Se il linguaggio è maschilista urge correttivo!

Parto da qui: http://www.today.it/donna/docenti-chiamati-professoresse-germania.html

Ovvero: i professori nella università di Lipsia saranno chiamati tutt* professoresse.

Una sessualizzazione del linguaggio che non vira verso un riconoscimento univoco del ruolo, indipendentemente dal genere, ma rimarca il genere per definire il ruolo.

A me pare una buona idea, buonissima. Dico di più: buonerrima.
Anzi, ci si poteva pensare prima!

E, soprattutto, spero, non rimanga limitata al mero settore accademico…
Perché tanti e troppi sono gli ambiti sociali, economici, lavorativi, culturali dove si è proceduto a sopprimere l’espressione femminile, imponendo un linguaggio ed un approccio maschile, anzi: biecamente maschilista!

Vogliamo parlare di economia?
Parliamone, non crediate che non abbia prove per dimostrare quello che sostengo!

Prendiamo ad esempio il mercato monetario.
Il predominio delle monete maschili deve finire subito!!!

Da domani IL DollarO, L’EurO e lO Yen siano denominati: LA DOLLARA, LA EURA, LA YEN  (o LA YENA: il dibattito è aperto)

Fermiamo questo femminimoneticidio: LA lira – LA dracma – LA peseta sono miseramente scomparse. LA Lira è stata soppressa “in quanto Lira” e troppo tardi ci siamo accorti del perverso disegno.
Che mai più avvenga.

Ci sarebbe anche da ridire – e non poco! – sulla invalsa abitudine di definire questa situazione economica che stiamo attraversando come LA Crisi.

E’ un retaggio patriarcale e maschilista, quello di imputare le problematiche sociali alle femmine.

Chiamiamo dunque le cose con il nome corretto: e sia IL CRISI questo momento terribile per l’economia.

Riprendiamoci i nostri diritti (anzi LE NOSTRE DIRITTE).

Cosa è, in fondo, il genere maschile di fronte all’immensità dell’UNIVERSA?

E ora, se permettete, vado a bermi unA caffA’.

Gentilissime Presidente della Camera Laura Boldrini e Ministro Josefa Idem: vi sottoponiamo l’appello che leggerete sotto.

Leggete e poi fate clik sul link e firmate questa petizione importantissima.

https://www.change.org/it/petizioni/gentilissime-presidente-della-camera-laura-boldrini-e-ministro-josefa-idem-vi-sottoponiamo-l-appello-che-leggerete-sotto

Gentilissime
Presidente della Camera Laura Boldrini
E Ministro Josefa Idem

Abbiamo per anni osservato e monitorato la comunicazione in rete e i delitti riconducibili a questioni di genere.

Conosciamo tutto ciò che si muove nel web e sappiamo molto di vittime di violenza fisica e psicologica.

Per arginare la violenza e il sessismo in rete servirebbe una maggiore consapevolezza del mezzo usato. Suggeriamo perciò di avviare una iniziativa che miri all’alfabetizzazione che abbia come obiettivo quello di educare all’uso della rete nel rispetto dei generi, di donne, gay, lesbiche, trans, uomini, persone, di qualunque etnia e cultura e di qualunque estrazione politica.

La rete è usata spesso come luogo di scontro e opposizione politica, di genere, tra squadrismi che nel caso in cui abbiano a oggetto una donna, un gay, una lesbica, una trans o, come nel caso del Ministro Cècile Kyenge, una persona ritenuta “straniera”, esplicitano un odio che è espressione di una mentalità ampiamente diffusa nel mondo reale.

Abbiamo visto persone di qualunque genere, donne incluse, scagliarsi contro persone vulnerabili in episodi di cyberbullismo e cyberstalking che a volte sono costati la vita a ragazzine che non hanno retto il peso di tanta pressione.

Perché questa mentalità cambi è necessario educare al rispetto reciproco nel mondo reale e nella comunicazione in rete.
L’analfabetismo digitale è causa di paure, assenza di rispetto, incapacità di determinare la propria autodifesa. Vulnerabilità, panico, ansia e altre gravi conseguenze psicologiche sono originate spesso dalla non conoscenza. Conoscere significa dunque avere il controllo del mezzo che stai usando.

Per quel che riguarda il mondo “reale”: ricordiamo che dall’inizio del 2013 siamo a #25 vittime (donne) di femminicidio. #7 vittime (uomini) uccisi per vendetta trasversale perché nuovi partner, figli o partner a propria volta, #1 bambina uccisa per incapacità di accettare una separazione. #3 sono le donne che hanno ucciso in queste circostanze e #30 gli uomini che hanno ucciso, la maggior parte dei quali si sono suicidati.

E’ fondamentale che le Istituzioni provvedano, così come dichiarato dal Ministro Idem, a istituire un Osservatorio di modo che si capisca bene di cosa sia fatto il fenomeno che dovrebbe includere nell’analisi dei delitti per questioni di ruolo di genere anche quelli di stampo omofobico/transfobico.

A tale scopo, e per le soluzioni concrete da ipotizzare per disinnescare e arginare questi gravissimi fenomeni, ci chiediamo se non si possano includere le parole “di genere” nella Legge Mancino dove all’Articolo 1 si parla di
“Discriminazione, odio o violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi” e
se non si possa inserire lo stesso concetto “motivi di odio di genere” tra le circostanze aggravanti (dove si definiscono generici “motivi abietti e futili”) dell’articolo 575 (omicidio) del codice penale, volendo includere in questa formula dunque anche i delitti che riguardano vittime gay, lesbiche, trans.

Data l’inefficacia della legge sullo Stalking ci chiediamo se sia possibile considerare l’idea di realizzare delle strutture, o usare quelle di cui già lo Stato dispone, incluse quelle sanitarie, per realizzare terapie – facoltative – adeguate e gratuite, a cura di mediatori e psicologi, che sappiano aiutare le coppie che si separano a superare senza traumi la fase di separazione e sappiano offrire opportunità e nuove prospettive, anche in termini di reddito minimo e abitazione, ai soggetti economicamente deboli che sono altrimenti obbligati a vivere in coppia e sotto lo stesso tetto anche in situazione di grande tensione. Chi perseguita il/la propria ex dovrebbe, secondo noi, essere consegnato/a ad una rete familiare/sociale/istituzionale che sappia distoglierlo/a dall’ossessione nei confronti del proprio e della propria partner. Consegnare alla solitudine, marginalizzare un soggetto che – rancoroso/a e vendicativo/a – potrebbe commettere un delitto, invece, riteniamo non sia affatto utile.

Chiediamo altresì che siano monitorate anche le aggressioni commesse per razzismo e xenofobia e se sia possibile considerare l’analisi della situazione all’interno dei Cie, Centri di Identificazione ed Espulsione, dove le donne migranti, le trans, assieme agli uomini, sono private della propria libertà fino ad un massimo di 18 mesi dovendo vivere in situazioni di estremo disagio. Anch’esse spesso vittime di violenza, sopravvissute a viaggi pericolosi, alla tratta, ad abusi di vario genere, sono private di una reale possibilità di salvarsi.

Vorremmo fossero osservate tutte queste vittime di violenza affinché si possa meglio comprendere quali siano le difficoltà da affrontare e in che modo poter intervenire.

Vorremmo che le violenze fossero osservate nel suo insieme a partire dalla cultura che le caratterizza a prescindere da chi se ne fa portatore o portatrice.

Speriamo il nostro contributo vi sia utile.

Cordialmente

Femminismo a Sud (http://femminismo-a-sud.noblogs.org/)
Bollettino di Guerra (http://bollettino-di-guerra.noblogs.org)
Abbatto i Muri (http://abbattoimuri.wordpress.com/)

 Femminismo A Sud Lanciata da

Femminismo A Sud

Italy

DISPARI OPPORTUNITA’ – di Gianluca P. ©

E che storia è, sono anni  che le donne vogliono che l’uomo diventi mammo, cosi possono uscire e realizzarsi, e invece ora vorrebbero tornare indietro ai tempi in cui mio nonno si faceva 50 km in bicicletta per andare a lavorare e altri 50 km la sera per tornare a casa sfatto,  in modo che la donna possa – anzi “DEVE STARE A CASA”.

Il mammo non sa solo preparare pappine, cambiare pannolini, far fare i bagnetti, intrattenere i bambini; non è un babysitter. Il mammo sa far ridere, giocare e consolare dei piccoli adulti. Educare, soprattutto. E siccome gli uomini si evolvono – e in fretta – siamo stati capaci di diventare anche questo in moltissimi casi. Siamo consapevolmente uomini e padri.

Mio nonno non sarebbe stato capace, mio padre non sarebbe stato capace. Allora il tempo del padre era il “tempo libero”. Al massimo la domenica si andava al cinema o allo stadio e per il resto ho sempre giocato da solo. Lui lavorava, anche a casa, per permettere alla sua famiglia di avere una bella casa, di fare le ferie e tutte quelle cose che si facevano un po’ per novità sul finire degli anni 70.

E mia mamma lavorava pure lei, eccome se lavorava, con turni notturni tali che con mio padre si incontravano al mattino sulla porta, uno usciva, l’altra entrava, io andavo a scuola.

Mia mamma non era costretta a lavorare ma era stata una sua scelta: dal paesello montanaro dove al massimo potevi aspirare di portare le vacche al pascolo, decise di scendere nella grande città, per vivere da sola, a studiare per lavorare, per avere una sua vita indipendente. E non  vedeva niente di male in tutto questo, anzi, ha conosciuto mio padre mentre lavorava!!!

Credo che se si potesse sempre scegliere, molti rimarrebbero a casa nel proprio ambiente attorniati dalle proprie cose, piuttosto che uscire di casa all’alba per tornarci al tramonto dopo una giornata di lavoro stancante… Ma perché questa prerogativa DEVE essere concessa alle donne, come se gli uomini non avessero lo stesso diritto!?! Pari opportunità!!! Siamo persone con  potenzialità, tutti meritiamo opportunità, tutti abbiamo diritti e doveri.

Negare anche solo uno di questi principi significa andar contro al progresso acquisito e allora andiamo a riprenderci il carretto trainato dagli asinelli. Non dimentichiamo un bel cappuccio in testa: si intona al razzismo di genere.

 

Gianluca P.