Turkat e Gardner. Genitore – madre – malevola

Riportiamo  nel nostro blog una serie di articoli pubblicati qui a firma di una nostra carissima amica.

Da senzabarcode.it

Turkat e Gardner. Genitore – madre – malevola

di Sheyla Bobba

Le quattro definizione fornite da Turkat   sono la rielaborazione degli otto sintomi riconosciuti da Gardner.

É vero che esistono controversie sul riconoscimento della PAS, in quanto “Teoria di Gardner”, è altrettanto vero che le due Sindromi hanno la sostanziale differenza d’essere, la prima, a maggior danno e discapito del padre e la seconda si potrebbe definire una serie di comportamenti alienanti posti in essere dalla madre ai danni del marito, ma il dato di fatto sulla quale non è possibile porre opzioni è che, in entrambi i casi, a farne le spese sono i figli, comunque alienati e comunque programmati, anche se inconsciamente.

Da qui, con tale chiara descrizione, siamo moralmente obbligati in coscienza civile, a sostituire, nell’esigenza, la PAS con la Sindrome del Genitore Malevolo. In questa ricerca, indubbiamente, mi riferirò sempre alla Madre Malevola, essendo ormai nell’oltre novanta per cento dei casi il genitore alienante, ma questo principio vale sia per l’uno che per l’altro, indistintamente.

Sentenza del 3 settembre 2011, Giudice Unico Dottoressa Anna Mauro, Tribunale di Roma,

prima sezione civile nella causa n. 86094/2077

Nella mia Proposta B è chiaro come la figura del “Super-controllo” eviterebbe, oltre ai gravi danni ai bambini ed al genitore alienato, anche un notevole risparmio economico e di tempo. La preoccupazione è palesemente verso i figli programmati, la sindrome colpisce a livello individuale certamente ma di riflesso a tutta la società.

Un bambino vittima di alienazione sviluppa, come accennato e di seguito nel dettaglio, disturbi e psicopatologie che nel tempo prenderanno sbocchi quasi inimmaginabili. La mente ha controllo di tutto il corpo, anche il sistema immunitario ne viene compromesso sviluppando sindromi inorganiche ma anche malattie organiche. Oltre ad un popolo di malati, avremo una risposta economica catastrofica: spese mediche, assenteismo sul lavoro, apatia generale. Considerando che quasi 1 matrimonio su 3 finisce in divorzio, ad oggi a (aprile 2012) abbiamo una stima di quasi 5 milioni di padri separati con figli dai 3 ai 16 anni. Significa che tra meno di vent’anni quasi metà della popolazione adulta sarà malata e psicologicamente compromessa.

Abbiamo già valutato che la Sindrome della Madre Malevola non è necessariamente secondaria ad altro disturbo ma è riscontrabile tramite altri disturbi/sindromi, il tavolo di discussione si dovrebbe aprire diversamente a mio avviso.

In questi tempi si sta valutando se inserire o meno la PAD (Disturbo Alienazione Genitoriale) nel DSM V; Io propongo che si stilino invece delle linee guida universali per diagnosticare e verificare dove è presente un atto violento di manipolazione e programma. Questo nuovo piano di verifica impone tempi ristretti (indispensabili ad una diagnosi precoce, terapia mirata e recupero della vittima della programmazione e del genitore alienante), incalcolabile risparmio di tempo e denaro e specialmente la tutela dei diritti del fanciullo.

Riconoscere la PAS dai primi sintomi

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Riconoscere la PAS dai primi sintomi

di Sheyla Bobba

Familie1.5 Riconoscere la PAS dai primi sintomi

Come riconoscere i segni della PAS NEL BAMBINO

1. Il bambino mostra disagio quando è insieme al genitore alienato.

2. Fornisce risposte brevi senza interesse e coinvolgimento (Sto bene. Si. No.)

3. È aggressivo e irruente

4. È distratto e visibilmente spaventato.

Come riconoscere i segni della PAS NELL’ALIENANTE.

1. Il genitore alienante tende a ridurre più possibile i tempi di visita trasgredendo le disposizioni del Tribunale. Ad esempio, dopo aver parlato male al bambino del genitore alienato, (è cattivo. Mi picchiava. Ho paura che ti faccia del male. Ho paura che ti porti via da me) fa scegliere allo stesso bambino se frequentare o meno l’altro genitore.

2. Il genitore alienante racconta al bambino dettagli della separazione, naturalmente attribuendo  all’altro genitore ogni colpa e lo incolpa dell’abbandono, della mancanza di denaro, delle sofferenze …

3. Il genitore alienante rifiuta di fornire (al bersaglio dell’alienazione) tutte le informazioni  scolastiche, mediche e/o sociali del bambino (quaderni, pagelle, diario, referti visite mediche, attività sportive …)

4. Il genitore alienante tenta false accuse. (Percentuali spaventose e accuse ignobili)

I Sintomi Riscontrati Da Gardner

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2) I Sintomi Riscontrati Da Gardner

Richard A. Gardner, padre della teoria, basa la diagnosi di PAS su otto sintomi:

1. La campagna di denigrazione.

In una situazione normale, entrambi i genitori, lavorano affinché i propri figli dimostrino rispetto ed educazione nei confronti degli adulti e dei genitori stessi. Nella PAS invece, il bambino mima e scimmiotta il genitore alienato, sottolineando le carenze ed amplificando le parole che sente dire dal genitore alienante; lo stesso si trova ad incitare e favorire questo comportamento.

 2. La razionalizzazione debole

dell’astio, ossia le giustificazioni che il bambino fornisce al genitore alienato, del suo comportamento. Tali motivazioni risultano allo stesso bambino logiche e chiare, anche se non hanno fondamenta e/o sono “deboli” Ad esempio, come scrive Gardner: “non voglio vedere mio padre perché mi manda a letto troppo presto”, oppure “perché una volta ha detto cazzo”.

 3. La mancanza di ambivalenza

tutto o niente. Il genitore rifiutato risulta “tutto negativo” mentre l’altro è “tutto positivo”

4. il fenomeno del pensatore indipendente

la determinazione del bambino a ribadire che ogni pensiero e parola siano frutto del proprio pensiero e mai copiato e/o provocato da altri.

 5. l’appoggio automatico al genitore alienante

determinata presa di posizione del bambino sempre e solo a favore del genitore alienante.

6. l ’ assenza di senso di colpa

tutte le espressioni di disprezzo del bambino verso il genitore alienato sono prive di senso di colpa, lucide.

7. Gli scenari presi a prestito

affermazioni, parole, situazioni create e usate dal bambino che chiaramente sono frutto di un adulto, vocaboli o ricordi che non possono essere noti al bambino ma chiaramente riportati perché ascoltati.

8. l ‘ estensione delle ostilità alla famiglia allargata del genitore rifiutato ,

alienazione della famiglia, compresi nuovi compagni, nonni, amici ….  in seguito identificò altri quattro sintomi, per la diagnosi differenziale.

1. Difficoltà di transizione

nel momento in cui si trova a passare del tempo con il genitore alienato. (Difficoltà a distaccarsi dal genitore alienante/dipendenza)

2. Comportamento antagonistico o distruttivo

durante le visite presso il genitore alienato.

3. Legame patologico o paranoide

con il genitore alienante.

4. Legame forte e sano

con il genitore alienato prima che intervenisse il processo di alienazione. Per parlare di PAS è necessario che il rapporto tra il figlio e il genitore alienato, precedentemente alla separazione/divorzio, fosse forte e sano.

Trovo corretta questa precisazione ma, dalla mia esperienza e dagli studi, è evidenziabile che taluni rapporti apparentemente conflittuali, erano già programmati dal genitore alienante che stava, preventivamente, “preparando” il figlio ad essere schierato dalla sua parte. Stabilire quindi che, dopo la separazione, il figlio è vittima di PAS sarebbe a prima vista impossibile.

Un caso che ben evidenzia questa “sfumatura” mi è stato portato all’attenzione recentemente.

I genitori vivevano una relazione altalenante, la madre era la prevaricatrice un carattere forte e manipolatrice, attenta a non dare troppo spazio al padre nella vita del figlio. Il padre, innamorato di suo figlio e di sua moglie, per il così spesso definito “amore del quieto vivere” era accondiscendente e non vedeva/non voleva vedere, certi atteggiamenti quantomeno ambigui del figlio. Dopo più di un anno dalla separazione si scoprirà che la madre aveva, da diversi mesi, attuato un piano per abbandonare la casa coniugale (spostamento della residenza, iscrizione del figlio ad una scuola diversa, un nuovo conto corrente dove depositava denaro che sottraeva al bilancio familiare ecc. ecc). Proprio in concomitanza con l’inizio dei preparativi il figlio, già molto attaccato alla madre, cominciò a dimostrare paura di suo padre, pessima considerazione e appunto protezione (da lui) verso la madre. Nel primo anno della separazione il figlio rifiutava il padre, che caparbiamente non si è mai arreso ed è riuscito, nel tempo, a sconfiggere la figura manipolata che la madre forniva di lui. Come altre volte (fortunatamente) è capitato, nel tentativo della madre di alienare il figlio contro il padre e dal corretto comportamento del padre, il piccolo ha superato l’alienazione.

Difatti ora, padre e figlio combattono per avere una revisione dell’affidamento in esclusivo. La madre, che ha perso il controllo mentale sul bambino, è passato alle ripercussioni fisiche. In questo caso, teoricamente, non si potrebbe parlare di PAS. (Più avanti definizione di Madre Malevola, da utilizzare anche in casi come questo)

1) Definizione Della PAS

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1) Definizione Della PAS

di Sheyla Bobba

1) Definizione della PAS. L’alienazione genitoriale è, sostanzialmente un “lavaggio del cervello” che il genitore alienante compie al bambino in discriminazione del genitore alienato. Gardner ce ne illustra i sintomi per la diagnosi (in seguito), tutt’ora in discussione e tutto sommato recente; si comincia a parlare di PAS dal 1984, con il forte aumento di divorzi e la pressante esigenza di tutelare i bambini. Il genitore alienante riversa sul figlio le sue paure e il suo rancore, tanto da dimostrarsi vittima, il bambino per protezione, si schiera incondizionatamente a sfavore del genitore alienato.

 Vedremo in seguito i danni psicofisici che ne derivano.

Il bambino formula quindi un’opinione ed un’immagine che non è sua ma frutto della reazione del genitore che non si cura di modificare la situazione, ma anzi incita il bambino a prendere posizione netta, al fine di eliminare dalle loro vite il genitore alienato.

Per quanto si dovrebbe parlare sempre di genitore è indubbio che nel 90% dei casi l’alienante è la madre.

L’ultimo Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi Mentali (DSM IV) non accenna minimamente alla sindrome di alienazione. Psichiatri, studiosi, psicologi e ricercatori di 27 Paesi stanno lavorando affinché venga aggiunto nel nuovo DSM V -in fase di pianificazione, e dovrebbe essere pubblicato nel maggio 2013- ma con acronimo PAD, Disturbo Alienazione Parentale. 

Il malato di P.A.S.

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Il malato di P.A.S.

di Sheyla Bobba

Chi è il malato di PAS?  DA  IMILLE

[…]Una domanda mi sta poi perseguitando da tempo: conosco la PAS direttamente, sulla carta e l’ho vista su molti, ma in realtà chi affligge? Il genitore alienante, l’alienato o i figli programmati? Da una domanda rivolta in questo modo, pare io non ne sappia proprio nulla, invece è l’esperienza a farmi parlare. Faccio un passo indietro e analizzo ogni aspetto: la PAS è la Sindrome di Alienazione Parentale. Quindi per sua natura, quale sindrome, è un insieme di segni e sintomi che compongono una situazione “particolare” in un individuo.

Segni e sintomi sono ormai ben noti, anche se ritengo vi siano due aspetti che non sono stati inseriti ne contemplati; li espongo di seguito. Si può negare che un genitore, il programmatore, non sia afflitto da un disturbo se dà vita ad un brainwashing devastante a danno del figlio? Si può pensare che un genitore, l’alienato, non sviluppi disturbi quali rabbia, apatia, instabilità e altro se viene dipinto e trattato come il mostro cattivo? È sperabile che un bambino, il programmato, non sviluppi problematiche psicologiche che, a breve o lungo termine, hanno la possibilità di trasformarsi in problemi patologici che potrebbe non essere in grado di affrontare sino a farli diventare danni, sindromi, patologie o malattie? Chi è il “malato di PAS”? Questa riflessione vale sia nell’ipotesi di PAS –Sindrome- come di PAD – Disturbo – che dovrebbe divenire l’acronimo presente nel nuovo DSM V.

Che il padre dell’ipotesi PAS sia Gardner lo sanno tutti, che sia contestato per una sua personale condotta morale lo trovo irrilevante se quello che ha detto negli anni è dimostrabile e riscontrabile: e lo è. Gardner ci ha fornito delle linee guida che nel corso della storia sono andate rafforzandosi, decadendo, ampliandosi. Vi sono poi altri, più o meno recenti, luminari, che si sono pronunciati: da Gulotta alla Buzzi, Miller, Lowen, Giordano, Lavadera, Nestola e via di seguito.

Per penna di Alice Mannarino è apparso sul sito State of Mind, il giornale delle scienze psicologiche, un articolo che descrive un esperimento – Lavadera et al. 2012 Università Sapienza, Roma – eseguito su 20 bambini di 11 anni che, in base agli otto sintomi di Gardner, rispondevano all’alienazione parentale e su uno gruppo di controllo di 23 bambini della medesima età, anch’essi figli di separati, ma non presunti alienati. Il risultato del test evince chiaramente che i bambini sottoposti alla programmazione sviluppano caratteristiche psicologiche di disturbo: i sintomi riscontrati da Gardner. Ed ammette altresì che tali disturbi possano avere effetti a lungo termine.

Ad Aprile ho concluso una personale ricerca basata sulla mia opinione, peraltro non già espressa in precedenza da Titolati, che la PAS sia da considerarsi un contenitore. In questo modo è semplice individuare tutte le patologie, disturbi, manie e sindromi che affliggono il genitore alienante: qui differisco da Gardner, che sostiene che non è necessariamente disturbato il genitore alienante; a mio parere chi fa volontariamente del male ai figli o li strumentalizza è malato; potrei considerare di essere più rigida di lui, che spesso venne descritto come magnanimo.

Ho aggiunto, agli effetti della programmazione, la Sindrome Fibromialgica, patologia da dolore cronico che affligge tutto il corpo. Anche in questo caso non vi è sufficiente ricerca e materiale scientifico, oltre a una serie di problematiche di tipo burocratico, per riconoscere la Sindrome come una vera “malattia”; basta però analizzarla per riscontrare moltissime similitudini che la fanno entrare di diritto negli effetti della PAS. È fondamentalmente una risposta del corpo ad un attacco esterno; Lowen, tra gli altri, ben descriveva la barriera muscolare come un filtro per le emozioni: la rabbia, ad esempio, quando trattenuta, è automaticamente un agente che crea dolore all’ospite. Nello stesso modo anche il tessuto nervoso e le memorie. Daniele Ugolini, terapista della riabilitazione, che ha voluto lasciarmi un contributo significativo nella ricerca, scrive

 “… Sappiamo altresì che un evento che si associa ad uno stimolo nocicettivo (es.: dolore) genera, all’interno delle strutture cellulari predisposte alla registrazione, la sintesi di una nuova proteina (Brunelli M., Kandell E.R.): questa proteina a sua volta induce una modifica non ereditabile che resterà scritta nel patrimonio genetico cellulare fino a quando quell’individuo avrà vita”.

Dinnanzi a tali effetti, che indubbiamente saranno protratti nel tempo e andranno a ledere ogni sfera dell’individuo, come è possibile che esperti e “addetti ai lavori” si perdano in bagarre inutili? Come è accettabile, per un genitore che vede rovinato presente e futuro del figlio dall’ex coniuge, restare ad ascoltare ridicole diatribe sul fatto che il DDL 957 sia un attacco punitivo alla donna? Che importanza potrà mai avere se il genitore programmante è la madre o il padre, quando l’unico risultato è uccidere l’infanzia dei bambini?

La verità è che lentamente si sta coltivando un futuro malato. Il rischio è di “distruggere” un’infanzia, programmare e condannare adulti e bambini al dolore cronico, consegnare la società a pericoli -dal bullismo infantile alla delinquenza-, creare danni economici al singolo e alla collettività; oggi si contano all’incirca due milioni di Fibromialgici in Italia, persone che non possono quasi condurre una vita normale, non riescono a lavorare o non riescono a mantenere il posto di lavoro, disperdono centinaia di euro ogni mese in visite e terapie, molto spesso inconcludenti, e pesano, quando è possibile, anche sul servizio sanitario nazionale.

Rendere dei figli orfani di genitori in vita, e totalmente incapaci di prendersi cura delle loro necessità, non è un rischio, ma un percorso che ci stiamo obbligando inutilmente ad intraprendere.

„Il padre “rifiutato” dalla figlia davanti scuola: “Vi racconto il mio inferno“

Padre separato rifiutato da figlia scuola media Mestre

Il padre “rifiutato” dalla figlia davanti scuola: “Vi racconto il mio inferno”

Da luglio 2011 l’undicenne ha troncato ogni rapporto con lui. L’avvocato Delmonte: “Manipolata dalla madre”. L’uomo, in affidamento congiunto: “Voglio darle il diritto di avere due genitori”

di Gabriele Vattolo – 19 ottobre 2012
L'avvocato Tomas Delmonte

L’avvocato Tomas Delmonte

Mestre come a Cittadella? Forse. Certo, la storia della bambina di undici anni che si è rifiutata di parlare con il padre martedì scorso fuori dalla scuola media Giulio Cesare, anche se non in punta di diritto, qualche assonanza sembra avercela. Al centro, però, rimane sempre una bambina, con i suoi diritti e i suoi bisogni. Per questo suo padre, che quella mattina ha avuto un alterco con una professoressa dell’istituto che non gli permetteva di parlare con la figlia, ha voluto spiegare come sono andati i fatti e l’inferno personale in cui è piombato da quando, da luglio 2011, la piccola non ha più voluto recuperare un rapporto con lui.

“Prima di tutto il mio assistito sente il dovere e non il diritto di essere genitore – spiega l’avvocato veronese Tomas Delmonte – Per questo si trovava davanti alla scuola. Per questo spesso si è ridotto a salutarla con la mano in lontananza”. Una storia complessa, come tutte le storie che hanno origine da una separazione. Papà e mamma della undicenne si separano sette anni fa. Consensualmente. Poi, in questi anni, nei confronti dell’uomo partono undici denunce, tra segnalazioni della scuola (di carattere amministrativo) e esposti della coniuge. Nove di queste vengono subito archiviate.

Nel 2006 arriva la prima denuncia, poi nel 2008 la richiesta della donna di togliere la potestà genitoriale al compagno. Passano due anni. Il tribunale dei minori rigetta il ricorso della madre, togliendo anche l’obbligo di pagare l’assegno di mantenimento al padre, in quanto, avendo l’affidamento condiviso, il 40% del tempo la piccola lo passa con lui. Nel 2010, poi, parte una segnalazione dei servizi sociali che, sulla scorta delle dichiarazioni della madre, avverte la Procura che qualcosa non andrebbe per il verso giusto. Si arriva al 2012, con la richiesta del tribunale dei minori di approfondire la situazione, attraverso anche degli incontri “congiunti” tra tutti e tre i soggetti in campo: madre, padre e figlia.

Nel mezzo, però, qualcosa è successo. La figlia da luglio 2011 non vuole più parlare con il padre. Il motivo? Mistero. Secondo l’avvocato Delmonte tutto è da ricondurre al tentativo “scientifico” della madre di tagliare ogni legame della bimba con lui. I servizi sociali quindi non possono far altro che “fotografare” la situazione e, a fine settembre, consegnare la propria relazione al tribunale.

“Io mi espongo non per me. Ma per mia figlia – spiega l’uomo – perché lei ha diritto di aver un padre e una madre. Con questo comportamento, invece, la mia ex compagna non le permette di aver un altro punto di riferimento”. Nessun “teatrino”, nessuna azione eclatante. E nemmeno nessuna denuncia: “Zero a zero vince il genitore affidatario (la madre, ndr) – spiega l’avvocato Delmonte – noi vogliamo invece che siano salvaguardati i diritti della bambina”.

Come? Dopo undici tra denunce e segnalazioni in cinque anni, dopo aver perso il rapporto che aveva con la figlia, il padre della undicenne ha depositato istanza di divorzio in tribunale. In modo da determinare un altro processo “parallelo” alternativo a quello già in piedi al tribunale dei minori. Con una peculiarità però: la sentenza del tribunale Civile è “più forte”. In questo modo il legale del padre depotenzia il procedimento attualmente in corso. La richiesta è di ottenere l’affidamento della figlia, anche se non esclusivo, e che la stessa venga ospitata per tre settimane in una casa famiglia con personale qualificato che permetta l’attuazione del cosiddetto “metodo Washak“, in cui si aiuta il bambino a recuperare un rapporto con il proprio genitore. Una pratica sperimentale in voga negli Stati Uniti.

Tra passaggi legali e rapporti dei servizi sociali, però, la protagonista della storia è sempre lei: una bimba di undici anni contesa. E un padre terrorizzato dall’idea di non vederla più.

Fonte mestre.veneziatoday

Diario di una psicologa disoccupata

Davvero interessante da leggere ……..

Dal Blog LISOLACHENONCE’

Prendo spunto da una riflessione fatta ieri sera ma pensata da alcuni mesi, per approfondire un certo tema.

Ieri notavo che su faceboock è pieno di vignette che prendono in giro Misseri.

Probabilmente sono vecchie vignette elaborate l’anno scorso…chissà…o forse elaborate da qualcuno che non cambia mai canale e non capita mai su “La vita in diretta”…trasmissione che a me non piace perchè la trovo un po’ troppo pettegola…Però è proprio li che ho visto Misseri qualche giorno fa.

Chi non lo vede da un po potrebbe stentare a riconoscerlo.

Io vedendolo sposso al Tg ho notato subito che l’allontanamento della moglie e della figlia hanno avuto su di lui degli effetti così miracolosi che confermano la mia ipotesi delle relazioni tossiche.

Misseri non è solo un po’ ingrassato: è disteso, rilassato, ringiovanito! Persino la sua espressione ha guadagnato intelligenza. Praticamente sembra un’altra persona! E’ totalmente diverso da quel contadinotto dall’aria idiota, che sembrava quasi sporco in viso.

Una cosa è certa, che fosse succube della moglie e della figlia questo si capiva benissimo, ma guardatelo ora! E’ disintossicato, si è ripreso la sua volontà e il suo diritto di essere entità pensante.

Al di là dei fatti di cronaca mi concentro solo su quello che vedo e su ciò che questo suscita in me.

Non dico che sia innocente, ma abbiamo visto tutti la scena in cui sua moglie gli ordina  di chiudere la porta e lui senza neanche pensarci “esegue l’ordine”.

E’ una sorta di ipnosi.

Dopo aver fatto il corso ho capito tante cose!

Toglietevi dalla mente il pendolino, e a me gli occhi, e Giucas casella, lasciatelo a casa sua.

L’ipnosi è un’altra cosa!

Possiamo ipnotizzarci a vicenda senza neanche accorgercene , semplicemente dialogando.

Figuriamoci col partner!

Probabilmente Misseri era caduto in un vortice ipnotico perenne e tossico che stava devastando il suo fisico e la sua mente.

E tolto dalla fonte tossica è praticamente rinato!

Come quando una pianta sta lentamente soccombendo per via delle erbacce e la si libera, e allora la pianta stende tutte le sue foglie che diventano quasi più larghe, si tendono verso il sole e la pianta diventa più verde.

Ovviamente questi processi ipnotici non vengono fatti apposta.

Succedono nel momento in cui una personalità tossica incontra una personalità un po’ più debole.

Scatta l’innamoramento e probabilmente ci si resta intrappolati, senza uscirne, senza risvegliarsi per scoprire ( come dico sempre ) che anche l’altro fa la cacca. Ed ecco che piano piano il corpo comincia a dare segni di cedimento per cercare di segnalare il pericolo!

Bisognerebbe davvero analizzare una foto di Misseri prima e dopo la moglie! Se ci prestate attenzione è lampante! Una sorta di miracolo…come se la sua mente e il suo corpo si fossero proprio liberati dalle tossine.

Alcune relazioni vengono definite disfunzionali, ma io credo che quando anche il corpo comincia a cambiare e a modificarsi, quando il sistema immunitario si abbassa e in concomitanza alla relazione appaiono anche disturbi di vario tipo…che possono degenerare anche in tumori…allora si possa parlare di relazione tossica.

Una relazione inquina il corpo e l’anima e di cui ci rendiamo conto quando grazie a dio la relazione finisce e allora notiamo subito che qualcosa cambia nel nostro corpo…e lentamente si trasforma in un corpo bellissimo!

Misseri ne è la prova. E non solo lui…

Dunque da questa riflessione parte il mio invito a tutti voi, state attenti e ascoltate bene cosa vi dice il vostro corpo e il vostro istinto. Dentro di noi ci sono sempre le risposte giuste. Ascoltandoci impareremo a seguirle. Se notate che succedono cose strane durante una relazione, come strani disturbi, e salute cagionevole, fatevi le analisi e meditate bene. Le relazioni tossiche a lungo andare ci uccidono prima dentro e poi fuori.

(…..) (continua a leggere questo Autore  qui)

ΦφΦ

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Lettera aperta alle Forze dell’Ordine

 

 

Buongiorno,

in merito ai fatti recentemente occorsi a Cittadella e la vicenda del minore portato via da scuola che, non del tutto imprevedibilmente, si stanno replicando in altri contesti e regioni, vorremmo esprimere il  nostro appoggio alle forze dell’Ordine.

Siamo consapevoli che siete chiamati ad un lavoro difficile, reso ancora più complicato dal fatto che svolgerlo significa anche essere mandati allo sbaraglio non come “uomini in divisa” ma   –   soprattutto –  come persone.

Persone dotate  di cuore e di convincimenti personali a proposito di questioni delicate, ma anche consapevoli e informati sulla complessità dei fatti e delle motivazioni che spingono ad un agire che può apparire eccessivo.

In effetti, il metodo è parso sproporzionato perché applicato ad un bambino.

Ma oltre a questo ci è arrivata anche la sensazione che siate stati lasciati soli ed impreparati davanti all’aggressività dei media e delle evidenti strumentalizzazioni di alcuni soggetti che, forse, con scaltro opportunismo, individuano nel vostro operato il capro espiatorio per non fare luce sulla questione delle separazioni conflittuali dei coniugi con figli. La legge attuale (54/2006) – benché migliorabile (DDL 957 ora in esame al Senato) – non è deprecabile: deprecabile invece è il fatto che venga puntualmente disattesa per “consuetudine”, per “prassi”, per “interpretazione”.

Il sistema è farraginoso, lento e pigro; impastoia il vostro operato e, soprattutto, ingabbia per anni la vita ed i sentimenti delle persone (adulti e bambini) perché non si è in grado – o, forse, non si vuole – adeguarsi alla società contemporanea e cominciare a considerare tutti PERSONE UGUALI, preferendo tutelare gli uni più degli altri in virtù di una logica obsoleta inquinata da pregiudizi sessisti.

Far rispettare la legge è necessario. Purtroppo qualcuno sta tentando di far passar il messaggio che esistono 2 tipi di legge: una ammissibile e una che non lo è perché contraria alle “abitudini” consolidate.

Da qui al reclamare leggi diverse a seconda del sesso, dell’etnia, dello stato sociale, della religione, delle abitudini alimentari… il passo è più breve di quanto non si pensi.

Le persone dovrebbero essere tutte uguali, vi dovrebbe essere la certezza del Diritto e della Pena, ma questo ormai sembra solo un retaggio risorgimentale.

Un retaggio ipocritamente sbandierato per festeggiare il 150° dell’Unità d’Italia, ma non per ricordare che tutti i cittadini (uomini, donne, madri e padri) sono, o meglio, dovrebbero stare, agli occhi della Giustizia, sullo stesso piano e ugualmente perseguibili, se sbagliano.

La Giustizia è rappresentata bendata Perché la Giustizia “vede” con gli occhi della Mente e non deve farsi   influenzare dalle apparenze.  A qualcuno invece piacerebbe   una Giustizia accecata,  e magari asservita ai media.

Chiediamo che, alle Forze dell’Ordine, siano forniti strumenti per agire con competenza e opportunità ed umanità e tutta la professionalità dovuta in casi come quello di Cittadella, ma anche che le Forze dell’Ordine non debbano pagare i costi di una giurisprudenza così arroccata in una torre d’avorio da sembrare di aver abdicato al suo primo dovere: la tutela del cittadino.

Alla resa dei conti cosa abbiamo?

Un bambino di 10 anni che per META’ della sua vita ha visto che una legge, una norma, una sentenza, quindi, una REGOLA può essere aggirata, ostacolata, contrastata.

Un bambino che  porterà con sè questa eredità: per applicare la Legge occorre la forza; per eluderla basta agire con furbizia, urlare, piangere e occupare i palinsesti televisivi.

Autorizziamo alla pubblicazione questa comunicazione o parte di questa, citandone la fonte

 

Resp. Relazioni col Parlamento: Massimo Rosselli del Turco

Resp. Comunicazione e Pubbliche Relazioni: Roberto Castelli

Presidente turnario Vittorio Vezzetti

Il coordinamento nazionale di associazioni che condividono i temi dei diritti fondamentali dell’infanzia e della genitorialità post separativa, nasce per l’espressa volontà di associazioni di genitori separati, attualmente troppo divise,  per affrontare i temi tipici della società negli ambiti di competenza con un approccio interassociativo rivolto alla coesione, proponendosi con uno sguardo d’insieme  all’interno del paese, ma anche aprendosi al dialogo al resto col resto dell’Europa e alle nazioni della sua community, con l’intento di produrre risultati condivisi e condivisibili, forieri di un auspicabile crescita sociale.

Testimoni e propositori allo stesso tempo di passi fondamentali rivolti nella direzione dell’evoluzione sociale del paese e dei suoi abitanti, sui temi che rappresentano il focus e la nostra mission: tutelare l’infanzia e ridare nuovo vigore e dignità alle relazioni primarie genitori-figli, ridefinendo e rileggendo tutti i valori in campo per offrire maggiore umanità e rispetto nei confronti delle famiglie che si separano con cura e rispetto di tutte le parti coinvolte.

Colibrì si propone di aprire un dialogo qualificato con le istituzioni e le realtà confederative europee, in considerazione del fatto che non ci si può più confrontare solamente con la propria classe politica viste le dimensioni estese del fenomeno separativo e le insufficienti risposte ed impegni dei singoli paesi europei.

A fronte di un problema decisamente comunitario, che in ambito nazionale non riceve risposte politicamente mature o  sensibili,  è doveroso aprirsi anche agli altri coordinamenti europei per proporre e condividere coi singoli paesi della Community  una “linea europeista” che possa divenire di riferimento per ciò che riguarda in maniera allargata “il tema della tutela del minore e della Bigenitorialità” e fare sì che il nostro continente divenga un luogo di condivisa sensibilità sui temi dell’ Infanzia lesa dal fenomeno separativo, uscendo dalla logica del pregiudizio, per entrare in quella della soluzione armoniosa ed evoluta,  per uscire da un enpasse storico-culturale dove alle domande della società, i rappresentanti dei governi possano rispondere condividendo le nostre esperienze e percezioni, direttamente.

In Colibrì, al 18 Ottobre 2012, si riconoscono le seguenti realtà associative e movimenti italiani

Associazione FigliperSempre Onlus Nazionale

Associazione per la Bigenitorialità  “Genitori Sottratti”

Associazione per le Nuove Famiglie

Associazione Genitori Separati Novi Ligure

Associazione Aiutiamo le Famiglie A.le.F.

Associazione NonneNonni penalizzati dalle separazioni Onlus A.NO.P.S.

Movimento Femminile Parità Genitoriale – M.F.P.G.

Associazione Genitori Separati dai Figli – AGS

Associazione Genitori Separati e Figli (GE.SE.FI. Onlus)

Associazione Papà Separati Liguria

Associazione Papà Separati Torino

Associazione Papà Separati e Figli Torino

Associazione Papà Separati Asti

Associazione Papà Separati dai Figli Onlus Roma

Si riconoscono le seguenti realtà associative e movimenti esteri

Movimento Papageno (CH)

Donna2 (CH)

I Comme Identitè I.C.I. (F)

Il Convegno di Trieste sulla banca dati per i pedofili

Pubblicizziamo molto volentieri questo evento

alicenelpaesedelgenoma.org

Dott.ssa Valentina Peloso Morana 

Il Convegno di Trieste sulla banca dati per i pedofili

Questo è il nostro Convegno.

Se fossimo alla “Sagra del salame toscano e dell’abbacchio laziale” potrebbero organizzare una corsa con i sacchi. Ma… mi sorge un dubbio: dove hanno preso i sacchi per fare la corsa? Di sicuro a quelli che li usano per lavoro.

Noi a differenza di questi signori, stiamo creando la corsa per acchiappare i pedofili. I nostri atleti sono professionisti contro il crimine, e di sicuro tra noi non ci saranno arbitri che affettano il salame (con tutto il rispetto per i salumieri). Per dirla con il nostro leader:  “Capisciammè”

Dott. Valentina Peloso Morana

ΦφΦ

Associazione

DonneContro – Movimento Femminile per la Parità Genitoriale

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Dal caso di Cittadella io ho imparato che… di Arianna Brambilla ©

Dal caso di Cittadella io ho imparato che: 

La legge può essere disattesa.

Le sentenze possono essere ignorate.

Possono intercorrere moltissimi anni tra una sentenza e la sua applicazione.

Se una persona ha perso dei diritti, cionondimeno può continuare ad operare come se li avesse.

Una persona può trascorrere META’ della sua vita in una situazione illegale e pregiudizievole

Per applicare la legge occorre usare forza sproporzionata all’età ed alla situazione del soggetto

La giurisprudenza opera dei distinguo in base al sesso dei convenuti a giudizio

Dott.ssa Arianna Brambilla

ΦφΦ

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