Festa dell’8 Marzo

8 MARZO

di tutte le donne del mondo

Ma quante donne!?!

Quante differenze!

Quanti luoghi comuni!

Per una festa sola !

Una festa di Genere?

Tutto qui?

Ma perché generalizzare

???

Prima ancora che donna

io sono PERSONA

e

in quanto persona

NON sono debole

NON sono vittima

NON sono inferiore

NON sono migliore o peggiore

di un qualsiasi essere di genere maschile

Non è certo il GENERE sessuale

che crea buoni e cattivi

NESSUN genere sessuale

offre garanzie esclusive!!!

Essere DONNA

NON E’

UN ALIBI

ma

in quanto

persona

posso garantire

che vivere

sulle

“differenze” fra i generi

PRODUCE

DISTANZA

fra il genere

maschile e femminile

Quindi

TU

Quando pensi

“DONNA”

NON

GENERALIZZARE

MAI

DONNA: PARITA’

di diritti e di doveri

in quanto Persona

8 MARZO

Auguri alle Donne

che della lotta di genere

hanno fatto un falò

a favore di una migliore

Qualità della Vita

insieme agli Uomini

 

Movimento Femminile

per la Parità Genitoriale

“il femminile si tinge di condivisione col maschile”

Parliamo di Sanità e documentazioni: il Consenso Informato

La fine della coppia coniugale non significa la fine della coppia genitoriale: questa in sintesi il presupposto su cui si fonda la norma sull’affido condiviso.

Che queste fondamenta solide siano disattese preferendo continuare a costruire fragili palafitte di affidi monogenitoriali, realizzati attraverso la figura giurisprudenziale (e non normativa) del genitore collocatario che ha il pieno “appalto” del figlio, fa il paio con la tradizione di abusi edilizi tipicamente italiana.

In attesa di un “condono familiare” moltissimi genitori non collocatari devono navigare a vista destreggiandosi tra una selva di norme non chiare e confidando nella collaborazione dell’ex coniuge. Collaborazione che – lo ricordiamo – è sempre e comunque nel bene dei ragazzi.

 

Chi vive la condizione di “separat* con figli” può essersi trovato di accompagnare il minore per una visita medica, un ricovero o di essere informato dall’altro genitore della situazione (o non informato – e speriamo siano solo eccezioni, anche se ben sappiamo come stanno le cose in alcuni casi).

Trattandosi di pazienti minorenni il medico deve acquisire il consenso informato obbligatorio per legge rivolgendosi ai genitori per la firma sul documento. Senza la firma del consenso informato il medico non può procedere, fatte salve le condizioni di immediata necessità e pericolo di vita per il paziente.

Cosa dispone la norma a proposito dei consensi informati in tale caso?

Il Codice Civile sancisce che la tutela/potestà sui figli è esercitata di comune accordo da entrambi i genitori (art. 316, comma 2, CC) o da un solo genitore nei casi in cui l’altro genitore sia morto o decaduto o sospeso dalla potestà.

Nei casi di comuni trattamenti medici (visite, medicazioni, ecc.) può essere  sufficiente il consenso di uno solo dei genitori. Questo poiché si considerano questi fatti come atti di ordinaria amministrazione che possono essere compiuti disgiuntamente da ciascun genitore (art. 320 CC). In questi casi il consenso comune è considerato implicito.

 

Situazioni mediche più impegnative che richiedano la somministrazione si sostanze per le quali è necessario un consenso (es mezzi di contrasto o farmaci innovativi) o qualora siano necessarie manovre invasive (interventi e medicazioni avanzate) è necessario il consenso esplicito di entrambi i genitori.

Il caso più semplice ed ovvio è che il minore venga accompagnato da entrambi i suoi genitore e che entrambi siano d’accordo. In questo caso il medico acquisisce il consenso congiunto e procede.

 

NB Il consenso comune è sempre necessario in caso di genitori separati o divorziati o non conviventi, in base al principio che le decisioni di maggiore interesse per i figli relative all’istruzione, all’educazione e alla salute sono assunte di comune accordo (art. 155, comma 3, e 317, comma 2 – CC).

 

 

Poiché il diritto alla salute è primario, l’assenza o l’impossibilità di uno dei due genitori a rilasciare il consenso, (perché ad esempio lontano, impossibilitato a sua volta da condizioni di salute o di lavoro) non può essere una ragione sufficiente per non procedere, e d’altro canto non è prudente sospendere i trattamenti in attesa dell’altro genitore col rischio di generare una situazione di urgenza.

In questi casi è prevista l’acquisizione del consenso del solo genitore presente e capace (art. 317, comma 1 CC). 

 

In queste situazioni il problema, che anche medici e strutture ospedaliere hanno chiaramente percepito, è  quello della prova che l’altro genitore sia effettivamente lontano, impedito o incapace e perciò non possa prestare il consenso.

Acquisire tale prova potrebbe essere semplice: il genitore lontano potrebbe essere contattato telefonicamente ed invitato a mandare un fax in cui con firma autografa esprima il suo parere e confermi la difficoltà ad essere fisicamente presente.

Ove tale prova manchi, occorre, su ricorso dell’altro genitore, di un parente o del pubblico ministero dei minorenni, un provvedimento del Tribunale per i minorenni che sostituisca il consenso mancante dell’altro genitore.

Al fine di semplificare e snellire questa fase, si propone che il genitore presente compili e sottoscriva sotto la sua responsabilità un autocertificazione, attestante la condizione di lontananza o impedimento dell’altro genitore, che deve essere conservato insieme al modulo di consenso.

 

Certo è possibile che nel caso di genitori malevoli o “sottrattivi”  che impediscano o ostacolino la regolare frequentazione del minore con l’altro genitore, vengano negate informazioni essenziali. In alcuni casi per sostenere la tesi che l’altro sia una figura assente. Si sottolinea che le dichiarazioni mendaci sono punibili ai sensi di legge; a tale fine si ricorda che la Cartella Clinica è un atto pubblico, soggetto a controlli da parte degli organi amministrativi regionali, e che la falsa dichiarazione di lontananza o irreperibilità di un genitore è assimilabile al “falso in atto pubblico”.

 

Questo aspetto tra l’altro solleva questioni anche per i presidi sanitari che debbono tutelare se stessi ed i propri dipendenti anche dal punto di vista medico legale. L’attitudine diffusa è quella di avere sempre i due consensi o una attestazione olografa o certificata che motivi l’assenza rilasciata dal diretto interessato.

 

dott.ssa Arianna Brambilla

 

In nome delle differenze

Scrive su Facebook Arianna Brambilla Vicepresidente dell’Associazione DonneContro – Movimento Femminile per la Parità Genitoriale ….

“Vedo che oggi c’è dibattito e mi par di capire che non a tutti piaccia una nuova linea di MFPG. Intanto che ci sia una “nuova linea”è un dato presunto.

MFPG nasce e rimane come Movimento Femminile per la Bigenitorialità.

Nato dalla volontà e dal bisogno delle nuove compagne di pretendere parità di trattamento per i genitori che di separano. Questo perché i figli della ex coppia possano avere una immagine dignitosa di mamma e papà e non la percezione che uno sta più con loro e l’altro è andato via.

Che uno abbia tenuto tutto e l’altro sia precario in ogni aspetto della vita.

Che uno possa fare e dare con e per loro e l’altro invece no.

MFPG nasce anche dal bisogno di pretendere rispetto per le famiglie che si ricostruiscono attorno ai separati: nuove compagne anche esse madri e nuovi compagni anche loro padri.

MFPG è femminile perché voluto dalle Donne ma poiché è per la parità ha in sé tanti uomini. e dentro ci sono tante idee anche politicamente agli antipodi:

Io e Laura Besana siederemmo agli estremi opposti… Eppure tra rosso e nero riusciamo non solo ad andare d’ accordo ma a lavorare bene insieme, perché su certi argomenti (uguaglianza, dignità, bigenitorialità, e nessun favoritismo sulla base di avere e meno le tette o altro) pensiamo che schieramenti come destra e sinistra o maschi contro femmine siano ridicoli ma soprattutto superati.

A me il femminismo non è mai piaciuto perché l’ho sempre associato ad un bailamme di pretese in nome della “passera e del potere dell’utero”. Pretese che a me sanno di protezionismo e assistenzialismo quando non di supremazia di genere.

Scoprire che non tutto il femminismo è cosi, ma ce ne è una fetta che vuole la autodeterminazione x le donne, che è allergico alle quote rosa e alle aree protette, che rivendica il diritto di far vedere le tette senza che si gridi alla mercificazione del corpo (in fondo la tetta è di chi ce l’ha e la usa come le va) e che libertà vuol dire anche dissentire da SNOQ e vedere che sono proprio le SNOQ a pretendere asservimento mentale dalle donne….

Ebbene tutto questo mi ha fatto riconsiderare il femminismo o almeno una parte di esso e posso sedere a tavola con una comunista, posso collaborare con una femminista, con una frangia religiosa, con uomini e donne in nome di qualcosa che vale di più delle differenze.”

Arianna Brambilla

Si aprono le iscrizioni per l’anno 2013 all’Associazione DonneContro – Movimento Femminile per la Parità Genitoriale

Si aprono le iscrizioni per l’anno 2013 alla

Associazione DonneContro

Movimento Femminile per la Parità Genitoriale.

Per richiedere i moduli potete mandare una mail a mfpg@hotmail.it  con oggetto: richiesta modulo iscrizione.

I moduli dovranno essere restituiti in originale firmato con allegata fotocopia del documento d’identità ben leggibile presso la sede operativa di via Monginevro 32 – 20862 – Arcore MB.

L’accettazione della vostra richiesta d’iscrizione è subordinata al Direttivo e dopo il vaglio delle richieste pervenute verrà inviata una mail di conferma o di rifiuto.

A seguito dell’accettazione della vostra richiesta d’iscrizione, vi verranno indicate le coordinate bancarie per effettuare il bonifico recante nel campo causale: Iscrizione anno 2013 Associazione DC-MFPG.

La quota iscrittiva parte da € 15.00, ed è comprensiva di copertura assicurativa degli iscritti.

Riceverete a mezzo posta la ricevuta d’iscrizione.

Lettera aperta a Fika Sicula

Negli ultimi mesi spesso sulle pagine del nostro Blog abbiamo dato spazio a delle amiche che hanno percorso insieme a noi un tratto di strada.

Oggi ospitiamo un altro articolo della dott. Valentina Morana che esprime la sua solidarietà ad un’amica.

Perchè questo è essere Donne per le Donne.

dal Blog  alicenelpaesedelgenoma

Premessa: Mesi fa Fas aveva condiviso sul suo blog il primo documento di censura e di richiesta di espulsione a mio carico da Idv da parte del branco di iene e affini. Il tempo ha rivelato che era una evidente manipolazione. Ma non c’è mai stata da parte loro una rettifica. Perciò non ho mai scritto di Fas. Ma adesso che anche una di loro è stata presa a bersaglio dai servi del sistema, mi sembra necessario andare oltre il mio pensiero e scrivere, perché l’attacco vile che sta subendo una donna di questo collettivo mi sembra prioritario quanto insopportabile.

 

Cara Fika Sicula

Il collettivo di cui fai parte mi piace molto. Ci sono stati degli scritti vostri che mi sono piaciuti tantissimo, come ad esempio quello che riguardava la ricerca della verità in carcere. Anche se a volte non condivido posizioni, (in modo sicuramente reciproco), apprezzo il modo di esporle e la diversità di linguaggio. Le vostre intelligenze sono una ricchezza per il nostro Paese, lo dico senza piaggeria e solo perché osservo.

Il mondo è un luogo dove regna la violenza di tutti i tipi e il vostro contributo per capire è importante perché disinteressato, e questo è evidente. Cercando di capire meglio e di restituire un significato, hai pestato i piedi a chi ha interesse a mantenere il caos e la menzogna per interessi personali. Prima ti hanno avvertita, poi hanno provato ad intimidire te e tutto il tuo gruppo, poi ti hanno attaccato tutte insieme contro una. Un coraggio della Madonna se ci pensi. Pezzi di carne che camminano, senza coscienza e non molto diversi dai criminali che incontro per lavoro. Hanno rubato la parola femminista e lesbica per colpire vigliaccamente, quando non sanno né cosa vuol dire veramente essere una o l’altra. Bisogna riprendersi le parole con tutta la forza del loro significato autentico, non piegato a logiche di potere.

Ti attaccano con idiozie degne di menti in agonia. Sono sempre gli stessi. I servi collegati ai padroncini e ai padroni che confabulano nell’ombra. Aiutati da gregarie che hanno blog che in realtà sono latrine dove vomitano tutto il loro livore per esperienze personali, che nulla c’entrano con la lotta per difendere i bambini e i grandi (come direbbero i bambini). E senza promuovere idee personali perché non ne hanno.

In effetti è una guerra. Si combatte da molti anni, prima in sordina, oggi alla luce. Anche se ancora non è uscito tutto ma certamente siamo sulla buona strada.

Tu fai parte di un collettivo dove ognuno mette il suo e nessuno coordina. Questo è il vostro. Io sono una che combatte in gruppo con i suoi leader (non mi riferisco a Idv ) e ho un mio ruolo che porto avanti. Il grande svantaggio di questa gente che attacca te quanto me, quanto le donne di Mfpg, è che io so chi sono e cosa sono venuta a fare, e so anche chi sono loro, mentre loro non sanno né chi sono loro né chi sia io. Quando combatti le prendi e le dai con gli interessi. Siamo nel duemiladodici e l’arma è la parola. E tu con la tua le colpisci in faccia, di conseguenza le fai incazzare, perché scopri contraddizioni. Nella letteratura criminologica le contraddizioni sono un segnale di bugia.

Siamo in un momento storico molto violento ma molto creativo. Ho letto che come nome sei morta. Anch’io ho eliminato nei giorni in cui scrivevi questo, degli aspetti personali. Data la profondità del tuo pensiero, voglio augurarmi che da quelle ceneri risorgi come una fenice. Chissà che nome sceglierai. Dato che il nome scelto prima rappresenta un canale di nascita, sono certa che nel futuro sarai figlia della stessa madre. Ma sempre tu, una donna che ha lottato e che continua a lottare.

Valentina Morana

Alice nel paese del genoma – Io voi o il peperoncino?

2 novembre 2012 di

Un giorno un uomo, in una terra occupata dal nemico, ha detto: Io sono la Verità. Ha detto anche che le donne dovevano essere libere di portare i capelli sciolti e che i bambini erano i primi, perché puri. Ha dato il più importante compito dopo la sua morte a una donna, e cioè di annunciare la sua Resurrezione. Ha anche detto che gli ultimi dovevano essere protetti, e rimproverato i sacerdoti della sua terra per il loro potere di materia. Un giorno quell’uomo ha preso a calci i mercanti fuori dal Tempio.

Prima ancora un altro uomo lo aveva riconosciuto e battezzato. Quell’uomo era l’ambasciatore di Dio: aveva girato, preparato il popolo all’arrivo dell’uomo che avrebbe parlato di Verità, Libertà e Giustizia. Una rivoluzione per quell’epoca, ne parliamo ancora oggi e sempre. Quella terra che è la Palestina, è ancora occupata oggi, ma non per sempre.

Un giorno un uomo ha detto: chi non lotta ha perduto.

Un giorno un uomo ha detto: il potere è globale. Di giorno ci rendono la vita un inferno, ma la notte è nostra.

In sintesi i miei punti di riferimento base, ne manca solo uno. Mi è stato “ordinato” di non descrivere i miei punti di riferimento e io lo faccio. Oltretutto mi sembra necessario per aiutare a capire. Sono più di dieci anni che lotto attivamente, come scelta volontaria, per difendere i bambini. Ma prima ho studiato e continuo a farlo. Sono entrata in Italia dei Valori dopo accurata analisi politica, per stimolare leggi a favore dell’infanzia e della famiglia. Era l’unico partito non intaccato dal sistema nel settore di cui mi occupo. Anche se a un certo punto si è aperta una breccia. Sono entrati i vandali e qualcuno gli ha aperto la porta. Mentre questi proseguivano prepotenti e incauti, io osservavo (e osservo) i movimenti di quelli che hanno aperto la porta. Hanno cercato di bloccare in tutti i modi le mie azioni e di isolarmi, ricordate il branco di iene? Ma quello è un frammento di qualcosa altro di molto più complesso. Ho cercato più volte di spiegare ai lettori inferociti per le posizioni di alcuni di IdV, che un partito è qualcosa di complesso. Oggi grazie a tutto il can can che ci riguarda, posso spiegare meglio a cosa mi riferivo.

Mentre insieme alle persone per bene del mio partito e nella mia regione, preparavamo mozioni che poi sono state approvate nel Comune di Trieste, per aumentare gli asili nido aziendali, fare entrare anche i bambini stranieri al nido, progettare e realizzare condomini per mamme e papà separati, alcuni si muovevano nell’ombra per impedirmi di andare a parlare al famoso convegno di Grado delle donne, vera pietra dello scandalo. Il perché basta andarselo a cercare in rete che è un fiume di informazioni. Siccome di nascosto non ci sono riusciti perché gli interlocutori facevano orecchie da mercante, si sono dovuti palesare ed è uscito quel documento in rete di censura a mio danno, da parte del coordinamento donneidvtoscana. Lo stesso coordinamento che in seguito se ne è uscito con quel palese falso sulla mia intervista a Unimondo.org. Non bisogna dimenticare questo quando si prepareranno le liste elettorali e di certo gli elettori se lo ricordano. E mica perché lo hanno fatto con me, ma perché potrebbero farlo con chiunque. E siccome da sole non ce la facevano, come hanno creduto all’inizio, hanno chiesto aiuto a un “onorevole” che è accorso in aiuto delle povere vittime con sistema da santa inquisizione, e mi ha ripreso per la mia posizione fuori dai ranghi e poco professionale come dirigente. Detto da uno che si presenta quasi completamente nudo sulla sua pagina facebook e che per evidenti motivi, non conosce il significato della parola onorevole, ti fa pensare.

Indigeste per loro la mia posizione sul condiviso e le adozioni gay. Non mi hanno mai contrastato con elementi tecnici ma con ciance, manipolazioni e nascosto. E questi dovrebbero rappresentarmi? Ma la ciliegina sulla torta l’hanno messa sul Convegno Nazionale per la banca dati dei pedofili, che è stato ostacolato dall’inizio in un modo veramente speciale da gran professionisti. Il che nel mio sistema di valori non è certo un vantaggio. Tipo:  “ti faccio credere una cosa che non è”. Noi siamo andati avanti nella preparazione e a un mese dal Convegno è scoppiato il bubbone perché hanno capito che noi facevamo sul serio. Sono partite le intimidazioni: molti uomini hanno preso paura, le donne si sono arrabbiate. Ci siamo sentiti dire che  “avvicinare il nome del Presidente Di Pietro alla nostra iniziativa/locandina era lesivo della sua immagine e di conseguenza del partito”. Un convegno che finalmente parla di chi sono i pedofili e come iniziare a attrezzarsi contro la pedofilia? Dovrò chiedere al Presidente cosa ne pensa prima o poi.

Si tratta della stessa persona che  all’esecutivo di Vasto ha ben pensato che le coordinatrici donne non dovessero partecipare per la prima volta in anni.

Ovviamente il Convegno noi lo facciamo e sarà la prima volta in Italia che si parla di una banca dati dei pedofili italiana e di un pool anticrimine specializzato. Ci saranno i migliori tecnici della materia in Italia e il senatore Luigi Li Gotti che è uomo di grande esperienza in materia, il migliore in Italia contro la pedofilia tra tutti i politici e non solo. Va da sé che tutto verrà a galla. Anche le loro future violenze che sono di sistema dentro IdV.

Chi ha paura di Antonio Di Pietro e Beppe Grillo?

L’accoppiata, se ben giocata, promette benissimo.

Dott. Valentina Peloso Morana

Italia dei Valori Friuli Venezia Giulia

da Femminismo a Sud FikaSicula is dead

Questa mattina, come ormai di consueto, noi di MFPG andiamo a leggere il blog di Femminismo a Sud. Immediatamente rimaniamo colpite dall’articolo che leggiamo che ci coglie impreparate e che ci lascia esterrefatte. Lo riportiamo qui di seguito.

Chi volesse può leggere il loro blog qui

Ed ecco l’articolo citato

FikaSicula is dead

[Cogliete l’occasione per dare un’ultima occhiata anche alla mia tetta. Ogni taliata un euro da mandare ad autistici che oggi ha riaggiustato il server. Grazie.]

Io leggo questo  e questo e mi rendo conto di stare in un altro pianeta. Penso al femminismo queer, alle lotte di genere, alla precarietà, alle sovversioni mediatiche e comunicative, alle lotte di intere generazioni di tutti i sessi, allo stato/nazione che esiste solo per la repressione e non esiste più per le merci, al fatto che da prima di Genova, il g8, si parla di pensare globale e calare le lotte sul locale e mille altre questioni impellenti e imminenti che mi/ci interessano.

Poi penso all’Italia e vedo un branco di persone che dice di difendere i diritti delle donne chetallonano una donna in modalità da crociata per farle correggere “registro” del suo blog. Penso agli obiettivi del femminismo italiano o quanto meno di alcuni femminismi o presunti tali che gravitano in Italia:

– chiudere una pagina facebook in cui si parla di padri separati (questo è un obiettivo primario per alcune).

– eliminare la Pas dalla faccia della terra (e siamo noi ad aver inserito l’argomento in circolo salvo trattarlo in senso antiautoritario come mille altre questioni, perchè sganciato dal resto è solo un nuovo elemento utile per demonizzare vite, gente, persone). Eliminarla salvo ricorrere a metodi autoritari e censure e pesante persecuzione delle persone che non usano un lessico di un certo tipo e problematizzano questa cosa invece che archiviarla come si trattasse di articoli ricorrenti in uso ai mostri.

– rincorrere il 50/50 di uno Stato che non conta un cazzo, di un governo che non conta un cazzo, di un paese, l’italia, che non conta un cazzo, nello scacchiere della politica internazionale. Mentre siamo totalmente succubi, in ipocrite e finte parvenze di democrazia e sovranità territoriale, delle decisioni che vengono prese altrove, nelle banche, multinazionali, fmi, g8, bce. Qualcuno lo dica alla Terragni, per favore, che chiacchierare con la santanchè e bruciarsi l’ultimo pezzo di utenza che le è rimasta non vale la pena. A lei che chiede il bipartisanismo in nome della fika perché noi che ce l’abbiamo siamo tanto brave. Infatti la Fornero è braverrima, si sa, e tutte quante non vediamo l’ora di vederla e di dirglielo. Di persona.

– inserire in classifica il termine femminicidio nel devoto-oli o nello zingarelli oltreché nel frasario di calciatori fascisti anche se nessuno di loro sa che significa. Qualcuna, le autoritarie, vogliono farlo diventare un’aggravante per punire i morti. perchè la maggior parte dei femminicidi finiscono con il suicidio del colpevole. dunque avremo un’aggravante per punire i cadaveri il che vuol dire che li seppelliremo aggravando il peso della lapide sulla quale scriveremo Tiè.

– rompere le ovaie a noi per la nostra “non-linea”, sul fatto che ciascun@ di noi, vedi tu che insolita libertà, può scrivere sullo stesso blog il cazzo che le/gli pare. romperci le ovaie in ogni dove. sul blog, su facebook, in qualunque posto.

– riesumare le “storiche” per accreditare teorie femministe vecchie quanto il cucco e convincere tutte che l’obiettivo massimo da portare avanti sia la “rappresentanza” e sia quello di coprire i culi delle modelle anche se le modelle se ne fottono di mostrare il culo.

E nel frattempo le migranti vanno a morire, in ogni posto entro i confini della civile europa a cui talune si beano di appartenere. E nel frattempo di lavoro non ce n’è e l’economia è fatta per privilegiati in barba alla gente come noi. E nel frattempo succede il finimondo in ogni nazione e in ogni Stato e noi siamo qui a essere costrette a dibattere sulle politiche di condominio di un femminismo provinciale che filtra pure le pubblicazioni straniere che dobbiamo andare a recuperare altrove. E per fortuna che conosciamo le altre lingue perché altrimenti sai che tristezza andare in libreria a leggere le stronzate di Se Non Ora Quando e i libri in cui si parla sempre delle stesse cose. Con qualche eccezione che sentiamo il bisogno di citare di tanto in tanto.

E nel frattempo i fascisti in ogni campo recuperano terreno e non di nome e nei corpi ma nella cultura e nei metodi perchè fasciste sono anche tante donne che moralizzano, fanno le ronde reali e virtuali, e poi vengono a dire a noi cos’è femminismo e cosa non lo è.

E nel frattempo le destre e gli autoritarismi permeano ogni angolo sulla faccia della terra e noi siamo ancora qui a essere obbligate a spiegare perché delle primarie non ci piace niente e perchè votare per un governo che non governa nulla non serve a niente e perché le persone che fanno scelte contro le donne poi non possono chiedere il voto alle donne così come le persone che assumono decisioni contro tutta la gente che lotta ogni giorno, i movimenti, chi esige e rivendica diritti, non possono venirci a chiedere nulla. proprio niente.

Se il femminismo italiano è questo io sono antisessista e antifascista e antirazzista e antispecista e antiautoritarista e me ne sbatto di chiamarmi femminista.

Se a questo ci siamo ridotte: a dover litigare, e spiegare, e rispondere a interrogatori idioti ogni due minuti per avere la libertà di esprimere una opinione allora bisogna anche ripensare i metodi di confronto tra questi presunti femminismi. Si torna alle assemblee reali, magari, ché ce lo dicano in faccia che l’unico modo in cui si può parlare delle questioni è quello di rispolverare metodi medioevali e forconi con tanta voglia di linciaggio forcaiolo che c’è da ogni parte.

I movimenti in generale, non solo il femminismo, sono alla deriva se perfino quelli di anonymous, che dovrebbero avere ereditato un po’ di etica hacker, non fanno che esaltare il proprio ruolo di giustizieri del web consegnando all’attenzione del pubblico gli indirizzi e i nomi e i cognomi di gente che magari non è d’accordo. Ché poi, mi chiedo, ripensando agli scoop su silkroad, che gli hacker fossero così inclini a cercare la gente per consegnarla ai militari a me è del tutto nuova ma tant’è. generazioni differenti e diversi metodi e su questa cosa prima o poi bisogna un po’ rifletterci.

Ma a parte questo è diventato tutto un grillismo e grillare e fare dell’indignazione la sostanza politica delle cose, senza approfondimenti, senza ricerche, senza voglia vera di andare oltre e di produrre proposta culturale e politica, senza la voglia di ascoltare, mentre ti strillano se solo osi dire “ma” o se non usi il tono urlato che a me viene da usare adesso perchè ne ho abbastanza, ed è un susseguirsi di narcisismi in cui o con me o contro di me e addio alla pluralità e alla democrazia perché ogni cosa diventa una ideologia. Finanche la lotta contro la violenza sulle donne e questo un po’ mi spiazza. Mi spiazza pensare che non c’è libertà per la dialettica interna, che non ci si può confrontare tra diversi modi di pensare, che esistano dei mostri comunicativi liberati che producono scandali televisivi al servizio di programmi trash della tv. Mi spiazza e devo chiedermi quanto anch’io ne sono responsabile, e me lo sono chiesto, se ho contribuito a creare questa merda di clima culturale cristallizzato, asfittico, colmo di dogmatismi, volto verso pericolose derive autoritarie e dopo che me lo sono chiesto poi impiccarmi, magari, giacché pare non sia lecito ripensarsi e rimettersi in discussione in un discorso pubblico, intellettualmente onesto, senza incorrere nell’ira di fan che sentono tradito l’obiettivo unico che li animava e le faceva esistere. Fan che pensano che un luogo di ricerca collettivo costantemente in progress, così è da anni, come Femminismo a Sud sia diventato un reality in cui a loro basta dire che sei “nominat@” e dovresti morire seduta stante. Fan che all’obiettivo del femminismo da condominio (virtuale) accreditato aggiungono:

– cagare il cazzo costantemente e abbattere la pagina facebook di femminsmo a sud esattamente come facciamo con quell’altra pagina dei soggetti di cui sopra.

E c’è bisogno in modo assurdo di icone da canonizzare e distruggere ed è così che un nick come il nostro, che è e resta collettivo, per quello che mi riguarda, a me che ora lo uso, torna scomodissimo perché è diventato il catalizzatore di tanto odio e amore e se prima era utile affinché aiutasse a liberare le idee perché non ci si concentrasse sul nome, i titoli accademici e le persone che le diffondevano, oggi è diventato una trappola, una prigione entro cui le idee muoiono e vengono considerate solo in rapporto a chi scrive e non in rapporto a cosa si scrive. Pensate a quale livello di delirio siamo arrivati se un nick come FikaSicula è diventato per certune/i questo.

Dunque bisogna che FikaSicula muoia e muoia senza alcuna esitazione. Muore FikaSicula e si liberano le idee perché FikaSicula si è rotta le ovaie di fare da catalizzatore di tutta la merda del web e perché chi sa qualcosa di mediattivismo tanto quanto ne so io sputerebbe su un nick così come su hegel quando il nick diventa rappresentativo di una qualunque “autorità”. FikaSicula non è. Non è mai stata. Non ha in mano le sorti del mondo, i destini dell’umanità e tutto quello che vuole è continuare a esprimere le sue idee. Ovunque.

FikaSicula is dead. Lunga vita al collettivo FaS.

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Posted in AntiAutoritarismiComunicazioneCorpiCritica femministaR-esistenze.

9 comments

By fikasicula – ottobre 30, 2012

Qui di seguito riporto alcuni commenti che sono stati scritti in seguito alla pubblicazione nel nostro gruppo Facebook del link dell’articolo…

  • Fabrizio Marchi una posizione davvero coraggiosa…anche se, ne ero convinto da tempo, si sarebbe resa prima o poi inevitabile, data l’evoluzione del suo pensiero (e della sua prassi). E’ stato prima e non poi, e questo rende la sua scelta ancora più coraggiosa… Da parte mia porte aperte, come si suol dire…
  • Spartacus Stark Io sono molto piu’ terra terra e sinceramente il suo articolo sembra essere dalla parte della giustizia a prescindere dal sesso o sbaglio?
  • Laura Besana Bravo Spartacus Stark il suo articolo è contro la prevaricazione e la violenza che si subisce
  • Spartacus Stark Azz è molto brava a scrivere…
  • Arianna Brambilla Veramente!
  • Laura Besana Quello che descrive Fikasicula è una violenza in piena regola, la stessa violenza che noi Donne di MFPG abbiamo subito da aprile in poi per mano prima di quattro comari inacidite, in gruppi dai quali siamo state bannate e così pure su un gruppo i cui amministratori ogni tanto vengono qui a deliziarci coi loro inutili sermoni su quanto sono bravi loro a fare questo o quello. La stessa violenza che subiamo mediaticamente perchè schierate contro un femminismo che vuole le donne deboli e quindi bisognose di sostentamento, ma allo stesso tempo padrone del prodotto dei loro uteri, pronte a brandirli come simulacro di santità…..Diciamo che siamo schifate per quello che abbiamo subito, e che non tollereremo oltre.
    • Arianna Brambilla senza parlare del copia incolla di post nostri, puntualmente dileggiati anche con accostamenti offensivi verso personaggi pubblici….. dimenticando che dalla rete NIENTE SPARISCE PER DAVVERO
    • Ettore Panella Beh! Il fatto che mostrare il seno sia stato considerato da fikasicula un atto di “disobbedienza civile” mi conferma che il femminismo è sempre più nelle mani dei moderni savonarola, complimenti sia per il gesto sia per il seno e con questo so di sfidare il bigottismo imperante. A me la gente che ama ragionare piace molto anche se non sono d’accordo, anzi trovo più interessante discutere proprio con chi ha idee che non condivido, c’è sempre qualcosa da imparare o un punto di vista diverso.

ΦφΦ

Associazione

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„Il padre “rifiutato” dalla figlia davanti scuola: “Vi racconto il mio inferno“

Padre separato rifiutato da figlia scuola media Mestre

Il padre “rifiutato” dalla figlia davanti scuola: “Vi racconto il mio inferno”

Da luglio 2011 l’undicenne ha troncato ogni rapporto con lui. L’avvocato Delmonte: “Manipolata dalla madre”. L’uomo, in affidamento congiunto: “Voglio darle il diritto di avere due genitori”

di Gabriele Vattolo – 19 ottobre 2012
L'avvocato Tomas Delmonte

L’avvocato Tomas Delmonte

Mestre come a Cittadella? Forse. Certo, la storia della bambina di undici anni che si è rifiutata di parlare con il padre martedì scorso fuori dalla scuola media Giulio Cesare, anche se non in punta di diritto, qualche assonanza sembra avercela. Al centro, però, rimane sempre una bambina, con i suoi diritti e i suoi bisogni. Per questo suo padre, che quella mattina ha avuto un alterco con una professoressa dell’istituto che non gli permetteva di parlare con la figlia, ha voluto spiegare come sono andati i fatti e l’inferno personale in cui è piombato da quando, da luglio 2011, la piccola non ha più voluto recuperare un rapporto con lui.

“Prima di tutto il mio assistito sente il dovere e non il diritto di essere genitore – spiega l’avvocato veronese Tomas Delmonte – Per questo si trovava davanti alla scuola. Per questo spesso si è ridotto a salutarla con la mano in lontananza”. Una storia complessa, come tutte le storie che hanno origine da una separazione. Papà e mamma della undicenne si separano sette anni fa. Consensualmente. Poi, in questi anni, nei confronti dell’uomo partono undici denunce, tra segnalazioni della scuola (di carattere amministrativo) e esposti della coniuge. Nove di queste vengono subito archiviate.

Nel 2006 arriva la prima denuncia, poi nel 2008 la richiesta della donna di togliere la potestà genitoriale al compagno. Passano due anni. Il tribunale dei minori rigetta il ricorso della madre, togliendo anche l’obbligo di pagare l’assegno di mantenimento al padre, in quanto, avendo l’affidamento condiviso, il 40% del tempo la piccola lo passa con lui. Nel 2010, poi, parte una segnalazione dei servizi sociali che, sulla scorta delle dichiarazioni della madre, avverte la Procura che qualcosa non andrebbe per il verso giusto. Si arriva al 2012, con la richiesta del tribunale dei minori di approfondire la situazione, attraverso anche degli incontri “congiunti” tra tutti e tre i soggetti in campo: madre, padre e figlia.

Nel mezzo, però, qualcosa è successo. La figlia da luglio 2011 non vuole più parlare con il padre. Il motivo? Mistero. Secondo l’avvocato Delmonte tutto è da ricondurre al tentativo “scientifico” della madre di tagliare ogni legame della bimba con lui. I servizi sociali quindi non possono far altro che “fotografare” la situazione e, a fine settembre, consegnare la propria relazione al tribunale.

“Io mi espongo non per me. Ma per mia figlia – spiega l’uomo – perché lei ha diritto di aver un padre e una madre. Con questo comportamento, invece, la mia ex compagna non le permette di aver un altro punto di riferimento”. Nessun “teatrino”, nessuna azione eclatante. E nemmeno nessuna denuncia: “Zero a zero vince il genitore affidatario (la madre, ndr) – spiega l’avvocato Delmonte – noi vogliamo invece che siano salvaguardati i diritti della bambina”.

Come? Dopo undici tra denunce e segnalazioni in cinque anni, dopo aver perso il rapporto che aveva con la figlia, il padre della undicenne ha depositato istanza di divorzio in tribunale. In modo da determinare un altro processo “parallelo” alternativo a quello già in piedi al tribunale dei minori. Con una peculiarità però: la sentenza del tribunale Civile è “più forte”. In questo modo il legale del padre depotenzia il procedimento attualmente in corso. La richiesta è di ottenere l’affidamento della figlia, anche se non esclusivo, e che la stessa venga ospitata per tre settimane in una casa famiglia con personale qualificato che permetta l’attuazione del cosiddetto “metodo Washak“, in cui si aiuta il bambino a recuperare un rapporto con il proprio genitore. Una pratica sperimentale in voga negli Stati Uniti.

Tra passaggi legali e rapporti dei servizi sociali, però, la protagonista della storia è sempre lei: una bimba di undici anni contesa. E un padre terrorizzato dall’idea di non vederla più.

Fonte mestre.veneziatoday

Diario di una psicologa disoccupata

Davvero interessante da leggere ……..

Dal Blog LISOLACHENONCE’

Prendo spunto da una riflessione fatta ieri sera ma pensata da alcuni mesi, per approfondire un certo tema.

Ieri notavo che su faceboock è pieno di vignette che prendono in giro Misseri.

Probabilmente sono vecchie vignette elaborate l’anno scorso…chissà…o forse elaborate da qualcuno che non cambia mai canale e non capita mai su “La vita in diretta”…trasmissione che a me non piace perchè la trovo un po’ troppo pettegola…Però è proprio li che ho visto Misseri qualche giorno fa.

Chi non lo vede da un po potrebbe stentare a riconoscerlo.

Io vedendolo sposso al Tg ho notato subito che l’allontanamento della moglie e della figlia hanno avuto su di lui degli effetti così miracolosi che confermano la mia ipotesi delle relazioni tossiche.

Misseri non è solo un po’ ingrassato: è disteso, rilassato, ringiovanito! Persino la sua espressione ha guadagnato intelligenza. Praticamente sembra un’altra persona! E’ totalmente diverso da quel contadinotto dall’aria idiota, che sembrava quasi sporco in viso.

Una cosa è certa, che fosse succube della moglie e della figlia questo si capiva benissimo, ma guardatelo ora! E’ disintossicato, si è ripreso la sua volontà e il suo diritto di essere entità pensante.

Al di là dei fatti di cronaca mi concentro solo su quello che vedo e su ciò che questo suscita in me.

Non dico che sia innocente, ma abbiamo visto tutti la scena in cui sua moglie gli ordina  di chiudere la porta e lui senza neanche pensarci “esegue l’ordine”.

E’ una sorta di ipnosi.

Dopo aver fatto il corso ho capito tante cose!

Toglietevi dalla mente il pendolino, e a me gli occhi, e Giucas casella, lasciatelo a casa sua.

L’ipnosi è un’altra cosa!

Possiamo ipnotizzarci a vicenda senza neanche accorgercene , semplicemente dialogando.

Figuriamoci col partner!

Probabilmente Misseri era caduto in un vortice ipnotico perenne e tossico che stava devastando il suo fisico e la sua mente.

E tolto dalla fonte tossica è praticamente rinato!

Come quando una pianta sta lentamente soccombendo per via delle erbacce e la si libera, e allora la pianta stende tutte le sue foglie che diventano quasi più larghe, si tendono verso il sole e la pianta diventa più verde.

Ovviamente questi processi ipnotici non vengono fatti apposta.

Succedono nel momento in cui una personalità tossica incontra una personalità un po’ più debole.

Scatta l’innamoramento e probabilmente ci si resta intrappolati, senza uscirne, senza risvegliarsi per scoprire ( come dico sempre ) che anche l’altro fa la cacca. Ed ecco che piano piano il corpo comincia a dare segni di cedimento per cercare di segnalare il pericolo!

Bisognerebbe davvero analizzare una foto di Misseri prima e dopo la moglie! Se ci prestate attenzione è lampante! Una sorta di miracolo…come se la sua mente e il suo corpo si fossero proprio liberati dalle tossine.

Alcune relazioni vengono definite disfunzionali, ma io credo che quando anche il corpo comincia a cambiare e a modificarsi, quando il sistema immunitario si abbassa e in concomitanza alla relazione appaiono anche disturbi di vario tipo…che possono degenerare anche in tumori…allora si possa parlare di relazione tossica.

Una relazione inquina il corpo e l’anima e di cui ci rendiamo conto quando grazie a dio la relazione finisce e allora notiamo subito che qualcosa cambia nel nostro corpo…e lentamente si trasforma in un corpo bellissimo!

Misseri ne è la prova. E non solo lui…

Dunque da questa riflessione parte il mio invito a tutti voi, state attenti e ascoltate bene cosa vi dice il vostro corpo e il vostro istinto. Dentro di noi ci sono sempre le risposte giuste. Ascoltandoci impareremo a seguirle. Se notate che succedono cose strane durante una relazione, come strani disturbi, e salute cagionevole, fatevi le analisi e meditate bene. Le relazioni tossiche a lungo andare ci uccidono prima dentro e poi fuori.

(…..) (continua a leggere questo Autore  qui)

ΦφΦ

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DonneContro – Movimento Femminile per la Parità Genitoriale

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Lettera aperta alle Forze dell’Ordine

 

 

Buongiorno,

in merito ai fatti recentemente occorsi a Cittadella e la vicenda del minore portato via da scuola che, non del tutto imprevedibilmente, si stanno replicando in altri contesti e regioni, vorremmo esprimere il  nostro appoggio alle forze dell’Ordine.

Siamo consapevoli che siete chiamati ad un lavoro difficile, reso ancora più complicato dal fatto che svolgerlo significa anche essere mandati allo sbaraglio non come “uomini in divisa” ma   –   soprattutto –  come persone.

Persone dotate  di cuore e di convincimenti personali a proposito di questioni delicate, ma anche consapevoli e informati sulla complessità dei fatti e delle motivazioni che spingono ad un agire che può apparire eccessivo.

In effetti, il metodo è parso sproporzionato perché applicato ad un bambino.

Ma oltre a questo ci è arrivata anche la sensazione che siate stati lasciati soli ed impreparati davanti all’aggressività dei media e delle evidenti strumentalizzazioni di alcuni soggetti che, forse, con scaltro opportunismo, individuano nel vostro operato il capro espiatorio per non fare luce sulla questione delle separazioni conflittuali dei coniugi con figli. La legge attuale (54/2006) – benché migliorabile (DDL 957 ora in esame al Senato) – non è deprecabile: deprecabile invece è il fatto che venga puntualmente disattesa per “consuetudine”, per “prassi”, per “interpretazione”.

Il sistema è farraginoso, lento e pigro; impastoia il vostro operato e, soprattutto, ingabbia per anni la vita ed i sentimenti delle persone (adulti e bambini) perché non si è in grado – o, forse, non si vuole – adeguarsi alla società contemporanea e cominciare a considerare tutti PERSONE UGUALI, preferendo tutelare gli uni più degli altri in virtù di una logica obsoleta inquinata da pregiudizi sessisti.

Far rispettare la legge è necessario. Purtroppo qualcuno sta tentando di far passar il messaggio che esistono 2 tipi di legge: una ammissibile e una che non lo è perché contraria alle “abitudini” consolidate.

Da qui al reclamare leggi diverse a seconda del sesso, dell’etnia, dello stato sociale, della religione, delle abitudini alimentari… il passo è più breve di quanto non si pensi.

Le persone dovrebbero essere tutte uguali, vi dovrebbe essere la certezza del Diritto e della Pena, ma questo ormai sembra solo un retaggio risorgimentale.

Un retaggio ipocritamente sbandierato per festeggiare il 150° dell’Unità d’Italia, ma non per ricordare che tutti i cittadini (uomini, donne, madri e padri) sono, o meglio, dovrebbero stare, agli occhi della Giustizia, sullo stesso piano e ugualmente perseguibili, se sbagliano.

La Giustizia è rappresentata bendata Perché la Giustizia “vede” con gli occhi della Mente e non deve farsi   influenzare dalle apparenze.  A qualcuno invece piacerebbe   una Giustizia accecata,  e magari asservita ai media.

Chiediamo che, alle Forze dell’Ordine, siano forniti strumenti per agire con competenza e opportunità ed umanità e tutta la professionalità dovuta in casi come quello di Cittadella, ma anche che le Forze dell’Ordine non debbano pagare i costi di una giurisprudenza così arroccata in una torre d’avorio da sembrare di aver abdicato al suo primo dovere: la tutela del cittadino.

Alla resa dei conti cosa abbiamo?

Un bambino di 10 anni che per META’ della sua vita ha visto che una legge, una norma, una sentenza, quindi, una REGOLA può essere aggirata, ostacolata, contrastata.

Un bambino che  porterà con sè questa eredità: per applicare la Legge occorre la forza; per eluderla basta agire con furbizia, urlare, piangere e occupare i palinsesti televisivi.

Autorizziamo alla pubblicazione questa comunicazione o parte di questa, citandone la fonte

 

Resp. Relazioni col Parlamento: Massimo Rosselli del Turco

Resp. Comunicazione e Pubbliche Relazioni: Roberto Castelli

Presidente turnario Vittorio Vezzetti

Il coordinamento nazionale di associazioni che condividono i temi dei diritti fondamentali dell’infanzia e della genitorialità post separativa, nasce per l’espressa volontà di associazioni di genitori separati, attualmente troppo divise,  per affrontare i temi tipici della società negli ambiti di competenza con un approccio interassociativo rivolto alla coesione, proponendosi con uno sguardo d’insieme  all’interno del paese, ma anche aprendosi al dialogo al resto col resto dell’Europa e alle nazioni della sua community, con l’intento di produrre risultati condivisi e condivisibili, forieri di un auspicabile crescita sociale.

Testimoni e propositori allo stesso tempo di passi fondamentali rivolti nella direzione dell’evoluzione sociale del paese e dei suoi abitanti, sui temi che rappresentano il focus e la nostra mission: tutelare l’infanzia e ridare nuovo vigore e dignità alle relazioni primarie genitori-figli, ridefinendo e rileggendo tutti i valori in campo per offrire maggiore umanità e rispetto nei confronti delle famiglie che si separano con cura e rispetto di tutte le parti coinvolte.

Colibrì si propone di aprire un dialogo qualificato con le istituzioni e le realtà confederative europee, in considerazione del fatto che non ci si può più confrontare solamente con la propria classe politica viste le dimensioni estese del fenomeno separativo e le insufficienti risposte ed impegni dei singoli paesi europei.

A fronte di un problema decisamente comunitario, che in ambito nazionale non riceve risposte politicamente mature o  sensibili,  è doveroso aprirsi anche agli altri coordinamenti europei per proporre e condividere coi singoli paesi della Community  una “linea europeista” che possa divenire di riferimento per ciò che riguarda in maniera allargata “il tema della tutela del minore e della Bigenitorialità” e fare sì che il nostro continente divenga un luogo di condivisa sensibilità sui temi dell’ Infanzia lesa dal fenomeno separativo, uscendo dalla logica del pregiudizio, per entrare in quella della soluzione armoniosa ed evoluta,  per uscire da un enpasse storico-culturale dove alle domande della società, i rappresentanti dei governi possano rispondere condividendo le nostre esperienze e percezioni, direttamente.

In Colibrì, al 18 Ottobre 2012, si riconoscono le seguenti realtà associative e movimenti italiani

Associazione FigliperSempre Onlus Nazionale

Associazione per la Bigenitorialità  “Genitori Sottratti”

Associazione per le Nuove Famiglie

Associazione Genitori Separati Novi Ligure

Associazione Aiutiamo le Famiglie A.le.F.

Associazione NonneNonni penalizzati dalle separazioni Onlus A.NO.P.S.

Movimento Femminile Parità Genitoriale – M.F.P.G.

Associazione Genitori Separati dai Figli – AGS

Associazione Genitori Separati e Figli (GE.SE.FI. Onlus)

Associazione Papà Separati Liguria

Associazione Papà Separati Torino

Associazione Papà Separati e Figli Torino

Associazione Papà Separati Asti

Associazione Papà Separati dai Figli Onlus Roma

Si riconoscono le seguenti realtà associative e movimenti esteri

Movimento Papageno (CH)

Donna2 (CH)

I Comme Identitè I.C.I. (F)