Cosa c’è che non va nel Decreto Legge sul femminicidio – parte seconda

[articolo ripubblicato con il permesso dell’autrice]

Se solo la magistratura applicasse la legge: la questione dibattuta del femminicidio.

Lo scarso rispetto di un Governo per i suoi elettori si dimostra dalle modalità con cui legifera come quella di scegliere l’estate e il basso profilo per far passare normative di serio interesse sociale senza dibattito, nello stesso modo subdolo in cui, a suo tempo, passò il fiscal compact.
L’impressione, sempre più confermata, è che dal 1994 in poi i Governi in Italia legiferino senza studiare il contesto culturale, sociale ed economico in cui si inseriscono le situazioni da regolamentare, ma operino solo cavalcando l’onda emotiva al fine di facili consensi elettorali. Il principio secondo cui “la legge è uguale per tutti” non ammette interpretazioni soggettive.
In questi giorni la Boldrini apre la Camera per far passare la legge sul femminicidio.
Alcune osservazioni vanno fatte al riguardo.
Se le statistiche mostrano un incremento negli ultimi anni di omicidi dove la vittima è persona di sesso femminile il metodo scientifico ci insegna che vanno studiate le premesse del problema.
Lo Stato che ad una emergenza criminale risponde con una sanzione dimostra chiaramente di NON SAPER GARANTIRE L’ORDINE SOCIALE, abdicando alla sua funzione primaria, dichiarando, assieme alla sua manifesta debolezza, la sua INUTILITA’ o addirittura inesistenza.
L’iter legislativo dovrebbe partire dallo studio del fenomeno sociale che metterebbe in luce come alla base di crimini di tale efferatezza spesso ci siano situazioni di disagio provenienti o da separazioni gestite male non soltanto dai loro protagonisti, ma anche dalle Istituzioni e dalla magistratura, situazioni che spesso sono frutto di immaturità o incapacità a gestire relazioni interpersonali, oppure riguardano vicende che si dipanano in contesti culturali i quali attingono ad abitudini, educazione, orientamenti religiosi estranei e diversi da quelli del Paese ospitante. Una legislazione seria, pertanto, non interviene reprimendo, ma interpretando ed educando.
Pertanto, posto che in Italia sin dai tempi del Beccaria si è scelto quale base del sistema penale il principio garantista, una volta condiviso da una sinistra più acculturata di questa odierna, il cosiddetto principio della “RIEDUCAZIONE DEL REO”, varare una normativa semplicemente punitiva e gravemente afflittiva sotto il profilo della sola pena, fingendo di ignorare che, sotto il profilo giuridico esistono già gli strumenti per reprimere ed evitare il delitto, significa “lavarsi le mani” rispetto al problema, scaricando ogni responsabilità sulla magistratura e sull’avvocatura, lasciando irrisolto il problema di base.
L’omicidio volontario è fattispecie idonea a punire l’omicidio stradale, come pure l’assassinio delle donne: basta solo applicare la legge e considerare le circostanze aggravanti. In realtà, questa operazione legislativo-elettorale è propedeutica a far passare la legge contro l’omofobia.
Essa si pone sotto il profilo costituzionale quale discriminatoria di genere, come se uccidere una donna sia più grave di uccidere un uomo.
Il problema è sociale, il problema è sociologico, oltreché economico.
Occorre che si prevengano determinati crimini intervenendo sulla sfera economica, evitando l’aggravarsi ed il formarsi di situazioni di degrado sociale in cui si realizzano tali fattispecie.
Occorre intervenire sull’aspetto sociologico, preparando le istituzioni e approntando programmi di educazione e recupero dei rapporti interpersonali tramite le ASL, i consultori, la scuola, potendo pagarne i costi con i proventi di uno Stato Sociale che può fare profitto, come sostiene il Coordinamento per la Sovranità Nazionale.

Perché uno Stato di diritto risolve i problemi dei suoi Cittadini, interpretando i malesseri sociali sui quali interviene, non bastonando chi è già agonizzante e in tal modo potendo ottenere l’effetto contrario di fomentare l’odio, ciò che sembra essere sempre più spesso il risultato di questi ultimi governi.

La Primula Nera

[ Fonte originale: qui ]

Cosa c’è che non va nel Decreto Legge sul femminicidio – parte prima

Lasciamo all’antica saggezza di Fedro spiegare quale abnorme rischio porterebbe con sè un Decreto Legge così mal concepito.


LUPUS ET AGNUS

Ad rivum eundem Lupus et Agnus venerant siti compulsi: superior stabat Lupus, longeque inferior Agnus: tunc fauce improba latro incitatus jurgii causam intulit. Cur, inquit, turbulentam fecisti mihi istam bibenti? Laniger contra timens, qui possum, quaeso, facere quod quereris, Lupe? A te decurrit ad meos haustus liquor. Repulsus ille veritatis viribus, ante hos sex menses male, ait, dixisti mihi. Respondit Agnus: equidem natus non eram. Pater hercle tuus, inquit, maledixit mihi. Atque ita correptum lacerat injusta nece.
Haec popter illos scripta est homines fabula, qui ficti caussi innocentes opprimunt.


IL LUPO E L’AGNELLO

Un lupo e un agnello, spinti dalla sete, si ritrovarono a bere nello stesso ruscello.
Il lupo era più a monte, mentre l’agnello beveva a una certa distanza, verso valle.
La fame però spinse il lupo ad attaccar briga e allora disse: “Perché osi intorbidarmi l’acqua?”
L’agnello tremando rispose: “Come posso fare questo se l’acqua scorre da te a me?”
“E’ vero, ma tu sei mesi fa mi hai insultato con brutte parole”.
“Impossibile, sei mesi fa non ero ancora nato”.
“Allora” riprese il lupo “fu certamente tuo padre a rivolgermi tutte quelle villanie”.
Quindi saltò addosso all’agnello e se lo mangiò.
Questo racconto è rivolto a tutti coloro che opprimono i giusti nascondendosi dietro falsi pretesti.

GUARDATEVI DAI “LUPI”… E ANCHE DALLE “LUPE”

Possono uomini e donne trovare una strada comune per combattere ogni genere di violenza senza ideologie? Usare il termine femminicidio aiuta?

[a cura di Ettore Panella]

Ringrazio le amiche del Movimento Femminile per la Parità Genitoriale per avermi sottoposto questo stimolante quesito. Ci ho pensato un po’ e ho provato a rispondere. Pur avendo tagliato senza ritegno l’articolo è uscito comunque lunghetto, spero mi perdoniate.

Qualche giorno fa la mia amica Rita mi sottopose un articolo di fahreunblog scritto da un certo Broncobilly (http://fahreunblog.wordpress.com/2013/04/23/punire-il-femminicida/). Pur essendo un articolo brillantissimo mi resi conto subito che anche lui aveva commesso un errore comune che commettono in tanti ovvero considerare il sistema di definizione delle pene da comminare per ogni delitto come un sistema razionale mentre, al contrario, si tratta di un sistema basato sull’empatia.
La gravità o meno di una pena è legata alla quantità di empatia che la media (nota 1)  degli abitanti un paese nutre verso i soggetti coinvolti sia in termini puramente astratti (reo/vittima), sia in termini di caratteristiche personali (donna/uomo, antipatico/simpatico, vip/sconosciuto…).

Più un soggetto riesce a catalizzare empatia, meglio ne esce.

Faccio un esempio, mantenendomi in termini astratti. Nel caso dell’omicidio colposo ci sarà chi empatizzerà (nota 2), maggiormente con il colpevole perché in fondo chi è che non ha fatto una leggerezza nella vita?  Un bicchiere di troppo, uno starnuto o un’accelerata possono determinare un incidente mortale. Ci sarà chi empatizzerà maggiormente con la vittima o perché ha subito un incidente o perché pensa di poter essere investito.  Ci sarà chi empatizzerà un po’ per l’uno e un po’ per l’altra.

La pena che verrà stabilita dal potere politico sarà un compromesso tra le quantità di empatizzazioni che faranno pendere la bilancia per uno dei due; quanto più l’ago della bilancia sarà sfavorevole ad un soggetto, tanto più la punizione tenderà ad essere pesante. Il potere politico non ha sempre e solo un ruolo passivo alla “Ponzio Pilato” – che chiede di scegliere tra Gesù e Barabba – ma può condizionare la percezione della popolazione.

L’empatia è un processo naturale che può essere disattivato da emozioni, quali la rabbia, oppure dall’interesse economico.  Intervenendo sulla percezione della popolazione il potere politico può alimentare le emozioni empaticide o creare interesse economico al fine di modificare il flusso dell’empatia che non è mai un flusso stabile ma è sempre soggetto ai condizionamenti esterni.

Nel caso di omicidio volontario ognuno di noi tenderà a empatizzare con la vittima perchè partiamo dal presupposto che non abbiamo nessuna intenzione di uccidere (cosa tra l’altro vera, visto che solo una ultra minuscola frazione di popolazione realmente uccide). Potremmo però essere erroneamente e falsamente accusati di un omicidio e questo ci farà empatizzare con le “vittime degli errori giudiziari” portandoci a chiedere, da un lato, un processo giusto e, dall’altro, di limitare la richiesta di severità.

In questo processo conta molto la fiducia che la popolazione nutre verso la capacità della magistratura di assicurare processi veloci e giusti. Poichè in Italia questa fiducia è sempre più scarsa si determina un saliscendi dove un giorno si è giustizialisti e il giorno dopo garantisti.

Nel caso di violenza su una donna, ovviamente, le donne empatizzeranno con la vittima ma, essendo anatomicamente impossibilitate a violentare un uomo (in realtà alcune donne sono riuscite nell’impresa ma con metodi così articolati da scoraggiarne la maggior parte),  non potranno essere accusate falsamente.  Per un uomo è vero il contrario: non può veramente empatizzare con una donna – perchè non lo è – ma potrà invece empatizzare con un uomo falsamente accusato.

Un elemento di naturale correzione, in questo caso, permette di riequilibrare i pesi di empatia perchè una donna, alla quale si è legati da rapporti affettivi, può essere violentata; le donne possono empatizzare con uomini, ai quali sono legate, che sono stati o possono essere falsamente accusati. E’ il caso delle nuove compagne che vivono il dramma delle false denunce a carico dei loro uomini e, in una discreta percentuale dei casi, anche a carico loro e, magari, anche a carico dei loro figli. Un magistrato (il PM Carmen Pugliese) ha posizionato le false denunce intorno all’80% del totale (in realtà, considerando le assoluzioni, puntiamo oltre il 90%). Di recente, una donna Procuratore statunitense, dopo aver promosso per anni un sistema inquisitorio senza alcun diritto di difesa si è improvvisamente ricreduta quando suo figlio (maschio) è stato falsamente accusato ed ha rischiato di essere stritolato da quello stesso sistema che ella aveva contribuito a creare.

In questo caso particolare si crea un conflitto tra chi empatizza o solo con la vittima o solo con l’innocente falsamente accusato e chi con entrambi.  I primi cercano di schiacciare agli estremi la discussione, negando che esistano false accuse o vere violenze, utilizzando una strategia comunicativa che chiamo crociatizzazione quando voglio mettere l’accento sulla componente emotiva o polarizzazione quando voglio far credere di essere una persona colta (i paroloni in Italia pagano sempre).

In parole povere, “chiamare alla crociata” costringe a scegliere se stare da una parte o dall’altra, rinunciando a posizioni dialoganti. In questo tipo di strategia gli estremi sono, di fatto, alleati e operano avendo, come scopo principale, quello di evitare che gli elementi moderati (nel senso che sono disposti a empatizzare anche con le ragioni dell’altro) dialoghino tra loro. Usare il gruppo-pensiero di cui ho parlato in questo articolo (http://www.sublimia.it/Psicologia/gruppo-pensiero.html) aiuta a realizzare  lo scopo e, come ho già detto, alimentare la rabbia o gli interessi economici uccide l’empatia e quindi aiuta ulteriormente a polarizzare.

La polarizzazione serve a ottenere vantaggi di schieramento per non risolvere i problemi; infatti, una legge come quella contro lo stalking (a parte il fatto che è stata fatta talmente male che persino io avrei fatto di meglio), non funziona perché, se un magistrato dice che l’80% delle denunce in fase di separazione sono false (l’80% significa che su 100 denunce 80 servono ad ottenere vantaggi strumentali, e la PM si è tenuta bassa), in un  paese serio ci si mobiliterebbe se non altro perché se mandi le forze di polizia e i magistrati a “cogliere margherite”, poi, come cavolo pensi che possano essere efficaci nel 20% dei casi veri? E’ evidente che, sostenere acriticamente la non esistenza delle false accuse, implica automaticamente che non puoi avere la forza operativa per lavorare efficacemente su quelle vere.

Pensiamo ad una tecnica abbastanza usata nelle separazioni conflittuali: il genitore (in genere il padre) telefona, il genitore alienante risponde e dice: “il bambino ora è in bagno richiama tra dieci minuti“; il padre richiama e lei dice: “il bambino ora sta facendo i compiti richiama tra dieci minuti“, e così via; dopo un certo numero di telefonate scatta la denuncia di stalking. I tabulati indicano le molte chiamate ma nessuno ovviamente può verificare cosa si è detto.
Mi volete far credere che sia una libera iniziativa del genitore alienante e non un suggerimento di qualche “professionista” ?
Mi volete far credere che non c’è una responsabilità del sistema che alimenta il conflitto invece di sanarlo?
Ok, ci credo! Datemi solo un minuto per scendere dal pero…

E’ il caso di usare il termine femminicidio?

Dipende da quale scopo si vuole perseguire. Femminicidio è un termine adatto alla crociatizzazione. Se si parlasse di omicidi in famiglia io potrei essere ucciso da mia moglie (sono ragionevolmente convinto non voglia farlo, però, in linea puramente teorica la possibilità esiste), ma non potrei essere femmicidiato. Lei, al contrario, potrebbe (sempre in linea teorica) essere femmicidiata da me ma non potrebbe femmicidiarmi visto che posso garantire di non essere femmina (…fidatevi e non fate le solite battute. Birbantell*! ).

Quindi inconsapevolmente registrerò  il fatto che io posso essere solo colpevole e lei può essere solo vittima. Il sentire collettivo (una specie di “sommatoria” [nota4] di ciò di cui ognuno è intimamente convinto) maschile è che si è solo colpevoli mentre quello femminile è che si è solo vittime.

Che Volpi!

Quando si parla di prevenzione si chiede di fare più cultura, ma la cultura è una cosa che ha a che fare con la razionalità mentre, come ho detto, occorre un atto empatico. Fare cultura, al massimo, può aiutare ma empatizzare è un atto libero che non può essere imposto, anzi, imporlo crea l’effetto opposto ed è un atto che richiede anche reciprocità; può liberamente fluire se ci si riconosce nel dolore dell’altro e soprattutto se si riconosce il dolore dell’altro.
Se un uomo è solo colpevole non potrà empatizzare veramente con una donna, mentre una donna, essendo cristallizzata nel ruolo di vittima, non potrà veramente empatizzare con l’uomo.
Poiché non è vero che in famiglia uccidono solo gli uomini (anche le donne si danno un bel da fare) questo crea degli effetti paradossali.
Nel 2012 ci sono stati omicidi raccapriccianti di uomini agiti delle loro mogli. Alcuni si sono presi la briga di mettere in un elenco le aggressioni femminili del 2012 (nota 3) ed è impietoso anche se, per la minore forza fisica, il convivente viene spesso solo gravemente ferito riuscendo a sopravvivere, sia pure malmesso.

Attenzione!

Siamo alla profezia che si auto avvera (in questo modo gli psicologi indicano il fatto che una persona ponga le condizioni affinché ciò che teme si avveri, ad esempio: se penso che le donne siano interessate solo ai soldi punterò a conquistarle sfoggiando macchine costose e status symbol che attireranno solo donne interessate ai soldi lasciando, tiepide le altre, e questo rafforzerà la convinzione di partenza).
La consapevolezza che l’empatia richiesta non sia reciproca porta a due conseguenze: in un caso c’è un rifiuto di empatizzare con chi non empatizza ma la cosa peggiore avviene quando, a livello razionale, si mostra una empatia forzata e si chiede a sé stessi di empatizzare ma la consapevolezza dell’asimmetria si radica nel profondo dove diventa sempre più forte fino ad esplodere.
In pratica, in Italia, non esiste un odio verso le donne (chi uccide non uccide una donna “a caso” ma uccide quella donna per motivi discutibili ma concreti) però la campagna per combattere l’odio contro le donne prima creerà e poi farà aumentare l’odio contro le donne.
Praticamente il femminicidio genererà sé stesso.

I numeri contano

Mia nonna prendeva in giro mio nonno perché una volta che era divenuto troppo vecchio per coltivare i campi passava il tempo a leggere giornali e aveva messo cancelli ovunque. Mia madre ricordava la sua infanzia in campagna come un periodo felice e anche io ricordo con grande nostalgia quel gruppo di bambini che in estate (io vivevo in città e andavo dai nonni solo quando le scuole erano chiuse), scorrazzavano tranquillamente in lungo e in largo. Nessuno si sentiva veramente in  pericolo perché di fatto non succedeva nulla. A quei tempi la televisione non l’avevano tutti, ad essere onesto neppure l’acqua corrente. Come la televisione arrivava a casa di qualcuno, cominciavano ad arrivare anche filo spinato e  cancelli.

Per il principio della savana, teorizzato dagli psicologi evoluzionisti, l’essere umano non è veramente in grado di distinguere tra l’ambiente in cui si è evoluto (la foresta e la savana) dall’ambiente moderno. Ad esempio, possiamo avere un enorme numero di amici virtuali ma possiamo gestire veramente solo circa 150-300 amici perché il nostro cervello si è evoluto in un piccolo villaggio.
Il principio della savana ci dice che il nostro cervello non è in grado di distinguere quello che ci viene detto dalla vicina, circa un evento accaduto dietro l’angolo, da quello che ci dice la tv, circa un evento accaduto in un altro continente. In pratica, un omicidio sulla Luna genera in noi lo stesso allarme e la stessa ansia di un omicidio accaduto sotto casa.
Se guardiamo ai dati del sito che da anni conta le vittime donne di omicidi (http://bollettino-di-guerra.noblogs.org/) dall’inizio dell’anno ad oggi sono 29 le donne uccise per motivi legati al rapporto di coppia (è contato anche un omicidio in una coppia lesbica dove la compagna ha ucciso la conviente). Facendo una proiezione partendo da questi dati, per tutto il 2013 possiamo aspettarci circa 70 omicidi di donne che, su 60 milioni di abitanti, rappresenta un numero molto basso (il numero di donne che in Italia muoiono per parto non è molto diverso, vedi nota 5). Il sito che raccoglie i dati delle violenze fatte dalle donne è questo http://violenza-donne.blogspot.it.

Consultando entrambi i siti, la prima impressione che ricava una persona dotata di un minimo di buona fede è che si tratta di pochi episodi (per un Paese grande come il nostro) tra ferimenti di una certa gravità e omicidi, e questo è un sollievo per il nostro Stato. Nessuno lo dice mai ma, in dieci anni, abbiamo dimezzato il numero di omicidi per anno, nonostante potessimo contare sul fattivo apporto di ben tre tra le più pericolose organizzazioni criminali mondiali.  In percentuale il tasso di omicidi ogni centomila abitanti è migliore di quello della Svezia, sia per omicidi in generale che per omicidi di donne.

Molto probabilmente, a fine anno, scopriremo che il numero di donne uccise si è ridotto percentualmente di parecchio rispetto agli anni passati mentre, purtroppo, il problema che sembra in crescita preoccupante, è rappresentato dai suicidi (ma su questi i dati che abbiamo sono pochi).

Dove si va a parare?

l motivi per cui si è scelto femminicidio come parola d’ordine sono secondo me molti e variegati ed affondano in diverse culture dalla religiosa alla misandrica ma l’articolo è già lunghissimo, percui preferisco analizzare un altro aspetto.

C’è una tendenza dissennata  in atto: si cerca di veicolare l’idea della coppia come un posto invivibile dove, dalla persona che ami, ti devi aspettare le peggio cose. Abbiamo visto che numeri, ridottissimi, di omicidi in famiglia vengono presentati come una strage continua percui tutte le donne devono temere un omicidio. In caso di separazione, sta passando il messaggio che tutti gli uomini saranno buttati fuori dalla loro casa, non potranno più vedere i bambini e dovranno mantenere la ex e il suo amante mentre questa sorte toccherà si e no ad un 5-10% di uomini perché – posso garantirlo – esistono, è vero, donne che fanno cose terribili, ma ho conosciuto personalmente donne che sono scappate dallo studio dell’avvocato che voleva far loro dichiarare cose ignobili.

Hanno fatto una ricerca sulla violenza con parametri così larghi da equiparare “una critica ad un vestito” ad una violenza grave.  Alcuni ricercatori hanno sanato le lacune di quella ricerca usando gli stessi parametri, o similari, per analizzare i dati  della violenza fatta dalle donne sugli uomini e, ovviamente, sono uscite fuori cifre enormi (se usi parametri larghi avrai cifre larghe a parte il fatto che è proprio il sistema usato a non essere valido in questo tipo di ricerche come ho spiegato in questo articolo http://www.sublimia.it/Psicologia/sondaggi.html).

Tutto questo è insensato: in una coppia bisogna anche potersi scambiare delle critiche ed è assurdo ritenere che i litigi siano tutti un segno di violenza perché una coppia che non litiga mai non è una coppia sana. L’idea dell’esclusiva è un fondamento della coppia e un certo grado di gelosia ci sarà sempre perché l’alternativa sarebbe la trombamicizia. Se uno vuole rapporti molto larghi è liberissimo di farlo ma la coppia e un minimo di gelosia sono strettamente legati.

Ci sono uno sparuto numero di casi dove si eccede, per motivi di varia natura, ed è bene occuparsi di quelli ma voler promuovere un’idea della coppia con l’avvocato sotto il letto (non come amante, si spera) e le telecamere ovunque per potersi difendere da eventuali accuse strumentali è follia. La nostra società è già adesso è molto atomizzata, addirittura l’amicizia è ormai virtuale e se un “amico”  muore neppure lo vieni a sapere e in questo contesto anche la coppia risente di questo continuo superficializzarsi dei rapporti, incentivare questa tendenza non credo porti bene a nessuno.

Cosa fare?

Innanzitutto una seria catalogazione. La biologia ha potuto fare un enorme balzo in avanti quando Linneo iniziò a catalogare tutti gli animali dividendoli in gruppi omogenei dando loro un nome generico e un nome di specie.

Capire bene un fenomeno è essenziale. I due siti che ho citato prima stanno facendo un lavoro comunque utile anche perché stanno sempre più affinando la classificazione, soprattutto il sito femminista che ha mostrato grande onestà intellettuale nel fare tesoro delle critiche passando dalla conta di tutte le donne uccise che poi venivano arbitrariamente attribuite a ipotetici partner a criteri più seri a partire dal 2013.
Il problema però è che molte informazioni indispensabili non possono averle perché non fanno altro che raccogliere notizie di stampa già di loro raramente corredate di info veramente utili.
Per me è indispensabile sapere che tipo di medicine prendesse l’omicida in quanto ci sono farmaci che danno allucinazioni e sdoppiamento di personalità. Questa informazione ci potrebbe aiutare a gestire meglio la somministrazione di farmaci dagli effetti collaterali pericolosi.
E’ indispensabile estrapolare dal computo i casi di omicidio di partner gravemente malati perché rientra nel campo di una ovviamente errata percezione della pietà che sfocia nell’eutanasia attiva.
La gelosia improvvisa e senza motivo in persone anziane può essere un sintomo di demenza senile che va affrontata per tempo con uno specialista invece di considerarla un sintomo di possessività.
E’ importante conoscere eventuali lesioni cerebrali dovute ad esempio a tumori o ad altre cause, è importante conoscere eventuali patologie psichiatriche perché ho una brutta notizia da darvi: la malattia mentale esiste.
Insomma dei professionisti seri dovrebbero individuare dei criteri utili con cui catalogare gli omicidi per studiare il problema nel modo giusto.

Gli informatici usano un metodo eccezionale: prendono un problema complesso e potenzialmente irrisolvibile e lo scompongono in tanti piccoli problemi che affrontano separatamente.  I politici purtroppo tendono a fare l’inverso,  prendono tanti piccoli problemi non correlati se non in maniera superficiale e che sarebbe più comodo affrontare separatamente e li mettono in un unico calderone trasformandoli in un grande problema complesso di difficile soluzione.

Ne basta solo uno

Quando si fa notare che i numeri sono troppo bassi per parlare di emergenza, viene ribattuto che basta solo una donna uccisa per giustificare l’allarme. Mi domando come mai non facciano lo stesso discorso per gli uomini, visto che nel 2012 ne sono stati uccisi 17 dalla partner, ma preferisco concentrarmi su un altro aspetto.

Tutti noi vorremmo un mondo perfetto dove avvocati e magistrati fossero disoccupati (forse avvocati e magistrati temo non sarebbero d’accordo), però non è realistico. Gli omicidi ci saranno sempre, noi possiamo cercare di limitare il problema ma eliminarlo è poco realistico.
I numeri ci dicono però se stiamo sulla strada giusta o meno.

Come ho già detto abbiamo dimezzato gli omicidi in 10 anni e anche quelli di donne sono in riduzione. La tendenza è riscontrabile in tutti i paesi industrializzati (Steven Pinker nel suo libro “il declino della violenza” ha dimostrato la cosa). Stiamo mietendo risultati ottimi senza fare nulla (sarà vero che non stiamo facendo nulla?)

Si parla spesso di assumere iniziative fatte da altri paesi che però, guarda caso, hanno un tasso di omicidi di donne superiori al nostro.  Insomma i numeri contano eccome perché danno una visione della tendenza in atto e perché ti fanno capire subito che ciò che fanno altri paesi va analizzato con un po’ di discernimento. Con questo non voglio dire che le loro ricette siano inefficaci, per carità!
Almeno, per come ce le presenta la stampa, io credo che alcune di queste siano efficaci se lo scopo è creare un serial killer.

In conclusione

Attenzione a non evocare un fenomeno che, come ho spiegato, genererà sé stesso. Sfuggite come la peste i termini polarizzanti perché non avete alcun interesse ad ottenere vantaggi di schieramento e vi trovereste cristallizzate in una sterile contrapposizione. Perseguire una nuova alleanza tra uomini e donne è cosa buona e giusta ma vi conviene puntate sull’empatia e non sulla razionalità.


Ulteriori informazioni utili

L’uomo picchiato, vittima dimenticata della violenza coniugale – Dott.ssa Bernabeo Maria
http://www.psicologiagiuridica.net/separazione-coniugale/uomo-picchiato-violenza-coniugale/

Femminicidio, i numeri sono tutti sbagliati – dott. Fabrizio Tonello
http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/11/femminicidio-numeri-sono-tutti-sbagliati/590171/

Come i media alterano la percezione della violenza maschile e di quella femminile
http://abbattoimuri.wordpress.com/2012/12/23/quel-che-non-e-femminicidio/

Nota1
Sarebbe più corretto parlare di media pesata e comunque va vista come una approssimazione, il metodo quantitativo più vicino a meglio rappresentare quanto avviene  anche se non si può usare in questo caso una funzione matematica, per sua natura esatta, in cose come l’empatia che sfugge ai bilancini, almeno per le nostre conoscenze attuali.

Nota2
Il termine empatizzare significa provare la stessa sofferenza della persona che sto osservando soffrire pur essendo io non coinvolto direttamente, in pratica se vedo una persona piangere sento la sua stessa pena perchè il mio cervello prova la sua stessa emozione

Nota 3
http://violenza-donne.blogspot.it/search/label/ultimenotizie?max-results=200

Nota 4
sarebbe forse più indicato il minimo comune multiplo ma non prendete alla lettera le funzioni matematiche che cito, si tratta di approssimazioni per far comprendere il concetto non di formule.

Nota 5
Il tasso di mortalità per parto in Italia è stato fissato da uno studio del 2010 dell’Istituto Superiore di Sanità a 11.9 donne ogni 100.000 nati. Il dato è controverso perché le altre ricerche lo ponevano a 3 ogni centomila parti (ottimo come dato, l’Italia sarebbe il paese più sicuro al mondo), mentre lo studio citato considerava anche le morti sopraggiunte entro 42 giorni dal parto e non solo quelle al momento del parto. Interessante è notare che ci siano ancora dei margini di miglioramento (sempre considerando le morti entro 42 giorni),  in 6 regioni il tasso è 6 morti ogni 100.000 parti mentre in sicilia è 22.
(Focus 217)

Gentilissime Presidente della Camera Laura Boldrini e Ministro Josefa Idem: vi sottoponiamo l’appello che leggerete sotto.

Leggete e poi fate clik sul link e firmate questa petizione importantissima.

https://www.change.org/it/petizioni/gentilissime-presidente-della-camera-laura-boldrini-e-ministro-josefa-idem-vi-sottoponiamo-l-appello-che-leggerete-sotto

Gentilissime
Presidente della Camera Laura Boldrini
E Ministro Josefa Idem

Abbiamo per anni osservato e monitorato la comunicazione in rete e i delitti riconducibili a questioni di genere.

Conosciamo tutto ciò che si muove nel web e sappiamo molto di vittime di violenza fisica e psicologica.

Per arginare la violenza e il sessismo in rete servirebbe una maggiore consapevolezza del mezzo usato. Suggeriamo perciò di avviare una iniziativa che miri all’alfabetizzazione che abbia come obiettivo quello di educare all’uso della rete nel rispetto dei generi, di donne, gay, lesbiche, trans, uomini, persone, di qualunque etnia e cultura e di qualunque estrazione politica.

La rete è usata spesso come luogo di scontro e opposizione politica, di genere, tra squadrismi che nel caso in cui abbiano a oggetto una donna, un gay, una lesbica, una trans o, come nel caso del Ministro Cècile Kyenge, una persona ritenuta “straniera”, esplicitano un odio che è espressione di una mentalità ampiamente diffusa nel mondo reale.

Abbiamo visto persone di qualunque genere, donne incluse, scagliarsi contro persone vulnerabili in episodi di cyberbullismo e cyberstalking che a volte sono costati la vita a ragazzine che non hanno retto il peso di tanta pressione.

Perché questa mentalità cambi è necessario educare al rispetto reciproco nel mondo reale e nella comunicazione in rete.
L’analfabetismo digitale è causa di paure, assenza di rispetto, incapacità di determinare la propria autodifesa. Vulnerabilità, panico, ansia e altre gravi conseguenze psicologiche sono originate spesso dalla non conoscenza. Conoscere significa dunque avere il controllo del mezzo che stai usando.

Per quel che riguarda il mondo “reale”: ricordiamo che dall’inizio del 2013 siamo a #25 vittime (donne) di femminicidio. #7 vittime (uomini) uccisi per vendetta trasversale perché nuovi partner, figli o partner a propria volta, #1 bambina uccisa per incapacità di accettare una separazione. #3 sono le donne che hanno ucciso in queste circostanze e #30 gli uomini che hanno ucciso, la maggior parte dei quali si sono suicidati.

E’ fondamentale che le Istituzioni provvedano, così come dichiarato dal Ministro Idem, a istituire un Osservatorio di modo che si capisca bene di cosa sia fatto il fenomeno che dovrebbe includere nell’analisi dei delitti per questioni di ruolo di genere anche quelli di stampo omofobico/transfobico.

A tale scopo, e per le soluzioni concrete da ipotizzare per disinnescare e arginare questi gravissimi fenomeni, ci chiediamo se non si possano includere le parole “di genere” nella Legge Mancino dove all’Articolo 1 si parla di
“Discriminazione, odio o violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi” e
se non si possa inserire lo stesso concetto “motivi di odio di genere” tra le circostanze aggravanti (dove si definiscono generici “motivi abietti e futili”) dell’articolo 575 (omicidio) del codice penale, volendo includere in questa formula dunque anche i delitti che riguardano vittime gay, lesbiche, trans.

Data l’inefficacia della legge sullo Stalking ci chiediamo se sia possibile considerare l’idea di realizzare delle strutture, o usare quelle di cui già lo Stato dispone, incluse quelle sanitarie, per realizzare terapie – facoltative – adeguate e gratuite, a cura di mediatori e psicologi, che sappiano aiutare le coppie che si separano a superare senza traumi la fase di separazione e sappiano offrire opportunità e nuove prospettive, anche in termini di reddito minimo e abitazione, ai soggetti economicamente deboli che sono altrimenti obbligati a vivere in coppia e sotto lo stesso tetto anche in situazione di grande tensione. Chi perseguita il/la propria ex dovrebbe, secondo noi, essere consegnato/a ad una rete familiare/sociale/istituzionale che sappia distoglierlo/a dall’ossessione nei confronti del proprio e della propria partner. Consegnare alla solitudine, marginalizzare un soggetto che – rancoroso/a e vendicativo/a – potrebbe commettere un delitto, invece, riteniamo non sia affatto utile.

Chiediamo altresì che siano monitorate anche le aggressioni commesse per razzismo e xenofobia e se sia possibile considerare l’analisi della situazione all’interno dei Cie, Centri di Identificazione ed Espulsione, dove le donne migranti, le trans, assieme agli uomini, sono private della propria libertà fino ad un massimo di 18 mesi dovendo vivere in situazioni di estremo disagio. Anch’esse spesso vittime di violenza, sopravvissute a viaggi pericolosi, alla tratta, ad abusi di vario genere, sono private di una reale possibilità di salvarsi.

Vorremmo fossero osservate tutte queste vittime di violenza affinché si possa meglio comprendere quali siano le difficoltà da affrontare e in che modo poter intervenire.

Vorremmo che le violenze fossero osservate nel suo insieme a partire dalla cultura che le caratterizza a prescindere da chi se ne fa portatore o portatrice.

Speriamo il nostro contributo vi sia utile.

Cordialmente

Femminismo a Sud (http://femminismo-a-sud.noblogs.org/)
Bollettino di Guerra (http://bollettino-di-guerra.noblogs.org)
Abbatto i Muri (http://abbattoimuri.wordpress.com/)

 Femminismo A Sud Lanciata da

Femminismo A Sud

Italy

False accuse e anticipazioni di azioni criminali nel web

pescara_uccide_la_madre_l’_omicidio_anticipato_su_youtube

omicidio-anticipato-nel-romanzo-sangue-della-vittima-nell’auto-scrittore

finlandia-sparatoria/arrestato-

http://www1.lastampa.it

Questi sono solo alcuni crimini che erano stati annunciati nel web.

A volte basta porre attenzione a cosa la gente posta per comprendere cosa passa loro per la mente.

Nella stragrande maggiornaza dei casi si tratta d’individui con una mente disturbata.

A volte  ci sono post che sembrano solo la dimostrazione di attenzione verso un problema, ma che nascondono il vero motivo, ovvero ossessione e fase prodromica di un bell’impianto accusatorio fondato su false accuse di molestia e violenza.

Serve tutelarsi monitorando e accumulando prove da consegnare all’ordine preposto.

Continua……

TiffanY

Violenza sulle Donne

violenza sulle donne è vedere tuo figlio di 2 anni che aspetta alla finestra la sorellina che ama e che non può più’ vedere

(laura m)

https://bigenitorialitaedintorni.wordpress.com/

violenza sulle donne è sentirsi dire che il tuo compagno sta con te solo perché sei l’unica che gliela da

(arianna)

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violenza sulle donne è non essere mai stata trattata male da un uomo in vita propria, ma la violenza subita dalla ex, dalla sua avvocata, dalla sua neuropsichiatra, da sua sorella e da sua madre non ha eguali

(laura)

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violenza sulle donne è subire una denuncia dalla ex che dice che le avresti detto delle cose per citofono portando sua sorella e sua nipote come testimoni.

(laura)

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violenza sulle donne e’…….abitare in auto, vedersi recapitare un pagamento della spazzatura che riguarda la tua casa assegnata alla ex da ormai 9 anni, e…dopo 10 giorni, vedersi sequestrata l’auto dove vivi.

(sergio)

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violenza sulle donne è la ex che finge di non lavorare, chiede l’adeguamento dell’assegno di mantenimento per se’ citando il tuo stipendio e poi si scopre nel mese di ottobre che è dal mese di aprile che lavora e ha intascato 350,00 euro di mantenimento al mese per se stessa pur non avendone titolo in quanto regolarmente assunta.

(laura)

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violenza sulle donne è sentirsi chiamare “una della cricca delle sfigate” perché sei amica di una nuova compagna

(arianna)

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violenza sulle donne è vedere tuo figlio trattato dai giudici, che agiscono nell’interesse del minore, come un figlio di serie b

(laura m)

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violenza sulle donne è calcolare l’assegno di mantenimento a carico del padre senza tenere in considerazione la nascita di figli da una eventuale seconda unione. il che annulla nei fatti la normativa progressista di equiparazione dei figli legittimi ai figli naturali.

(paolo)

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violenza sulle donne è sentirsi dire dalla commessa di scegliere un vestito più anonimo perché il tuo è il secondo matrimonio e non sta bene festeggiarlo

(arianna)

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violenza sulle donne è venire menzionata nella memoria costitutiva del divorzio dalla ex dove indica l’ammontare del tuo stipendio affinché venga adeguato l’assegno di mantenimento

(laura)

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violenza sulle donne è essere citata nelle memorie costitutive della ex dove dice che tu sei una pessima madre per i tuoi figli

(laura)

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violenza sulle donne è sapere che tutti pensano che lo sapevi a cosa saresti andata incontro quando hai scelto un uomo che aveva già avuto una famiglia, e adesso non ti devi lamentare

(laura m)

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violenza sulle donne è sentirsi dire dalla ex che devi stare al tuo posto perché suo figlio viene volentieri a casa tua e del tuo compagno

(laura)

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violenza sulle donne è sentirsi dire di non stare con un separato perché tanto penserà sempre alla ex

(arianna)

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violenza sulle donne è far credere al mondo che ci sentiamo tutte soggetto debole

(arianna)

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violenza sulle donne è essere costretta ad assoggettarti alla vivisezione delle assistenti sociali nella causa divorzio del tuo compagno

(laura)

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violenza sulla donne è vedere una nonna nascosta in un angolo della piscina che tenta di vedere quanto in quattro anni sia cresciuta sua nipote. che deve mantenere ma non può salutare

(arianna)

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violenza sulle donne è vedersi squadrata in un luogo pubblico dalla ex del tuo compagno che avrà cura di fare commenti sgradevoli con le sue amiche in modo che tu possa sentire

(arianna)

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violenza sulle donne è sentire ex moglie di tuo marito : ” tanto non godrai un centesimo di mio marito” !! infatti 20′ anni di cause !! 😦

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violenza sulle donne è vivere con l’angoscia di essere vittima di false accuse o direttamente o qualcuno della tua famiglia

(laura m)

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violenza sulle donne è nella settimana dal 21 al 31 maggio 2003 incontrare la ex mentre sei con tua figlia di 16 anni e l’altra dirti “sei proprio una puttana” tenendo per mano suo figlio di 5 anni

(laura)

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violenza sulle donne è dover vivere nell’ombra per paura delle ritorsioni della ex del tuo compagno

(laura)

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violenza sulle donne è avere un compagno che non può proteggerti da insulti aggressioni e sputi che ti infligge una ex, altrimenti finirebbe per essere denunciato. lui.

(arianna)

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violenza sulle donne tornare a casa dal lavoro e ascoltare la registrazione della telefonata della ex e sentirla dire “e poi sempre questo rumore di sottofondo così fastidioso” riferendosi a te e tu non sei in casa…..

(laura)

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violenza sulle donne è quando dalla scuola che frequentano anche i tuoi figli ti fan sapere che è meglio che tu non presenzi alle recite collettive per non “turbare la mamma” dei figli di tuo marito

(arianna)

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violenza sulle donne è sentirsi dire “quella lì chi è, un’altra?” dalla ex del tuo compagno quando vi incontra

(arianna)

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violenza sulle donne è sentire che il proprio figlio viene definito “una scelta e non una necessità” e che quindi deve avere quello che rimane

(laura m)

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violenza sulle donne è dover sottostare ai cambi di programma continui che una altra signora imprime alla tua coppia.

(arianna)

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violenza sulle donne è vedere una altra madre gioire quando sa che la vostra bambina ha problemi seri di salute e insegnare ai suoi figli a deridere la sorellastra.

(arianna)

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violenza sulle donne è sentirsi dire, con un bel sorriso soddisfatto, che meriti che il figlio che hai in pancia sia handicappato, per poi vendicarsi impedendo i rapporti padre -figlio se togli il saluto alla signora che è indignata dalla tua maleducazione

(laura m)

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violenza sulle donne è sentirsi augurare un figlio handicappato x aver osato amare l’uomo scartato da un’altra

(arianna)

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violenza sulle donne è pretendere che tu sia muta e invisibile per non turbare una ex perché tu sei solo la seconda moglie

(arianna)

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violenza sulle donne è quando le istituzioni ti dicono di sopportare gli insulti

(arianna)

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violenza sulle donne è essere insultata pesantemente durante la festa di compleanno della figlia del tuo compagno solo perché “hai osato” accettare il suo invito e presenziare

 (adriana)

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violenza sulle donne è beccare una denuncia che l’hai rincorsa con un coltello chiamando la polizia e andare scortata a prendere il bimbo all’asilo, ma c’è un solo problema che lei e il bimbo sta a chieti e io stavo a torino stessa ora e stesso giorno della denuncia ho preso una multa perché fumavo nella stazione a torino, ma ho avuto una sospensione di 7 mesi che non ho visto mio figlio, non sapevo che esistono coltelli lunghi 800km

(michele)

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violenza sulle donne e vedere la ex aggredire la madre perché ha osato schierarsi con l’ex genero a difesa dei nipoti

(stefano)

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violenza sulle donne è piangere tutti i santi giorni come un bambino e mettere un cappio in casa e guardarlo tutti i santi minuti e aspettare e sperare che ti vanga il coraggio

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violenza sulle donne è essere diffamata presso i tuoi amici e conoscenti in continuazione

 (adriana)

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 violenza sulle donne è sentirsi dire che tu sei solo una povera concubina invidiosa

 (arianna)

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violenza sulle donne è sentirsi deridere da un’altra donna (madre) che ti definisce “ormai troppo vecchia per avere figli” e anche “sterile”

(adriana)

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violenza sulle donne è quella dei magistrati che non leggono le memorie e decidono che la prima ex moglie ha sempre ragione

(stefano)

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violenza sulle donne è ricevere email contenenti intimidazioni e minacce di essere denunciata in base a farneticazioni deliranti

 (adriana)

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violenza sulle donne è vedersi rimettere l’incarico dall’avvocato perché non vuol perdere e si sa che le ex mogli han già vinto in partenza

(arianna)

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violenza sulle donne e’ leggere su una bacheca di facebook che “le nuove compagne senza figli sono delle mignotte che andrebbero asfaltate”

(adriana)

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violenza sulle donne è veder tua figlia piangere perché il suo papà deve scegliere ogni 15 gg se stare anche con lei o vedere l’altra sua figlia

(arianna)

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violenza sulle donne sono le decine di migliaia di false denunce per stalking, molestia e violenza sessuale

(fabrizio)

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violenza sulle donne è essere accusati di stupro a distanza di sei mesi perché quel giorno non hai usato il preservativo

(fabrizio)

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violenza sull’ (intelligenza delle) donne è sentire certi esperti dire in tv che “le donne non sono capaci di commettere violenza”

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violenza sulle donne è sostenere che noi tutte vogliamo le quote rosa. non è vero

(arianna)

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violenza sulle donne è censurare la voce di chi la pensa diversamente da “se non ora quando”

(arianna)

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violenza sulle donne è sentirti dire che sei nemica delle donne perché non sei solidale con tutte le donne!!! (ma con chi devo essere solidale lo decidete voi? e chi siete voi???)

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violenza sulle donne è la madre che castra psicologicamente il proprio figlio

(fabrizio)

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violenza sulle donne è la moglie/madre che allontana il figlio dal suo legittimo padre

(fabrizio)

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violenza sulle donne è lucrare sulla sofferenza delle donne sfruttandole ancora una volta con la falsa retorica del femminicidio, cavallo di battaglia per i/le nuovi/e mestieranti della fuffa in cerca di una collocazione post-elettorale…

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violenza sulle piccole donne è insegnare alle figlie ad accalappiare e spennare un maschio fornendo un chiaro esempio pratico

(arianna)

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violenza sulle donne è leggere su un libro che la violenza è maschile perché la sessualità maschile è per sua natura violenta e pervasiva

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violenza sulle donne è una madre che insegna alla figlia che gli uomini si possono solo odiare, a cominciare dal padre

(adriana)

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violenza sue donne è sapere che quando tuo figlio sarà grande non avrà diritti

(arianna)

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violenza sulle donne è ritenere indispensabile fare un figlio x avere senso nella società

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violenza sulle donne è sentir ripetere dalla mattina alla sera in ogni dove che la violenza è maschile

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violenza sulle donne è sentirsi dire che tu vuoi “la tua fetta” per “sollazzarti” e “comprarti la lingerie”, quando invece hai solo conti da pagare, il c/c in rosso perpetuo e ansie lavorative dalla mattina alla sera; in compenso chi riceve sussidi pubblici – che anche tu paghi con le tue tasse (sussidi ai quali tu non hai diritto, perché lavori, ergo…) si permette di sindacare in continuazione come conduci la tua vita e persino di farti “i conti in tasca”

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violenza sulle donne è utilizzare la propria sessualità come strumento di gestione, ricatto e dominio psicologico sull’altro

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violenza sulle donne è assistere impotente al doloro del tuo compagno il giorno di natale quando la ex non lo fa parlare col figlio/a

(laura)

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violenza sulle donne e’….avere una madre 80enne che sa’ di non poter stare sulla faccia della terra ancora x molto e ti dice :-” e io cosa c’entro?… perché non posso vedere i miei nipotini? “

(sergio)

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violenza sulle donne è il godimento di distruggere (nascondendosi vigliaccamente dietro una legge fatta per quelle donne che veramente soffrono) il proprio uomo al solo fine economico annientandolo psicologicamente e fisicamente e usando anche i figli come arma per infilargli il dito nella ferita e girarlo e rigirarlo fino a vita natural durante. perché la legge è dalla parte delle donne (cioè solo dalla mia parte) che di donne non hanno neanche l’ombra.

(gerardo)

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violenza sulle donne è chiederci di odiare gli uomini. a noi piacciono!

(arianna)

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violenza sulle donne è sentirti dire che una donna ha più diritti di te perché lei è madre e tu non lo sei

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Violenza sulle Donne 5

Violenza sulle donne è sbandierare la presunta sterilità di una altra donna: stai offendendo le sue scelte o ridicolizzando il suo stato di salute

Violenza sulle donne è interferire con gli spazi di una coppia perchè l’ uomo di quella donna non ti vuole piú (e magari l’hai cacciato tu)

Violenza sulle donne è deriderne il nome o il cognome. Sono elementi della sua identità e non ti appartengono.

Violenza sulle donne è pretendere che si omologhino al modo di pensare di un gruppo di altre donne solo perchè è numeroso.

Violenza sulle donne è chiedere di coprirsi a chi invece è orgogliosa di far vedere il proprio corpo.

Violenza sulle donne è sentirsi dire da una altra donna come dovresti fare l’amore se e quando

Violenza sulle donne è sostenere che una donna è meno madre di te perche i suoi figli son nati dopo i tuoi.

Violenza sulle donne è diffamarle e poi negare di averlo fatto

A cura del collettivo