“Madre” Natura non ha pregiudizi…

Cavallucci marini: è il maschio a partorire 

Gli ippocampi si differenziano dal resto del mondo animale; invece della femmina, è infatti il maschio che partorisce e si prende cura dei piccoli.
Sono tra gli animali più eleganti e fragili del mondo marino, e anche tra le creature più difficili da studiare: ma ricercatori britannici hanno svelato uno dei più grandi misteri che circondano i cavallucci marini, o ippocampi, quello della loro riproduzione.
Un’attività in cui i cavallucci marini, strettamente monogami, si differenziano dal resto del mondo animale, con il maschio che tiene nel suo grembo, partorisce e si prende cura dei piccoli, invece che la femmina.
Finora gli ittiologi ritenevano che la fecondazione tra ovuli e sperma avvenisse nella cavità addominale dell’ippocampo maschio, dove la femmina deposita i suoi ovuli. Ma osservazioni più accurate hanno mostrato come il seme viene prima espulso in acqua dal maschio, prima di risucchiarlo nella cavità dove avviene la fecondazione.
[…]

(Testo tratto da qui: Fonte: Lanci – Giornale Tecnologico)

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(Immagine tratta da Wikipedia)

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Su “F” Laura Pigozzi parla del rapporto tra padri e figli

Cari padri, cercate di non copiare le mamme. E siate voi stessi.

Siamo passati da un eccesso all’altro.
Prima i papà erano severi e autoritari.
Oggi invece sono troppo affettuosi.
E, secondo la psicoanalista Laura Pigozzi, non sono più in grado di aiutare i figli a crescere e spiccare il volo.

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Su “F” una lunga intervista sulle matrigne a Laura Pigozzi

La matrigna non ci fa più paura. Perché può aiutarci a diventare donne molto sicure.

Non è la prima moglie né la madre naturale. Spesso è al centro di guerre familiari, quasi sempre è considerata dalla ex una pericolosa rivale. E, invece, per una ragazza, è capace di rivelarsi una preziosa alleata. Perché sa dirle no al momento giusto e insegnarle i segreti della femminilità. A patto, però, che gli adulti sappiano gestire i loro ruoli. Ne parliamo con la psicoterapeuta Laura Pigozzi.

F - 20 settembre 2013

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THAT’S ALL, FOLKS.

Una nostra amica ci ha mandato questo scritto chiedendoci di condividerlo qui sul nostro Blog e noi abbiamo accettato volentieri.

Eccovelo:

 

Nelle feste di Natale mi sono strafogata.

Primo perché sono stata invitata, ho invitato, mi hanno re invitato, e cosi via…. evidentemente non solo non puzzo ma ho un sacco di amici e parenti che han piacere di vedermi e frequentarmi e a cui piace venirmi a trovare. E il cibo è convivialità.

Nelle feste di Natale mi sono strafogata.

Secondo, perché posso pure permettermelo, che tanto il metabolismo poi provvede, e dove non provvede c’è da dire che io mi piaccio e fino a prova contraria piaccio a chi mi interessa piacere, quindi va bene cosi.

Nelle feste di Natale ho ricevuto un sacco di regali, e ne ho fatti altrettanto.

Primo perché è bellissimo fare i regali: significa che quando vedi una cosa bella e quella cosa bella ti fa pensare alle persone che conosci e ti vien voglia che ce l’abbiano, la cosa bella,  significa che conosci belle persone.

Nelle feste di Natale ho ricevuto un sacco di regali e ne ho fatti altrettanto.

Secondo perché diciamocelo è bello ricevere i regali, è un modo in cui la gente dice che ti vuole bene e siccome sono tutti regali azzeccati significa che riesco a farmi conoscere per quella che sono e quella che sono è apprezzabile.

Nelle feste di Natale mi sono anche arrabbiata.

Primo, perché alla domanda “sei arrabbiata” ho risposto “SI; eccheddiavolo” perché stare a rosicare dentro fa venire l’ulcera e l’ulcera avrebbe impedito di gustarmi la frutta secca in particolare i FIKI

Nelle feste di Natale mi sono anche arrabbiata.

Secondo perché quando ti arrabbi ma non vivi da sol* poi arriva l’occasione per fare pace….. e Natale è la festa della pace e dell’Amore

Nelle feste di Natale ho detto un sacco di SI perché il cilicio casomai si porta a Pasqua e comunque dire di NO è sempre una sconfitta del lato godereccio della vita, che fino a prova contraria è UNA sola e col cacchio che mi perdo una puntata!!!

 

E come direbbe mio padre, mentre stai li a pensare quanto sia più virtuoso rinunciare….. IL SOLE SI E’ MANGIATO LE ORE.

LaPaoletta

TREMATE TREMATE …. Le streghe son arretrate. by Arianna Brambilla ©

Mi è capitato recentemente di leggere una cosa, in rete, a dire la verità mentre cercavo informazioni differenti. Non mi soffermo sul contenuto, anche perché – appunto – lontano da quanto mi interessa.

Tuttavia l’articoletto rimandava uno strano senso di familiarità quindi ho letto fino in fondo .

Era ben lontano da ciò che frequento, e a dirla tutta anche ben lontano da una prosa che per mio gusto possa essere definita accettabile. Questa è comunque   una opinione personale, pertanto inattaccabile, perché fino a prova contraria ognuno ha diritto a pensare quello gli va.

E gira che ti rigira, finalmente nel pensatoio per eccellenza che ogni casa dotata di bagno ha, mi è balenato il perché quell’articoletto mi suonava tanto familiare. E’ stato come fare un viaggio all’indietro nel tempo, ad un ricordo d’infanzia che non praticavo da molto.

Mi ha ricordato un libricino. In brossura, niente di che, la copertina rappresentava una rosa rosa, sproporzionatissima rispetto allo stelo, su uno sfondo azzurrino stinto. Il titolo era stampato in alto, a lettere cubitali nere, in un carattere asciutto e poco accattivante che oggi nessuno userebbe.

Apparteneva – credo ce l’abbia ancora, come “souvenir del tempo – a mia mamma, era uno degli acquisti o regali dei primi tempi del matrimonio e ricordo che a me, da bambina, piaceva sfogliarlo.

E siccome ho imparato a leggere prima di andare a scuola (merito anche di un tempo che fu, in cui non c’era la TV e soprattutto, quando c’era, era limitata alla canonica “un’ora al giorno”) e  non avendo il cervello pastorizzato di cartoni e pomeriggi 1,2,3,4,5 e dovendo ingegnarmi a trovare cose divertenti da fare ogni tanto mi leggevo questo libricino.

Era una sorta di agenda del buon matrimonio, con consigli di ogni tipo che andavano da come smacchiare il tappeto, a come mettersi l’eyeliner, a come accogliere gli ospiti per il “cocktail”. C’erano anche le vignette con giovani sposine ben vestite, con la minigonna e i capelli cotonati, e ciglia lunghissime, e ricordo che a me da bambina sembrava fikissimo pensare che un giorno anche io mi sarei vestita e pettinata cosi. Magari servendo un cocktail.

Se ci ripenso era scritto in toni mielosi e con l’uso di una terza persona impersonale (non saprei come definirlo) che oggi ritrovo solo in pessimi manuali di cucina e – appunto – in quel famoso articoletto che mi ha consentito il viaggio nel tempo.

Frasi fatte, paroloni insoliti (cosi la giovane sposina si sentiva un po’ acculturata, e soprattutto aveva l’impressione di leggere qualcosa di spessore), e un florilegio di consigli che bene o male suonavano cosi: “la Signora avrà cura di….”, “la vera padrona di casa saprà che….”, “la giovane mamma avrà modo di rivolgersi al marito come….”

Devo ammettere che anche il contenuto dell’articoletto in questione, in materia di rapporti familiari, amore e relazioni coi figli all’alba del 2012 si rivolge alle donne con tematiche e linguaggi di un libricino antico. Perché il libricino con la rosa rosa in copertina, ed il titolo “L’agenda della giovane donna” è dei primi anni ’70.

Le rivendicazioni femministe erano fuori da quel libricino e fuori dal soggiorno con moquette verde e me spaparanzata sopra la moquette che leggevo  e coloravo i vestiti delle signore rappresentate. Le rivendicazioni di uguaglianza, libertà dalla scelta obbligata di avere una famiglia, la rivendicazione non essere la sola demandata alla cura dei figli e della casa, la rivendicazione di non dipendere mai e per nessun motivo da un uomo, erano fuori da quel libricino.

E sono sorprendentemente fuori anche da certi articoli veicolati dalla rete oggi, che al propongono alle donne un modello di vita così moderno da essere fuori tempo già 35 anni fa.

Posso ragionevolmente supporre che a breve ritroverò in rete modernissimi articoli diretti alle giovani emancipate donne d’oggi su come si smacchia un tappeto persiano pasticciato dai figli, (con aceto bianco e sale, per la cronaca, da rovescio) di cui devono aver cura, poiché sono loro e solo loro destinate a tale missione.

PS: le cose che mi sono servite davvero nella vita, non stavano sul libricino. Innanzitutto non ho, né posso permettermi un tappeto persiano, odio il Martini e saprei mettermi l’eyeliner con la “virgola” se non fossi cosi miope da rendere l’operazione impossibile senza occhiali e impraticabile con.

Le cose che mi sono servite davvero nella vita sono queste:

leggi la matematica ti servirà sempre;

impara una lingua straniera, meglio due, anzi tre;

tieni in ordine il posto dove lavori;

mangia le cose tipiche del posto dove sei;

non sei obbligata a frequentare le persone che non ti piacciono;

la prima impressione è sempre quella giusta;

se sai cosa vuoi, il problema è risolto;

se ti serve una cosa, compratela;

lavora e non dipendere da nessuno;

non iniziare  una cosa che sai di non poter gestire da sola.

…. Le cose che mi sono servite, le ho imparate da mio padre.

Che a ben vedere è molto più femminista di tante “femministe oggi”.