I Gradi della PAS

Riportiamo qui nel nostro blog una serie di articoli pubblicati qui a firma di una nostra carissima amica.

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I Gradi della PAS

di Sheyla Bobba

I Gradi della PAS (lo schema da The American Journal of Family Therapy, Volume 38, Issue 2 March 2010 , pages 76 – 187)

pas-i-gradi

Come si intravede, tutto è ostico nella PAS, anche diagnosticarne il grado è decisamente complicato, Gardner, stilando questa tabella, invitava a non utilizzarla con estrema rigidità. Bisogna considerare “l’impatto” che la programmazione ha avuto sul minore più che “lo sforzo” dell’alienante nella campagna stessa.

È necessario anche risalire, a mio avviso, all’inizio della programmazione; se è cominciata (come nel caso su citato) in tenerissima età e quando ancora la convivenza dei genitori era in essere o se ha avuto inizio nel momento della decisione     dell’affidamento del minore.

Come è facile comprendere, il livello di PAS più difficile da diagnosticare è quello lieve, trattandosi di una programmazione più sottile e subdola, forse meno evidente ma comunque presente. Dopo Gardner, diversi studiosi tentarono e tentano di comprendere la metodologia corretta per l’interpretazione della PAS, non essendo un calcolo matematico non può esistere una formula perfetta ma certamente si necessita di linee guida precise. Innanzi tutto non si deve incappare in un banalissimo errore: interpretare come PAS ogni “preferenza” che dimostra il bambino e, di rimando, non escludere la PAS davanti ad ogni atteggiamento perché considerata inesistente (non essendo contemplata nel DSM IV); alla fine di questa ricerca sarà palese come la PAS è in realtà il “contenitore” di molti altri disturbi: sarebbe sufficiente individuarne 3 per parlare di PAS. In buona sostanza per cominciare una diagnosi sul livello di PAS è necessario:

• valutare che non si sia al cospetto di una naturale preferenza genitoriale.

• che sia presente un alienante e quindi il rifiuto non sia volontario da parte del bambino.

PAS LIEVE:

Gardner sosteneva che si definiva lieve quando la manifestazione degli otto sintomi era superficiale. In questo caso, continua, non è necessario consigliare un percorso di psicoterapia ma piuttosto ribadire (anche per mezzo del Tribunale) lo stato di affidamento del figlio, così da “tranquillizzare” l’alienante e non indurlo a procedere nella programmazione.

• Io sostengo invece che, ai primi avvisagli di PAS, generalmente riconosciuti dall’alienato o dalla sua famiglia, anche se lieve, è necessario intervenire immediatamente, così che l’alienante (che vede non aver la giusta presa sul bambino) non abusi ulteriormente e non decida di passare anche a maniere violente.

PAS MODERATA:

Secondo Gardner è questo il grado di PAS sul quale si deve intervenire maggiormente. Qui tutti gli otto sintomi sono presenti e in maniera evidente. Il bambino usa scenari presi a prestito, non razionalizza gli atteggiamenti (dell’alienato e dell’alienante), è morbosamente legato all’alienante, rifiuta regali e visite dell’alienato, disprezza il tempo con lui trascorso, l’alienato è sostanzialmente il colpevole e da punire. A questo livello abbiamo anche la possibilità di riscontrare i sintomi della somatizzazione, ansie, attacchi di panico, insicurezza, percezioni distorte e altre a seconda

dell’ambiente, familiarità, risposta… (in seguito dettagli)

• Sostengo fermamente che anche questo, come il successivo grado, siano evitabili! Esistono segnali lanciati dagli stessi bambini, proprio nel corso delle loro azioni da programmazione. Sottili o plateali ma questi segni sono evidenti. Salvare un bambino dalla programmazione di un alienante è un percorso da fare rapidamente, consapevoli che è cosparso di ostacoli. L’attenzione è, ad oggi, solo a cura del genitore alienato e della sua famiglia: difficile colpevolizzare però quando non vi è questo processo di identificazione; l’alienato è la sua famiglia stanno vivendo un disagio che in qualche modo li priva della “lucidità” necessaria. Ma ribadisco che è fondamentale per tutelare e proteggere il bambino.

Ho creato una proposta a questo proposito: sheylabobba@senzabarcode.it

Riconoscere la PAS dai primi sintomi

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Riconoscere la PAS dai primi sintomi

di Sheyla Bobba

Familie1.5 Riconoscere la PAS dai primi sintomi

Come riconoscere i segni della PAS NEL BAMBINO

1. Il bambino mostra disagio quando è insieme al genitore alienato.

2. Fornisce risposte brevi senza interesse e coinvolgimento (Sto bene. Si. No.)

3. È aggressivo e irruente

4. È distratto e visibilmente spaventato.

Come riconoscere i segni della PAS NELL’ALIENANTE.

1. Il genitore alienante tende a ridurre più possibile i tempi di visita trasgredendo le disposizioni del Tribunale. Ad esempio, dopo aver parlato male al bambino del genitore alienato, (è cattivo. Mi picchiava. Ho paura che ti faccia del male. Ho paura che ti porti via da me) fa scegliere allo stesso bambino se frequentare o meno l’altro genitore.

2. Il genitore alienante racconta al bambino dettagli della separazione, naturalmente attribuendo  all’altro genitore ogni colpa e lo incolpa dell’abbandono, della mancanza di denaro, delle sofferenze …

3. Il genitore alienante rifiuta di fornire (al bersaglio dell’alienazione) tutte le informazioni  scolastiche, mediche e/o sociali del bambino (quaderni, pagelle, diario, referti visite mediche, attività sportive …)

4. Il genitore alienante tenta false accuse. (Percentuali spaventose e accuse ignobili)

I Sintomi Riscontrati Da Gardner

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2) I Sintomi Riscontrati Da Gardner

Richard A. Gardner, padre della teoria, basa la diagnosi di PAS su otto sintomi:

1. La campagna di denigrazione.

In una situazione normale, entrambi i genitori, lavorano affinché i propri figli dimostrino rispetto ed educazione nei confronti degli adulti e dei genitori stessi. Nella PAS invece, il bambino mima e scimmiotta il genitore alienato, sottolineando le carenze ed amplificando le parole che sente dire dal genitore alienante; lo stesso si trova ad incitare e favorire questo comportamento.

 2. La razionalizzazione debole

dell’astio, ossia le giustificazioni che il bambino fornisce al genitore alienato, del suo comportamento. Tali motivazioni risultano allo stesso bambino logiche e chiare, anche se non hanno fondamenta e/o sono “deboli” Ad esempio, come scrive Gardner: “non voglio vedere mio padre perché mi manda a letto troppo presto”, oppure “perché una volta ha detto cazzo”.

 3. La mancanza di ambivalenza

tutto o niente. Il genitore rifiutato risulta “tutto negativo” mentre l’altro è “tutto positivo”

4. il fenomeno del pensatore indipendente

la determinazione del bambino a ribadire che ogni pensiero e parola siano frutto del proprio pensiero e mai copiato e/o provocato da altri.

 5. l’appoggio automatico al genitore alienante

determinata presa di posizione del bambino sempre e solo a favore del genitore alienante.

6. l ’ assenza di senso di colpa

tutte le espressioni di disprezzo del bambino verso il genitore alienato sono prive di senso di colpa, lucide.

7. Gli scenari presi a prestito

affermazioni, parole, situazioni create e usate dal bambino che chiaramente sono frutto di un adulto, vocaboli o ricordi che non possono essere noti al bambino ma chiaramente riportati perché ascoltati.

8. l ‘ estensione delle ostilità alla famiglia allargata del genitore rifiutato ,

alienazione della famiglia, compresi nuovi compagni, nonni, amici ….  in seguito identificò altri quattro sintomi, per la diagnosi differenziale.

1. Difficoltà di transizione

nel momento in cui si trova a passare del tempo con il genitore alienato. (Difficoltà a distaccarsi dal genitore alienante/dipendenza)

2. Comportamento antagonistico o distruttivo

durante le visite presso il genitore alienato.

3. Legame patologico o paranoide

con il genitore alienante.

4. Legame forte e sano

con il genitore alienato prima che intervenisse il processo di alienazione. Per parlare di PAS è necessario che il rapporto tra il figlio e il genitore alienato, precedentemente alla separazione/divorzio, fosse forte e sano.

Trovo corretta questa precisazione ma, dalla mia esperienza e dagli studi, è evidenziabile che taluni rapporti apparentemente conflittuali, erano già programmati dal genitore alienante che stava, preventivamente, “preparando” il figlio ad essere schierato dalla sua parte. Stabilire quindi che, dopo la separazione, il figlio è vittima di PAS sarebbe a prima vista impossibile.

Un caso che ben evidenzia questa “sfumatura” mi è stato portato all’attenzione recentemente.

I genitori vivevano una relazione altalenante, la madre era la prevaricatrice un carattere forte e manipolatrice, attenta a non dare troppo spazio al padre nella vita del figlio. Il padre, innamorato di suo figlio e di sua moglie, per il così spesso definito “amore del quieto vivere” era accondiscendente e non vedeva/non voleva vedere, certi atteggiamenti quantomeno ambigui del figlio. Dopo più di un anno dalla separazione si scoprirà che la madre aveva, da diversi mesi, attuato un piano per abbandonare la casa coniugale (spostamento della residenza, iscrizione del figlio ad una scuola diversa, un nuovo conto corrente dove depositava denaro che sottraeva al bilancio familiare ecc. ecc). Proprio in concomitanza con l’inizio dei preparativi il figlio, già molto attaccato alla madre, cominciò a dimostrare paura di suo padre, pessima considerazione e appunto protezione (da lui) verso la madre. Nel primo anno della separazione il figlio rifiutava il padre, che caparbiamente non si è mai arreso ed è riuscito, nel tempo, a sconfiggere la figura manipolata che la madre forniva di lui. Come altre volte (fortunatamente) è capitato, nel tentativo della madre di alienare il figlio contro il padre e dal corretto comportamento del padre, il piccolo ha superato l’alienazione.

Difatti ora, padre e figlio combattono per avere una revisione dell’affidamento in esclusivo. La madre, che ha perso il controllo mentale sul bambino, è passato alle ripercussioni fisiche. In questo caso, teoricamente, non si potrebbe parlare di PAS. (Più avanti definizione di Madre Malevola, da utilizzare anche in casi come questo)

1) Definizione Della PAS

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1) Definizione Della PAS

di Sheyla Bobba

1) Definizione della PAS. L’alienazione genitoriale è, sostanzialmente un “lavaggio del cervello” che il genitore alienante compie al bambino in discriminazione del genitore alienato. Gardner ce ne illustra i sintomi per la diagnosi (in seguito), tutt’ora in discussione e tutto sommato recente; si comincia a parlare di PAS dal 1984, con il forte aumento di divorzi e la pressante esigenza di tutelare i bambini. Il genitore alienante riversa sul figlio le sue paure e il suo rancore, tanto da dimostrarsi vittima, il bambino per protezione, si schiera incondizionatamente a sfavore del genitore alienato.

 Vedremo in seguito i danni psicofisici che ne derivano.

Il bambino formula quindi un’opinione ed un’immagine che non è sua ma frutto della reazione del genitore che non si cura di modificare la situazione, ma anzi incita il bambino a prendere posizione netta, al fine di eliminare dalle loro vite il genitore alienato.

Per quanto si dovrebbe parlare sempre di genitore è indubbio che nel 90% dei casi l’alienante è la madre.

L’ultimo Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi Mentali (DSM IV) non accenna minimamente alla sindrome di alienazione. Psichiatri, studiosi, psicologi e ricercatori di 27 Paesi stanno lavorando affinché venga aggiunto nel nuovo DSM V -in fase di pianificazione, e dovrebbe essere pubblicato nel maggio 2013- ma con acronimo PAD, Disturbo Alienazione Parentale. 

Il malato di P.A.S.

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Il malato di P.A.S.

di Sheyla Bobba

Chi è il malato di PAS?  DA  IMILLE

[…]Una domanda mi sta poi perseguitando da tempo: conosco la PAS direttamente, sulla carta e l’ho vista su molti, ma in realtà chi affligge? Il genitore alienante, l’alienato o i figli programmati? Da una domanda rivolta in questo modo, pare io non ne sappia proprio nulla, invece è l’esperienza a farmi parlare. Faccio un passo indietro e analizzo ogni aspetto: la PAS è la Sindrome di Alienazione Parentale. Quindi per sua natura, quale sindrome, è un insieme di segni e sintomi che compongono una situazione “particolare” in un individuo.

Segni e sintomi sono ormai ben noti, anche se ritengo vi siano due aspetti che non sono stati inseriti ne contemplati; li espongo di seguito. Si può negare che un genitore, il programmatore, non sia afflitto da un disturbo se dà vita ad un brainwashing devastante a danno del figlio? Si può pensare che un genitore, l’alienato, non sviluppi disturbi quali rabbia, apatia, instabilità e altro se viene dipinto e trattato come il mostro cattivo? È sperabile che un bambino, il programmato, non sviluppi problematiche psicologiche che, a breve o lungo termine, hanno la possibilità di trasformarsi in problemi patologici che potrebbe non essere in grado di affrontare sino a farli diventare danni, sindromi, patologie o malattie? Chi è il “malato di PAS”? Questa riflessione vale sia nell’ipotesi di PAS –Sindrome- come di PAD – Disturbo – che dovrebbe divenire l’acronimo presente nel nuovo DSM V.

Che il padre dell’ipotesi PAS sia Gardner lo sanno tutti, che sia contestato per una sua personale condotta morale lo trovo irrilevante se quello che ha detto negli anni è dimostrabile e riscontrabile: e lo è. Gardner ci ha fornito delle linee guida che nel corso della storia sono andate rafforzandosi, decadendo, ampliandosi. Vi sono poi altri, più o meno recenti, luminari, che si sono pronunciati: da Gulotta alla Buzzi, Miller, Lowen, Giordano, Lavadera, Nestola e via di seguito.

Per penna di Alice Mannarino è apparso sul sito State of Mind, il giornale delle scienze psicologiche, un articolo che descrive un esperimento – Lavadera et al. 2012 Università Sapienza, Roma – eseguito su 20 bambini di 11 anni che, in base agli otto sintomi di Gardner, rispondevano all’alienazione parentale e su uno gruppo di controllo di 23 bambini della medesima età, anch’essi figli di separati, ma non presunti alienati. Il risultato del test evince chiaramente che i bambini sottoposti alla programmazione sviluppano caratteristiche psicologiche di disturbo: i sintomi riscontrati da Gardner. Ed ammette altresì che tali disturbi possano avere effetti a lungo termine.

Ad Aprile ho concluso una personale ricerca basata sulla mia opinione, peraltro non già espressa in precedenza da Titolati, che la PAS sia da considerarsi un contenitore. In questo modo è semplice individuare tutte le patologie, disturbi, manie e sindromi che affliggono il genitore alienante: qui differisco da Gardner, che sostiene che non è necessariamente disturbato il genitore alienante; a mio parere chi fa volontariamente del male ai figli o li strumentalizza è malato; potrei considerare di essere più rigida di lui, che spesso venne descritto come magnanimo.

Ho aggiunto, agli effetti della programmazione, la Sindrome Fibromialgica, patologia da dolore cronico che affligge tutto il corpo. Anche in questo caso non vi è sufficiente ricerca e materiale scientifico, oltre a una serie di problematiche di tipo burocratico, per riconoscere la Sindrome come una vera “malattia”; basta però analizzarla per riscontrare moltissime similitudini che la fanno entrare di diritto negli effetti della PAS. È fondamentalmente una risposta del corpo ad un attacco esterno; Lowen, tra gli altri, ben descriveva la barriera muscolare come un filtro per le emozioni: la rabbia, ad esempio, quando trattenuta, è automaticamente un agente che crea dolore all’ospite. Nello stesso modo anche il tessuto nervoso e le memorie. Daniele Ugolini, terapista della riabilitazione, che ha voluto lasciarmi un contributo significativo nella ricerca, scrive

 “… Sappiamo altresì che un evento che si associa ad uno stimolo nocicettivo (es.: dolore) genera, all’interno delle strutture cellulari predisposte alla registrazione, la sintesi di una nuova proteina (Brunelli M., Kandell E.R.): questa proteina a sua volta induce una modifica non ereditabile che resterà scritta nel patrimonio genetico cellulare fino a quando quell’individuo avrà vita”.

Dinnanzi a tali effetti, che indubbiamente saranno protratti nel tempo e andranno a ledere ogni sfera dell’individuo, come è possibile che esperti e “addetti ai lavori” si perdano in bagarre inutili? Come è accettabile, per un genitore che vede rovinato presente e futuro del figlio dall’ex coniuge, restare ad ascoltare ridicole diatribe sul fatto che il DDL 957 sia un attacco punitivo alla donna? Che importanza potrà mai avere se il genitore programmante è la madre o il padre, quando l’unico risultato è uccidere l’infanzia dei bambini?

La verità è che lentamente si sta coltivando un futuro malato. Il rischio è di “distruggere” un’infanzia, programmare e condannare adulti e bambini al dolore cronico, consegnare la società a pericoli -dal bullismo infantile alla delinquenza-, creare danni economici al singolo e alla collettività; oggi si contano all’incirca due milioni di Fibromialgici in Italia, persone che non possono quasi condurre una vita normale, non riescono a lavorare o non riescono a mantenere il posto di lavoro, disperdono centinaia di euro ogni mese in visite e terapie, molto spesso inconcludenti, e pesano, quando è possibile, anche sul servizio sanitario nazionale.

Rendere dei figli orfani di genitori in vita, e totalmente incapaci di prendersi cura delle loro necessità, non è un rischio, ma un percorso che ci stiamo obbligando inutilmente ad intraprendere.

Tisselli, Besana, Bobba Vs male del genitore malevolo. PAS

Da www.senzabarcode.it

Scritto il 19 febbraio 2013 da 

In questo momento di campagna elettorale agli sgoccioli, per tornare a uno dei temi più cari a SenzaBarcode, il Diritto di Famiglia, abbiamo nuovamente parlato con Adriana Tisselli – presidente e fondatrice del Movimento Femminile per la Parità Genitoriale, da noi già intervistata nel mese di Dicembre.

Adriana ci ha rivelato di essere delusa dai programmi elettorali, in tema diWelfare, che risultano, invece, molto scadenti. Di questi problemi si parla poco, in modo generico, gli stessi candidati non sono troppo informati in alcune tipologie di argomenti, c’è molta demagogia e poca sostanza. Una pura corsa al voto costituita da meri espedienti come, a parer di Adriana, la legge sul femminicidioNello stesso Paese che bocciò la legge sull’omofobia. Quest’ultima era definita incostituzionale solo un paio di anni fa, creava infatti discriminazioni positive -violazione dell’articolo 3 in cui si afferma che tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge- ma entrambe si riferiscono a una specifica fetta della popolazione. Quale è la differenza? Forse che i voti delle donne sono più importanti di quelli dei gay? Oppure è perché non si contrappongono all’elettorato cattolico?

tisselli Il problema, dice Adriana, è la prevenzione che non esiste, il disinnesco della violenza non è efficace, non c’è supporto

sufficiente, esistono filoni su cui si dovrebbe lavorare in modo costruttivo e invece vengono dimenticati. Anziani, disabili, persone con disagi psichici, non c’è tutela in Italia per loro e per le famiglie che li circondano.

Un’altro settore importante è la scuola, mai viene nominata come investimento. C’è la crisi e ci sono i tagli. Nessuno pensa, però, che il tempo pieno con orari più lunghi permetterebbe anche alle donne di lavorare full time e il PIL aumenterebbe. Il Welfare non è solo denaro in uscita, è anche investimento sulle risorse. Questione spinosa è inoltre la richiesta dell’obbligatorietà dei congedi parentali ad entrambi i genitori, come in molti altri Stati europei già succede. In Parlamento non se ne parla e il nostro mondo del lavoro è sempre più focalizzato su persone sole, non su famiglie. Avere un figlio coincide ormai con una forte penalizzazione lavorativa e questo non ha senso.

Abbiamo chiesto ad Adriana quali sono gli attuali progetti del MFPG e lei ci ha  accennato che molto bolle in pentola, anche se per adesso non ci svela niente.

Siamo molti entusiasti. Un periodo di crisi come questo impone anche certe riflessioni, e stiamo percependo molto interesse da parte dei nostri interlocutori. La nostra è una grande battaglia culturale affinché si smetta di parlare di genere e si inizi a parlare di persone -veri mattoni della società- e le famiglie -usando questa parola volutamente al plurale: tutte le tipologie di famiglie– vengano considerate le cellule dalla società.

Per Adriana e il MFPG è anche un intenso periodo di collaborazioni, sia con le istituzioni, anche d’Oltralpe, cui sta cominciando un fecondo dialogo, sia con altre associazioni. Tra queste c’è Figli Per Sempre, di cui abbiamo incontrato la presidente della sede di Milano, Laura Besana. La sinergia sviluppata a partire dalle stesse tematiche – anche se con tagli differenti – ha permesso un grande lavoro in tandem, come si evince dalle parole di entrambe le nostre intervistate. L’interazione è così forte che Adriana Tisselli fa parte anche del direttivo di ”Figli Per Sempre” e Laura Besana anche del direttivo di MFPG.

imagesLaura ci ha parlato invece di Figli per Sempre, associazione nata a Varese nel 2005, che inizialmente si è occupata diincontrare i genitori in via di separazione per insegnare loro a gestire le proprie emozioni negative e per fornire un supporto legale e psicologico attraverso esperti e mediatori. Attualmente invece, l’attività principale è quella dell promozione della bigenitorialità, attraverso convegni e conferenze. E’ fondamentale educare e insegnare; l’informazione, spiega Laura, è il primo passo verso la prevenzione. A breve invece sarà intrapreso un progetto in collaborazione con gli insegnanti per capire quanto gli studenti portano nella aule del loro vissuto.

A completare la triade c’è Sheyla Bobba, che con Adriana e Laura collabora e ha collaborato, fondatore e direttore di Senza Barcode, in cui ho l’onore di scrivere, da sempre attenta al diritto di famiglia. Abbiamo parlato anche con lei.

Sheyla è anche una scrittrice e uno dei suoi ultimi lavori è Post Scriptum, dove analizza i divorzi e i conflitti ponendo, dopo anni di studi ed esperienze, l’attenzione sulla PAS e sulla violenza psicologica.

Io non sono  una psicologa o una titolata  ma una che titolo, pergamena e medaglia li ha conquistati “solo” sul  campo; con onestà intellettuale, dignità e un minimo di intelligenza basta vedere e ricercare anche i recenti studi ed “esperimenti”, consiglio quello di Lavadera a Roma e la lettura di questo articolo. Ora, come fanno femministe, sostenitori del NO Gadner e fantasiosi “psicologi”  a ripetere  “la mamma è sempre la mamma” o peggio “madre vuol dire amore”? La PAS esiste! chiamatela lavaggio del cervello, stupro mentale o come vi pare. Esiste un genitore malevolo a tal punto da distruggere un figlio per i suoi pruriti; il più delle volte è la madre a farlo.

images (1)Parlando di questi argomenti Sheyla si arrabbia sempre, ci siamo fatti dire come mai.

Sono nauseata e schifata Giulia! Io ho visto molti volti, anche allo specchio, di bambini non amati, di bambini che pregavano tra le lacrime chiedendo aiuto. Piccoli che volevano essere salvati, allontanati dalle mani di certe madri/genitori. Per questo ammiro Adriana e Laura. Loro continuano con MFPG a “scremare” le donne, cercano di aiutare tanto i maschi quanto le femmine – non ho volutamente indicato madri e padri – loro fanno sacrifici mentre c’è chi ha solo la capacità di urlare… pare quasi temano d’essere scoperti a far chi sa cosa, con i soldi di chi sa chi …

Ma non è solo questo che la turba, c’è qualcosa di più. Ci vuole un poco perché lo ammetta ma alla fine…

Esatto; sono arrabbiata perché la politica ora non può aiutarci essendo tutti impegnati nella campagna elettorale, preoccupata che chi realmente ha fatto e può fare resti fuori dai palazzi, e sono ansiosa… non vedo l’ora di poter sviluppare i tanti progetti che abbiamo con MFPG: per ora posso dire cheSenzaBarcode ne è voce… a tutto volume!

Invece per quanto riguarda la Pas, sentiamo quale è la sua esperienza e cosa è, in breve, questa terribile sindrome.

Consiglio di seguire con attenzione la nostra rubrica ”Analisi alienazione“, che sto integrando man mano che le interviste e gli impegni di SenzaBarcode lo consentono, ma entro venerdì faremo un grandissimo passo avanti! e lascio qualche consiglio ai genitori, specialmente i non collocatari: analizzate il comportamento dei vostri figli, anche seguendo queste indicazioni: come riconoscere i segni della PAS nel Bambino

1. Il bambino mostra disagio quando è insieme al genitore alienato.
2. Fornisce risposte brevi senza interesse e coinvolgimento – sto bene. Si. No.
3. È aggressivo e irruente
4. È distratto e visibilmente spaventato.

Parliamo di Sanità e documentazioni: il Consenso Informato

La fine della coppia coniugale non significa la fine della coppia genitoriale: questa in sintesi il presupposto su cui si fonda la norma sull’affido condiviso.

Che queste fondamenta solide siano disattese preferendo continuare a costruire fragili palafitte di affidi monogenitoriali, realizzati attraverso la figura giurisprudenziale (e non normativa) del genitore collocatario che ha il pieno “appalto” del figlio, fa il paio con la tradizione di abusi edilizi tipicamente italiana.

In attesa di un “condono familiare” moltissimi genitori non collocatari devono navigare a vista destreggiandosi tra una selva di norme non chiare e confidando nella collaborazione dell’ex coniuge. Collaborazione che – lo ricordiamo – è sempre e comunque nel bene dei ragazzi.

 

Chi vive la condizione di “separat* con figli” può essersi trovato di accompagnare il minore per una visita medica, un ricovero o di essere informato dall’altro genitore della situazione (o non informato – e speriamo siano solo eccezioni, anche se ben sappiamo come stanno le cose in alcuni casi).

Trattandosi di pazienti minorenni il medico deve acquisire il consenso informato obbligatorio per legge rivolgendosi ai genitori per la firma sul documento. Senza la firma del consenso informato il medico non può procedere, fatte salve le condizioni di immediata necessità e pericolo di vita per il paziente.

Cosa dispone la norma a proposito dei consensi informati in tale caso?

Il Codice Civile sancisce che la tutela/potestà sui figli è esercitata di comune accordo da entrambi i genitori (art. 316, comma 2, CC) o da un solo genitore nei casi in cui l’altro genitore sia morto o decaduto o sospeso dalla potestà.

Nei casi di comuni trattamenti medici (visite, medicazioni, ecc.) può essere  sufficiente il consenso di uno solo dei genitori. Questo poiché si considerano questi fatti come atti di ordinaria amministrazione che possono essere compiuti disgiuntamente da ciascun genitore (art. 320 CC). In questi casi il consenso comune è considerato implicito.

 

Situazioni mediche più impegnative che richiedano la somministrazione si sostanze per le quali è necessario un consenso (es mezzi di contrasto o farmaci innovativi) o qualora siano necessarie manovre invasive (interventi e medicazioni avanzate) è necessario il consenso esplicito di entrambi i genitori.

Il caso più semplice ed ovvio è che il minore venga accompagnato da entrambi i suoi genitore e che entrambi siano d’accordo. In questo caso il medico acquisisce il consenso congiunto e procede.

 

NB Il consenso comune è sempre necessario in caso di genitori separati o divorziati o non conviventi, in base al principio che le decisioni di maggiore interesse per i figli relative all’istruzione, all’educazione e alla salute sono assunte di comune accordo (art. 155, comma 3, e 317, comma 2 – CC).

 

 

Poiché il diritto alla salute è primario, l’assenza o l’impossibilità di uno dei due genitori a rilasciare il consenso, (perché ad esempio lontano, impossibilitato a sua volta da condizioni di salute o di lavoro) non può essere una ragione sufficiente per non procedere, e d’altro canto non è prudente sospendere i trattamenti in attesa dell’altro genitore col rischio di generare una situazione di urgenza.

In questi casi è prevista l’acquisizione del consenso del solo genitore presente e capace (art. 317, comma 1 CC). 

 

In queste situazioni il problema, che anche medici e strutture ospedaliere hanno chiaramente percepito, è  quello della prova che l’altro genitore sia effettivamente lontano, impedito o incapace e perciò non possa prestare il consenso.

Acquisire tale prova potrebbe essere semplice: il genitore lontano potrebbe essere contattato telefonicamente ed invitato a mandare un fax in cui con firma autografa esprima il suo parere e confermi la difficoltà ad essere fisicamente presente.

Ove tale prova manchi, occorre, su ricorso dell’altro genitore, di un parente o del pubblico ministero dei minorenni, un provvedimento del Tribunale per i minorenni che sostituisca il consenso mancante dell’altro genitore.

Al fine di semplificare e snellire questa fase, si propone che il genitore presente compili e sottoscriva sotto la sua responsabilità un autocertificazione, attestante la condizione di lontananza o impedimento dell’altro genitore, che deve essere conservato insieme al modulo di consenso.

 

Certo è possibile che nel caso di genitori malevoli o “sottrattivi”  che impediscano o ostacolino la regolare frequentazione del minore con l’altro genitore, vengano negate informazioni essenziali. In alcuni casi per sostenere la tesi che l’altro sia una figura assente. Si sottolinea che le dichiarazioni mendaci sono punibili ai sensi di legge; a tale fine si ricorda che la Cartella Clinica è un atto pubblico, soggetto a controlli da parte degli organi amministrativi regionali, e che la falsa dichiarazione di lontananza o irreperibilità di un genitore è assimilabile al “falso in atto pubblico”.

 

Questo aspetto tra l’altro solleva questioni anche per i presidi sanitari che debbono tutelare se stessi ed i propri dipendenti anche dal punto di vista medico legale. L’attitudine diffusa è quella di avere sempre i due consensi o una attestazione olografa o certificata che motivi l’assenza rilasciata dal diretto interessato.

 

dott.ssa Arianna Brambilla

 

Mamma ti odio — lettera di una ragazza vittima di alienazione genitoriale

Familie

Ho 26 anni e odio fortissimamente mia madre. Lo so che pensi che non sia giusto, ma credimi l’ha voluto lei.

Adoravo mio padre e all’età di undici anni i miei si sono separati.

Ricordo con la morte nel cuore quando mio padre se n’è andato via. Mia mamma odiava mio padre e ha fatto di tutto per non farci frequentare e spesso ha tentato di parlarmi male di lui. Io fingevo di ascoltarla e dentro il mio cuore piangevo e desideravo vederlo e sentirmi rassicurata da lui, mentre il mio astio per lei cresceva a dismisura.

Ben presto mio padre fu costretto, si COSTRETTO, e mi rivolgo anche a quell’insensibile di Teresa che ha commentato su questo blog, ad allontanarsi da me. Quando ho avuto 18 anni sono corsa da lui, ma era ammalato e poco dopo è morto.

Maledetta mamma che so che leggi sempre questo blog insieme a V, voglio dirti che ti odio profondamente, e che spero con tutta me stessa che i tuoi ultimi anni siano mostruosi e pieni di rimorsi e che tu non possa vivere mai in pace con il tuo secondo marito.

Maledetta tu e maledette tutte quelle donne che si comportano come te. Cosa credete di fare separandoci dai nostri padri? Pensate forse che il richiamo del sangue non conti? Pensate che noi figli siamo proprietà soltanto delle madri? Mi hai rovinata cara mamma, come figlia, come moglie e come madre.

Non voglio figli, per me è stato brutto essere una figlia, solo ed esclusivamente per colpa tua.
Ho paura di diventare madre perché potrei diventare come te.

 

Fonte: http://familiafutura.blogspot.com/2006/06/mamma-ti-odio.html

 

Alice nel paese del genoma – Io voi o il peperoncino?

2 novembre 2012 di

Un giorno un uomo, in una terra occupata dal nemico, ha detto: Io sono la Verità. Ha detto anche che le donne dovevano essere libere di portare i capelli sciolti e che i bambini erano i primi, perché puri. Ha dato il più importante compito dopo la sua morte a una donna, e cioè di annunciare la sua Resurrezione. Ha anche detto che gli ultimi dovevano essere protetti, e rimproverato i sacerdoti della sua terra per il loro potere di materia. Un giorno quell’uomo ha preso a calci i mercanti fuori dal Tempio.

Prima ancora un altro uomo lo aveva riconosciuto e battezzato. Quell’uomo era l’ambasciatore di Dio: aveva girato, preparato il popolo all’arrivo dell’uomo che avrebbe parlato di Verità, Libertà e Giustizia. Una rivoluzione per quell’epoca, ne parliamo ancora oggi e sempre. Quella terra che è la Palestina, è ancora occupata oggi, ma non per sempre.

Un giorno un uomo ha detto: chi non lotta ha perduto.

Un giorno un uomo ha detto: il potere è globale. Di giorno ci rendono la vita un inferno, ma la notte è nostra.

In sintesi i miei punti di riferimento base, ne manca solo uno. Mi è stato “ordinato” di non descrivere i miei punti di riferimento e io lo faccio. Oltretutto mi sembra necessario per aiutare a capire. Sono più di dieci anni che lotto attivamente, come scelta volontaria, per difendere i bambini. Ma prima ho studiato e continuo a farlo. Sono entrata in Italia dei Valori dopo accurata analisi politica, per stimolare leggi a favore dell’infanzia e della famiglia. Era l’unico partito non intaccato dal sistema nel settore di cui mi occupo. Anche se a un certo punto si è aperta una breccia. Sono entrati i vandali e qualcuno gli ha aperto la porta. Mentre questi proseguivano prepotenti e incauti, io osservavo (e osservo) i movimenti di quelli che hanno aperto la porta. Hanno cercato di bloccare in tutti i modi le mie azioni e di isolarmi, ricordate il branco di iene? Ma quello è un frammento di qualcosa altro di molto più complesso. Ho cercato più volte di spiegare ai lettori inferociti per le posizioni di alcuni di IdV, che un partito è qualcosa di complesso. Oggi grazie a tutto il can can che ci riguarda, posso spiegare meglio a cosa mi riferivo.

Mentre insieme alle persone per bene del mio partito e nella mia regione, preparavamo mozioni che poi sono state approvate nel Comune di Trieste, per aumentare gli asili nido aziendali, fare entrare anche i bambini stranieri al nido, progettare e realizzare condomini per mamme e papà separati, alcuni si muovevano nell’ombra per impedirmi di andare a parlare al famoso convegno di Grado delle donne, vera pietra dello scandalo. Il perché basta andarselo a cercare in rete che è un fiume di informazioni. Siccome di nascosto non ci sono riusciti perché gli interlocutori facevano orecchie da mercante, si sono dovuti palesare ed è uscito quel documento in rete di censura a mio danno, da parte del coordinamento donneidvtoscana. Lo stesso coordinamento che in seguito se ne è uscito con quel palese falso sulla mia intervista a Unimondo.org. Non bisogna dimenticare questo quando si prepareranno le liste elettorali e di certo gli elettori se lo ricordano. E mica perché lo hanno fatto con me, ma perché potrebbero farlo con chiunque. E siccome da sole non ce la facevano, come hanno creduto all’inizio, hanno chiesto aiuto a un “onorevole” che è accorso in aiuto delle povere vittime con sistema da santa inquisizione, e mi ha ripreso per la mia posizione fuori dai ranghi e poco professionale come dirigente. Detto da uno che si presenta quasi completamente nudo sulla sua pagina facebook e che per evidenti motivi, non conosce il significato della parola onorevole, ti fa pensare.

Indigeste per loro la mia posizione sul condiviso e le adozioni gay. Non mi hanno mai contrastato con elementi tecnici ma con ciance, manipolazioni e nascosto. E questi dovrebbero rappresentarmi? Ma la ciliegina sulla torta l’hanno messa sul Convegno Nazionale per la banca dati dei pedofili, che è stato ostacolato dall’inizio in un modo veramente speciale da gran professionisti. Il che nel mio sistema di valori non è certo un vantaggio. Tipo:  “ti faccio credere una cosa che non è”. Noi siamo andati avanti nella preparazione e a un mese dal Convegno è scoppiato il bubbone perché hanno capito che noi facevamo sul serio. Sono partite le intimidazioni: molti uomini hanno preso paura, le donne si sono arrabbiate. Ci siamo sentiti dire che  “avvicinare il nome del Presidente Di Pietro alla nostra iniziativa/locandina era lesivo della sua immagine e di conseguenza del partito”. Un convegno che finalmente parla di chi sono i pedofili e come iniziare a attrezzarsi contro la pedofilia? Dovrò chiedere al Presidente cosa ne pensa prima o poi.

Si tratta della stessa persona che  all’esecutivo di Vasto ha ben pensato che le coordinatrici donne non dovessero partecipare per la prima volta in anni.

Ovviamente il Convegno noi lo facciamo e sarà la prima volta in Italia che si parla di una banca dati dei pedofili italiana e di un pool anticrimine specializzato. Ci saranno i migliori tecnici della materia in Italia e il senatore Luigi Li Gotti che è uomo di grande esperienza in materia, il migliore in Italia contro la pedofilia tra tutti i politici e non solo. Va da sé che tutto verrà a galla. Anche le loro future violenze che sono di sistema dentro IdV.

Chi ha paura di Antonio Di Pietro e Beppe Grillo?

L’accoppiata, se ben giocata, promette benissimo.

Dott. Valentina Peloso Morana

Italia dei Valori Friuli Venezia Giulia

„Il padre “rifiutato” dalla figlia davanti scuola: “Vi racconto il mio inferno“

Padre separato rifiutato da figlia scuola media Mestre

Il padre “rifiutato” dalla figlia davanti scuola: “Vi racconto il mio inferno”

Da luglio 2011 l’undicenne ha troncato ogni rapporto con lui. L’avvocato Delmonte: “Manipolata dalla madre”. L’uomo, in affidamento congiunto: “Voglio darle il diritto di avere due genitori”

di Gabriele Vattolo – 19 ottobre 2012
L'avvocato Tomas Delmonte

L’avvocato Tomas Delmonte

Mestre come a Cittadella? Forse. Certo, la storia della bambina di undici anni che si è rifiutata di parlare con il padre martedì scorso fuori dalla scuola media Giulio Cesare, anche se non in punta di diritto, qualche assonanza sembra avercela. Al centro, però, rimane sempre una bambina, con i suoi diritti e i suoi bisogni. Per questo suo padre, che quella mattina ha avuto un alterco con una professoressa dell’istituto che non gli permetteva di parlare con la figlia, ha voluto spiegare come sono andati i fatti e l’inferno personale in cui è piombato da quando, da luglio 2011, la piccola non ha più voluto recuperare un rapporto con lui.

“Prima di tutto il mio assistito sente il dovere e non il diritto di essere genitore – spiega l’avvocato veronese Tomas Delmonte – Per questo si trovava davanti alla scuola. Per questo spesso si è ridotto a salutarla con la mano in lontananza”. Una storia complessa, come tutte le storie che hanno origine da una separazione. Papà e mamma della undicenne si separano sette anni fa. Consensualmente. Poi, in questi anni, nei confronti dell’uomo partono undici denunce, tra segnalazioni della scuola (di carattere amministrativo) e esposti della coniuge. Nove di queste vengono subito archiviate.

Nel 2006 arriva la prima denuncia, poi nel 2008 la richiesta della donna di togliere la potestà genitoriale al compagno. Passano due anni. Il tribunale dei minori rigetta il ricorso della madre, togliendo anche l’obbligo di pagare l’assegno di mantenimento al padre, in quanto, avendo l’affidamento condiviso, il 40% del tempo la piccola lo passa con lui. Nel 2010, poi, parte una segnalazione dei servizi sociali che, sulla scorta delle dichiarazioni della madre, avverte la Procura che qualcosa non andrebbe per il verso giusto. Si arriva al 2012, con la richiesta del tribunale dei minori di approfondire la situazione, attraverso anche degli incontri “congiunti” tra tutti e tre i soggetti in campo: madre, padre e figlia.

Nel mezzo, però, qualcosa è successo. La figlia da luglio 2011 non vuole più parlare con il padre. Il motivo? Mistero. Secondo l’avvocato Delmonte tutto è da ricondurre al tentativo “scientifico” della madre di tagliare ogni legame della bimba con lui. I servizi sociali quindi non possono far altro che “fotografare” la situazione e, a fine settembre, consegnare la propria relazione al tribunale.

“Io mi espongo non per me. Ma per mia figlia – spiega l’uomo – perché lei ha diritto di aver un padre e una madre. Con questo comportamento, invece, la mia ex compagna non le permette di aver un altro punto di riferimento”. Nessun “teatrino”, nessuna azione eclatante. E nemmeno nessuna denuncia: “Zero a zero vince il genitore affidatario (la madre, ndr) – spiega l’avvocato Delmonte – noi vogliamo invece che siano salvaguardati i diritti della bambina”.

Come? Dopo undici tra denunce e segnalazioni in cinque anni, dopo aver perso il rapporto che aveva con la figlia, il padre della undicenne ha depositato istanza di divorzio in tribunale. In modo da determinare un altro processo “parallelo” alternativo a quello già in piedi al tribunale dei minori. Con una peculiarità però: la sentenza del tribunale Civile è “più forte”. In questo modo il legale del padre depotenzia il procedimento attualmente in corso. La richiesta è di ottenere l’affidamento della figlia, anche se non esclusivo, e che la stessa venga ospitata per tre settimane in una casa famiglia con personale qualificato che permetta l’attuazione del cosiddetto “metodo Washak“, in cui si aiuta il bambino a recuperare un rapporto con il proprio genitore. Una pratica sperimentale in voga negli Stati Uniti.

Tra passaggi legali e rapporti dei servizi sociali, però, la protagonista della storia è sempre lei: una bimba di undici anni contesa. E un padre terrorizzato dall’idea di non vederla più.

Fonte mestre.veneziatoday