“Il segreto di Pulcinella e i diritti dei bambini” (video)

Intervento della Dott.ssa Valentina Morana (prima parte)

Intervento della Dott.ssa Valentina Morana (seconda parte)

Intervento del Prof. Paolo Cendon (prima parte)

Intervento della Dott.ssa Silvia Alicandro

Intervento del Prof. Giorgio Porcelli al (prima parte)

Intervento del Prof. Giorgio Porcelli (seconda parte)

Intervento del Prof. Marino Maglietta (prima parte)

Intervento del Prof. Marino Maglietta (seconda parte)

Intervento della Dott.ssa Raffaella Frullone

Intervento di Francesco Toesca

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La rana e lo scorpione

Uno scorpione doveva attraversare un fiume ma, non sapendo nuotare, chiese aiuto ad una rana che si trovava lì accanto.

Così, con voce dolce e suadente, le disse: “Per favore, fammi salire sulla tua schiena e portami sull’altra sponda.

La rana gli rispose “Fossi matta! Così appena siamo in acqua mi pungi e mi uccidi!

E per quale motivo dovrei farlo?” incalzò lo scorpione “Se ti pungessi tu moriresti ed io, non sapendo nuotare, annegherei!”

La rana stette un attimo a pensare e, convintasi della sensatezza dell’obiezione dello scorpione, lo caricò sul dorso e insieme entrarono in acqua.

A metà tragitto la rana sentì un dolore intenso provenire dalla schiena e capì di essere stata punta dallo scorpione.

Mentre entrambi stavano per morire la rana chiese all’insano ospite il perché del folle gesto.

Perché sono uno scorpione…” rispose lui “E’ la mia natura

 

L’origine e l’autore di questa favola non sono noti.
Variazioni della favola appaiono dell’Africa occidentale e nei racconti popolari europei.
La storia è spesso attribuita a Esopo; tuttavia, nelle sue favole, appaiono solo delle variazioni.
Uno studio pubblicato in una rivista tedesca nel 2011 indica una connessione tra la genesi della fiaba e la tradizione del Panchatantra, una raccolta di favole di animali risalenti all’India del III secolo a.C.

[fonte: Wikipedia]

Buon 8 marzo: perché l’amore non si divide, ma si moltiplica.

“Se adesso mi faccio male vedrai quanto si arrabbia con te papà”: è stato questo il tuo benvenuto, in piedi sulla vasca da bagno, pronto per saltare giù. Avevi cinque anni ed il futuro era un grande punto interrogativo. Ma amavo il tuo papà ed il rosso era il nostro colore preferito, adoravamo il pollo con le patatine fritte e la maionese ed avevamo entrambi una curiosa riga sul naso che compariva ogni tanto, senza un perché. Mi sembrava una buona base di partenza.

Incontrare una persona separata con un figlio apre una voragine di pensieri inattesi. Perché è equilibrismo allo stato puro ed il rapporto incredibilmente denso che avevi – e hai tuttora con il tuo papà – mi faceva una gran paura. C’è stato poi un vestito estivo stropicciato a forza di averti in braccio; il complimento più bello che abbia mai ricevuto in tutta la mia vita; le tue manine fumanti in inverno che si allungano verso le mie, mentre dici con un tono fintamente sdegnato: “Dammi qua che te le scaldo”. E ho capito che non c’era niente da avere paura. Perché l’amore non si divide, ma si moltiplica.

Sei un compagno d’avventura speciale, capace di sciogliere con semplicità le questioni più complicate. Come quando hai risposto ad uno sconosciuto che mi cercava al cellulare: “Aspetta che te la passo. Chi sono io? Un suo grande amico”.
Per me – che ho passato anni a chiarire, a precisare, a giustificare, a trovare le definizioni corrette per non urtare la sensibilità di nessuno – è stato sorprendente.
Ed è stato proprio quando ho smesso di pensare, che è stato possibile sentire.
E’ quando ho smesso di vedere se mi davi un bacio oppure no prima di andare, che non ne hai più dimenticato nemmeno uno.
E’ stato da quando ho smesso di temere il tuo giudizio – perché è vero che siamo amici, ma è anche compito mio darti delle indicazioni – che te ne esci con frasi capaci di far fare al mio cuore mille capriole.

Perché scrivere questo post? Perché vorrei che chi si trova in una situazione simile alla mia – o magari più difficile, perché non tutti sono fortunati come lo sono stata io – sapesse che c’è sempre un momento in cui la vita restituisce l’amore dato. Con gli interessi.
E perché vorrei dire a chi ancora se ne esce con un “mi dispiace, non lo sapevo” – quando spiego che non sei mio figlio – che non c’è niente di cui dispiacersi. Perché l’amore di un bambino nei confronti dei propri genitori è praticamente scontato.
Il nostro invece l’abbiamo costruito insieme pezzetto per pezzetto. Con qualche fatica e tante risate.

[Autrice: Silvia Conotter]

Sotto l’albero di Natale: 10 frasi da non dire mai ai bambini

regali-di-natale-bambini1. Non sei capace, lascia stare: lo faccio io!

2. Prendi (o fai) quello che vuoi, basta che ti calmi (o smetti di piangere)!

3. Ho detto di smettere immediatamente!

4. Se lo vedo un’altra volta te ne farò pentire!

5. Devi capire che…

6. Maschietti (o femminucce) non si comportano così!

7. Non te la prendere per una stupidaggine (o sciocchezza)!

8. Sei così… (segue aggettivo)

9. Questo non te lo compro: non ho soldi !

10. Fai in fretta! Sbrigati!

La potenza della parola è molto forte, capace di sanare e alleviare, ma anche di colpire in fondo l’anima di ogni uno di noi, soprattutto dei bambini. Spesso i genitori dicono certe frasi ai figli senza pensare alle conseguenze. Sono frasi che volano velocemente e spesso diventano comuni nell’uso famigliare.

La potenza della parola ha anche delle conferme scientifiche.

[Continua a leggere l’articolo: fonte originale qui]

20 novembre 2013 – Giornata Internazionale per i Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza

Il 20 novembre si celebra in tutto il mondo la Giornata Internazionale dei Diritti dell’Infanzia  e dell’Adolescenza.

Una data molto significativa poiché coincide con un duplice anniversario: quello della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e della Dichiarazione dei Diritti del Bambino.

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Per maggiori informazioni: qui

“Madre” Natura non ha pregiudizi…

Cavallucci marini: è il maschio a partorire 

Gli ippocampi si differenziano dal resto del mondo animale; invece della femmina, è infatti il maschio che partorisce e si prende cura dei piccoli.
Sono tra gli animali più eleganti e fragili del mondo marino, e anche tra le creature più difficili da studiare: ma ricercatori britannici hanno svelato uno dei più grandi misteri che circondano i cavallucci marini, o ippocampi, quello della loro riproduzione.
Un’attività in cui i cavallucci marini, strettamente monogami, si differenziano dal resto del mondo animale, con il maschio che tiene nel suo grembo, partorisce e si prende cura dei piccoli, invece che la femmina.
Finora gli ittiologi ritenevano che la fecondazione tra ovuli e sperma avvenisse nella cavità addominale dell’ippocampo maschio, dove la femmina deposita i suoi ovuli. Ma osservazioni più accurate hanno mostrato come il seme viene prima espulso in acqua dal maschio, prima di risucchiarlo nella cavità dove avviene la fecondazione.
[…]

(Testo tratto da qui: Fonte: Lanci – Giornale Tecnologico)

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(Immagine tratta da Wikipedia)

Su “F” Laura Pigozzi parla del rapporto tra padri e figli

Cari padri, cercate di non copiare le mamme. E siate voi stessi.

Siamo passati da un eccesso all’altro.
Prima i papà erano severi e autoritari.
Oggi invece sono troppo affettuosi.
E, secondo la psicoanalista Laura Pigozzi, non sono più in grado di aiutare i figli a crescere e spiccare il volo.

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Su “F” una lunga intervista sulle matrigne a Laura Pigozzi

La matrigna non ci fa più paura. Perché può aiutarci a diventare donne molto sicure.

Non è la prima moglie né la madre naturale. Spesso è al centro di guerre familiari, quasi sempre è considerata dalla ex una pericolosa rivale. E, invece, per una ragazza, è capace di rivelarsi una preziosa alleata. Perché sa dirle no al momento giusto e insegnarle i segreti della femminilità. A patto, però, che gli adulti sappiano gestire i loro ruoli. Ne parliamo con la psicoterapeuta Laura Pigozzi.

F - 20 settembre 2013

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