Quote celesti nella scuola? – di Ettore Panella ©

Quote celesti nella scuola? – di Ettore Panella  ©

Ringrazio le amiche del Movimento Femminile per la Parità Genitoriale per avermi chiesto di trattare un tema spinoso quale l’assenza della presenza maschile nel corpo docente, un problema che ultimamente sta diventando sempre più evidente.

Qual è il quadro di riferimento? Alcune osservazioni preliminari

Seligman citando a sua volta il prezioso lavoro di Carol Dweck, una  famosissima studiosa dello sviluppo emotivo, ci dice:

Immaginiamo di entrare in una classe […] è una forte differenza tra il comportamento delle femmine e quello dei maschi. Le femmine sono per la maggior parte un piacere per l’insegnante: siedono quiete, anche a mani congiunte, e sembrano ascoltare con attenzione. Quando non si comportano adeguatamente, bisbigliano e fanno risatine, ma fondamentalmente rispettano le regole. I maschi sono una pena. sono irrequieti anche quando tentano di stare seduti, cosa che non fanno spesso. Sembra che non ascoltino e non rispettano le regole tanto scrupolosamente quanto le femmine …

A quanto osservato dalla Dweck aggiungiamo quanto dichiarato dalla dottoressa Louann Brizendine

I maschietti reagiscono all’ambiente in modo più fisico rispetto alle bambine. In pratica i loro muscoli si contraggono in risposta a quanto vedono accadere attorno a loro, e questa differenza può significare che usano i muscoli e il sistema nervoso più delle bambine anche per pensare ed esprimersi. […] Gli scienziati definiscono questo procedimento cognizione incorporata, perché i muscoli e le parti del corpo che si usano per imparare un termine resteranno collegati al suo significato. Ciò vale per tutti i cervelli, ma sembra particolarmente importante nei maschi. Con buona pace degli insegnanti i bambini che si dimenano molto imparano meglio di quelli che restano fermi (Louann Brizendine)

Quindi notiamo una prima importante diversificazione e ovvero che i maschi sono più “irrequieti” ma che questo rappresenta una condizione per imparare meglio. Quanto detto  costituisce un problema perché la scuola moderna cerca di essere quanto più simile alla catena di montaggio con alunni immobili e composti mentre ricevono dall’alto la “conoscenza”.  Alcuni hanno preso questa considerazione per sostenere fantasiose teorie complottiste secondo cui una corrente del femminismo che loro chiamano nazifemminista  voglia deliberatamente impedire ai maschi di imparare ma si tratta di tesi senza nessun fondamento come ho più volte sostenuto in aspre discussioni, anche se quello è l’effetto la causa è il desiderio di standardizzare il processo produttivo

Con l’adolescenza le cose peggiorano.

Persino i bravi studenti possono cominciare a odiare profondamente la scuola una volta iniziate le medie superiori (Louann Brizendine)

Gli ormoni hanno un ruolo fondamentale e nell’adolescenza l’improvvisa  “ubriacatura” rende i ragazzi,  (in questo caso sia maschi che femmine anche se in modo diverso),  instabili perché la natura sta forgiando i relativi circuiti cerebrali in modo da renderli adatti ad affrontare quelle che ritiene saranno le sfide future.

Lo scopo principale di un ormone è preparare nuovi comportamenti modificando le percezioni cerebrali. Testosterone e vasopressina alterano la percezione della realtà di un maschio adolescente così come l’estrogeno e l’ossitocina alterano il modo di percepire la realtà dell’adolescente femmina […] Quando diventeranno uomini questi comportamenti li aiuteranno a difendere e proteggere le persone care: prima però dovranno imparare a controllare questi impulsi innati (Louann Brizendine)

Sia maschi che femmine dovranno imparare a gestire i propri impulsi innati e già questo è un problema però nei maschi si sovrappone un altro problema insidioso ed è l’importanza del rango sociale, quello che gli etologi chiamano l’ordine di beccata.

Gli esseri umani sono molto interessati al rango sociale anche perché questo è connesso con quella che Darwin definì “selezione sessuale”. Le femmine di molte specie, ma soprattutto dei primati, scelgono di accoppiarsi con certi maschi e di scartarne altri [ ]… Come sceglie allora la femmina? Spesso guarda al rango sociale come a un utile indizio – (Simon Baron-Cohen: Questione di cervello)

Affermare il proprio ruolo nella gerarchia sociale significa principalmente sfidare chi sta più in alto e tra questi figurano anche gli insegnanti.

… Alcuni adolescenti finiscono per mettere alla prova la propria posizione nella gerarchia di comando, e quindi non è insolito che ingaggino una prova di forza con una figura autorevole, in particolare uno dei genitori …  (Louann Brizendine)
Si tratta di  un fenomeno che manda in crisi le madri single, poiché il padre non c’è in alcuni casi o più spesso è stato allontanato contro la sua volontà diventa la madre l’elemento da sfidare e non il padre come sarebbe logico e naturale. In ogni caso anche l’insegnante rappresenta una figura autorevole da sfidare.

Cosa fare:
classi differenziate per sesso?

Alcuni hanno proposto di tornare alla vecchia divisione per sesso e sicuramente ciò  permetterebbe  ai bambini  di entrambi i sessi di apprendere meglio però siamo sicuri che il gioco valga la candela?  Gli ambienti di lavoro tendono ad essere frequentati sia da uomini che da donne mentre al contrario in passato la divisione tra i sessi comprendeva gran parte degli aspetti della vita pubblica.

Come mi ha confidato un’amica: <<mi sembra che ci sia un codice segreto che conoscono tutti i miei colleghi tranne me>>. Quello che hanno notato è assolutamente vero. Ma non è un segreto e tantomeno un codice. Piuttosto si tratta di un insieme molto radicato di aspettative maschili che possono essere scoperte e comprese una volta che si sa finalmente cosa cercare.  (Shaunti Feldhahn – perchè gli uomini fanno sesso con il lavoro e le donne se ne innamorano)

Shaunti Feldhahn  ha studiato gli ambienti lavorativi maschili e individuato il cosiddetto “codice maschile” ovvero quell’insieme di aspettative e comportamenti che ogni uomo da per scontati.  La conoscenza di questo “codice” offre enormi vantaggi ad una donna che volesse interagire sul lavoro con gli uomini perché le regalerebbe molte opportunità e non metterebbe a disagio le persone con cui ha bisogno di collaborare

Mi è capitato spesso di conoscere donne in gamba, dotate di grande talento, che danneggiano la propria carriera perchè trattano gli uomini con cui lavorano come nessun uomo farebbe mai con uno del suo stesso sesso (Shaunti Feldhahn – perchè gli uomini fanno sesso con il lavoro e le donne se ne innamorano)

In assoluto se il nostro scopo è promuovere una società dove uomini e donne interagiscano a tutti i livelli ritengo la soluzione delle classi divise per sesso una soluzione peggiore del male

Quote celesti nella scuola?  

Personalmente ho sempre ritenuto la soluzione delle quote il modo migliore per selezionare il peggio. Dare dei privilegi in fase di selezione a chi è dotato di attributi sessuali maschili tra l’altro non ci offrirebbe nessuna garanzia di successo anche perché come detto in precedenza la scuola pubblica coscientemente o meno persegue un processo di standardizzazione del processo produttivo e quindi anche un insegnante maschio avrebbe tutto il desiderio di lavorare con alunni immobili che assorbono le nozioni, a tutti piace massimizzare i risultati minimizzando la fatica.
Personalmente opterei invece per una soluzione più articolata, innanzitutto con i bambini il problema è limitato, in tutte le società umane sono sempre state le donne ad occuparsi dei bambini e questo non ha mai rappresentato un problema eccessivo.  Io creerei delle figure professionali con una ottima conoscenza del mondo maschile e che abbiano sperimentato tecniche e metodi capaci di andare incontro al modo di imparare dei maschi a cui far svolgere  la funzione di tutor delle maestre/i  affinchè nel loro bagaglio professionale anche questa competenza venga a trovarsi.

Molto più grave è il problema per i ragazzi adolescenti che spesso si trovano a frequentare classi dove persino  l’insegnante di educazione fisica è donna.  Tutte le società umane hanno sottratto i preadolescenti alle madri per inserirli nel mondo dei maschi adulti e non sarebbe neanche strano, come può un adolescente imparare ad essere uomo da una donna?  La mancanza o comunque la notevole riduzione di figure autorevoli maschili con cui confrontarsi/scontrarsi /identificarsi rappresenta secondo me un grave handicap già di suo se poi va inserito nel contesto della marginalizzazione dei padri le cose si fanno esplosive in quanto viene  amplificato eccessivamente il ruolo dei coetanei e come abbiamo visto diventa problematico imparare a controllare e finalizzare i propri impulsi da chi a sua volta ancora non sa come fare.
Anche in  questo caso sarebbe utile selezionare personale dotato di grande competenza in una materia di insegnamento ma questa competenza deve essere solo un prerequisito, il titolo veramente importante deve essere lo studio e la competenza nell’interfacciarsi con gli adolescenti maschi e a questi  affidare sia il ruolo di tutor per le insegnanti sia metterne uno per classe.

Infine vorrei concludere invitando a considerare un altro problema, noi ci stiamo focalizzando troppo sulla scuola eppure una parte non marginale della ricchezza USA è stata creata da persone come Gates e Jobs o Zuckerberg e altri che non hanno completato gli studi come gran parte delle aziende che hanno costituito la spina dorsale dell’economia del nostro paese sono state create da uomini con a stento la 3 media.  Come valorizzare le potenzialità dei ragazzi dotati di genio che abbandonano gli studi farà la differenza per trovare  quei diversi punti di PIL necessari al nostro paese per restare a galla e mantenere ancora buoni livelli di welfare. Forse ci conviene non trascurare anche questo aspetto.

„Il padre “rifiutato” dalla figlia davanti scuola: “Vi racconto il mio inferno“

Padre separato rifiutato da figlia scuola media Mestre

Il padre “rifiutato” dalla figlia davanti scuola: “Vi racconto il mio inferno”

Da luglio 2011 l’undicenne ha troncato ogni rapporto con lui. L’avvocato Delmonte: “Manipolata dalla madre”. L’uomo, in affidamento congiunto: “Voglio darle il diritto di avere due genitori”

di Gabriele Vattolo – 19 ottobre 2012
L'avvocato Tomas Delmonte

L’avvocato Tomas Delmonte

Mestre come a Cittadella? Forse. Certo, la storia della bambina di undici anni che si è rifiutata di parlare con il padre martedì scorso fuori dalla scuola media Giulio Cesare, anche se non in punta di diritto, qualche assonanza sembra avercela. Al centro, però, rimane sempre una bambina, con i suoi diritti e i suoi bisogni. Per questo suo padre, che quella mattina ha avuto un alterco con una professoressa dell’istituto che non gli permetteva di parlare con la figlia, ha voluto spiegare come sono andati i fatti e l’inferno personale in cui è piombato da quando, da luglio 2011, la piccola non ha più voluto recuperare un rapporto con lui.

“Prima di tutto il mio assistito sente il dovere e non il diritto di essere genitore – spiega l’avvocato veronese Tomas Delmonte – Per questo si trovava davanti alla scuola. Per questo spesso si è ridotto a salutarla con la mano in lontananza”. Una storia complessa, come tutte le storie che hanno origine da una separazione. Papà e mamma della undicenne si separano sette anni fa. Consensualmente. Poi, in questi anni, nei confronti dell’uomo partono undici denunce, tra segnalazioni della scuola (di carattere amministrativo) e esposti della coniuge. Nove di queste vengono subito archiviate.

Nel 2006 arriva la prima denuncia, poi nel 2008 la richiesta della donna di togliere la potestà genitoriale al compagno. Passano due anni. Il tribunale dei minori rigetta il ricorso della madre, togliendo anche l’obbligo di pagare l’assegno di mantenimento al padre, in quanto, avendo l’affidamento condiviso, il 40% del tempo la piccola lo passa con lui. Nel 2010, poi, parte una segnalazione dei servizi sociali che, sulla scorta delle dichiarazioni della madre, avverte la Procura che qualcosa non andrebbe per il verso giusto. Si arriva al 2012, con la richiesta del tribunale dei minori di approfondire la situazione, attraverso anche degli incontri “congiunti” tra tutti e tre i soggetti in campo: madre, padre e figlia.

Nel mezzo, però, qualcosa è successo. La figlia da luglio 2011 non vuole più parlare con il padre. Il motivo? Mistero. Secondo l’avvocato Delmonte tutto è da ricondurre al tentativo “scientifico” della madre di tagliare ogni legame della bimba con lui. I servizi sociali quindi non possono far altro che “fotografare” la situazione e, a fine settembre, consegnare la propria relazione al tribunale.

“Io mi espongo non per me. Ma per mia figlia – spiega l’uomo – perché lei ha diritto di aver un padre e una madre. Con questo comportamento, invece, la mia ex compagna non le permette di aver un altro punto di riferimento”. Nessun “teatrino”, nessuna azione eclatante. E nemmeno nessuna denuncia: “Zero a zero vince il genitore affidatario (la madre, ndr) – spiega l’avvocato Delmonte – noi vogliamo invece che siano salvaguardati i diritti della bambina”.

Come? Dopo undici tra denunce e segnalazioni in cinque anni, dopo aver perso il rapporto che aveva con la figlia, il padre della undicenne ha depositato istanza di divorzio in tribunale. In modo da determinare un altro processo “parallelo” alternativo a quello già in piedi al tribunale dei minori. Con una peculiarità però: la sentenza del tribunale Civile è “più forte”. In questo modo il legale del padre depotenzia il procedimento attualmente in corso. La richiesta è di ottenere l’affidamento della figlia, anche se non esclusivo, e che la stessa venga ospitata per tre settimane in una casa famiglia con personale qualificato che permetta l’attuazione del cosiddetto “metodo Washak“, in cui si aiuta il bambino a recuperare un rapporto con il proprio genitore. Una pratica sperimentale in voga negli Stati Uniti.

Tra passaggi legali e rapporti dei servizi sociali, però, la protagonista della storia è sempre lei: una bimba di undici anni contesa. E un padre terrorizzato dall’idea di non vederla più.

Fonte mestre.veneziatoday

Diario di una psicologa disoccupata

Davvero interessante da leggere ……..

Dal Blog LISOLACHENONCE’

Prendo spunto da una riflessione fatta ieri sera ma pensata da alcuni mesi, per approfondire un certo tema.

Ieri notavo che su faceboock è pieno di vignette che prendono in giro Misseri.

Probabilmente sono vecchie vignette elaborate l’anno scorso…chissà…o forse elaborate da qualcuno che non cambia mai canale e non capita mai su “La vita in diretta”…trasmissione che a me non piace perchè la trovo un po’ troppo pettegola…Però è proprio li che ho visto Misseri qualche giorno fa.

Chi non lo vede da un po potrebbe stentare a riconoscerlo.

Io vedendolo sposso al Tg ho notato subito che l’allontanamento della moglie e della figlia hanno avuto su di lui degli effetti così miracolosi che confermano la mia ipotesi delle relazioni tossiche.

Misseri non è solo un po’ ingrassato: è disteso, rilassato, ringiovanito! Persino la sua espressione ha guadagnato intelligenza. Praticamente sembra un’altra persona! E’ totalmente diverso da quel contadinotto dall’aria idiota, che sembrava quasi sporco in viso.

Una cosa è certa, che fosse succube della moglie e della figlia questo si capiva benissimo, ma guardatelo ora! E’ disintossicato, si è ripreso la sua volontà e il suo diritto di essere entità pensante.

Al di là dei fatti di cronaca mi concentro solo su quello che vedo e su ciò che questo suscita in me.

Non dico che sia innocente, ma abbiamo visto tutti la scena in cui sua moglie gli ordina  di chiudere la porta e lui senza neanche pensarci “esegue l’ordine”.

E’ una sorta di ipnosi.

Dopo aver fatto il corso ho capito tante cose!

Toglietevi dalla mente il pendolino, e a me gli occhi, e Giucas casella, lasciatelo a casa sua.

L’ipnosi è un’altra cosa!

Possiamo ipnotizzarci a vicenda senza neanche accorgercene , semplicemente dialogando.

Figuriamoci col partner!

Probabilmente Misseri era caduto in un vortice ipnotico perenne e tossico che stava devastando il suo fisico e la sua mente.

E tolto dalla fonte tossica è praticamente rinato!

Come quando una pianta sta lentamente soccombendo per via delle erbacce e la si libera, e allora la pianta stende tutte le sue foglie che diventano quasi più larghe, si tendono verso il sole e la pianta diventa più verde.

Ovviamente questi processi ipnotici non vengono fatti apposta.

Succedono nel momento in cui una personalità tossica incontra una personalità un po’ più debole.

Scatta l’innamoramento e probabilmente ci si resta intrappolati, senza uscirne, senza risvegliarsi per scoprire ( come dico sempre ) che anche l’altro fa la cacca. Ed ecco che piano piano il corpo comincia a dare segni di cedimento per cercare di segnalare il pericolo!

Bisognerebbe davvero analizzare una foto di Misseri prima e dopo la moglie! Se ci prestate attenzione è lampante! Una sorta di miracolo…come se la sua mente e il suo corpo si fossero proprio liberati dalle tossine.

Alcune relazioni vengono definite disfunzionali, ma io credo che quando anche il corpo comincia a cambiare e a modificarsi, quando il sistema immunitario si abbassa e in concomitanza alla relazione appaiono anche disturbi di vario tipo…che possono degenerare anche in tumori…allora si possa parlare di relazione tossica.

Una relazione inquina il corpo e l’anima e di cui ci rendiamo conto quando grazie a dio la relazione finisce e allora notiamo subito che qualcosa cambia nel nostro corpo…e lentamente si trasforma in un corpo bellissimo!

Misseri ne è la prova. E non solo lui…

Dunque da questa riflessione parte il mio invito a tutti voi, state attenti e ascoltate bene cosa vi dice il vostro corpo e il vostro istinto. Dentro di noi ci sono sempre le risposte giuste. Ascoltandoci impareremo a seguirle. Se notate che succedono cose strane durante una relazione, come strani disturbi, e salute cagionevole, fatevi le analisi e meditate bene. Le relazioni tossiche a lungo andare ci uccidono prima dentro e poi fuori.

(…..) (continua a leggere questo Autore  qui)

ΦφΦ

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Lettera aperta alle Forze dell’Ordine

 

 

Buongiorno,

in merito ai fatti recentemente occorsi a Cittadella e la vicenda del minore portato via da scuola che, non del tutto imprevedibilmente, si stanno replicando in altri contesti e regioni, vorremmo esprimere il  nostro appoggio alle forze dell’Ordine.

Siamo consapevoli che siete chiamati ad un lavoro difficile, reso ancora più complicato dal fatto che svolgerlo significa anche essere mandati allo sbaraglio non come “uomini in divisa” ma   –   soprattutto –  come persone.

Persone dotate  di cuore e di convincimenti personali a proposito di questioni delicate, ma anche consapevoli e informati sulla complessità dei fatti e delle motivazioni che spingono ad un agire che può apparire eccessivo.

In effetti, il metodo è parso sproporzionato perché applicato ad un bambino.

Ma oltre a questo ci è arrivata anche la sensazione che siate stati lasciati soli ed impreparati davanti all’aggressività dei media e delle evidenti strumentalizzazioni di alcuni soggetti che, forse, con scaltro opportunismo, individuano nel vostro operato il capro espiatorio per non fare luce sulla questione delle separazioni conflittuali dei coniugi con figli. La legge attuale (54/2006) – benché migliorabile (DDL 957 ora in esame al Senato) – non è deprecabile: deprecabile invece è il fatto che venga puntualmente disattesa per “consuetudine”, per “prassi”, per “interpretazione”.

Il sistema è farraginoso, lento e pigro; impastoia il vostro operato e, soprattutto, ingabbia per anni la vita ed i sentimenti delle persone (adulti e bambini) perché non si è in grado – o, forse, non si vuole – adeguarsi alla società contemporanea e cominciare a considerare tutti PERSONE UGUALI, preferendo tutelare gli uni più degli altri in virtù di una logica obsoleta inquinata da pregiudizi sessisti.

Far rispettare la legge è necessario. Purtroppo qualcuno sta tentando di far passar il messaggio che esistono 2 tipi di legge: una ammissibile e una che non lo è perché contraria alle “abitudini” consolidate.

Da qui al reclamare leggi diverse a seconda del sesso, dell’etnia, dello stato sociale, della religione, delle abitudini alimentari… il passo è più breve di quanto non si pensi.

Le persone dovrebbero essere tutte uguali, vi dovrebbe essere la certezza del Diritto e della Pena, ma questo ormai sembra solo un retaggio risorgimentale.

Un retaggio ipocritamente sbandierato per festeggiare il 150° dell’Unità d’Italia, ma non per ricordare che tutti i cittadini (uomini, donne, madri e padri) sono, o meglio, dovrebbero stare, agli occhi della Giustizia, sullo stesso piano e ugualmente perseguibili, se sbagliano.

La Giustizia è rappresentata bendata Perché la Giustizia “vede” con gli occhi della Mente e non deve farsi   influenzare dalle apparenze.  A qualcuno invece piacerebbe   una Giustizia accecata,  e magari asservita ai media.

Chiediamo che, alle Forze dell’Ordine, siano forniti strumenti per agire con competenza e opportunità ed umanità e tutta la professionalità dovuta in casi come quello di Cittadella, ma anche che le Forze dell’Ordine non debbano pagare i costi di una giurisprudenza così arroccata in una torre d’avorio da sembrare di aver abdicato al suo primo dovere: la tutela del cittadino.

Alla resa dei conti cosa abbiamo?

Un bambino di 10 anni che per META’ della sua vita ha visto che una legge, una norma, una sentenza, quindi, una REGOLA può essere aggirata, ostacolata, contrastata.

Un bambino che  porterà con sè questa eredità: per applicare la Legge occorre la forza; per eluderla basta agire con furbizia, urlare, piangere e occupare i palinsesti televisivi.

Autorizziamo alla pubblicazione questa comunicazione o parte di questa, citandone la fonte

 

Resp. Relazioni col Parlamento: Massimo Rosselli del Turco

Resp. Comunicazione e Pubbliche Relazioni: Roberto Castelli

Presidente turnario Vittorio Vezzetti

Il coordinamento nazionale di associazioni che condividono i temi dei diritti fondamentali dell’infanzia e della genitorialità post separativa, nasce per l’espressa volontà di associazioni di genitori separati, attualmente troppo divise,  per affrontare i temi tipici della società negli ambiti di competenza con un approccio interassociativo rivolto alla coesione, proponendosi con uno sguardo d’insieme  all’interno del paese, ma anche aprendosi al dialogo al resto col resto dell’Europa e alle nazioni della sua community, con l’intento di produrre risultati condivisi e condivisibili, forieri di un auspicabile crescita sociale.

Testimoni e propositori allo stesso tempo di passi fondamentali rivolti nella direzione dell’evoluzione sociale del paese e dei suoi abitanti, sui temi che rappresentano il focus e la nostra mission: tutelare l’infanzia e ridare nuovo vigore e dignità alle relazioni primarie genitori-figli, ridefinendo e rileggendo tutti i valori in campo per offrire maggiore umanità e rispetto nei confronti delle famiglie che si separano con cura e rispetto di tutte le parti coinvolte.

Colibrì si propone di aprire un dialogo qualificato con le istituzioni e le realtà confederative europee, in considerazione del fatto che non ci si può più confrontare solamente con la propria classe politica viste le dimensioni estese del fenomeno separativo e le insufficienti risposte ed impegni dei singoli paesi europei.

A fronte di un problema decisamente comunitario, che in ambito nazionale non riceve risposte politicamente mature o  sensibili,  è doveroso aprirsi anche agli altri coordinamenti europei per proporre e condividere coi singoli paesi della Community  una “linea europeista” che possa divenire di riferimento per ciò che riguarda in maniera allargata “il tema della tutela del minore e della Bigenitorialità” e fare sì che il nostro continente divenga un luogo di condivisa sensibilità sui temi dell’ Infanzia lesa dal fenomeno separativo, uscendo dalla logica del pregiudizio, per entrare in quella della soluzione armoniosa ed evoluta,  per uscire da un enpasse storico-culturale dove alle domande della società, i rappresentanti dei governi possano rispondere condividendo le nostre esperienze e percezioni, direttamente.

In Colibrì, al 18 Ottobre 2012, si riconoscono le seguenti realtà associative e movimenti italiani

Associazione FigliperSempre Onlus Nazionale

Associazione per la Bigenitorialità  “Genitori Sottratti”

Associazione per le Nuove Famiglie

Associazione Genitori Separati Novi Ligure

Associazione Aiutiamo le Famiglie A.le.F.

Associazione NonneNonni penalizzati dalle separazioni Onlus A.NO.P.S.

Movimento Femminile Parità Genitoriale – M.F.P.G.

Associazione Genitori Separati dai Figli – AGS

Associazione Genitori Separati e Figli (GE.SE.FI. Onlus)

Associazione Papà Separati Liguria

Associazione Papà Separati Torino

Associazione Papà Separati e Figli Torino

Associazione Papà Separati Asti

Associazione Papà Separati dai Figli Onlus Roma

Si riconoscono le seguenti realtà associative e movimenti esteri

Movimento Papageno (CH)

Donna2 (CH)

I Comme Identitè I.C.I. (F)

Il Convegno di Trieste sulla banca dati per i pedofili

Pubblicizziamo molto volentieri questo evento

alicenelpaesedelgenoma.org

Dott.ssa Valentina Peloso Morana 

Il Convegno di Trieste sulla banca dati per i pedofili

Questo è il nostro Convegno.

Se fossimo alla “Sagra del salame toscano e dell’abbacchio laziale” potrebbero organizzare una corsa con i sacchi. Ma… mi sorge un dubbio: dove hanno preso i sacchi per fare la corsa? Di sicuro a quelli che li usano per lavoro.

Noi a differenza di questi signori, stiamo creando la corsa per acchiappare i pedofili. I nostri atleti sono professionisti contro il crimine, e di sicuro tra noi non ci saranno arbitri che affettano il salame (con tutto il rispetto per i salumieri). Per dirla con il nostro leader:  “Capisciammè”

Dott. Valentina Peloso Morana

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Dal caso di Cittadella io ho imparato che… di Arianna Brambilla ©

Dal caso di Cittadella io ho imparato che: 

La legge può essere disattesa.

Le sentenze possono essere ignorate.

Possono intercorrere moltissimi anni tra una sentenza e la sua applicazione.

Se una persona ha perso dei diritti, cionondimeno può continuare ad operare come se li avesse.

Una persona può trascorrere META’ della sua vita in una situazione illegale e pregiudizievole

Per applicare la legge occorre usare forza sproporzionata all’età ed alla situazione del soggetto

La giurisprudenza opera dei distinguo in base al sesso dei convenuti a giudizio

Dott.ssa Arianna Brambilla

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E venne fuori la fobia collettiva del padre

Dal Blog Femminismo a Sud

Venezia. Un padre va a prendere la figlia a scuola. Genitori separati, accordo e condiviso, lui si assume la responsabilità di prendere questa figlia. Lei lo vede e dice che vuole la mamma. La insegnante non si capisce bene cosa esattamente faccia, pare che ci sia una discussione tra padre e insegnante e lei chiama la polizia. Finisce che forse lui denuncia lei o non si sa. E’ tutto scritto su una notizia che vale la pena commentare, seppur brevemente, perché mi vengono in mente con chiarezza un paio di cose: (…..) (continua a leggere qui)

Ringraziamo Fikasicula per la lucidità con cui si esprime, nel rispetto della diversità di ognuno. Dote rara.

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Lettera a mia Figlia

Dal blog  spaciaclone

Ho fatto una promessa a me stesso, decidendo di non imporre più a nessuno le mie scelte, perché spesso, le scelte, implicano condizionamenti imprescindibili per chi le subisce.
Il problema è, che ce ne accorgiamo solo dopo averle fatte.
A ragion veduta, ho lasciato che tu scegliessi, per il tuo bene. Senza limitarti, neanche per il  fatto che tu fossi ancora adolescente.
Ho fatto bene? Non lo so! Quello che so è, che anche questo, vuol dire amare. (…..) (continua a leggere qui)

Vogliamo ringraziare di cuore l’Autore di questa lettera per averci permesso di pubblicarla.

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Chi paga alla fine sono i figli

La storia di Cittadella con il suo risalto mediatico ha avuto ovviamente un impatto sulla società italiana. Tra i tanti possibili effetti ne possiamo individuare almeno uno negativo ed uno positivo.

Quando si veicola con le parole un messaggio e con i fatti un messaggio opposto a lasciare il segno è il messaggio espresso con i fatti. Inutile dire che a uscire a pezzi è l’idea di paternità ed è questo l’aspetto negativo. Già in passato i molti racconti dalle separazioni hanno dato la netta sensazione che la paternità fosse un pericolo e non una esperienza positiva ma in questi giorni l’immagine di un padre che per vedere il figlio deve ricorrere alle forze dell’ordine a causa di una madre alienante che per anni ha potuto non tener conto delle Istituzioni è stato il colpo di grazia. Immagini che parlano alla parte inconsapevole del cervello si stanno insinuando nelle menti degli italiani. Abbiamo impiegato anni per ottenere padri molto presenti nella vita dei figli riuscendo ad ottenere risultati lusinghieri eppure quello che è successo rappresenta almeno due passi indietro e purtroppo solo tra alcuni anni potremo valutarne appieno le conseguenze.

L’effetto positivo è invece dato dalla presa di coscienza della popolazione che ad essere assenti non sono i padri ma sono le madri ad alienare i padri in fase di separazione. Molti devono scegliere se farsi da parte o ricorrere ad una scelta disperata quale quella del padre di Cittadella. Una scelta non facile e spesso neanche una scelta a causa di un sistema che in genere aiuta le madri alienanti piuttosto che aiutarle a capire il loro errore. Poter ricattare emotivamente i figli con il più classico dei: “per te ho sacrificato tutta la mia vita” è un problema prima di tutto per la società italiana che ha bisogno di una gioventù attiva e pronta ad accettare nuove sfide.

I tanti talk show hanno chiaramente spiegato che è più amorevole abbandonare un figlio piuttosto che chiedere al giudice di dargli un padre. Oggi è diventato chiaro a tutti che il sistema italiano chiede ai padri di abbandonare i figli e che questa è una scelta d’amore. Allora ringraziamo tutti quei padri che abbandonano i figli pur di non spingere le madri a mettere il filo spinato attorno al letto. L’amore è anche saper abbandonare e un padre che abbandona i figli in questo paese va riabilitato perché la sua è la più grande scelta d’amore.

 Chi paga alla fine sono i figli. Condannati a crescere senza padre. 

Testo redatto dal dott. Ettore Panella

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DonneContro – Movimento Femminile per la Parità Genitoriale

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