IL NUOVO REDDITOMETRO e il terrorismo fiscale incombente

Sulla Gazzetta Ufficiale n. 3 del 4 gennaio 2013, è stato pubblicato il decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 24 dicembre 2012, recante: “Contenuto induttivo degli elementi indicativi di capacità contributiva sulla base dei quali può essere fondata la determinazione sintetica del reddito”.

Con la pubblicazione del suddetto decreto attuativo del nuovo “redditometro” e con l’indicazione, dunque, dei tipi di spesa per l’acquisizione di beni e servizi, l’Amministrazione finanziaria potrà procedere alla ricostruzione sintetica del reddito complessivo delle persone fisiche.

Il nuovo strumento di accertamento, caratterizzato dalla presenza di oltre 100 voci di spesa, entrerà in funzione da quest’anno e verrà utilizzato per verificare i redditi contenuti nelle dichiarazioni presentate dal 2010 (periodo d’imposta 2009).

Il decreto in esame individua il “contenuto induttivo degli elementi indicativi di capacità contributiva” sulla base dei quali si baserà la determinazione sintetica del reddito complessivo delle persone fisiche che tradotto dal burocratese/fiscalese deve intendersi la spesa sostenuta dai contribuenti per l’acquisizione di beni e servizi e per il relativo mantenimento.

L’individuazione di tali tipologie di spesa, ricomprese nella Tabella (A) dei Consumi allegata al decreto, costituisce il vero e proprio elemento chiave del nuovo “redditometro”, il quale si presenta sotto una veste completamente rinnovata rispetto alla precedente versione introdotta con il decreto ministeriale del 10 settembre 1992, nel quale le voci di spesa erano rappresentate da beni quali automobili, imbarcazioni ed immobili.

Oltre ad un consistente ampliamento delle voci di spesa, il nuovo “redditometro” si caratterizza per la circostanza che il contenuto induttivo degli elementi indicativi di capacità contributiva è determinato non solo dalle spese risultanti da dati disponibili o presenti in Anagrafe tributaria ma tenendo anche conto, per alcuni tipi di spesa, del valore medio delle stesse, stimato per gruppi e categorie del nucleo familiare di appartenenza del contribuente.

Tale ultimo contenuto induttivo è corrispondente alla spesa media risultante dall’indagine annuale condotta dall’ISTAT sui consumi delle famiglie; analisi effettuata su campioni significativi appartenenti ad 11 tipologie di nuclei familiari, indicate nella Tabella B del decreto, distribuite in 5 aree territoriali in cui risulta idealmente ripartito il territorio nazionale e tra cui figura anche la famiglia “monogenitore”.

Il contenuto induttivo degli elementi di capacità contributiva, inoltre, potrà essere determinato tenendo conto delle risultanze di altre analisi e studi socio-economici, anche di settore.

La rideterminazione del reddito avverrà attraverso l’utilizzo congiunto, da un lato, delle spese emergenti dal sistema informativo dell’Anagrafe tributaria (relative ai beni e servizi acquistati) e, dall’altro, di coefficienti di spesa statistici, relativi a spese comuni.

In particolare, in presenza di spese indicate nella Tabella dei Consumi, verrà considerato il valore più elevato tra quello risultante dalle banche dati dell’Anagrafe tributaria e quello imputato dai coefficienti statistici.

Inoltre, nella determinazione sintetica del reddito complessivo del contribuente resta ferma la facoltà per l’Amministrazione finanziaria di utilizzare elementi di capacità contributiva diversi da quelli riportati nella Tabella dei Consumi, qualora siano disponibili dati relativi alla spesa sostenuta per l’acquisizione di servizi e di beni e per il relativo mantenimento.

In ogni caso, così come previsto dalla norma, il nuovo “redditometro” terrà conto, esclusivamente, degli scostamenti superiori al 20% tra le entrate “ufficiali” (risultanti dalla dichiarazione presentata) e quelle stimate.

Spetterà, purtroppo, al contribuente dover dimostrare, ai sensi del citato art. 38 del D.P.R. n. 600/1973, che il finanziamento delle maggiori spese è avvenuto con redditi diversi da quelli prodotti nel periodo d’imposta e non dichiarati, quali potrebbero essere – ad esempio – redditi esenti od esclusi dalla base imponibile.

 

Il contribuente potrà altresì contestare, in sede di contraddittorio, il differente ammontare delle spese a lui attribuite, così come determinate dall’Amministrazione finanziaria.

Si allegano:

  • la tabella A del decreto attuativo relativa al contenuto induttivo degli elementi di capacità contributiva;
  • la tabella B del decreto attuativo relativa alle tipologie di nuclei familiari e relative aree territoriali di appartenenza.

tabella A redditometro

Tabella B redditometro

by CapitanDaddy

La combriccola delle pigne vuote – Da Alice nel paese del genoma di Valentina Morana

Da Alice nel paese del genoma di Valentina Morana

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Tempo fa scrivevo che la famiglia è il centro di tutto. E che per difenderla ci sono state le grandi rivoluzioni. Pensate alla Rivoluzione Francese: il popolo affamato che non aveva di che nutrire i suoi figli, insieme alla borghesia e ai pensatori dell’epoca si è ribellato. E’ una legge della natura. Quando metti nell’angolo un popolo o lo schiacci giorno dopo giorno, arriva il momento che ci si arrabbia e si reagisce. E’ l’istinto di sopravvivenza che spinge a farlo. Per questo la natura insegna, e quella umana è un aspetto della natura terrestre.

Ma la famiglia non è l’unica struttura del nostro sociale. Ci sono coppie di tutti gli orientamenti, ci sono persone che amano stare sole o vivere in gruppi tematici. Si tratta nell’insieme di forme diverse e scelte personali e vanno tutte rispettate. Dopo molti anni di studio e di esperienza personale sia professionale che affettiva, sono convinta che la famiglia è la forza centrale del Paese, ma questo non significa che le altre forme sociali non vadano bene o siano meno importanti. Insieme formano il sociale.

Le famiglie tradizionali, nel senso di tradizione non di vecchio, si accompagnano oggi e ormai da diversi anni, alle famiglie allargate, quelle composte da genitori separati con figli che creano un nuovo nucleo. Madri e padri che si separano e che incontrano altri compagni. Alle volte i nuovi compagni sono persone senza legami affettivi in corso, altre volte sono genitori separati e spesso con figli.

Ma parliamo un momento di bambini e ragazzi. Loro la separazione possono solo subirla, è per loro fonte di ansia e non la vogliono. Me lo dicono loro. Questo ovviamente non vale per i bambini abusati o maltrattati, per i quali la separazione familiare è una vera liberazione. E vorrei vedere. Ma oggi parlo di bambini che vivono in famiglie prive di questo genere di violenza, ma che si separano. Sfatiamo un mito che fa utile a una certa lobby ed è molto diffuso nell’ambiente psicosociale italiano: Non è vero che i bambini e ragazzi preferiscono, in una situazione conflittuale, che i genitori si separino. Loro temono questo e non lo vogliono. Chi afferma il contrario in queste situazioni, evidentemente non ci parla con i bambini e ragazzi, non li ascolta davvero, o è in malafede. La maggior parte di loro chiede che i genitori facciano pace o si mettano d’accordo. Per tutti loro la separazione è un trauma che non possono evitare. Allora è dovere degli adulti rendere la separazione un progetto il più morbido possibile come rottura di un equilibrio che ha in sé nuovi progetti positivi per i figli. Ma dobbiamo fare un salto culturale per arrivare a questo, perché questi aspetti non sono messi in luce dal potere, che ha interessi diversi e siccome schiaccia la cultura e la conoscenza, non se ne parla nei circuiti informativi di massa. E’ nata perciò la proposta di rendere obbligatoria l’informazione sulla mediazione familiare che lavora proprio secondo i principi che elencavo prima, a proposito dei bambini e ragazzi figli dei separati. Salto culturale vuol dire scuola. L’obbligo dell’informazione è per promuovere conoscenza : i genitori che si stanno separando possono capire e conoscere le conseguenze per i loro figli e per loro e scegliere insieme un modo il più possibile tranquillo, in una situazione di rottura con gli effetti che porta. Questa azione è a vantaggio di tutti. O quasi tutti perché a piangere stavolta sarebbero avvocati avvoltoi accompagnati da tecnici con la coscienza in coma. E mi pare che è arrivata l’ora di darsi il cambio. Nel piangere intendo.

I bambini portano in loro, attraverso il loro patrimonio genetico, la madre e il padre. Il corpo è un insieme di relazione tra psiche e organicità. Le neuroscienze, il futuro della psicologia a mio parere, lo stanno dimostrando giorno dopo giorno.

Quando due genitori si separano devono capire che questo produce effetti sulla crescita dei loro figli, e che dal momento che i genitori si portano dentro, succederanno dentro cose diverse a seconda se i genitori non parleranno male dell’altro in loro presenza o lo faranno. Nel secondo caso, a lungo andare, si reca un danno. Comunque. In queste situazioni così delicate è necessario per lo sviluppo del bambino, porre i due genitori sullo stesso piano. Il bambino deve capire che entrambi sono importanti. Per questo è nata la proposta del doppio domicilio, che in modo assolutamente manovratore, viene presentato dagli oppositori della cultura come qualcosa di infinitamente stupido. Tipo 50 e 50. I loro neuroni sono perennemente sotto carico e non ce la fanno a capire. Il doppio domicilio vuol dire due case. Non ce n’è una più importante dell’altra, perché sono diverse. Il bambino pensa ho due case. E questo vuol dire che tutte e due sono importanti e non una. Perché se solo una predomina allora non c’è equilibrio su niente. Va tutto a ricaduta come un domino impazzito. Avere il doppio domicilio o non averlo, dal punto di vista psicologico, equivale alla sensazione che prova uno a cui ritirano la patente o il passaporto. Avere il doppio domicilio significa dire i miei genitori sono uguali e diversi ( e questo è scritto in un documento). E questo è necessario per crescere bene. I tempi e i modi in questo Pensiero, sono calibrati sulle esigenze, ogni volta diverse, dei bambini e ragazzi ma visti in un ottica adulta di equidistanza. Senza dimenticare la formazione di famiglie allargate che possono risiedere proprio nell’abitazione di uno dei due che si separano e se sana, fonte di grande ricchezza e sostegno. Ricchezza emotiva e affettiva intendevo, perché quella economica ve la siete presa tutta voi (sistema). Anche qui è ora di fare i cambio.

Anche attraverso la gestione dell’economia veicoliamo messaggi all’infanzia. Dal punto di vista del bambino è diverso vedere e vivere in ambienti in cui separatamente i genitori mantengono i figli direttamente, entrambi per come possono oggi, da ambienti in cui uno gestisce e l’altro paga, perché è questo che vede il bambino o il ragazzo. E questo produce degli effetti dentro. Sicuramente la crisi ha peggiorato il problema e ormai è chiaro a tutti, che se uno deve pagare casa alimenti e straordinario all’ex moglie non può farcela. Lo diceva anche Platinette giorni fa a radio Monte Carlo al mattino presto. E questo può produrre un altro problema. E’ evidente che dobbiamo cambiare le cose. E questo vale anche per le donne che si trovano nelle stesse situazioni di molti padri separati e lottano per sopravvivere. E cercano qualsiasi lavoro anche temporaneo per non soccombere. Poi ci sono i maschi che se ne fregano e vagano per altri nidi, e femmine che vogliono fare le mantenute e sono molto aggressive. Entrambi formano una minoranza. E sono oggetto di studio per la comunità scientifica. Perché sono un problema che richiede la soluzione. Mi incuriosiscono particolarmente le femmine. Un fenomeno nuovo ma profondamente arretrato, e incredibilmente comico. Molto aggressivo ma comico nei pensieri e parole a supporto.

Questo gruppetto delle “nuove mamme”, perfettamente aderenti a un pensiero di potere e sistema, si oppone al condiviso e lo fa sul web, su giornali e alla radio. Il linguaggio è rozzo e primitivo quanto i loro messaggi, che veicolano mischiando rabbia a manipolazione, infamie e crudezze. In realtà sono confuse e non conoscono né la materia né quello che affermano altre donne. Il loro obiettivo è colpire “le nuove compagne” cioè le donne che stanno con i loro ex. E’ evidente, da come scrivono, che del condiviso in realtà non gliene importa un fico secco, perché si limitano a cianciare come galline nell’aia, fissate su un particolare del tutto, senza arrivare a un risultato. Le “nuove compagne” prese di mira sono in realtà alcune donne specifiche e questo rende la battaglia delle galline un fatto personale. Certamente la maggior parte delle persone raccolte in associazioni e gruppi a favore del condiviso, lottano come espressione di un vissuto personale concreto, ma l’obiettivo è quello di migliorare per stare bene tutti. Queste usano la scusa del condiviso per sputare veleno e affossare donne che lottano per una cultura e un vivere diverso. Cosa che non gli riuscirà mai, di affossarle intendo.

Queste femmine raccolgono qualche nonna intorno, che se è possibile, è peggio di loro. Ma che modello propongono in sintesi? Quello del club delle “prime mogli”. Questo lo trovo l’aspetto più comico che è riuscito a farmi ridere fino alle lacrime un giorno. Ma come? Anni di battaglie femminili, con pensieri e cultura diversa, soffocata da maschi di potere e dalla chiesa, e cosa osservo? Femmine che parlano di “pseudodiritti da primo matrimonio”. Senza parole. Ma queste dove hanno vissuto in tutti questi anni di confronti e di scontri a volte aspri sulle tematiche femminili? Da quello che scrivono a proposito delle donne sotto mira, tipo  ominidi portatrici di ovuli, si evidenzia un pensiero arcaico da harem cinese, come quello del film “Lampade rosse” dove la prima, soppiantata ogni volta da una nuova, si incazza per motivi di gelosia fino a provare l’invidia.

Perché parlarne? Perché è un particolare del terreno dove ci muoviamo nella nostra guerra per il condiviso. Un frammento che si aggancia a altri frammenti “politici” e ideologici. Dentro le strutture del potere che veicola le informazioni  contro il condiviso.

Quello che poco si dice del condiviso nell’informazione di potere, praticamente quasi tutta, è che propone soluzioni che tengano conto di tutto, quindi anche del “casino”. Quello che non si dice è che le audizioni al Senato sono state in numero nettamente maggiore e ben argomentato a favore del condiviso. Vi ha partecipato gente di tutti i gruppi e associazioni sul tema, comprese quelle femminili come la “Federcasalinghe”, le associazioni dei figli di separati ormai adulti, e rappresentanti della Comunità Scientifica, quella vera non la finta. Quello che non si dice è che il prof. Marino Maglietta, il nostro Erudito in questa guerra, ha usato il suo tempo e le sue tasche, per girare l’Italia e spiegare il condiviso a giudici, gruppi, associazioni, “politici”. Quello che non si dice a sufficienza è che ci sono troppi papà separati che si suicidano. Esseri umani che si tolgono la vita per disperazione. E non c’è niente da ridicolizzare in merito. Quello che non si dice è che la politica non vuole questo progetto. Sono i fatti che contano, non le loro parole. Le loro promesse non mantenute.  Quando ero dentro Idv non sono riuscita a livello nazionale a concretizzare nulla per i bambini. Sono stata ostacolata in tutti i modi, dentro e fuori. Ma ho potuto osservare come si muovevano tutti i politici a livello nazionale, ogni esperienza è utile. E ho capito come funziona lì dentro, o meglio come non funziona. Per questo sono convinta che dobbiamo mandarli via tutti o quasi, e dobbiamo impegnarci, perché molti sabotatori del progetto dentro il Pd sono candidati. E questo vale per tutti i partiti. L’informazione farà la differenza.

Un punto di riferimento, in questa battaglia civile per il condiviso, lo troviamo nel MFPG che è il movimento delle donne e che trovo rivoluzionario nel suo modo di porsi e per il pensiero che porta. Un movimento libero di donne e uomini a favore dell’infanzia. Lo trovo la sintesi delle tante alleanze che si stanno creando in rete per il condiviso. E questa Alleanza fatta di tanti gruppi, associazioni, persone di scienza, donne libere e evolute, società civile, ha il sapore della vittoria. Noi lottiamo per vincere e vinceremo. Ci metteremo il tempo che servirà ma vinceremo.

A proposito di penalizzazioni nelle separazioni

Ci arriva via mail questa riflessione di un padre che postiamo volentieri

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A proposito di penalizzazioni nelle separazioni

il padre:

perde i figli che vedrà in modo saltuario

perde la casa e tutto quanto connesso

deve concedere un assegno di mantenimento per i figli

la madre:

i figli continuano a vivere con lei

la casa è sua disposizione

le viene corrisposto un assegno (cifra esentasse) di mantenimento per i figli

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I giudici collocano,  nella quasi totalità dei casi, i figli alla madre, ovvero lasciano i figli a vivere dove hanno sempre vissuto e il senso originario di questa decisione sarebbe dovuto essere  quello di preservare il luogo di crescita della prole più che il rapporto con un genitore piuttosto che un altro.

Entrambi i genitori hanno il diritto di mantenere un rapporto costante, solido e sereno con i figli ed il primo diritto di un bambino è quello di avere due genitori e quattro nonni.

Spesso le madri si lamentano che non riescono a trovare lavoro proprio perché devono badare ai figli ed essendo sole hanno non poche difficoltà; se i giudici decidessero in base non solo alle usanze ed abitudini ma valutando seriamente ed entrando nei casi specifici, si accorgerebbero che farebbero il bene della donna collocando i figli in modo alternato ed equiparato al padre e alla madre e riuscirebbero ad instaurare una vera bigenitorialità condivisa.

Se la madre non fosse investita di tutta la responsabilità, avrebbe più tempo libero per cercare il lavoro che più la soddisferebbe e le consentirebbe di rendersi autonoma senza dover pesare costantemente sul ex marito poiché è cosa comune che purtroppo la maggior parte delle donne separate con figli devono sopportare.

Certo, proprio per la situazione che si è creata a livello giudiziario nella interpretazione del diritto di famiglia, le madri ora hanno il peso di curare ogni giorno i propri figli, e ogni giorno i figli crescono insieme alle loro esigenze e i padri “della domenica” sono considerati dalle ex-mogli come una sorta di bancomat al quale andare ad attingere le spese aumentate e tutte le richieste nuove.

E proprio i padri della domenica magari vorrebbero però poter contare di più nella vita dei propri figli ma spesso questo non è loro concesso proprio da quelle madri che appellandosi al fatto che sulla sentenza il giudice ha stabilito, come se fosse una condanna: “ il padre potrà vedere i figli solo dalle… alle… e il weekend alterni dal sabato sera al lunedì mattina” e quindi le sante donne vogliono far rispettare la legge e se un padre chiede di vedere il proprio figlio un momento in più si sentirà rispondere “ allora dovremo rivedere le condizioni economiche…” come se con l’assegno di mantenimento un padre avesse comprato il tempo di visita dei propri figli. Bisognerebbe dire alle ex-signore che non funziona così.

Per non parlare delle madri che i figli non li fanno proprio più vedere agli ex-mariti oppure le madri che plagiano i ragazzi in modo da far disconoscere il proprio genitore allontanato sovente non proprio consensualmente.

Spesso quanto sopra esposto è aggravato dal fatto che nella vita dell’ex-marito compare una persona chiamata in modo denigratorio “nuova compagna” che rappresenta il male assoluto in quanto l’uomo non sarebbe più in grado di decidere autonomamente e sarebbe in balia delle esigenze di quest’ultima.

Per esperienza vissuta, c’è da dire che la persona che decide di condividere la vita con un padre separato con figli si deve fare forza di una pazienza infinita necessaria a sopportare le innumerevoli ingerenze nella sfera privata della relazione di coppia da parte proprio della ex-moglie e  guai a chiamarla “vecchia moglie” si è passibili di denuncia.

Infatti, fino a che l’uomo rimane da solo tutto sommato non viene additato come un mentecatto da eliminare e magari lui va alla Caritas a mangiare e torna a vivere a casa dei genitori anziani nella sua vecchia cameretta di quando era ragazzo (se può) oppure si ritrova a vivere in macchina o a mendicare un posto presso le case dei padri separati che chissà perché si chiamano così??? badate bene, per “padri separati” non s’intende un nuovo ordine monacale.

Nel momento stesso in cui lo stesso Uomo si rialza, decide di riprendersi la propria vita, di ritrovare le amicizie e di mettersi in gioco con un nuovo amore, ecco che la situazione si complica.  La gelosia si annida in posti strani, l’invidia è proprio dietro l’angolo e quando pensavi di esserti salvato sei li che cerchi di tamponare situazioni, richieste di chiarimento, modifiche di patti dati per assodati, variazioni continue ed eliminazioni di diritti in modo arbitrario subite non da parte delle nuova compagna ma proprio da parte della vecchia moglie che non riesce  a concepire il distacco definitivo anche se voluto perché lei vuole il marito lontano ma sempre pronto ad intervenire (soprattutto economicamente) e non tollera che ci sia un’altra persona al suo fianco con la quale fare i conti.

Spesso ci si sente dire: “E come si è permessa costei? C’ero prima io!!!” “Prima vengono i figli!!!” (Anche se sottintende se stessa..); “i figli questo weekend non li prendi perché mi sono già organizzata!”; “Te li porto, ma non a casa tua perché  c’è quella lì…”; “ho speso un euro e mezzo per comprare una gomma a tuo figlio, quand’è che mi dai la metà?”; “Siamo a gennaio del nuovo anno, mi devi dire cosa farai ad agosto, DEVO saperlo”; “I regali di Natale che ricevono a casa tua devi metterli in un sacco e darmeli” (e poi vengono nascosti e mai fatti più trovare).

Ma lasciamo perdere le polemiche e le frasi sentite troppe volte, l’auspicio finale è che la “vecchia moglie”, si spera, impari a permettere al ex-marito di frequentare con serenità i figli, di partecipare alla loro vita, magari anche con la compagna e magari “nuova moglie” per consentirgli di ristabilire una serenità proprio nei ragazzi che devono poter conoscere il loro papà in una realtà familiare normale e in modo soddisfacente per entrambi così magari la “vecchia moglie” col tempo a disposizione potrà trovare un lavoro e magari un nuovo amore al quale dedicarsi e probabilmente riuscirà a ricostruirsi una vita vera a rendersi autonoma e soddisfatta.

Un Papà Separato dai propri Figli

Parliamo di Sanità e documentazioni: il Consenso Informato

La fine della coppia coniugale non significa la fine della coppia genitoriale: questa in sintesi il presupposto su cui si fonda la norma sull’affido condiviso.

Che queste fondamenta solide siano disattese preferendo continuare a costruire fragili palafitte di affidi monogenitoriali, realizzati attraverso la figura giurisprudenziale (e non normativa) del genitore collocatario che ha il pieno “appalto” del figlio, fa il paio con la tradizione di abusi edilizi tipicamente italiana.

In attesa di un “condono familiare” moltissimi genitori non collocatari devono navigare a vista destreggiandosi tra una selva di norme non chiare e confidando nella collaborazione dell’ex coniuge. Collaborazione che – lo ricordiamo – è sempre e comunque nel bene dei ragazzi.

 

Chi vive la condizione di “separat* con figli” può essersi trovato di accompagnare il minore per una visita medica, un ricovero o di essere informato dall’altro genitore della situazione (o non informato – e speriamo siano solo eccezioni, anche se ben sappiamo come stanno le cose in alcuni casi).

Trattandosi di pazienti minorenni il medico deve acquisire il consenso informato obbligatorio per legge rivolgendosi ai genitori per la firma sul documento. Senza la firma del consenso informato il medico non può procedere, fatte salve le condizioni di immediata necessità e pericolo di vita per il paziente.

Cosa dispone la norma a proposito dei consensi informati in tale caso?

Il Codice Civile sancisce che la tutela/potestà sui figli è esercitata di comune accordo da entrambi i genitori (art. 316, comma 2, CC) o da un solo genitore nei casi in cui l’altro genitore sia morto o decaduto o sospeso dalla potestà.

Nei casi di comuni trattamenti medici (visite, medicazioni, ecc.) può essere  sufficiente il consenso di uno solo dei genitori. Questo poiché si considerano questi fatti come atti di ordinaria amministrazione che possono essere compiuti disgiuntamente da ciascun genitore (art. 320 CC). In questi casi il consenso comune è considerato implicito.

 

Situazioni mediche più impegnative che richiedano la somministrazione si sostanze per le quali è necessario un consenso (es mezzi di contrasto o farmaci innovativi) o qualora siano necessarie manovre invasive (interventi e medicazioni avanzate) è necessario il consenso esplicito di entrambi i genitori.

Il caso più semplice ed ovvio è che il minore venga accompagnato da entrambi i suoi genitore e che entrambi siano d’accordo. In questo caso il medico acquisisce il consenso congiunto e procede.

 

NB Il consenso comune è sempre necessario in caso di genitori separati o divorziati o non conviventi, in base al principio che le decisioni di maggiore interesse per i figli relative all’istruzione, all’educazione e alla salute sono assunte di comune accordo (art. 155, comma 3, e 317, comma 2 – CC).

 

 

Poiché il diritto alla salute è primario, l’assenza o l’impossibilità di uno dei due genitori a rilasciare il consenso, (perché ad esempio lontano, impossibilitato a sua volta da condizioni di salute o di lavoro) non può essere una ragione sufficiente per non procedere, e d’altro canto non è prudente sospendere i trattamenti in attesa dell’altro genitore col rischio di generare una situazione di urgenza.

In questi casi è prevista l’acquisizione del consenso del solo genitore presente e capace (art. 317, comma 1 CC). 

 

In queste situazioni il problema, che anche medici e strutture ospedaliere hanno chiaramente percepito, è  quello della prova che l’altro genitore sia effettivamente lontano, impedito o incapace e perciò non possa prestare il consenso.

Acquisire tale prova potrebbe essere semplice: il genitore lontano potrebbe essere contattato telefonicamente ed invitato a mandare un fax in cui con firma autografa esprima il suo parere e confermi la difficoltà ad essere fisicamente presente.

Ove tale prova manchi, occorre, su ricorso dell’altro genitore, di un parente o del pubblico ministero dei minorenni, un provvedimento del Tribunale per i minorenni che sostituisca il consenso mancante dell’altro genitore.

Al fine di semplificare e snellire questa fase, si propone che il genitore presente compili e sottoscriva sotto la sua responsabilità un autocertificazione, attestante la condizione di lontananza o impedimento dell’altro genitore, che deve essere conservato insieme al modulo di consenso.

 

Certo è possibile che nel caso di genitori malevoli o “sottrattivi”  che impediscano o ostacolino la regolare frequentazione del minore con l’altro genitore, vengano negate informazioni essenziali. In alcuni casi per sostenere la tesi che l’altro sia una figura assente. Si sottolinea che le dichiarazioni mendaci sono punibili ai sensi di legge; a tale fine si ricorda che la Cartella Clinica è un atto pubblico, soggetto a controlli da parte degli organi amministrativi regionali, e che la falsa dichiarazione di lontananza o irreperibilità di un genitore è assimilabile al “falso in atto pubblico”.

 

Questo aspetto tra l’altro solleva questioni anche per i presidi sanitari che debbono tutelare se stessi ed i propri dipendenti anche dal punto di vista medico legale. L’attitudine diffusa è quella di avere sempre i due consensi o una attestazione olografa o certificata che motivi l’assenza rilasciata dal diretto interessato.

 

dott.ssa Arianna Brambilla

 

In nome delle differenze

Scrive su Facebook Arianna Brambilla Vicepresidente dell’Associazione DonneContro – Movimento Femminile per la Parità Genitoriale ….

“Vedo che oggi c’è dibattito e mi par di capire che non a tutti piaccia una nuova linea di MFPG. Intanto che ci sia una “nuova linea”è un dato presunto.

MFPG nasce e rimane come Movimento Femminile per la Bigenitorialità.

Nato dalla volontà e dal bisogno delle nuove compagne di pretendere parità di trattamento per i genitori che di separano. Questo perché i figli della ex coppia possano avere una immagine dignitosa di mamma e papà e non la percezione che uno sta più con loro e l’altro è andato via.

Che uno abbia tenuto tutto e l’altro sia precario in ogni aspetto della vita.

Che uno possa fare e dare con e per loro e l’altro invece no.

MFPG nasce anche dal bisogno di pretendere rispetto per le famiglie che si ricostruiscono attorno ai separati: nuove compagne anche esse madri e nuovi compagni anche loro padri.

MFPG è femminile perché voluto dalle Donne ma poiché è per la parità ha in sé tanti uomini. e dentro ci sono tante idee anche politicamente agli antipodi:

Io e Laura Besana siederemmo agli estremi opposti… Eppure tra rosso e nero riusciamo non solo ad andare d’ accordo ma a lavorare bene insieme, perché su certi argomenti (uguaglianza, dignità, bigenitorialità, e nessun favoritismo sulla base di avere e meno le tette o altro) pensiamo che schieramenti come destra e sinistra o maschi contro femmine siano ridicoli ma soprattutto superati.

A me il femminismo non è mai piaciuto perché l’ho sempre associato ad un bailamme di pretese in nome della “passera e del potere dell’utero”. Pretese che a me sanno di protezionismo e assistenzialismo quando non di supremazia di genere.

Scoprire che non tutto il femminismo è cosi, ma ce ne è una fetta che vuole la autodeterminazione x le donne, che è allergico alle quote rosa e alle aree protette, che rivendica il diritto di far vedere le tette senza che si gridi alla mercificazione del corpo (in fondo la tetta è di chi ce l’ha e la usa come le va) e che libertà vuol dire anche dissentire da SNOQ e vedere che sono proprio le SNOQ a pretendere asservimento mentale dalle donne….

Ebbene tutto questo mi ha fatto riconsiderare il femminismo o almeno una parte di esso e posso sedere a tavola con una comunista, posso collaborare con una femminista, con una frangia religiosa, con uomini e donne in nome di qualcosa che vale di più delle differenze.”

Arianna Brambilla

Alice nel paese del genoma – Io voi o il peperoncino?

2 novembre 2012 di

Un giorno un uomo, in una terra occupata dal nemico, ha detto: Io sono la Verità. Ha detto anche che le donne dovevano essere libere di portare i capelli sciolti e che i bambini erano i primi, perché puri. Ha dato il più importante compito dopo la sua morte a una donna, e cioè di annunciare la sua Resurrezione. Ha anche detto che gli ultimi dovevano essere protetti, e rimproverato i sacerdoti della sua terra per il loro potere di materia. Un giorno quell’uomo ha preso a calci i mercanti fuori dal Tempio.

Prima ancora un altro uomo lo aveva riconosciuto e battezzato. Quell’uomo era l’ambasciatore di Dio: aveva girato, preparato il popolo all’arrivo dell’uomo che avrebbe parlato di Verità, Libertà e Giustizia. Una rivoluzione per quell’epoca, ne parliamo ancora oggi e sempre. Quella terra che è la Palestina, è ancora occupata oggi, ma non per sempre.

Un giorno un uomo ha detto: chi non lotta ha perduto.

Un giorno un uomo ha detto: il potere è globale. Di giorno ci rendono la vita un inferno, ma la notte è nostra.

In sintesi i miei punti di riferimento base, ne manca solo uno. Mi è stato “ordinato” di non descrivere i miei punti di riferimento e io lo faccio. Oltretutto mi sembra necessario per aiutare a capire. Sono più di dieci anni che lotto attivamente, come scelta volontaria, per difendere i bambini. Ma prima ho studiato e continuo a farlo. Sono entrata in Italia dei Valori dopo accurata analisi politica, per stimolare leggi a favore dell’infanzia e della famiglia. Era l’unico partito non intaccato dal sistema nel settore di cui mi occupo. Anche se a un certo punto si è aperta una breccia. Sono entrati i vandali e qualcuno gli ha aperto la porta. Mentre questi proseguivano prepotenti e incauti, io osservavo (e osservo) i movimenti di quelli che hanno aperto la porta. Hanno cercato di bloccare in tutti i modi le mie azioni e di isolarmi, ricordate il branco di iene? Ma quello è un frammento di qualcosa altro di molto più complesso. Ho cercato più volte di spiegare ai lettori inferociti per le posizioni di alcuni di IdV, che un partito è qualcosa di complesso. Oggi grazie a tutto il can can che ci riguarda, posso spiegare meglio a cosa mi riferivo.

Mentre insieme alle persone per bene del mio partito e nella mia regione, preparavamo mozioni che poi sono state approvate nel Comune di Trieste, per aumentare gli asili nido aziendali, fare entrare anche i bambini stranieri al nido, progettare e realizzare condomini per mamme e papà separati, alcuni si muovevano nell’ombra per impedirmi di andare a parlare al famoso convegno di Grado delle donne, vera pietra dello scandalo. Il perché basta andarselo a cercare in rete che è un fiume di informazioni. Siccome di nascosto non ci sono riusciti perché gli interlocutori facevano orecchie da mercante, si sono dovuti palesare ed è uscito quel documento in rete di censura a mio danno, da parte del coordinamento donneidvtoscana. Lo stesso coordinamento che in seguito se ne è uscito con quel palese falso sulla mia intervista a Unimondo.org. Non bisogna dimenticare questo quando si prepareranno le liste elettorali e di certo gli elettori se lo ricordano. E mica perché lo hanno fatto con me, ma perché potrebbero farlo con chiunque. E siccome da sole non ce la facevano, come hanno creduto all’inizio, hanno chiesto aiuto a un “onorevole” che è accorso in aiuto delle povere vittime con sistema da santa inquisizione, e mi ha ripreso per la mia posizione fuori dai ranghi e poco professionale come dirigente. Detto da uno che si presenta quasi completamente nudo sulla sua pagina facebook e che per evidenti motivi, non conosce il significato della parola onorevole, ti fa pensare.

Indigeste per loro la mia posizione sul condiviso e le adozioni gay. Non mi hanno mai contrastato con elementi tecnici ma con ciance, manipolazioni e nascosto. E questi dovrebbero rappresentarmi? Ma la ciliegina sulla torta l’hanno messa sul Convegno Nazionale per la banca dati dei pedofili, che è stato ostacolato dall’inizio in un modo veramente speciale da gran professionisti. Il che nel mio sistema di valori non è certo un vantaggio. Tipo:  “ti faccio credere una cosa che non è”. Noi siamo andati avanti nella preparazione e a un mese dal Convegno è scoppiato il bubbone perché hanno capito che noi facevamo sul serio. Sono partite le intimidazioni: molti uomini hanno preso paura, le donne si sono arrabbiate. Ci siamo sentiti dire che  “avvicinare il nome del Presidente Di Pietro alla nostra iniziativa/locandina era lesivo della sua immagine e di conseguenza del partito”. Un convegno che finalmente parla di chi sono i pedofili e come iniziare a attrezzarsi contro la pedofilia? Dovrò chiedere al Presidente cosa ne pensa prima o poi.

Si tratta della stessa persona che  all’esecutivo di Vasto ha ben pensato che le coordinatrici donne non dovessero partecipare per la prima volta in anni.

Ovviamente il Convegno noi lo facciamo e sarà la prima volta in Italia che si parla di una banca dati dei pedofili italiana e di un pool anticrimine specializzato. Ci saranno i migliori tecnici della materia in Italia e il senatore Luigi Li Gotti che è uomo di grande esperienza in materia, il migliore in Italia contro la pedofilia tra tutti i politici e non solo. Va da sé che tutto verrà a galla. Anche le loro future violenze che sono di sistema dentro IdV.

Chi ha paura di Antonio Di Pietro e Beppe Grillo?

L’accoppiata, se ben giocata, promette benissimo.

Dott. Valentina Peloso Morana

Italia dei Valori Friuli Venezia Giulia

„Il padre “rifiutato” dalla figlia davanti scuola: “Vi racconto il mio inferno“

Padre separato rifiutato da figlia scuola media Mestre

Il padre “rifiutato” dalla figlia davanti scuola: “Vi racconto il mio inferno”

Da luglio 2011 l’undicenne ha troncato ogni rapporto con lui. L’avvocato Delmonte: “Manipolata dalla madre”. L’uomo, in affidamento congiunto: “Voglio darle il diritto di avere due genitori”

di Gabriele Vattolo – 19 ottobre 2012
L'avvocato Tomas Delmonte

L’avvocato Tomas Delmonte

Mestre come a Cittadella? Forse. Certo, la storia della bambina di undici anni che si è rifiutata di parlare con il padre martedì scorso fuori dalla scuola media Giulio Cesare, anche se non in punta di diritto, qualche assonanza sembra avercela. Al centro, però, rimane sempre una bambina, con i suoi diritti e i suoi bisogni. Per questo suo padre, che quella mattina ha avuto un alterco con una professoressa dell’istituto che non gli permetteva di parlare con la figlia, ha voluto spiegare come sono andati i fatti e l’inferno personale in cui è piombato da quando, da luglio 2011, la piccola non ha più voluto recuperare un rapporto con lui.

“Prima di tutto il mio assistito sente il dovere e non il diritto di essere genitore – spiega l’avvocato veronese Tomas Delmonte – Per questo si trovava davanti alla scuola. Per questo spesso si è ridotto a salutarla con la mano in lontananza”. Una storia complessa, come tutte le storie che hanno origine da una separazione. Papà e mamma della undicenne si separano sette anni fa. Consensualmente. Poi, in questi anni, nei confronti dell’uomo partono undici denunce, tra segnalazioni della scuola (di carattere amministrativo) e esposti della coniuge. Nove di queste vengono subito archiviate.

Nel 2006 arriva la prima denuncia, poi nel 2008 la richiesta della donna di togliere la potestà genitoriale al compagno. Passano due anni. Il tribunale dei minori rigetta il ricorso della madre, togliendo anche l’obbligo di pagare l’assegno di mantenimento al padre, in quanto, avendo l’affidamento condiviso, il 40% del tempo la piccola lo passa con lui. Nel 2010, poi, parte una segnalazione dei servizi sociali che, sulla scorta delle dichiarazioni della madre, avverte la Procura che qualcosa non andrebbe per il verso giusto. Si arriva al 2012, con la richiesta del tribunale dei minori di approfondire la situazione, attraverso anche degli incontri “congiunti” tra tutti e tre i soggetti in campo: madre, padre e figlia.

Nel mezzo, però, qualcosa è successo. La figlia da luglio 2011 non vuole più parlare con il padre. Il motivo? Mistero. Secondo l’avvocato Delmonte tutto è da ricondurre al tentativo “scientifico” della madre di tagliare ogni legame della bimba con lui. I servizi sociali quindi non possono far altro che “fotografare” la situazione e, a fine settembre, consegnare la propria relazione al tribunale.

“Io mi espongo non per me. Ma per mia figlia – spiega l’uomo – perché lei ha diritto di aver un padre e una madre. Con questo comportamento, invece, la mia ex compagna non le permette di aver un altro punto di riferimento”. Nessun “teatrino”, nessuna azione eclatante. E nemmeno nessuna denuncia: “Zero a zero vince il genitore affidatario (la madre, ndr) – spiega l’avvocato Delmonte – noi vogliamo invece che siano salvaguardati i diritti della bambina”.

Come? Dopo undici tra denunce e segnalazioni in cinque anni, dopo aver perso il rapporto che aveva con la figlia, il padre della undicenne ha depositato istanza di divorzio in tribunale. In modo da determinare un altro processo “parallelo” alternativo a quello già in piedi al tribunale dei minori. Con una peculiarità però: la sentenza del tribunale Civile è “più forte”. In questo modo il legale del padre depotenzia il procedimento attualmente in corso. La richiesta è di ottenere l’affidamento della figlia, anche se non esclusivo, e che la stessa venga ospitata per tre settimane in una casa famiglia con personale qualificato che permetta l’attuazione del cosiddetto “metodo Washak“, in cui si aiuta il bambino a recuperare un rapporto con il proprio genitore. Una pratica sperimentale in voga negli Stati Uniti.

Tra passaggi legali e rapporti dei servizi sociali, però, la protagonista della storia è sempre lei: una bimba di undici anni contesa. E un padre terrorizzato dall’idea di non vederla più.

Fonte mestre.veneziatoday

Diario di una psicologa disoccupata

Davvero interessante da leggere ……..

Dal Blog LISOLACHENONCE’

Prendo spunto da una riflessione fatta ieri sera ma pensata da alcuni mesi, per approfondire un certo tema.

Ieri notavo che su faceboock è pieno di vignette che prendono in giro Misseri.

Probabilmente sono vecchie vignette elaborate l’anno scorso…chissà…o forse elaborate da qualcuno che non cambia mai canale e non capita mai su “La vita in diretta”…trasmissione che a me non piace perchè la trovo un po’ troppo pettegola…Però è proprio li che ho visto Misseri qualche giorno fa.

Chi non lo vede da un po potrebbe stentare a riconoscerlo.

Io vedendolo sposso al Tg ho notato subito che l’allontanamento della moglie e della figlia hanno avuto su di lui degli effetti così miracolosi che confermano la mia ipotesi delle relazioni tossiche.

Misseri non è solo un po’ ingrassato: è disteso, rilassato, ringiovanito! Persino la sua espressione ha guadagnato intelligenza. Praticamente sembra un’altra persona! E’ totalmente diverso da quel contadinotto dall’aria idiota, che sembrava quasi sporco in viso.

Una cosa è certa, che fosse succube della moglie e della figlia questo si capiva benissimo, ma guardatelo ora! E’ disintossicato, si è ripreso la sua volontà e il suo diritto di essere entità pensante.

Al di là dei fatti di cronaca mi concentro solo su quello che vedo e su ciò che questo suscita in me.

Non dico che sia innocente, ma abbiamo visto tutti la scena in cui sua moglie gli ordina  di chiudere la porta e lui senza neanche pensarci “esegue l’ordine”.

E’ una sorta di ipnosi.

Dopo aver fatto il corso ho capito tante cose!

Toglietevi dalla mente il pendolino, e a me gli occhi, e Giucas casella, lasciatelo a casa sua.

L’ipnosi è un’altra cosa!

Possiamo ipnotizzarci a vicenda senza neanche accorgercene , semplicemente dialogando.

Figuriamoci col partner!

Probabilmente Misseri era caduto in un vortice ipnotico perenne e tossico che stava devastando il suo fisico e la sua mente.

E tolto dalla fonte tossica è praticamente rinato!

Come quando una pianta sta lentamente soccombendo per via delle erbacce e la si libera, e allora la pianta stende tutte le sue foglie che diventano quasi più larghe, si tendono verso il sole e la pianta diventa più verde.

Ovviamente questi processi ipnotici non vengono fatti apposta.

Succedono nel momento in cui una personalità tossica incontra una personalità un po’ più debole.

Scatta l’innamoramento e probabilmente ci si resta intrappolati, senza uscirne, senza risvegliarsi per scoprire ( come dico sempre ) che anche l’altro fa la cacca. Ed ecco che piano piano il corpo comincia a dare segni di cedimento per cercare di segnalare il pericolo!

Bisognerebbe davvero analizzare una foto di Misseri prima e dopo la moglie! Se ci prestate attenzione è lampante! Una sorta di miracolo…come se la sua mente e il suo corpo si fossero proprio liberati dalle tossine.

Alcune relazioni vengono definite disfunzionali, ma io credo che quando anche il corpo comincia a cambiare e a modificarsi, quando il sistema immunitario si abbassa e in concomitanza alla relazione appaiono anche disturbi di vario tipo…che possono degenerare anche in tumori…allora si possa parlare di relazione tossica.

Una relazione inquina il corpo e l’anima e di cui ci rendiamo conto quando grazie a dio la relazione finisce e allora notiamo subito che qualcosa cambia nel nostro corpo…e lentamente si trasforma in un corpo bellissimo!

Misseri ne è la prova. E non solo lui…

Dunque da questa riflessione parte il mio invito a tutti voi, state attenti e ascoltate bene cosa vi dice il vostro corpo e il vostro istinto. Dentro di noi ci sono sempre le risposte giuste. Ascoltandoci impareremo a seguirle. Se notate che succedono cose strane durante una relazione, come strani disturbi, e salute cagionevole, fatevi le analisi e meditate bene. Le relazioni tossiche a lungo andare ci uccidono prima dentro e poi fuori.

(…..) (continua a leggere questo Autore  qui)

ΦφΦ

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Lettera aperta alle Forze dell’Ordine

 

 

Buongiorno,

in merito ai fatti recentemente occorsi a Cittadella e la vicenda del minore portato via da scuola che, non del tutto imprevedibilmente, si stanno replicando in altri contesti e regioni, vorremmo esprimere il  nostro appoggio alle forze dell’Ordine.

Siamo consapevoli che siete chiamati ad un lavoro difficile, reso ancora più complicato dal fatto che svolgerlo significa anche essere mandati allo sbaraglio non come “uomini in divisa” ma   –   soprattutto –  come persone.

Persone dotate  di cuore e di convincimenti personali a proposito di questioni delicate, ma anche consapevoli e informati sulla complessità dei fatti e delle motivazioni che spingono ad un agire che può apparire eccessivo.

In effetti, il metodo è parso sproporzionato perché applicato ad un bambino.

Ma oltre a questo ci è arrivata anche la sensazione che siate stati lasciati soli ed impreparati davanti all’aggressività dei media e delle evidenti strumentalizzazioni di alcuni soggetti che, forse, con scaltro opportunismo, individuano nel vostro operato il capro espiatorio per non fare luce sulla questione delle separazioni conflittuali dei coniugi con figli. La legge attuale (54/2006) – benché migliorabile (DDL 957 ora in esame al Senato) – non è deprecabile: deprecabile invece è il fatto che venga puntualmente disattesa per “consuetudine”, per “prassi”, per “interpretazione”.

Il sistema è farraginoso, lento e pigro; impastoia il vostro operato e, soprattutto, ingabbia per anni la vita ed i sentimenti delle persone (adulti e bambini) perché non si è in grado – o, forse, non si vuole – adeguarsi alla società contemporanea e cominciare a considerare tutti PERSONE UGUALI, preferendo tutelare gli uni più degli altri in virtù di una logica obsoleta inquinata da pregiudizi sessisti.

Far rispettare la legge è necessario. Purtroppo qualcuno sta tentando di far passar il messaggio che esistono 2 tipi di legge: una ammissibile e una che non lo è perché contraria alle “abitudini” consolidate.

Da qui al reclamare leggi diverse a seconda del sesso, dell’etnia, dello stato sociale, della religione, delle abitudini alimentari… il passo è più breve di quanto non si pensi.

Le persone dovrebbero essere tutte uguali, vi dovrebbe essere la certezza del Diritto e della Pena, ma questo ormai sembra solo un retaggio risorgimentale.

Un retaggio ipocritamente sbandierato per festeggiare il 150° dell’Unità d’Italia, ma non per ricordare che tutti i cittadini (uomini, donne, madri e padri) sono, o meglio, dovrebbero stare, agli occhi della Giustizia, sullo stesso piano e ugualmente perseguibili, se sbagliano.

La Giustizia è rappresentata bendata Perché la Giustizia “vede” con gli occhi della Mente e non deve farsi   influenzare dalle apparenze.  A qualcuno invece piacerebbe   una Giustizia accecata,  e magari asservita ai media.

Chiediamo che, alle Forze dell’Ordine, siano forniti strumenti per agire con competenza e opportunità ed umanità e tutta la professionalità dovuta in casi come quello di Cittadella, ma anche che le Forze dell’Ordine non debbano pagare i costi di una giurisprudenza così arroccata in una torre d’avorio da sembrare di aver abdicato al suo primo dovere: la tutela del cittadino.

Alla resa dei conti cosa abbiamo?

Un bambino di 10 anni che per META’ della sua vita ha visto che una legge, una norma, una sentenza, quindi, una REGOLA può essere aggirata, ostacolata, contrastata.

Un bambino che  porterà con sè questa eredità: per applicare la Legge occorre la forza; per eluderla basta agire con furbizia, urlare, piangere e occupare i palinsesti televisivi.

Autorizziamo alla pubblicazione questa comunicazione o parte di questa, citandone la fonte

 

Resp. Relazioni col Parlamento: Massimo Rosselli del Turco

Resp. Comunicazione e Pubbliche Relazioni: Roberto Castelli

Presidente turnario Vittorio Vezzetti

Il coordinamento nazionale di associazioni che condividono i temi dei diritti fondamentali dell’infanzia e della genitorialità post separativa, nasce per l’espressa volontà di associazioni di genitori separati, attualmente troppo divise,  per affrontare i temi tipici della società negli ambiti di competenza con un approccio interassociativo rivolto alla coesione, proponendosi con uno sguardo d’insieme  all’interno del paese, ma anche aprendosi al dialogo al resto col resto dell’Europa e alle nazioni della sua community, con l’intento di produrre risultati condivisi e condivisibili, forieri di un auspicabile crescita sociale.

Testimoni e propositori allo stesso tempo di passi fondamentali rivolti nella direzione dell’evoluzione sociale del paese e dei suoi abitanti, sui temi che rappresentano il focus e la nostra mission: tutelare l’infanzia e ridare nuovo vigore e dignità alle relazioni primarie genitori-figli, ridefinendo e rileggendo tutti i valori in campo per offrire maggiore umanità e rispetto nei confronti delle famiglie che si separano con cura e rispetto di tutte le parti coinvolte.

Colibrì si propone di aprire un dialogo qualificato con le istituzioni e le realtà confederative europee, in considerazione del fatto che non ci si può più confrontare solamente con la propria classe politica viste le dimensioni estese del fenomeno separativo e le insufficienti risposte ed impegni dei singoli paesi europei.

A fronte di un problema decisamente comunitario, che in ambito nazionale non riceve risposte politicamente mature o  sensibili,  è doveroso aprirsi anche agli altri coordinamenti europei per proporre e condividere coi singoli paesi della Community  una “linea europeista” che possa divenire di riferimento per ciò che riguarda in maniera allargata “il tema della tutela del minore e della Bigenitorialità” e fare sì che il nostro continente divenga un luogo di condivisa sensibilità sui temi dell’ Infanzia lesa dal fenomeno separativo, uscendo dalla logica del pregiudizio, per entrare in quella della soluzione armoniosa ed evoluta,  per uscire da un enpasse storico-culturale dove alle domande della società, i rappresentanti dei governi possano rispondere condividendo le nostre esperienze e percezioni, direttamente.

In Colibrì, al 18 Ottobre 2012, si riconoscono le seguenti realtà associative e movimenti italiani

Associazione FigliperSempre Onlus Nazionale

Associazione per la Bigenitorialità  “Genitori Sottratti”

Associazione per le Nuove Famiglie

Associazione Genitori Separati Novi Ligure

Associazione Aiutiamo le Famiglie A.le.F.

Associazione NonneNonni penalizzati dalle separazioni Onlus A.NO.P.S.

Movimento Femminile Parità Genitoriale – M.F.P.G.

Associazione Genitori Separati dai Figli – AGS

Associazione Genitori Separati e Figli (GE.SE.FI. Onlus)

Associazione Papà Separati Liguria

Associazione Papà Separati Torino

Associazione Papà Separati e Figli Torino

Associazione Papà Separati Asti

Associazione Papà Separati dai Figli Onlus Roma

Si riconoscono le seguenti realtà associative e movimenti esteri

Movimento Papageno (CH)

Donna2 (CH)

I Comme Identitè I.C.I. (F)

Il Convegno di Trieste sulla banca dati per i pedofili

Pubblicizziamo molto volentieri questo evento

alicenelpaesedelgenoma.org

Dott.ssa Valentina Peloso Morana 

Il Convegno di Trieste sulla banca dati per i pedofili

Questo è il nostro Convegno.

Se fossimo alla “Sagra del salame toscano e dell’abbacchio laziale” potrebbero organizzare una corsa con i sacchi. Ma… mi sorge un dubbio: dove hanno preso i sacchi per fare la corsa? Di sicuro a quelli che li usano per lavoro.

Noi a differenza di questi signori, stiamo creando la corsa per acchiappare i pedofili. I nostri atleti sono professionisti contro il crimine, e di sicuro tra noi non ci saranno arbitri che affettano il salame (con tutto il rispetto per i salumieri). Per dirla con il nostro leader:  “Capisciammè”

Dott. Valentina Peloso Morana

ΦφΦ

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