbo”.

Si tratta di una polemica che ha molte ragioni, e non sempre nobili,  a nostro parere di scarsa o nulla rilevanza.

Infatti la PAS a nostro parere non abbisogna particolarmente di essere posta nel DSM V perché in effetti nei DSM precedenti c’è già: infatti pare un sottotipo dei Disturbi d’ansia da separazione che già Bowlby ben descrisse rispetto alla Fobia scolastica nel II volume del suo celebre “Attaccamento e perdita”.

Le ragioni dell’odio

Gardner è molto odiato da tanti soggetti interessati coinvolti nell’epidemia degli abusi (talora non laureati o non molto professionali, altre volte disturbati e qualche volta persino deliranti) perché con un colpo di fioretto svela le loro motivazioni più autentiche secondo una concezione psicoanalitica classica del tutto consolidata e largamente condivisa.

Egli aveva capito chi sono in realtà coloro che proclamano di voler proteggere i bambini e ciò aveva fatto illividire d’odio chi, suonando la grancassa della difesa dei minori, vedeva viceversa palesate le proprie inclinazioni perverse proprio nei confronti di chi diceva a gran voce di voler proteggere.

L’autore infatti aveva capito tutto del sistema degli abusi: gli aspetti politico giuridici, il business, la superstizione con spunti religiosi, i principi teorici inconsistenti, la psicologia new age, la prassi forense.

L’ostensione di un libro di Gardner ad uno di questi sedicenti esperti ottiene pertanto lo stesso effetto dell’ostensione di una Bibbia ad un vampiro (sic): si ritrae un po’, soffia, cerca di coprirsi e di scacciare la vista. La sua magia svanisce, i suoi presunti superpoteri annichiliscono, si sgonfia ed infine implode.

L’autore ripercorre con chiarezza i vari passaggi e i vari contesti delle accuse di “abuso” gettando un raggio di luce sulle zone d’ombra in cui operano anche personaggi senza scrupoli come quando l’autore scrive:

“ C’è un elemento di evidente psicopatia in una persona che vede un bambino di tre anni per pochi minuti e subito dopo scrive una relazione in cui dichiara che un determinato individuo (il padre, il patrigno, l’insegnante della scuola materna ecc.) ha abusato sessualmente del piccolo. Questo atteggiamento implica  un meccanismo di coscienza deficitario”.

Questa è una valutazione della tecnica più comune che capita sovente di osservare, ma i passaggi più difficili da digerire, quelli che fanno soffiare di rabbia repressa gli abusologi, sono i passaggi in perfetto stile psicoanalitico in cui Gardner esplora le motivazioni profonde ed inconfessabili di chi ha votato se stesso all’abusologia come sistema di ideologia.

“Ogni volta che l’accusatore espone una denuncia, è probabile che abbia un’immagine visiva interna del rapporto sessuale. In ogni replay mentale, l’accusatore gratifica il desiderio di essere impegnato in queste attività, in cui l’abusante è coinvolto nella propria immagine visiva.

Un esempio di processo di gratificazione diretta, facilmente accettabile dalla maggior parte delle persone,  è il cinema. Dopo tutto, siamo normali, sani, eterosessuali e quelle persone raffigurate sullo schermo sono anch’esse normali, sane ed eterosessuali. Ma lo stesso meccanismo sottostà al ruolo delle immagini visive dei rapporti sessuali pedofili. Ogni volta che si evoca un’immagine visiva di un bambino che subisce un abuso sessuale, vengono gratificati indirettamente gli impulsi pedofili. Concordo con Freud che tutti i neonati sono dei perversi polimorfi e credo che noi tutti abbiamo, al nostro interno, degli istinti pedofili. Le persone che manifestano una forte tendenza in tale area, hanno maggiori probabilità di aver bisogno frequentemente di queste immagini visive, e pertanto è più probabile che siano disposte a partecipare alle false denunce di abuso sessuale. Se il bisogno è consistente, è disposta a ‘sospendere l’incredulità’ e ignorare le informazioni che possono suggerire che il presunto colpevole, in realtà, è innocente. L’identificazione di se stessi in queste immagini può avvenire con entrambi i partecipanti: quindi sia con il bambino che con il presunto abusante. L’identificazione con il bambino permette di gratificare il proprio desiderio di essere l’oggetto passivo di un rapporto sessuale, mentre quella con il presunto abusante consente di gratificare il desiderio di essere il seduttore che abusa di un bambino. Quando ci si identifica con la ‘vittima’ si sta fondamentalmente pensando ‘mi piacerebbe che  fosse fatto a me’. Naturalmente per la maggior parte delle persone questo fenomeno è inconscio. Molti provano un senso di colpa troppo grande per i propri impulsi pedofili, per lasciare entrare queste fantasie direttamente nella coscienza: così la formazione di gratificazioni indirette è una modalità di scarica. Gli impulsi sono soddisfatti senza sentirsi in colpa o essere consci che questi risiedono dentro di sé”.

Ma l’analisi di Gardner prosegue elucidando anche altri meccanismi psicologici messi in moto sovente da coloro che si dedicano professionalmente agli “abusi”: ad esempio la proiezione: “Un altro meccanismo operativo nelle false denunce è quello della proiezione – con la quale pensieri e sentimenti cognitivi ed emotivi inaccettabili sono respinti inconsciamente ed attribuiti ad altri. Le persone con un eccessivo senso di colpa o di vergogna per i loro impulsi pedofili, possono proiettare i loro stessi impulsi sugli altri. È come se dicessero ‘non sono io che voglio molestare sessualmente questo bambino, è lui (lei)’. In questo modo gli impulsi inaccettabili sono gratificati, il senso di colpa per questa liberazione è placato e l’individuo si sente innocente. Maggiore è la forza con cui un individuo reprime i suoi impulsi pedofili inaccettabili, maggiore sarà il bisogno di immaginare un’ orda  in continua espansione di ‘pedofili’ che servono come oggetto per la proiezione”.

Secondo Gardner gioca un ruolo rilevante anche la “formazione reattiva, in cui un individuo adotta consapevolmente pensieri, sentimenti e comportamenti che sono opposti a ciò che prova inconsapevolmente. La formazione reattiva è fondamentalmente un modo per rafforzare il processo proiettivo. Fenomenologicamente, coinvolge una condanna ripetitiva di una delle parti, che viene utilizzata come  punto centrale della proiezione. La gente che mostra questo fenomeno sostanzialmente dice: ‘se c’è una cosa che io odio in questo mondo è la pedofilia. Di conseguenza mi dedicherò al suo sterminio anche se sarà necessario usare tutte le mie energie.’  Vengono intraprese campagne di diffamazione e di convincimento. L’obiettivo finale di questa nobile causa apparente è eliminare completamente ‘tutti i maledetti pedofili dalla faccia della terra.’ Psicologicamente, questi individui lottano per reprimere i loro stessi inaccettabili impulsi pedofili che premono continuamente per essere realizzati. Durante le arringhe contro i ‘pervertiti’ che sono l’oggetto del loro disprezzo, essi spesso accrescono il loro livello di eccitazione che può facilmente essere riconosciuto come sessuale”.

Ma come la storia insegna lo spirito illuminista, la flebile luce della ragione, corre sempre il rischio di soccombere alla folla paranoica ed alla mano di singoli fanatici.

Negli USA si rinviene una certa tradizione di omicidi tentati e riusciti nei confronti di figure carismatiche o comunque tali da assumere tale veste simbolica nell’immaginario collettivo: Abraham Lincoln, John F. Kennedy ne costituiscono il paradigma, ma anche Martin Luther King, Robert Kennedy, Malcom X sono figure di leader caduti in complotti e attentati volti ad impedire qualche emancipazione ed a invertire il corso della storia. Tutti oltre ad essere uccisi sono stati anche diffamati da vivi e da morti al fine di ridurre la loro credibilità, di colpirli quando non potevano difendersi.

In questo Gardner è in effetti una figura di secondo piano rispetto ai personaggi storici sopracitati, ma di estremo rilievo nel suo ambito specialistico e professionale per la completezza e lucidità del suo contributo alla comprensione di un fenomeno che ha riesumato in tutto il mondo industrializzato le paure superstiziose ed il buio della ragione del 1400.

Per meglio comprendere la situazione bisogna partire col ricordare la campagna d’odio scatenata dalla femminista Diana Russell nei confronti di Larry Flint dopo che il fondatore di Hustler vinse avanti alla Corte Suprema la sua battaglia per la libertà di espressione: un fanatico anti-porno non rassegnato al parere dei supremi giudici sparò a Flint senza riuscire ad ucciderlo, ma lasciandolo paralizzato. Negli stessi anni vi furono diversi casi di fanatici dei movimenti fondamentalisti per la vita (da non confondersi assolutamente con i movimenti del nostro paese) americani che uccisero medici abortisti nella disattenzione di sceriffi corrivi che svolgevano indagini carenti.

Dagli assassinii perpetrati dal Ku Klux Klan sino all’attentato di Oklahoma City e ad una miriade di attentati minori negli Stati Uniti esiste il problema di un fanatismo anarcoide-individualista che talora prende l’aspetto di movimenti neonazisti, talora di femminismo radicale, talaltra di fondamentalismo religioso.

 Richard Gardner morì in questo modo: il suo corpo fu trovato nella cucina di casa sua con ferite inferte con un coltello da macellaio sulla nuca e sul collo, di lato nella zona giugulare ed infine quattro ferite al petto nella zona cardiaca con una fatale in cui la punta era penetrata profondamente nel cuore. La morte fu archiviata rapidamente come suicidio; come per certi suicidi eccellenti italiani il figlio dichiarò, terrorizzato dall’ apparente scarso interesse mostrato dall’ufficio dello sceriffo, che probabilmente il padre si era suicidato avendo saputo di soffrire di una malattia degenerativa.

Bisogna però fare alcune riflessioni: Gardner era un medico militare, conosceva quindi molti modi per morire in maniera semplice ed indolore come medico e poteva anche disporre dei farmaci o di quant’altro fosse necessario qualora avesse deciso di morire di sua volontà. Oltre a questo come ex militare egli aveva ampia dimestichezza con le armi da fuoco ed ovvia disponibilità delle stesse. Pare illogico ed improbabile quindi che potesse scegliere di colpirsi molte volte con un coltello da cucina, prima da dietro, poi di taglio al lato del collo ed infine diverse volte al cuore dopo diversi tentativi che avevano comportato anche l’incisione di alcune costole. Si tratta apparentemente di quello che in Italia si definisce un “suicidio eccellente” avvenuto in un’epoca in cui diversi fondamentalisti avevano ucciso medici e che è terminata quando è stata eseguita la prima condanna all’iniezione letale di un fanatico che uccise un medico di una clinica ginecologica che praticava aborti. Almeno un altro attivista fondamentalista attende nel braccio della morte; senza l’ impunità legata a condotte corrive le serie di omicidi perpetrati dai moderni assassini delle sette religiose fondamentaliste si sono ridotte immediatamente.

Gardner in un certo senso ha scritto il proprio epitaffio quando descrisse nel libro che abbiamo citato l’overkilling maniacale degli attivisti fondamentalisti, di quegli esaltati che sono attratti morbosamente dalla pedofilia e se ne occupano tutti i giorni “per difendere i bambini”, che hanno la mente ubriacata di scene di violenze sui bambini, che ne immaginano sempre di nuove e sempre di più aberranti dietro la foglia di fico dell’attivismo politicamente corretto.

 Infatti: “La rabbia si alimenta da sola quando si accumula in stati di odio ed esaltazione, la sua scarica va al di là dello scopo originale. Una pugnalata al cuore è generalmente sufficiente ad uccidere un individuo, una dozzina di pugnalate non hanno nessun scopo ulteriore per ciò che concerne l’obiettivo originale. Tuttavia le ulteriori undici ferite sul petto risultano dallo sconvolgimento provocato dalla rabbia correlato al fenomeno dell’auto alimentazione a feedforward”.

Proprio come si evince dal referto dell’autopsia di Richard Gardner.

ΦφΦ

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