“Il segreto di Pulcinella e i diritti dei bambini” (video)

Intervento della Dott.ssa Valentina Morana (prima parte)

Intervento della Dott.ssa Valentina Morana (seconda parte)

Intervento del Prof. Paolo Cendon (prima parte)

Intervento della Dott.ssa Silvia Alicandro

Intervento del Prof. Giorgio Porcelli al (prima parte)

Intervento del Prof. Giorgio Porcelli (seconda parte)

Intervento del Prof. Marino Maglietta (prima parte)

Intervento del Prof. Marino Maglietta (seconda parte)

Intervento della Dott.ssa Raffaella Frullone

Intervento di Francesco Toesca

La metamorfosi dello sciacallo

dal blog di Valentina Morana Alice nel Paese del Genoma

Cosa fanno le iene quando non vanno a caccia? Cercano le carogne? Si mangiano una con l’altra? O si sodomizzano a vicenda?

Blog

Nota.  Cari lettori di questo blog, questo sopra è il video dell’intervento che ho tenuto al bellissimo convegno organizzato da Serena Fabbrini e Daniele Russo a Firenze il 17 febbraio scorso, con il partito Fratelli di Italia. Un partito di destra che ha a cuore le tematiche dell’infanzia. E’ dimostrato dalle azioni.

Continuamo la lotta per il condiviso. Molti nemici sono saltati con sommo gaudio da parte mia. E’ proprio vero: si raccoglie quello che si semina. Pessimi contadini. Hanno sottovalutato la forza delle idee e della rete. Non ci hanno ascoltati, troppo presi dai loro egoismi e interessi personali. E hanno commesso un errore madornale: hanno dato retta all’ideologia quando la società civile è in continua evoluzione culturale e sociale e perciò in grado di capire i giochetti cretini. Ho visto al telegionale le loro facce di sconfitti. Adesso cominceranno a soffrire loro. Certa gente ha bisogno di soffrire per capire che non si fa all’altro quello che non si vuole ricevere. E di sofferenza questa gente di partiti quaquaraquà, ce ne ha inflitta troppa. La clessidra si è girata, è arrivato il nostro tempo. Questo vale anche per Serena e Daniele che non ce l’hanno fatta in questo giro di elezioni. Ma questo odierno è solo un passaggio, perchè gli italiani hanno paura di cambiare e hanno bisogno di una fase preparatoria. Siamo di fronte a un grande cambiamento e i grillini dentro al Palazzo sono le truppe di sfondamento. Senza dubbio. Verrà tutto a galla.

Adesso noi società civile, dobbiamo continuare tutti insieme come facciamo da molto tempo per raggiungere l’obiettivo del condiviso.

Dopo la prima vittoria, sotto a chi tocca.

Il lupo e lo sciacallo

dal blog di Valentina Peloso Alice nel Paese del Genoma

Mi è stato chiesto in rete la pubblicazione del mio intervento al convegno di Firenze del 17 febbraio scorso. Di seguito la traccia e appena possibile il video.

Il progetto sull’affidamento condiviso introduce un pensiero nuovo nella nostra cultura, ed è quello che madre e padre sono egualmente importanti per i figli. Questo per i figli è rassicurante e li aiuta ad affrontare meglio la separazione familiare che loro possono solo subire.

Quando venti anni fa il prof. Marino Maglietta preparava le basi per arrivare alla legge 54/06 che esaltava i pari doveri dei genitori e dunque la parità di diritti in assoluto, in contemporanea tre scalzacani si radunavano in uno scantinato del Nord a creare le basi di quella che oggi chiamo  “La lobby dello sciacallo”. Loro obiettivo: iniettare il virus delle famiglie cosiddette a rischio e cominciare a parlare di maltrattamento e abuso sessuale familiare. Due pensieri opposti: da una parte Marino Maglietta proponeva una condivisione pur nella separazione coniugale e dunque un’idea di famiglia nel rispetto di tutti e di tutti i ruoli; dall’altra tre scalzacani che poi sono diventati molti di più, a iniettare un’idea di famiglia maltrattante che prevedeva l’allontanamento del padre dal nucleo familiare in primissima istanza, e poi l’intervento di servizi specialistici per l’abuso ai bambini e ragazzi e alle donne naturalmente. In qualche anno si sono ramificati in buona parte di Italia con i loro pseudo convegni, pseudo tecnici, pseudo formazioni a molte istituzioni private e pubbliche italiane. E ovviamente hanno tessuto rapporti stretti con la politica a partire dai partiti di sinistra, si fa per dire, per arrivare a tutti gli altri. E per non farsi mancare niente sono stati i promotori, insieme a quelli che nel frattempo si sono accompagnati all’allegra brigata, delle forme a pagamento di affido e delle case famiglia etc. con tanto di legge. E’ chiaro che tutto questo con il progetto di affidamento condiviso non c’entra niente, anzi.

Questa legge è stata ostacolata dall’inizio perché abbatte i costi delle separazioni. Per gli altri questa legge è un problema economico. Dei bambini e ragazzi, e delle loro famiglie, a molti che decidono, non importa niente. E questo è stato il primo ostacolo evidente che abbiamo incontrato, noi che lottiamo per il condiviso. Con la politica a difendere gli interessi delle caste e non delle famiglie. A questo si è sommato l’alito insopportabile della lobby dello sciacallo che doveva difendere i propri di interessi economici e di potere, e molto faceva dentro il Palazzo.

Mettendo le due cose insieme si capiscono molte cose. E i tipi di alleanze ti dicono di che persone stiamo parlando.

Il condiviso oltre a essere un progetto che mette al centro il bambino, è anche uno degli scudi contro la pedofilia. L’altro scudo è la Polizia Postale che ha dovuto recentemente lottare molto per non vedere abbattute molte delle sue sedi importantissime. I pedofili sono ovunque e soprattutto sono nei luoghi frequentati dai bambini, o come persone che lavorano o come volontari. Maschi e femmine. Poi ci sono i pedofili di potere che arrivano ovunque, protetti da organizzazioni criminali. Questa in estrema sintesi. Si introducono soprattutto in nuclei familiari dove il padre è assente. Perché sono vigliacchi, tutti, e hanno paura di un padre inferocito. Lo abbiamo dimostrato con la prova in rete del vademecum del prete, sequestrato dagli inquirenti, che ha scritto chiaramente che le prede migliori erano quelle senza padre. Lo dice lui: “Preferibilmente un bambino senza padre, solo con la madre o con una sorella”. E ancora: “ Bisognoso di padre”. Il nome di questo prete è : Padre Tarcisio Tadeu Spricigo.

 

Del resto qual è la prima domanda che fa un pedofilo a un bambino apparentemente solo con un suo amichetto, a Gardaland? Gli chiede:  DOVE E’ TUO PAPA’?

E’ vero me lo raccontano i bambini e del resto un papà inferocito ce lo immaginiamo tutti benissimo.

Della pedofilia e dei veri abusi familiari emerge pochissimo in Italia, dove gran parte è sommerso, in compenso il numero delle false accuse nelle separazioni conflittuali è in aumento, in modo direttamente proporzionale ai centri antiabuso del sistema e ai centri antiviolenza del sistema. Basta fare una ricerca e si trova tutto. Le false accuse le incontro continuamente per lavoro. Io applico un metodo scientifico che mi viene insegnato dai miei punti di riferimento scientifici che sono nel Lussemburgo e in Belgio. La prassi scientifica è unica e condivisa a livello mondiale da chi la applica, cambia il metodo di lavoro a seconda degli strumenti del tecnico che opera. La prassi prevede una serie di operazioni codificate che se eseguite correttamente, portano al risultato. Molti di noi colleghi forensi applichiamo la stessa prassi e usiamo metodi diversi. Siamo una minoranza in Italia. La maggior parte dei tecnici che opera nei tribunali non è formata. O è formata per modo di dire dagli pseudotecnici della lobby, formazione che vale meno del due di picche e porta danni enormi perché annacqua le prove.

Da noi siamo al medio evo della prassi, che la maggior parte dei tecnici che opera nel settore pedofilia e abusi sessuali, non conosce. Di qui una montagna di errori madornali procedurali e inquinamento delle prove. Le istituzioni e alcune associazioni private del sociale, si sono messe insieme e hanno creato una banca dati dei bambini cosiddetti “abusati” senza considerare che circa  il 90% delle denunce sono false e che ci sarà un perché. In molte città italiane, una bella banca dati di bambini alla faccia della privacy che per loro evidentemente non conta. Ci serve a prendere i pedofili? No. In compenso siccome questa banca dati contiene informazioni specifiche di bambini, che  sono dichiarati abusati  e di conseguenza  poi  sbattuti nelle case famiglia e nelle comunità specializzate, siamo di fronte al paese dei balocchi per i pedofili presenti nelle istituzioni o che con esse hanno rapporti. Perché possono accedere a tutte queste importanti informazioni, che non prendono i pedofili ma li aiutano. E questi pseudo tecnici che hanno creato questa cosa inutile e dannosa, si vantano anche di eseguire operazioni in questo campo che sono in netta opposizione alla prassi scientifica condivisa, che non conoscono. Hanno un protocollo che prevede di fare tutta una serie di operazioni che nulla hanno a che vedere con le indicazioni scientifiche internazionali. Ad esempio non viene preparata prima la prima intervista del bambino, che deve essere calibrata in base a quel bambino specifico, quando invece è risaputo che è la prima cosa da fare, per arrivare subito a capire molte cose senza poi rivedere il bambino migliaia di altre volte, come invece loro fanno. E va preparata ovviamente per impedire di inquinare le prove, come invece da noi accade continuamente, l’inquinamento intendo, grazie anche a feroci domande suggestive degli pseudotecnici. Cosa verificabile in qualsiasi aula dei tribunali italiani, e che fa arrabbiare i penalisti che invece la prassi la studiano.

Questi pseudotecnici, che dicono che tutti i bambini coinvolti in denunce di abuso sessuale sono abusati, sono gli stessi che dicono che le false denunce non esistono, nonostante le numerose prove agli atti e sono gli stessi che sono contro la legge sull’affidamento condiviso. Lo dichiarano nei loro scritti pseudoscientifici. Nulla è casuale. E non potrebbe essere diversamente dato che la falsa accusa ha l’obiettivo di impedire al padre molto spesso, ma anche alla madre, di frequentare i suoi figli, in contrasto con quanto vuole il condiviso.

E poi sai quanti ci mangiano dietro?

Non vi sembra curioso questo accanimento nel dire che le false accuse non esistono? E’ da soggetti squilibrati fare un’affermazione del genere o da soggetti criminali. Così come esiste la pedofilia e gli abusi sessuali familiari, così esistono anche le false accuse sessuali. Chi fabbrica false accuse dice anche che non esiste l’alienazione familiare o Pas come dicono negli Stati Uniti. Per forza sono gli stessi che spaccano la famiglia anche quando è già separata, e l’alienazione del genitore accusato è il loro obiettivo. L’obiettivo del sistema è quello di spaccare la famiglia, quello della lobby dello sciacallo di fare i soldi con la fobia degli abusi sessuali familiari, che un calcolo delle procure italiane ha stabilito falsi tra il 75 e il 90%. Sono loro i primi alienatori di genitori per questo la negano. E la suggeriscono a volte a una madre separata. O a un padre. Qualche altro genitore separato ci pensa da solo. Qualche istituzione usa la scusa della Pas per sbattere in comunità un bambino, alienando in questo modo entrambi i genitori e commettendo si alienazione familiare e sociale del bambino. Cioè dicono che un genitore aliena l’altro genitore al bambino e lo incarcerano in comunità, alienando in questo modo tutta la famiglia al bambino e in più tutta la sua vita sociale. In contemporanea dicono che l’alienazione familiare non esiste. Protezione dell’infanzia? Il Ministero dell’Amore di Orwell?

Vogliamo cominciare a controllare i controllori?

Io dico che l’affidamento condiviso va difeso e promosso con energia. Il compito dei genitori è quello di educare e proteggere. Proteggere. Il padre e la madre devono poter essere presenti nella vita dei loro bambini, anche perché al momento si vive in una giungla ed è necessario proteggerli. Escludere i padri da questo compito significa mettere a rischio moltissimi bambini. Poche ciance questa è la cruda verità. Ritengo un paese che tratta i suoi bambini peggio dei carcerati, un paese incivile ed è ora di smetterla, per questo e molto altro che non vi ho descritto.

Ho molto apprezzato questa iniziativa di Serena Fabbrini e Daniele Russo, che ha messo insieme tecnici e politica. Questo è un tema che riguarda tutti e come dice giustamente Serena, i bambini non sono né di destra né di sinistra. Dobbiamo cercare di coinvolgere più forze politiche di diversi partiti o movimenti che hanno nel loro programma elettorale il condiviso. Magari con un altro bel convegno come questo che ospiti candidati o se dopo le elezioni, eletti, di tutti i partiti a favore del condiviso. Dobbiamo spingere per creare a livello politico  una base fatta di  parlamentari di schieramenti diversi, che lavorano insieme pur nelle loro posizioni partitiche. Ci vuole confronto. Se riuscite a creare una base, è più facile avvicinare i propri colleghi di partito alla legge 54/06.

Noi della società civile abbiamo nel prof. Marino Maglietta, che in rete ho soprannominato “Il nostro Erudito” ( tutte le battaglie come si deve hanno il loro erudito), il principale punto di riferimento nella nostra lotta per il condiviso, perché l’ha fatta lui la legge. Tutto quello di cui si parla oggi è frutto del suo pensiero iniziale che ha smosso le acque torbide di chi ci vuole sottomettere tutti. E intorno a lui, ognuno nel suo ruolo, coordinarci meglio ( anche se stiamo andando benone ) per ottenere il risultato. Tutte le associazioni, i gruppi, i movimenti, le persone singole, le federazioni e gli scienziati. Tutti insieme dobbiamo dare il nostro personale contributo, superando per chi ne soffre, manie di protagonismo che anche tra la società civile è presente.

La combriccola delle pigne vuote – Da Alice nel paese del genoma di Valentina Morana

Da Alice nel paese del genoma di Valentina Morana

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Tempo fa scrivevo che la famiglia è il centro di tutto. E che per difenderla ci sono state le grandi rivoluzioni. Pensate alla Rivoluzione Francese: il popolo affamato che non aveva di che nutrire i suoi figli, insieme alla borghesia e ai pensatori dell’epoca si è ribellato. E’ una legge della natura. Quando metti nell’angolo un popolo o lo schiacci giorno dopo giorno, arriva il momento che ci si arrabbia e si reagisce. E’ l’istinto di sopravvivenza che spinge a farlo. Per questo la natura insegna, e quella umana è un aspetto della natura terrestre.

Ma la famiglia non è l’unica struttura del nostro sociale. Ci sono coppie di tutti gli orientamenti, ci sono persone che amano stare sole o vivere in gruppi tematici. Si tratta nell’insieme di forme diverse e scelte personali e vanno tutte rispettate. Dopo molti anni di studio e di esperienza personale sia professionale che affettiva, sono convinta che la famiglia è la forza centrale del Paese, ma questo non significa che le altre forme sociali non vadano bene o siano meno importanti. Insieme formano il sociale.

Le famiglie tradizionali, nel senso di tradizione non di vecchio, si accompagnano oggi e ormai da diversi anni, alle famiglie allargate, quelle composte da genitori separati con figli che creano un nuovo nucleo. Madri e padri che si separano e che incontrano altri compagni. Alle volte i nuovi compagni sono persone senza legami affettivi in corso, altre volte sono genitori separati e spesso con figli.

Ma parliamo un momento di bambini e ragazzi. Loro la separazione possono solo subirla, è per loro fonte di ansia e non la vogliono. Me lo dicono loro. Questo ovviamente non vale per i bambini abusati o maltrattati, per i quali la separazione familiare è una vera liberazione. E vorrei vedere. Ma oggi parlo di bambini che vivono in famiglie prive di questo genere di violenza, ma che si separano. Sfatiamo un mito che fa utile a una certa lobby ed è molto diffuso nell’ambiente psicosociale italiano: Non è vero che i bambini e ragazzi preferiscono, in una situazione conflittuale, che i genitori si separino. Loro temono questo e non lo vogliono. Chi afferma il contrario in queste situazioni, evidentemente non ci parla con i bambini e ragazzi, non li ascolta davvero, o è in malafede. La maggior parte di loro chiede che i genitori facciano pace o si mettano d’accordo. Per tutti loro la separazione è un trauma che non possono evitare. Allora è dovere degli adulti rendere la separazione un progetto il più morbido possibile come rottura di un equilibrio che ha in sé nuovi progetti positivi per i figli. Ma dobbiamo fare un salto culturale per arrivare a questo, perché questi aspetti non sono messi in luce dal potere, che ha interessi diversi e siccome schiaccia la cultura e la conoscenza, non se ne parla nei circuiti informativi di massa. E’ nata perciò la proposta di rendere obbligatoria l’informazione sulla mediazione familiare che lavora proprio secondo i principi che elencavo prima, a proposito dei bambini e ragazzi figli dei separati. Salto culturale vuol dire scuola. L’obbligo dell’informazione è per promuovere conoscenza : i genitori che si stanno separando possono capire e conoscere le conseguenze per i loro figli e per loro e scegliere insieme un modo il più possibile tranquillo, in una situazione di rottura con gli effetti che porta. Questa azione è a vantaggio di tutti. O quasi tutti perché a piangere stavolta sarebbero avvocati avvoltoi accompagnati da tecnici con la coscienza in coma. E mi pare che è arrivata l’ora di darsi il cambio. Nel piangere intendo.

I bambini portano in loro, attraverso il loro patrimonio genetico, la madre e il padre. Il corpo è un insieme di relazione tra psiche e organicità. Le neuroscienze, il futuro della psicologia a mio parere, lo stanno dimostrando giorno dopo giorno.

Quando due genitori si separano devono capire che questo produce effetti sulla crescita dei loro figli, e che dal momento che i genitori si portano dentro, succederanno dentro cose diverse a seconda se i genitori non parleranno male dell’altro in loro presenza o lo faranno. Nel secondo caso, a lungo andare, si reca un danno. Comunque. In queste situazioni così delicate è necessario per lo sviluppo del bambino, porre i due genitori sullo stesso piano. Il bambino deve capire che entrambi sono importanti. Per questo è nata la proposta del doppio domicilio, che in modo assolutamente manovratore, viene presentato dagli oppositori della cultura come qualcosa di infinitamente stupido. Tipo 50 e 50. I loro neuroni sono perennemente sotto carico e non ce la fanno a capire. Il doppio domicilio vuol dire due case. Non ce n’è una più importante dell’altra, perché sono diverse. Il bambino pensa ho due case. E questo vuol dire che tutte e due sono importanti e non una. Perché se solo una predomina allora non c’è equilibrio su niente. Va tutto a ricaduta come un domino impazzito. Avere il doppio domicilio o non averlo, dal punto di vista psicologico, equivale alla sensazione che prova uno a cui ritirano la patente o il passaporto. Avere il doppio domicilio significa dire i miei genitori sono uguali e diversi ( e questo è scritto in un documento). E questo è necessario per crescere bene. I tempi e i modi in questo Pensiero, sono calibrati sulle esigenze, ogni volta diverse, dei bambini e ragazzi ma visti in un ottica adulta di equidistanza. Senza dimenticare la formazione di famiglie allargate che possono risiedere proprio nell’abitazione di uno dei due che si separano e se sana, fonte di grande ricchezza e sostegno. Ricchezza emotiva e affettiva intendevo, perché quella economica ve la siete presa tutta voi (sistema). Anche qui è ora di fare i cambio.

Anche attraverso la gestione dell’economia veicoliamo messaggi all’infanzia. Dal punto di vista del bambino è diverso vedere e vivere in ambienti in cui separatamente i genitori mantengono i figli direttamente, entrambi per come possono oggi, da ambienti in cui uno gestisce e l’altro paga, perché è questo che vede il bambino o il ragazzo. E questo produce degli effetti dentro. Sicuramente la crisi ha peggiorato il problema e ormai è chiaro a tutti, che se uno deve pagare casa alimenti e straordinario all’ex moglie non può farcela. Lo diceva anche Platinette giorni fa a radio Monte Carlo al mattino presto. E questo può produrre un altro problema. E’ evidente che dobbiamo cambiare le cose. E questo vale anche per le donne che si trovano nelle stesse situazioni di molti padri separati e lottano per sopravvivere. E cercano qualsiasi lavoro anche temporaneo per non soccombere. Poi ci sono i maschi che se ne fregano e vagano per altri nidi, e femmine che vogliono fare le mantenute e sono molto aggressive. Entrambi formano una minoranza. E sono oggetto di studio per la comunità scientifica. Perché sono un problema che richiede la soluzione. Mi incuriosiscono particolarmente le femmine. Un fenomeno nuovo ma profondamente arretrato, e incredibilmente comico. Molto aggressivo ma comico nei pensieri e parole a supporto.

Questo gruppetto delle “nuove mamme”, perfettamente aderenti a un pensiero di potere e sistema, si oppone al condiviso e lo fa sul web, su giornali e alla radio. Il linguaggio è rozzo e primitivo quanto i loro messaggi, che veicolano mischiando rabbia a manipolazione, infamie e crudezze. In realtà sono confuse e non conoscono né la materia né quello che affermano altre donne. Il loro obiettivo è colpire “le nuove compagne” cioè le donne che stanno con i loro ex. E’ evidente, da come scrivono, che del condiviso in realtà non gliene importa un fico secco, perché si limitano a cianciare come galline nell’aia, fissate su un particolare del tutto, senza arrivare a un risultato. Le “nuove compagne” prese di mira sono in realtà alcune donne specifiche e questo rende la battaglia delle galline un fatto personale. Certamente la maggior parte delle persone raccolte in associazioni e gruppi a favore del condiviso, lottano come espressione di un vissuto personale concreto, ma l’obiettivo è quello di migliorare per stare bene tutti. Queste usano la scusa del condiviso per sputare veleno e affossare donne che lottano per una cultura e un vivere diverso. Cosa che non gli riuscirà mai, di affossarle intendo.

Queste femmine raccolgono qualche nonna intorno, che se è possibile, è peggio di loro. Ma che modello propongono in sintesi? Quello del club delle “prime mogli”. Questo lo trovo l’aspetto più comico che è riuscito a farmi ridere fino alle lacrime un giorno. Ma come? Anni di battaglie femminili, con pensieri e cultura diversa, soffocata da maschi di potere e dalla chiesa, e cosa osservo? Femmine che parlano di “pseudodiritti da primo matrimonio”. Senza parole. Ma queste dove hanno vissuto in tutti questi anni di confronti e di scontri a volte aspri sulle tematiche femminili? Da quello che scrivono a proposito delle donne sotto mira, tipo  ominidi portatrici di ovuli, si evidenzia un pensiero arcaico da harem cinese, come quello del film “Lampade rosse” dove la prima, soppiantata ogni volta da una nuova, si incazza per motivi di gelosia fino a provare l’invidia.

Perché parlarne? Perché è un particolare del terreno dove ci muoviamo nella nostra guerra per il condiviso. Un frammento che si aggancia a altri frammenti “politici” e ideologici. Dentro le strutture del potere che veicola le informazioni  contro il condiviso.

Quello che poco si dice del condiviso nell’informazione di potere, praticamente quasi tutta, è che propone soluzioni che tengano conto di tutto, quindi anche del “casino”. Quello che non si dice è che le audizioni al Senato sono state in numero nettamente maggiore e ben argomentato a favore del condiviso. Vi ha partecipato gente di tutti i gruppi e associazioni sul tema, comprese quelle femminili come la “Federcasalinghe”, le associazioni dei figli di separati ormai adulti, e rappresentanti della Comunità Scientifica, quella vera non la finta. Quello che non si dice è che il prof. Marino Maglietta, il nostro Erudito in questa guerra, ha usato il suo tempo e le sue tasche, per girare l’Italia e spiegare il condiviso a giudici, gruppi, associazioni, “politici”. Quello che non si dice a sufficienza è che ci sono troppi papà separati che si suicidano. Esseri umani che si tolgono la vita per disperazione. E non c’è niente da ridicolizzare in merito. Quello che non si dice è che la politica non vuole questo progetto. Sono i fatti che contano, non le loro parole. Le loro promesse non mantenute.  Quando ero dentro Idv non sono riuscita a livello nazionale a concretizzare nulla per i bambini. Sono stata ostacolata in tutti i modi, dentro e fuori. Ma ho potuto osservare come si muovevano tutti i politici a livello nazionale, ogni esperienza è utile. E ho capito come funziona lì dentro, o meglio come non funziona. Per questo sono convinta che dobbiamo mandarli via tutti o quasi, e dobbiamo impegnarci, perché molti sabotatori del progetto dentro il Pd sono candidati. E questo vale per tutti i partiti. L’informazione farà la differenza.

Un punto di riferimento, in questa battaglia civile per il condiviso, lo troviamo nel MFPG che è il movimento delle donne e che trovo rivoluzionario nel suo modo di porsi e per il pensiero che porta. Un movimento libero di donne e uomini a favore dell’infanzia. Lo trovo la sintesi delle tante alleanze che si stanno creando in rete per il condiviso. E questa Alleanza fatta di tanti gruppi, associazioni, persone di scienza, donne libere e evolute, società civile, ha il sapore della vittoria. Noi lottiamo per vincere e vinceremo. Ci metteremo il tempo che servirà ma vinceremo.

Lettera aperta a Fika Sicula

Negli ultimi mesi spesso sulle pagine del nostro Blog abbiamo dato spazio a delle amiche che hanno percorso insieme a noi un tratto di strada.

Oggi ospitiamo un altro articolo della dott. Valentina Morana che esprime la sua solidarietà ad un’amica.

Perchè questo è essere Donne per le Donne.

dal Blog  alicenelpaesedelgenoma

Premessa: Mesi fa Fas aveva condiviso sul suo blog il primo documento di censura e di richiesta di espulsione a mio carico da Idv da parte del branco di iene e affini. Il tempo ha rivelato che era una evidente manipolazione. Ma non c’è mai stata da parte loro una rettifica. Perciò non ho mai scritto di Fas. Ma adesso che anche una di loro è stata presa a bersaglio dai servi del sistema, mi sembra necessario andare oltre il mio pensiero e scrivere, perché l’attacco vile che sta subendo una donna di questo collettivo mi sembra prioritario quanto insopportabile.

 

Cara Fika Sicula

Il collettivo di cui fai parte mi piace molto. Ci sono stati degli scritti vostri che mi sono piaciuti tantissimo, come ad esempio quello che riguardava la ricerca della verità in carcere. Anche se a volte non condivido posizioni, (in modo sicuramente reciproco), apprezzo il modo di esporle e la diversità di linguaggio. Le vostre intelligenze sono una ricchezza per il nostro Paese, lo dico senza piaggeria e solo perché osservo.

Il mondo è un luogo dove regna la violenza di tutti i tipi e il vostro contributo per capire è importante perché disinteressato, e questo è evidente. Cercando di capire meglio e di restituire un significato, hai pestato i piedi a chi ha interesse a mantenere il caos e la menzogna per interessi personali. Prima ti hanno avvertita, poi hanno provato ad intimidire te e tutto il tuo gruppo, poi ti hanno attaccato tutte insieme contro una. Un coraggio della Madonna se ci pensi. Pezzi di carne che camminano, senza coscienza e non molto diversi dai criminali che incontro per lavoro. Hanno rubato la parola femminista e lesbica per colpire vigliaccamente, quando non sanno né cosa vuol dire veramente essere una o l’altra. Bisogna riprendersi le parole con tutta la forza del loro significato autentico, non piegato a logiche di potere.

Ti attaccano con idiozie degne di menti in agonia. Sono sempre gli stessi. I servi collegati ai padroncini e ai padroni che confabulano nell’ombra. Aiutati da gregarie che hanno blog che in realtà sono latrine dove vomitano tutto il loro livore per esperienze personali, che nulla c’entrano con la lotta per difendere i bambini e i grandi (come direbbero i bambini). E senza promuovere idee personali perché non ne hanno.

In effetti è una guerra. Si combatte da molti anni, prima in sordina, oggi alla luce. Anche se ancora non è uscito tutto ma certamente siamo sulla buona strada.

Tu fai parte di un collettivo dove ognuno mette il suo e nessuno coordina. Questo è il vostro. Io sono una che combatte in gruppo con i suoi leader (non mi riferisco a Idv ) e ho un mio ruolo che porto avanti. Il grande svantaggio di questa gente che attacca te quanto me, quanto le donne di Mfpg, è che io so chi sono e cosa sono venuta a fare, e so anche chi sono loro, mentre loro non sanno né chi sono loro né chi sia io. Quando combatti le prendi e le dai con gli interessi. Siamo nel duemiladodici e l’arma è la parola. E tu con la tua le colpisci in faccia, di conseguenza le fai incazzare, perché scopri contraddizioni. Nella letteratura criminologica le contraddizioni sono un segnale di bugia.

Siamo in un momento storico molto violento ma molto creativo. Ho letto che come nome sei morta. Anch’io ho eliminato nei giorni in cui scrivevi questo, degli aspetti personali. Data la profondità del tuo pensiero, voglio augurarmi che da quelle ceneri risorgi come una fenice. Chissà che nome sceglierai. Dato che il nome scelto prima rappresenta un canale di nascita, sono certa che nel futuro sarai figlia della stessa madre. Ma sempre tu, una donna che ha lottato e che continua a lottare.

Valentina Morana

Alice nel paese del genoma – Io voi o il peperoncino?

2 novembre 2012 di

Un giorno un uomo, in una terra occupata dal nemico, ha detto: Io sono la Verità. Ha detto anche che le donne dovevano essere libere di portare i capelli sciolti e che i bambini erano i primi, perché puri. Ha dato il più importante compito dopo la sua morte a una donna, e cioè di annunciare la sua Resurrezione. Ha anche detto che gli ultimi dovevano essere protetti, e rimproverato i sacerdoti della sua terra per il loro potere di materia. Un giorno quell’uomo ha preso a calci i mercanti fuori dal Tempio.

Prima ancora un altro uomo lo aveva riconosciuto e battezzato. Quell’uomo era l’ambasciatore di Dio: aveva girato, preparato il popolo all’arrivo dell’uomo che avrebbe parlato di Verità, Libertà e Giustizia. Una rivoluzione per quell’epoca, ne parliamo ancora oggi e sempre. Quella terra che è la Palestina, è ancora occupata oggi, ma non per sempre.

Un giorno un uomo ha detto: chi non lotta ha perduto.

Un giorno un uomo ha detto: il potere è globale. Di giorno ci rendono la vita un inferno, ma la notte è nostra.

In sintesi i miei punti di riferimento base, ne manca solo uno. Mi è stato “ordinato” di non descrivere i miei punti di riferimento e io lo faccio. Oltretutto mi sembra necessario per aiutare a capire. Sono più di dieci anni che lotto attivamente, come scelta volontaria, per difendere i bambini. Ma prima ho studiato e continuo a farlo. Sono entrata in Italia dei Valori dopo accurata analisi politica, per stimolare leggi a favore dell’infanzia e della famiglia. Era l’unico partito non intaccato dal sistema nel settore di cui mi occupo. Anche se a un certo punto si è aperta una breccia. Sono entrati i vandali e qualcuno gli ha aperto la porta. Mentre questi proseguivano prepotenti e incauti, io osservavo (e osservo) i movimenti di quelli che hanno aperto la porta. Hanno cercato di bloccare in tutti i modi le mie azioni e di isolarmi, ricordate il branco di iene? Ma quello è un frammento di qualcosa altro di molto più complesso. Ho cercato più volte di spiegare ai lettori inferociti per le posizioni di alcuni di IdV, che un partito è qualcosa di complesso. Oggi grazie a tutto il can can che ci riguarda, posso spiegare meglio a cosa mi riferivo.

Mentre insieme alle persone per bene del mio partito e nella mia regione, preparavamo mozioni che poi sono state approvate nel Comune di Trieste, per aumentare gli asili nido aziendali, fare entrare anche i bambini stranieri al nido, progettare e realizzare condomini per mamme e papà separati, alcuni si muovevano nell’ombra per impedirmi di andare a parlare al famoso convegno di Grado delle donne, vera pietra dello scandalo. Il perché basta andarselo a cercare in rete che è un fiume di informazioni. Siccome di nascosto non ci sono riusciti perché gli interlocutori facevano orecchie da mercante, si sono dovuti palesare ed è uscito quel documento in rete di censura a mio danno, da parte del coordinamento donneidvtoscana. Lo stesso coordinamento che in seguito se ne è uscito con quel palese falso sulla mia intervista a Unimondo.org. Non bisogna dimenticare questo quando si prepareranno le liste elettorali e di certo gli elettori se lo ricordano. E mica perché lo hanno fatto con me, ma perché potrebbero farlo con chiunque. E siccome da sole non ce la facevano, come hanno creduto all’inizio, hanno chiesto aiuto a un “onorevole” che è accorso in aiuto delle povere vittime con sistema da santa inquisizione, e mi ha ripreso per la mia posizione fuori dai ranghi e poco professionale come dirigente. Detto da uno che si presenta quasi completamente nudo sulla sua pagina facebook e che per evidenti motivi, non conosce il significato della parola onorevole, ti fa pensare.

Indigeste per loro la mia posizione sul condiviso e le adozioni gay. Non mi hanno mai contrastato con elementi tecnici ma con ciance, manipolazioni e nascosto. E questi dovrebbero rappresentarmi? Ma la ciliegina sulla torta l’hanno messa sul Convegno Nazionale per la banca dati dei pedofili, che è stato ostacolato dall’inizio in un modo veramente speciale da gran professionisti. Il che nel mio sistema di valori non è certo un vantaggio. Tipo:  “ti faccio credere una cosa che non è”. Noi siamo andati avanti nella preparazione e a un mese dal Convegno è scoppiato il bubbone perché hanno capito che noi facevamo sul serio. Sono partite le intimidazioni: molti uomini hanno preso paura, le donne si sono arrabbiate. Ci siamo sentiti dire che  “avvicinare il nome del Presidente Di Pietro alla nostra iniziativa/locandina era lesivo della sua immagine e di conseguenza del partito”. Un convegno che finalmente parla di chi sono i pedofili e come iniziare a attrezzarsi contro la pedofilia? Dovrò chiedere al Presidente cosa ne pensa prima o poi.

Si tratta della stessa persona che  all’esecutivo di Vasto ha ben pensato che le coordinatrici donne non dovessero partecipare per la prima volta in anni.

Ovviamente il Convegno noi lo facciamo e sarà la prima volta in Italia che si parla di una banca dati dei pedofili italiana e di un pool anticrimine specializzato. Ci saranno i migliori tecnici della materia in Italia e il senatore Luigi Li Gotti che è uomo di grande esperienza in materia, il migliore in Italia contro la pedofilia tra tutti i politici e non solo. Va da sé che tutto verrà a galla. Anche le loro future violenze che sono di sistema dentro IdV.

Chi ha paura di Antonio Di Pietro e Beppe Grillo?

L’accoppiata, se ben giocata, promette benissimo.

Dott. Valentina Peloso Morana

Italia dei Valori Friuli Venezia Giulia

„Il padre “rifiutato” dalla figlia davanti scuola: “Vi racconto il mio inferno“

Padre separato rifiutato da figlia scuola media Mestre

Il padre “rifiutato” dalla figlia davanti scuola: “Vi racconto il mio inferno”

Da luglio 2011 l’undicenne ha troncato ogni rapporto con lui. L’avvocato Delmonte: “Manipolata dalla madre”. L’uomo, in affidamento congiunto: “Voglio darle il diritto di avere due genitori”

di Gabriele Vattolo – 19 ottobre 2012
L'avvocato Tomas Delmonte

L’avvocato Tomas Delmonte

Mestre come a Cittadella? Forse. Certo, la storia della bambina di undici anni che si è rifiutata di parlare con il padre martedì scorso fuori dalla scuola media Giulio Cesare, anche se non in punta di diritto, qualche assonanza sembra avercela. Al centro, però, rimane sempre una bambina, con i suoi diritti e i suoi bisogni. Per questo suo padre, che quella mattina ha avuto un alterco con una professoressa dell’istituto che non gli permetteva di parlare con la figlia, ha voluto spiegare come sono andati i fatti e l’inferno personale in cui è piombato da quando, da luglio 2011, la piccola non ha più voluto recuperare un rapporto con lui.

“Prima di tutto il mio assistito sente il dovere e non il diritto di essere genitore – spiega l’avvocato veronese Tomas Delmonte – Per questo si trovava davanti alla scuola. Per questo spesso si è ridotto a salutarla con la mano in lontananza”. Una storia complessa, come tutte le storie che hanno origine da una separazione. Papà e mamma della undicenne si separano sette anni fa. Consensualmente. Poi, in questi anni, nei confronti dell’uomo partono undici denunce, tra segnalazioni della scuola (di carattere amministrativo) e esposti della coniuge. Nove di queste vengono subito archiviate.

Nel 2006 arriva la prima denuncia, poi nel 2008 la richiesta della donna di togliere la potestà genitoriale al compagno. Passano due anni. Il tribunale dei minori rigetta il ricorso della madre, togliendo anche l’obbligo di pagare l’assegno di mantenimento al padre, in quanto, avendo l’affidamento condiviso, il 40% del tempo la piccola lo passa con lui. Nel 2010, poi, parte una segnalazione dei servizi sociali che, sulla scorta delle dichiarazioni della madre, avverte la Procura che qualcosa non andrebbe per il verso giusto. Si arriva al 2012, con la richiesta del tribunale dei minori di approfondire la situazione, attraverso anche degli incontri “congiunti” tra tutti e tre i soggetti in campo: madre, padre e figlia.

Nel mezzo, però, qualcosa è successo. La figlia da luglio 2011 non vuole più parlare con il padre. Il motivo? Mistero. Secondo l’avvocato Delmonte tutto è da ricondurre al tentativo “scientifico” della madre di tagliare ogni legame della bimba con lui. I servizi sociali quindi non possono far altro che “fotografare” la situazione e, a fine settembre, consegnare la propria relazione al tribunale.

“Io mi espongo non per me. Ma per mia figlia – spiega l’uomo – perché lei ha diritto di aver un padre e una madre. Con questo comportamento, invece, la mia ex compagna non le permette di aver un altro punto di riferimento”. Nessun “teatrino”, nessuna azione eclatante. E nemmeno nessuna denuncia: “Zero a zero vince il genitore affidatario (la madre, ndr) – spiega l’avvocato Delmonte – noi vogliamo invece che siano salvaguardati i diritti della bambina”.

Come? Dopo undici tra denunce e segnalazioni in cinque anni, dopo aver perso il rapporto che aveva con la figlia, il padre della undicenne ha depositato istanza di divorzio in tribunale. In modo da determinare un altro processo “parallelo” alternativo a quello già in piedi al tribunale dei minori. Con una peculiarità però: la sentenza del tribunale Civile è “più forte”. In questo modo il legale del padre depotenzia il procedimento attualmente in corso. La richiesta è di ottenere l’affidamento della figlia, anche se non esclusivo, e che la stessa venga ospitata per tre settimane in una casa famiglia con personale qualificato che permetta l’attuazione del cosiddetto “metodo Washak“, in cui si aiuta il bambino a recuperare un rapporto con il proprio genitore. Una pratica sperimentale in voga negli Stati Uniti.

Tra passaggi legali e rapporti dei servizi sociali, però, la protagonista della storia è sempre lei: una bimba di undici anni contesa. E un padre terrorizzato dall’idea di non vederla più.

Fonte mestre.veneziatoday

Diario di una psicologa disoccupata

Davvero interessante da leggere ……..

Dal Blog LISOLACHENONCE’

Prendo spunto da una riflessione fatta ieri sera ma pensata da alcuni mesi, per approfondire un certo tema.

Ieri notavo che su faceboock è pieno di vignette che prendono in giro Misseri.

Probabilmente sono vecchie vignette elaborate l’anno scorso…chissà…o forse elaborate da qualcuno che non cambia mai canale e non capita mai su “La vita in diretta”…trasmissione che a me non piace perchè la trovo un po’ troppo pettegola…Però è proprio li che ho visto Misseri qualche giorno fa.

Chi non lo vede da un po potrebbe stentare a riconoscerlo.

Io vedendolo sposso al Tg ho notato subito che l’allontanamento della moglie e della figlia hanno avuto su di lui degli effetti così miracolosi che confermano la mia ipotesi delle relazioni tossiche.

Misseri non è solo un po’ ingrassato: è disteso, rilassato, ringiovanito! Persino la sua espressione ha guadagnato intelligenza. Praticamente sembra un’altra persona! E’ totalmente diverso da quel contadinotto dall’aria idiota, che sembrava quasi sporco in viso.

Una cosa è certa, che fosse succube della moglie e della figlia questo si capiva benissimo, ma guardatelo ora! E’ disintossicato, si è ripreso la sua volontà e il suo diritto di essere entità pensante.

Al di là dei fatti di cronaca mi concentro solo su quello che vedo e su ciò che questo suscita in me.

Non dico che sia innocente, ma abbiamo visto tutti la scena in cui sua moglie gli ordina  di chiudere la porta e lui senza neanche pensarci “esegue l’ordine”.

E’ una sorta di ipnosi.

Dopo aver fatto il corso ho capito tante cose!

Toglietevi dalla mente il pendolino, e a me gli occhi, e Giucas casella, lasciatelo a casa sua.

L’ipnosi è un’altra cosa!

Possiamo ipnotizzarci a vicenda senza neanche accorgercene , semplicemente dialogando.

Figuriamoci col partner!

Probabilmente Misseri era caduto in un vortice ipnotico perenne e tossico che stava devastando il suo fisico e la sua mente.

E tolto dalla fonte tossica è praticamente rinato!

Come quando una pianta sta lentamente soccombendo per via delle erbacce e la si libera, e allora la pianta stende tutte le sue foglie che diventano quasi più larghe, si tendono verso il sole e la pianta diventa più verde.

Ovviamente questi processi ipnotici non vengono fatti apposta.

Succedono nel momento in cui una personalità tossica incontra una personalità un po’ più debole.

Scatta l’innamoramento e probabilmente ci si resta intrappolati, senza uscirne, senza risvegliarsi per scoprire ( come dico sempre ) che anche l’altro fa la cacca. Ed ecco che piano piano il corpo comincia a dare segni di cedimento per cercare di segnalare il pericolo!

Bisognerebbe davvero analizzare una foto di Misseri prima e dopo la moglie! Se ci prestate attenzione è lampante! Una sorta di miracolo…come se la sua mente e il suo corpo si fossero proprio liberati dalle tossine.

Alcune relazioni vengono definite disfunzionali, ma io credo che quando anche il corpo comincia a cambiare e a modificarsi, quando il sistema immunitario si abbassa e in concomitanza alla relazione appaiono anche disturbi di vario tipo…che possono degenerare anche in tumori…allora si possa parlare di relazione tossica.

Una relazione inquina il corpo e l’anima e di cui ci rendiamo conto quando grazie a dio la relazione finisce e allora notiamo subito che qualcosa cambia nel nostro corpo…e lentamente si trasforma in un corpo bellissimo!

Misseri ne è la prova. E non solo lui…

Dunque da questa riflessione parte il mio invito a tutti voi, state attenti e ascoltate bene cosa vi dice il vostro corpo e il vostro istinto. Dentro di noi ci sono sempre le risposte giuste. Ascoltandoci impareremo a seguirle. Se notate che succedono cose strane durante una relazione, come strani disturbi, e salute cagionevole, fatevi le analisi e meditate bene. Le relazioni tossiche a lungo andare ci uccidono prima dentro e poi fuori.

(…..) (continua a leggere questo Autore  qui)

ΦφΦ

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Lettera aperta alle Forze dell’Ordine

 

 

Buongiorno,

in merito ai fatti recentemente occorsi a Cittadella e la vicenda del minore portato via da scuola che, non del tutto imprevedibilmente, si stanno replicando in altri contesti e regioni, vorremmo esprimere il  nostro appoggio alle forze dell’Ordine.

Siamo consapevoli che siete chiamati ad un lavoro difficile, reso ancora più complicato dal fatto che svolgerlo significa anche essere mandati allo sbaraglio non come “uomini in divisa” ma   –   soprattutto –  come persone.

Persone dotate  di cuore e di convincimenti personali a proposito di questioni delicate, ma anche consapevoli e informati sulla complessità dei fatti e delle motivazioni che spingono ad un agire che può apparire eccessivo.

In effetti, il metodo è parso sproporzionato perché applicato ad un bambino.

Ma oltre a questo ci è arrivata anche la sensazione che siate stati lasciati soli ed impreparati davanti all’aggressività dei media e delle evidenti strumentalizzazioni di alcuni soggetti che, forse, con scaltro opportunismo, individuano nel vostro operato il capro espiatorio per non fare luce sulla questione delle separazioni conflittuali dei coniugi con figli. La legge attuale (54/2006) – benché migliorabile (DDL 957 ora in esame al Senato) – non è deprecabile: deprecabile invece è il fatto che venga puntualmente disattesa per “consuetudine”, per “prassi”, per “interpretazione”.

Il sistema è farraginoso, lento e pigro; impastoia il vostro operato e, soprattutto, ingabbia per anni la vita ed i sentimenti delle persone (adulti e bambini) perché non si è in grado – o, forse, non si vuole – adeguarsi alla società contemporanea e cominciare a considerare tutti PERSONE UGUALI, preferendo tutelare gli uni più degli altri in virtù di una logica obsoleta inquinata da pregiudizi sessisti.

Far rispettare la legge è necessario. Purtroppo qualcuno sta tentando di far passar il messaggio che esistono 2 tipi di legge: una ammissibile e una che non lo è perché contraria alle “abitudini” consolidate.

Da qui al reclamare leggi diverse a seconda del sesso, dell’etnia, dello stato sociale, della religione, delle abitudini alimentari… il passo è più breve di quanto non si pensi.

Le persone dovrebbero essere tutte uguali, vi dovrebbe essere la certezza del Diritto e della Pena, ma questo ormai sembra solo un retaggio risorgimentale.

Un retaggio ipocritamente sbandierato per festeggiare il 150° dell’Unità d’Italia, ma non per ricordare che tutti i cittadini (uomini, donne, madri e padri) sono, o meglio, dovrebbero stare, agli occhi della Giustizia, sullo stesso piano e ugualmente perseguibili, se sbagliano.

La Giustizia è rappresentata bendata Perché la Giustizia “vede” con gli occhi della Mente e non deve farsi   influenzare dalle apparenze.  A qualcuno invece piacerebbe   una Giustizia accecata,  e magari asservita ai media.

Chiediamo che, alle Forze dell’Ordine, siano forniti strumenti per agire con competenza e opportunità ed umanità e tutta la professionalità dovuta in casi come quello di Cittadella, ma anche che le Forze dell’Ordine non debbano pagare i costi di una giurisprudenza così arroccata in una torre d’avorio da sembrare di aver abdicato al suo primo dovere: la tutela del cittadino.

Alla resa dei conti cosa abbiamo?

Un bambino di 10 anni che per META’ della sua vita ha visto che una legge, una norma, una sentenza, quindi, una REGOLA può essere aggirata, ostacolata, contrastata.

Un bambino che  porterà con sè questa eredità: per applicare la Legge occorre la forza; per eluderla basta agire con furbizia, urlare, piangere e occupare i palinsesti televisivi.

Autorizziamo alla pubblicazione questa comunicazione o parte di questa, citandone la fonte

 

Resp. Relazioni col Parlamento: Massimo Rosselli del Turco

Resp. Comunicazione e Pubbliche Relazioni: Roberto Castelli

Presidente turnario Vittorio Vezzetti

Il coordinamento nazionale di associazioni che condividono i temi dei diritti fondamentali dell’infanzia e della genitorialità post separativa, nasce per l’espressa volontà di associazioni di genitori separati, attualmente troppo divise,  per affrontare i temi tipici della società negli ambiti di competenza con un approccio interassociativo rivolto alla coesione, proponendosi con uno sguardo d’insieme  all’interno del paese, ma anche aprendosi al dialogo al resto col resto dell’Europa e alle nazioni della sua community, con l’intento di produrre risultati condivisi e condivisibili, forieri di un auspicabile crescita sociale.

Testimoni e propositori allo stesso tempo di passi fondamentali rivolti nella direzione dell’evoluzione sociale del paese e dei suoi abitanti, sui temi che rappresentano il focus e la nostra mission: tutelare l’infanzia e ridare nuovo vigore e dignità alle relazioni primarie genitori-figli, ridefinendo e rileggendo tutti i valori in campo per offrire maggiore umanità e rispetto nei confronti delle famiglie che si separano con cura e rispetto di tutte le parti coinvolte.

Colibrì si propone di aprire un dialogo qualificato con le istituzioni e le realtà confederative europee, in considerazione del fatto che non ci si può più confrontare solamente con la propria classe politica viste le dimensioni estese del fenomeno separativo e le insufficienti risposte ed impegni dei singoli paesi europei.

A fronte di un problema decisamente comunitario, che in ambito nazionale non riceve risposte politicamente mature o  sensibili,  è doveroso aprirsi anche agli altri coordinamenti europei per proporre e condividere coi singoli paesi della Community  una “linea europeista” che possa divenire di riferimento per ciò che riguarda in maniera allargata “il tema della tutela del minore e della Bigenitorialità” e fare sì che il nostro continente divenga un luogo di condivisa sensibilità sui temi dell’ Infanzia lesa dal fenomeno separativo, uscendo dalla logica del pregiudizio, per entrare in quella della soluzione armoniosa ed evoluta,  per uscire da un enpasse storico-culturale dove alle domande della società, i rappresentanti dei governi possano rispondere condividendo le nostre esperienze e percezioni, direttamente.

In Colibrì, al 18 Ottobre 2012, si riconoscono le seguenti realtà associative e movimenti italiani

Associazione FigliperSempre Onlus Nazionale

Associazione per la Bigenitorialità  “Genitori Sottratti”

Associazione per le Nuove Famiglie

Associazione Genitori Separati Novi Ligure

Associazione Aiutiamo le Famiglie A.le.F.

Associazione NonneNonni penalizzati dalle separazioni Onlus A.NO.P.S.

Movimento Femminile Parità Genitoriale – M.F.P.G.

Associazione Genitori Separati dai Figli – AGS

Associazione Genitori Separati e Figli (GE.SE.FI. Onlus)

Associazione Papà Separati Liguria

Associazione Papà Separati Torino

Associazione Papà Separati e Figli Torino

Associazione Papà Separati Asti

Associazione Papà Separati dai Figli Onlus Roma

Si riconoscono le seguenti realtà associative e movimenti esteri

Movimento Papageno (CH)

Donna2 (CH)

I Comme Identitè I.C.I. (F)

Il Convegno di Trieste sulla banca dati per i pedofili

Pubblicizziamo molto volentieri questo evento

alicenelpaesedelgenoma.org

Dott.ssa Valentina Peloso Morana 

Il Convegno di Trieste sulla banca dati per i pedofili

Questo è il nostro Convegno.

Se fossimo alla “Sagra del salame toscano e dell’abbacchio laziale” potrebbero organizzare una corsa con i sacchi. Ma… mi sorge un dubbio: dove hanno preso i sacchi per fare la corsa? Di sicuro a quelli che li usano per lavoro.

Noi a differenza di questi signori, stiamo creando la corsa per acchiappare i pedofili. I nostri atleti sono professionisti contro il crimine, e di sicuro tra noi non ci saranno arbitri che affettano il salame (con tutto il rispetto per i salumieri). Per dirla con il nostro leader:  “Capisciammè”

Dott. Valentina Peloso Morana

ΦφΦ

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