Effetti della PAS (seconda parte)

Riportiamo qui nel nostro blog una serie di articoli pubblicati qui a firma di una nostra carissima amica.

Da senzabarcode.it

Effetti della PAS (seconda parte)

di Sheyla Bobba

Effetti della PAS (seconda parte):

L’assenza di senso di colpa
Il bambino ha un comportamento psicopatico, privo quasi di sentimento, totalmente ripulito dal senso di colpa, umanità e debolezza. La campagna denigratoria verso l’alienato è ancora più impetuosa, la frase papà io ti odio, sei cattivo è di  per se dolorosa, se però a pronunciarla è un bambino dal volto privo di ogni segno di pentimento, ma anzi indurito e fiero, diviene mortale. Dal libro di Lorenzini Psicopatologia e educazione (1949) è chiaro come un atteggiamento psicopatico in età evolutiva porti ad essere un adulto psichicamente deviato, pericoloso per se stesso e la società; all’interno dello stesso libro i riferimenti dei suicidi in età adolescenziale che dettaglierò più avanti.
Gli scenari presi a prestito
Il bambino è consapevole che certe espressioni sono utili per restare nelle grazie dell’alienante, il più delle volte non ne conosce neppure il significato. Recentemente, confrontandomi con un padre separato, mi raccontava che sua figlia lo chiama “papà Parolisi, tu sei cattivo”, al di la della colpevolezza o innocenza di Parolisi, è indubbio che gran parte dell’opinione pubblica lo ritiene colpevole, certamente la madre e/o l’ambiente familiare della bambina in questione, che indubbiamente non sa che o cosa sia Parolisi, la bambina ha meno di tre anni.
Un altro caso eclatante fu una bimba di tre anni che, accompagnata dalla madre, denunciò il padre di averle toccato la farfallina, solo sei mesi dopo (di carcere per il padre) durante un colloqui con la CTU la bambina candidamente disse “si papà mi ha toccato la farfallina, ma io non so che cosa è la farfallina, me lo ha detto la mamma di dirlo ma non mi ha ancora spiegato cos’è”
Sono riportati casi dove i padri venivano accusati di aver detto parolacce, abusi sessuali, violenze fisiche … da bambini che, all’epoca dei fatti avevano meno di due anni, quindi evidentemente non potevano ricordare certi avvenimenti. Questo sintomo, individuato da Gardner, è a mio avviso, il raggruppamento della maggior parte dei precedenti, la dimostrazione plateale del lavaggio del cervello subito dall’alienante. Le patologie che ne possono scaturire sono molteplici e le analizzerò nei successivi capitoli.

L’estensione delle ostilità alla famiglia allargata del genitore rifiutato,
scontata ed inevitabile reazione ai sintomi e comportamenti precedentemente illustrati. Che sia per rifiuto (indotto) dell’alienato o che sia per paura, il bambino si mostrerà ostile con tutto il mondo dell’alienato. Della sua vecchia e nuova famiglia. Nella programmazione dell’alienante vengono compresi, appunto, anche i nonni, gli zii, gli amici vecchi e nuovi dell’alienato; un nuovo partner diverrà automaticamente pericoloso, peggiorativo dei rapporti genitore/figlio e, spesso, il reale colpevole della rottura del rapporto tra i genitori; anche se il rapporto si era interrotto anni prima, l’alienante spesso usa affermazioni tipo “adesso che ha la nuova fidanzata lo vedi che quello che diceva la mamma era vero? Non mi voleva bene papà” anche se la loro relazione si era interrotta da anni e per tutt’altri motivi.

Questo porta: mancanza di fiducia nel prossimo (anche il nonno che era tanto caro prima!), sfiducia nel proprio giudizio (prima papà era bravo, ma la mamma ha dimostrato essere cattivo), in pratica il bambino si trasformerà in un adulto guardingo, spaventato e perennemente chiuso; non mostrando i propri sentimenti non si rischia di restare delusi e feriti.
Finalmente si denota che il fenomeno della PAS è in realtà una concomitanza di disturbi psicologici che affliggono il genitore alienante; disturbi, sindromi, complessi e problematiche note e già trattate con terapie psichiche e farmacologiche. La teoria di Gardner (come spesso viene denominata), è diagnosi sufficiente per modificare sentenze d’affidamento condiviso o esclusivo, fino a decidere di privare il genitore alienante della potestà. Nello stesso modo la PAS (come la sindrome del Genitore Malevolo) è causa primaria di danni psicosomatici ai bambini. È dovere morale, civile e sociale prendere provvedimenti immediati; non è possibile permettere una programmazione che impedirà ai bambini di essere degli adulti “normali”.

Effetti della PAS – 1

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Effetti della PAS

di Sheyla Bobba

effetti

Effetti della PAS: La campagna di denigrazione.

Sminuendo e canzonando il genitore alienato si insegna al bambino a non avere rispetto per le autorità. Il genitore è per sua natura l’autorità massima agli occhi del bambino; l’esempio e la guida. Di rimando, il genitore alienante, diviene il potere assoluto e supremo, questo è sì una guida ma traviata e traviante; l’esempio e la guida dimostrano al bambino che è possibile trasgredire l’autorità e che si è e dimostra d’essere superiori.

Questo processo è basato sulle menzogne e sul fascino seduttivo del genitore alienante (sedurre dal latino seducere: ossia sviare).

Nel contempo si crea un morboso legame col genitore alienante, il bambino non è più in grado di formulare un suo giudizio e pensiero senza la strumentalizzazione dell’alienante.

Nel 90% dei casi l’alienante è la madre; questo costituisce un maggior pericolo per il bambino che per natura lega ad essa la concezione di giusto o sbagliato non ché di vita e nutrimento

La razionalizzazione debole

Il bambino è convinto che il genitore alienato sia sbagliato, cattivo; è lo stesso alienante che lo convince, gli riporta esempi e dimostrazioni (per lo più fasulle), si fa vedere triste, piange davanti a lui e per ogni cosa il colpevole è l’alienato (non posso comprarti le scarpe nuove perché tuo padre non mi da i soldi per mantenerti. Sono costretta a fare il doppio turno al lavoro e lasciarti dalla baby sitter per colpa di tuo padre…) quindi il bambino considera colpevole l’alienato per ogni sua carenza: materiale o affettiva: Se la mamma è triste e non pensa a me è tutta colpa di papà.

Il bambino ne è quindi oltremodo convinto, ma non consapevole, le sue tesi, accuse e convinzioni sono basate solo sul pensiero dell’alienante e quindi deboli.

La mancanza di ambivalenza

Tutte le negatività della vita del bambino e dell’alienante, ma anche della sua famiglia (vedi ottavo sintomo) sono assolutamente in capo all’alienato. Ogni positività è merito dell’alienante. La mancanza di ambivalenza porterà il bambino ad essere un adulto non in grado di valutare il giusto e sbagliato.

Il fenomeno del pensatore indipendente

Inculcare nella testa del bambino che è lui e solo lui l’autore dei pensieri contro l’alienato è parte integrante della programmazione. In questo modo l’alienante avrò sempre dalla sua parte il bambino, che lo difenderà in ogni occasione, dimostrando quindi sia di essere intelligente e superiore ad ogni condizionamento, sia che l’alienato stesso, rivendicando i pensieri all’alienante, lo consideri stupido e malleabile.

L’appoggio automatico al genitore alienante
Unendosi al genitore alienante ha la certezza che non sarà mai vittima e debole come l’alienato, sarà sempre protetto; anche qualora il bambino pensasse che l’alienante è spregevole nei suoi modi o pensieri continuerà a spalleggiarlo e farsi proteggere. Quando un bambino (meno del 40% dei casi) riconosce il comportamento dell’alienato come deprecabile ha paura a ribellarsi, l’alienato è debole ed assente, l’alienante sempre presente e forte. Possiamo definirlo come il fenomeno di identificazione con l’aggressore.

I Gradi della PAS

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I Gradi della PAS

di Sheyla Bobba

I Gradi della PAS (lo schema da The American Journal of Family Therapy, Volume 38, Issue 2 March 2010 , pages 76 – 187)

pas-i-gradi

Come si intravede, tutto è ostico nella PAS, anche diagnosticarne il grado è decisamente complicato, Gardner, stilando questa tabella, invitava a non utilizzarla con estrema rigidità. Bisogna considerare “l’impatto” che la programmazione ha avuto sul minore più che “lo sforzo” dell’alienante nella campagna stessa.

È necessario anche risalire, a mio avviso, all’inizio della programmazione; se è cominciata (come nel caso su citato) in tenerissima età e quando ancora la convivenza dei genitori era in essere o se ha avuto inizio nel momento della decisione     dell’affidamento del minore.

Come è facile comprendere, il livello di PAS più difficile da diagnosticare è quello lieve, trattandosi di una programmazione più sottile e subdola, forse meno evidente ma comunque presente. Dopo Gardner, diversi studiosi tentarono e tentano di comprendere la metodologia corretta per l’interpretazione della PAS, non essendo un calcolo matematico non può esistere una formula perfetta ma certamente si necessita di linee guida precise. Innanzi tutto non si deve incappare in un banalissimo errore: interpretare come PAS ogni “preferenza” che dimostra il bambino e, di rimando, non escludere la PAS davanti ad ogni atteggiamento perché considerata inesistente (non essendo contemplata nel DSM IV); alla fine di questa ricerca sarà palese come la PAS è in realtà il “contenitore” di molti altri disturbi: sarebbe sufficiente individuarne 3 per parlare di PAS. In buona sostanza per cominciare una diagnosi sul livello di PAS è necessario:

• valutare che non si sia al cospetto di una naturale preferenza genitoriale.

• che sia presente un alienante e quindi il rifiuto non sia volontario da parte del bambino.

PAS LIEVE:

Gardner sosteneva che si definiva lieve quando la manifestazione degli otto sintomi era superficiale. In questo caso, continua, non è necessario consigliare un percorso di psicoterapia ma piuttosto ribadire (anche per mezzo del Tribunale) lo stato di affidamento del figlio, così da “tranquillizzare” l’alienante e non indurlo a procedere nella programmazione.

• Io sostengo invece che, ai primi avvisagli di PAS, generalmente riconosciuti dall’alienato o dalla sua famiglia, anche se lieve, è necessario intervenire immediatamente, così che l’alienante (che vede non aver la giusta presa sul bambino) non abusi ulteriormente e non decida di passare anche a maniere violente.

PAS MODERATA:

Secondo Gardner è questo il grado di PAS sul quale si deve intervenire maggiormente. Qui tutti gli otto sintomi sono presenti e in maniera evidente. Il bambino usa scenari presi a prestito, non razionalizza gli atteggiamenti (dell’alienato e dell’alienante), è morbosamente legato all’alienante, rifiuta regali e visite dell’alienato, disprezza il tempo con lui trascorso, l’alienato è sostanzialmente il colpevole e da punire. A questo livello abbiamo anche la possibilità di riscontrare i sintomi della somatizzazione, ansie, attacchi di panico, insicurezza, percezioni distorte e altre a seconda

dell’ambiente, familiarità, risposta… (in seguito dettagli)

• Sostengo fermamente che anche questo, come il successivo grado, siano evitabili! Esistono segnali lanciati dagli stessi bambini, proprio nel corso delle loro azioni da programmazione. Sottili o plateali ma questi segni sono evidenti. Salvare un bambino dalla programmazione di un alienante è un percorso da fare rapidamente, consapevoli che è cosparso di ostacoli. L’attenzione è, ad oggi, solo a cura del genitore alienato e della sua famiglia: difficile colpevolizzare però quando non vi è questo processo di identificazione; l’alienato è la sua famiglia stanno vivendo un disagio che in qualche modo li priva della “lucidità” necessaria. Ma ribadisco che è fondamentale per tutelare e proteggere il bambino.

Ho creato una proposta a questo proposito: sheylabobba@senzabarcode.it

Riconoscere la PAS dai primi sintomi

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Riconoscere la PAS dai primi sintomi

di Sheyla Bobba

Familie1.5 Riconoscere la PAS dai primi sintomi

Come riconoscere i segni della PAS NEL BAMBINO

1. Il bambino mostra disagio quando è insieme al genitore alienato.

2. Fornisce risposte brevi senza interesse e coinvolgimento (Sto bene. Si. No.)

3. È aggressivo e irruente

4. È distratto e visibilmente spaventato.

Come riconoscere i segni della PAS NELL’ALIENANTE.

1. Il genitore alienante tende a ridurre più possibile i tempi di visita trasgredendo le disposizioni del Tribunale. Ad esempio, dopo aver parlato male al bambino del genitore alienato, (è cattivo. Mi picchiava. Ho paura che ti faccia del male. Ho paura che ti porti via da me) fa scegliere allo stesso bambino se frequentare o meno l’altro genitore.

2. Il genitore alienante racconta al bambino dettagli della separazione, naturalmente attribuendo  all’altro genitore ogni colpa e lo incolpa dell’abbandono, della mancanza di denaro, delle sofferenze …

3. Il genitore alienante rifiuta di fornire (al bersaglio dell’alienazione) tutte le informazioni  scolastiche, mediche e/o sociali del bambino (quaderni, pagelle, diario, referti visite mediche, attività sportive …)

4. Il genitore alienante tenta false accuse. (Percentuali spaventose e accuse ignobili)

1) Definizione Della PAS

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1) Definizione Della PAS

di Sheyla Bobba

1) Definizione della PAS. L’alienazione genitoriale è, sostanzialmente un “lavaggio del cervello” che il genitore alienante compie al bambino in discriminazione del genitore alienato. Gardner ce ne illustra i sintomi per la diagnosi (in seguito), tutt’ora in discussione e tutto sommato recente; si comincia a parlare di PAS dal 1984, con il forte aumento di divorzi e la pressante esigenza di tutelare i bambini. Il genitore alienante riversa sul figlio le sue paure e il suo rancore, tanto da dimostrarsi vittima, il bambino per protezione, si schiera incondizionatamente a sfavore del genitore alienato.

 Vedremo in seguito i danni psicofisici che ne derivano.

Il bambino formula quindi un’opinione ed un’immagine che non è sua ma frutto della reazione del genitore che non si cura di modificare la situazione, ma anzi incita il bambino a prendere posizione netta, al fine di eliminare dalle loro vite il genitore alienato.

Per quanto si dovrebbe parlare sempre di genitore è indubbio che nel 90% dei casi l’alienante è la madre.

L’ultimo Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi Mentali (DSM IV) non accenna minimamente alla sindrome di alienazione. Psichiatri, studiosi, psicologi e ricercatori di 27 Paesi stanno lavorando affinché venga aggiunto nel nuovo DSM V -in fase di pianificazione, e dovrebbe essere pubblicato nel maggio 2013- ma con acronimo PAD, Disturbo Alienazione Parentale. 

Il malato di P.A.S.

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Il malato di P.A.S.

di Sheyla Bobba

Chi è il malato di PAS?  DA  IMILLE

[…]Una domanda mi sta poi perseguitando da tempo: conosco la PAS direttamente, sulla carta e l’ho vista su molti, ma in realtà chi affligge? Il genitore alienante, l’alienato o i figli programmati? Da una domanda rivolta in questo modo, pare io non ne sappia proprio nulla, invece è l’esperienza a farmi parlare. Faccio un passo indietro e analizzo ogni aspetto: la PAS è la Sindrome di Alienazione Parentale. Quindi per sua natura, quale sindrome, è un insieme di segni e sintomi che compongono una situazione “particolare” in un individuo.

Segni e sintomi sono ormai ben noti, anche se ritengo vi siano due aspetti che non sono stati inseriti ne contemplati; li espongo di seguito. Si può negare che un genitore, il programmatore, non sia afflitto da un disturbo se dà vita ad un brainwashing devastante a danno del figlio? Si può pensare che un genitore, l’alienato, non sviluppi disturbi quali rabbia, apatia, instabilità e altro se viene dipinto e trattato come il mostro cattivo? È sperabile che un bambino, il programmato, non sviluppi problematiche psicologiche che, a breve o lungo termine, hanno la possibilità di trasformarsi in problemi patologici che potrebbe non essere in grado di affrontare sino a farli diventare danni, sindromi, patologie o malattie? Chi è il “malato di PAS”? Questa riflessione vale sia nell’ipotesi di PAS –Sindrome- come di PAD – Disturbo – che dovrebbe divenire l’acronimo presente nel nuovo DSM V.

Che il padre dell’ipotesi PAS sia Gardner lo sanno tutti, che sia contestato per una sua personale condotta morale lo trovo irrilevante se quello che ha detto negli anni è dimostrabile e riscontrabile: e lo è. Gardner ci ha fornito delle linee guida che nel corso della storia sono andate rafforzandosi, decadendo, ampliandosi. Vi sono poi altri, più o meno recenti, luminari, che si sono pronunciati: da Gulotta alla Buzzi, Miller, Lowen, Giordano, Lavadera, Nestola e via di seguito.

Per penna di Alice Mannarino è apparso sul sito State of Mind, il giornale delle scienze psicologiche, un articolo che descrive un esperimento – Lavadera et al. 2012 Università Sapienza, Roma – eseguito su 20 bambini di 11 anni che, in base agli otto sintomi di Gardner, rispondevano all’alienazione parentale e su uno gruppo di controllo di 23 bambini della medesima età, anch’essi figli di separati, ma non presunti alienati. Il risultato del test evince chiaramente che i bambini sottoposti alla programmazione sviluppano caratteristiche psicologiche di disturbo: i sintomi riscontrati da Gardner. Ed ammette altresì che tali disturbi possano avere effetti a lungo termine.

Ad Aprile ho concluso una personale ricerca basata sulla mia opinione, peraltro non già espressa in precedenza da Titolati, che la PAS sia da considerarsi un contenitore. In questo modo è semplice individuare tutte le patologie, disturbi, manie e sindromi che affliggono il genitore alienante: qui differisco da Gardner, che sostiene che non è necessariamente disturbato il genitore alienante; a mio parere chi fa volontariamente del male ai figli o li strumentalizza è malato; potrei considerare di essere più rigida di lui, che spesso venne descritto come magnanimo.

Ho aggiunto, agli effetti della programmazione, la Sindrome Fibromialgica, patologia da dolore cronico che affligge tutto il corpo. Anche in questo caso non vi è sufficiente ricerca e materiale scientifico, oltre a una serie di problematiche di tipo burocratico, per riconoscere la Sindrome come una vera “malattia”; basta però analizzarla per riscontrare moltissime similitudini che la fanno entrare di diritto negli effetti della PAS. È fondamentalmente una risposta del corpo ad un attacco esterno; Lowen, tra gli altri, ben descriveva la barriera muscolare come un filtro per le emozioni: la rabbia, ad esempio, quando trattenuta, è automaticamente un agente che crea dolore all’ospite. Nello stesso modo anche il tessuto nervoso e le memorie. Daniele Ugolini, terapista della riabilitazione, che ha voluto lasciarmi un contributo significativo nella ricerca, scrive

 “… Sappiamo altresì che un evento che si associa ad uno stimolo nocicettivo (es.: dolore) genera, all’interno delle strutture cellulari predisposte alla registrazione, la sintesi di una nuova proteina (Brunelli M., Kandell E.R.): questa proteina a sua volta induce una modifica non ereditabile che resterà scritta nel patrimonio genetico cellulare fino a quando quell’individuo avrà vita”.

Dinnanzi a tali effetti, che indubbiamente saranno protratti nel tempo e andranno a ledere ogni sfera dell’individuo, come è possibile che esperti e “addetti ai lavori” si perdano in bagarre inutili? Come è accettabile, per un genitore che vede rovinato presente e futuro del figlio dall’ex coniuge, restare ad ascoltare ridicole diatribe sul fatto che il DDL 957 sia un attacco punitivo alla donna? Che importanza potrà mai avere se il genitore programmante è la madre o il padre, quando l’unico risultato è uccidere l’infanzia dei bambini?

La verità è che lentamente si sta coltivando un futuro malato. Il rischio è di “distruggere” un’infanzia, programmare e condannare adulti e bambini al dolore cronico, consegnare la società a pericoli -dal bullismo infantile alla delinquenza-, creare danni economici al singolo e alla collettività; oggi si contano all’incirca due milioni di Fibromialgici in Italia, persone che non possono quasi condurre una vita normale, non riescono a lavorare o non riescono a mantenere il posto di lavoro, disperdono centinaia di euro ogni mese in visite e terapie, molto spesso inconcludenti, e pesano, quando è possibile, anche sul servizio sanitario nazionale.

Rendere dei figli orfani di genitori in vita, e totalmente incapaci di prendersi cura delle loro necessità, non è un rischio, ma un percorso che ci stiamo obbligando inutilmente ad intraprendere.

Madre Non Sta Sempre Ad Amore!

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Madre Non Sta Sempre Ad Amore!

Di Sheyla Bobba

L’articolo di StateOfMind è splendido! Più di una volta mi sono ritrovata a leggere i contenuti di questo giornale delle scienze psicologiche restano poi a bocca aperta! Non certo sono stupita per i contenuti, ovviamente, se non sono loro – quindi gli esperti – a dir le cose giuste siamo “nelle grane”, ma molto più per il modo e l’espressione. Chiaro e ben scritto anche questo articolo che però, almeno per noi di SenzaBarcode, direi “facenti parte o esperti” dei  movimenti padri/madri separate, Stati Generali sulla Giustizia Familiare, Associazioni – qui cito come simbolo l’associazione che vede il nostro Gabriele Bartolucci come vice presidente – assidui “studiosi del femeno” come Sean Nevola – che oltre a rappresentare varie associazioni  è fondatore e amministratore di gruppi come questo – ed altre figure, non contiene informazioni sconosciute.

Estrapolo dal su linkato articolo e analizzo con voi

In Italia, secondo i dati ISTAT, il 18.% delle coppie ha divorziato nel 2010, il doppio rispetto al 1995: parlando con bambini ed adolescenti, ad esempio nelle scuole, sembra quasi difficile trovarne uno non costretto allo (spesso estenuante) andirivieni tra casa materna nei giorni feriali e casa paterna nel weekend.

Che lo stress dei bambini sia asessuato siamo d’accordo, ma siamo d’accordo anche che secondo i citati dati ISTAT, sembra quasi difficile trovarne uno – di questi bambini – che stia durante la settimana dal padre e dalla madre nei weekend – aggiungo, alternati.

altro punto degno di nota:

…All’età di 32 anni, il gruppo di donne con genitori divorziati riportavano più sintomi psicosomatici rispetto alle donne con genitori ancora insieme. Riferivano anche livelli di depressione più alti e maggior presenza di disturbi psichiatrici “minori”. Al contrario, i soggetti maschi provenienti da famiglie divorziate o meno non riportavano differenze significative. Relativamente alle situazioni di vita, i figli di divorziati (maschi e femmine) riportavano livelli di educazione più bassi e un tasso maggiore di disoccupazione, un tasso maggiore di separazione divorzio dal coniuge (a loro volta) e comportamenti a rischio più frequenti, come dipendenza da fumo e abuso di alcol.

Siccome stavolta, ad affermare tanto, non è solo Sheyla Bobba che non è una psicologa o una titolata  o meglio, una che titolo, pergamena e medaglia li ha conquistati “solo” sul campo– ma qualcuno che ha fatto studi e ricerche scientifiche, mi domando come le variefemministe, sostenitori del NOGadner e tutti quelli che sbandierano la vecchia e assurda litania “la mamma è sempre la mamma” o peggio “madre vuol dire amore” ora si metteranno a battere i pugni sul tavolo!

Se mai sono stati quei tempi, signore e signori, vi devo svelare che son finiti. Madre non vuol  dire amore incondizionato, non necessariamente, non “per forza”; l’istinto materno non è più distribuito gratuitamente e va riscosso un contributo. La madre è capace di procurare grandi sofferenze al figlio. Volete obbiettare, bene, questo sito internet è nato per il contraddittorio, ma vi prego non obbligateci a leggere che la madre è capace come il padre di far male, sappiamo che nessuno è ormai immune dalla cattiveria gratuita, siamo consapevoli che le uniche vittime sono i figli; da donna so con certezza che la donna è molto brava nella manipolazione, da figlia so che è molto facile essere manipolati. Chiedo anche ai/alle sostenitrici del NOGadner di ribellarsi a questa mia, di spiegarci perché e per come ritengono che il padre della teoria PAS non sia degno di considerazione, ma prego, vi prego, trovate altra argomentazione e non scivolate nella sua vera o presunta pedofilia e ne sul suo suicidio: argomentate e spiegate, confrontiamoci lealmente e con civiltà.

Chi sostiene Gadner è pregato di usare altrettanta civiltà.

Ritrengo altresì che l’etichetta PAS non vada più usata!  Sindrome da Alienazione Parentale? Ritengo non serva!

Domani uscirà un articolo sul sito www.laleggepertutti.it a firma dell’avvocato Angelo Greco, mi ha chiesto un’opinione su una sentenza e l’ho ben volentieri fornita; domani ho intenzione di fornire nel dettaglio ogni motivo, di rendere pubblico un mio lavoro durato mesi, che chiarisce i diversi motivi che mi portano a ribadire : “L’etichetta PAS non serve“, ne ai genitori, ne ai Tribunali e men che meno ai figli!

Nel dettaglio dimostrerò che abbiamo urgenza di salvaguardare il presente per avere un futuro.